Dall'Appia ai Balcani, Brindisi tra storia e nuove sfide
La Via Appia come risorsa per lo sviluppo, il ruolo di Brindisi nei rapporti con il Mediterraneo e le opportunità di cooperazione con i Paesi dell’area adriatico-ionica. Sono stati questi i temi principali del convegno «Brindisi: dall’Appia romana al Mediterraneo», che si è svolto questa mattina nel foyer del Nuovo Teatro Verdi, con la partecipazione di storici, rappresentanti istituzionali, associazioni e organizzazioni del mondo produttivo. L’iniziativa, organizzata dal Comune di Brindisi con la Fondazione Nuovo Teatro Verdi, nell’ambito di «Brindisi Capitale della Cultura di Puglia 2026», con il sostegno della Regione Puglia, ha approfondito le prospettive aperte dal riconoscimento UNESCO della Via Appia e la possibilità di costruire attorno al patrimonio storico un progetto condiviso di valorizzazione del territorio.
Nel corso dell’incontro, coordinato dal giornalista Angelo Sconosciuto, è emersa soprattutto l’esigenza di considerare l’antico tracciato romano un elemento capace di collegare paesaggi, comunità e relazioni internazionali. Un percorso che, come ha sottolineato Daniela Salzedo, presidente di Legambiente Puglia, ha già prodotto un risultato importante sul piano della collaborazione tra istituzioni e associazioni. «In questo territorio siamo riusciti a fare ciascuno un passo indietro per fare tutti insieme un passo avanti. Brindisi è stata riconosciuta come il punto nodale di un lavoro che ha coinvolto realtà diverse, superando anche quelle distanze che spesso caratterizzano il mondo associativo. Sul tema della Via Appia abbiamo trovato una volontà comune di tutelare e far conoscere il nostro patrimonio. Questa strada racconta ciò che eravamo, ci aiuta a comprendere quello che siamo e può indicare ciò che vogliamo diventare».
Giovanni Ripa, presidente di Coldiretti Brindisi, ha richiamato l’importanza delle coltivazioni tradizionali, dalla vite all’olivo fino ai cereali, soffermandosi sulle conseguenze della Xylella e sulla necessità di sostenere la rigenerazione delle campagne. «L’agricoltura è sempre stata il settore portante della nostra economia e attorno ad essa sono cresciuti il turismo, il paesaggio, l’ambiente e le tradizioni. Abbiamo ulivi millenari che risalgono all’epoca romana e che oggi rischiamo di perdere a causa della Xylella. Oggi occorre un patto forte tra agricoltori e amministrazioni locali, che permetta di tutelare il territorio, sostenere la rigenerazione olivicola e restituire ai giovani il valore delle nostre tradizioni agricole».
Dalla dimensione territoriale il confronto si è allargato alla storia del Mediterraneo e alle trasformazioni politiche, economiche e demografiche che ne stanno modificando gli equilibri. Egidio Ivetic, docente di Storia Moderna e Storia del Mediterraneo all’Università di Padova, ha ricostruito il rapporto tra l’Italia e il mare sul quale si affaccia. «L’Italia ha due cittadinanze, una europea e una mediterranea, ma per molto tempo ha coltivato soprattutto la prima. Oggi il Mediterraneo presenta un quadro complesso, segnato da profonde differenze economiche e demografiche e da una crescente divisione tra l’Occidente e il cosiddetto Sud globale. Esiste però una prospettiva concreta nell’Adriatico e nello Ionio, dove l’Unione Europea sostiene processi di integrazione tra territori, università e imprese. Brindisi deve guardare a quello che si trova dall’altra parte del mare, rafforzare i rapporti con i Paesi balcanici e utilizzare la propria posizione geografica per partecipare direttamente a questa nuova stagione di cooperazione».
Una prospettiva alla quale si è collegato il sindaco Giuseppe Marchionna, che ha illustrato le iniziative già avviate dall’amministrazione comunale nei rapporti con i Balcani. Tra queste, il progetto di prolungamento del Corridoio VIII da Bari a Brindisi e il confronto con le università pugliesi per la realizzazione di un Dipartimento della Transizione Sostenibile, con corsi di laurea anche in lingua inglese destinati ad accogliere studenti provenienti dalla sponda orientale dell’Adriatico. «Brindisi ha un destino mediterraneo nel suo DNA e questa identità deriva da una storia di relazioni con popoli e culture differenti. Siamo stati romani, bizantini, normanni, svevi e aragonesi; siamo stati porto commerciale, città militare, luogo di pellegrinaggio e approdo di chi cercava accoglienza. Oggi dobbiamo recuperare questa capacità di relazione e tradurla in nuove opportunità, soprattutto nei rapporti con i Balcani e nei progetti legati alla transizione energetica e alla formazione. Qui, dove la Via Appia conclude il suo lungo percorso, comincia qualcosa di immensamente più grande: il Mediterraneo, con la sua capacità di mettere in relazione storie, culture e popoli diversi».
Un passaggio centrale ha riguardato la gestione del riconoscimento UNESCO, ottenuto dalla Via Appia nel 2024. Angela Maria Ferroni, coordinatrice del progetto «Via Appia sito UNESCO», ha illustrato il percorso necessario per completare la struttura di governance e garantire una gestione coordinata del patrimonio. «Il riconoscimento UNESCO rappresenta un’opportunità straordinaria per i territori attraversati dall’Appia, ma richiede un impegno concreto da parte di tutte le istituzioni coinvolte. Dobbiamo completare la struttura di gestione e rafforzare il coordinamento tra amministrazioni, associazioni, imprese e comunità locali. L’obiettivo è restituire all’Appia il ruolo di grande sistema culturale, capace di collegare risorse e persone e di creare nuove occasioni di crescita».
La possibilità di trasformare il patrimonio storico in un sistema territoriale organizzato è stata approfondita da Antonio Bruno, coordinatore del Parco Tematico dell’Appia-Traiana, attraverso una proposta che considera l’antica strada come elemento di collegamento tra testimonianze archeologiche, musei, paesaggi, produzioni agricole e attività culturali. «Brindisi custodisce una storia millenaria che conosciamo ancora solo in parte. Il Parco Tematico dell’Appia-Traiana nasce per mettere in relazione questo patrimonio archeologico e storico con il paesaggio, le attività produttive e le comunità. Vogliamo recuperare il ruolo della città come Porta d’Oriente e costruire una rete capace di valorizzare le nostre specificità. In un mondo sempre più disorientato, ripartire dalle proprie radici significa ritrovare una direzione per il futuro».
La mattinata si è conclusa con una degustazione di prodotti enogastronomici regionali tipici dell’area mediterranea, organizzata in collaborazione con Legambiente, Campagna Amica e l’Istituto Alberghiero “Sandro Pertini” di Brindisi, a completamento di un percorso che ha messo in relazione le testimonianze dell’antichità con le tradizioni agricole e alimentari del territorio.
