Università di Bari, Fabrizio Flavio Baldassarre: "YEP aiuta le giovani donne a costruire il proprio futuro professionale"


ANNAMARIA IANNELLI - Anche al Sud ci sono università che puntano sulla formazione e sulla valorizzazione dei talenti, cercando di avvicinare i giovani al mondo del lavoro. L’Università degli Studi di Bari Aldo Moro si impegna a rafforzare le competenze degli studenti e a offrire loro strumenti utili per il futuro professionale. In questo percorso si inserisce anche il Dipartimento di Economia, che attraverso attività formative e iniziative dedicate favorisce il dialogo tra università e mondo delle imprese.

Tra queste c’è YEP – Young Women Empowerment Program, dedicato alla crescita personale e professionale delle giovani universitarie. Ne parliamo con Fabrizio Flavio Baldassarre, professore associato di Management d’Impresa e Gestione dell’Innovazione, per approfondire le opportunità e le difficoltà che i giovani incontrano nel costruire il proprio futuro professionale.

1. In una fase in cui tanti giovani si interrogano sulle proprie prospettive professionali, quale ruolo può svolgere oggi il Dipartimento di Economia nel favorire il passaggio dall’università al mondo del lavoro?

Credo che oggi il compito dell'università non sia soltanto quello di trasmettere conoscenze, ma soprattutto di aiutare i giovani a trasformarle in competenze, capacità di scelta e opportunità professionali. Il nostro Dipartimento opera proprio in questa direzione, rafforzando il dialogo tra formazione accademica, imprese e istituzioni. Lo facciamo attraverso testimonianze aziendali, laboratori, progetti applicativi, visite nelle imprese e iniziative dedicate all'orientamento e allo sviluppo delle competenze trasversali.

Nella mia esperienza didattica considero fondamentale consentire agli studenti di confrontarsi con problemi reali già durante il percorso universitario. Non basta conoscere le teorie del management: bisogna imparare a lavorare in gruppo, affrontare problemi complessi, comunicare efficacemente e gestire il cambiamento. L'università non deve limitarsi a preparare i giovani a cercare lavoro, ma deve metterli nelle condizioni di costruire consapevolmente il proprio futuro professionale, anche attraverso percorsi di imprenditorialità e autoimprenditorialità.

2. Dal suo punto di vista, quali sono oggi le principali criticità delle politiche attive del lavoro rivolte ai giovani e quali interventi potrebbero rendere più efficace l’incontro tra domanda e offerta?

Una delle principali criticità è il cosiddetto mismatch, cioè il disallineamento tra le competenze possedute dai giovani e quelle richieste dalle imprese. È un fenomeno che non riguarda soltanto le competenze tecniche, ma anche quelle trasversali: capacità relazionali, autonomia, problem solving, adattabilità e attitudine all'apprendimento continuo. A questo si aggiunge, soprattutto nel Mezzogiorno, la difficoltà di costruire percorsi professionali stabili e coerenti con i livelli di qualificazione raggiunti. Il rischio è quello di alimentare una mobilità dei giovani verso altri territori che, pur rappresentando una legittima opportunità individuale, può impoverire il capitale umano locale.

Ritengo che occorra superare una visione delle politiche attive concentrata prevalentemente sull'inserimento lavorativo immediato, per costruire un sistema capace di accompagnare le persone nelle diverse transizioni professionali. Servono un orientamento più precoce, esperienze formative in azienda di qualità, servizi di placement personalizzati e una collaborazione più strutturata tra università, imprese e istituzioni.

La vera sfida non è soltanto aiutare i giovani a trovare un lavoro, ma creare le condizioni perché possano trovare un lavoro qualificato, coerente con le proprie competenze e capace di offrire prospettive di crescita.

3. Potrebbe spiegare ai nostri lettori che cos’è il progetto YEP, quali obiettivi si pone e quali opportunità offre concretamente alle partecipanti?

YEP, Young Women Empowerment Program, è un'iniziativa promossa dalla Fondazione Ortygia per sostenere la crescita personale e professionale delle giovani universitarie, valorizzando il talento femminile e contribuendo a superare le barriere che ancora oggi possono limitarne le opportunità di carriera. Il cuore del programma è il mentoring, un percorso della durata di circa sei mesi durante il quale ogni studentessa selezionata viene affiancata da una professionista o manager che mette a disposizione la propria esperienza.

È un'opportunità particolarmente significativa perché consente alle partecipanti di conoscere più da vicino il mondo delle imprese, confrontarsi sulle proprie aspirazioni, sviluppare maggiore fiducia nelle proprie capacità e affrontare con più consapevolezza le scelte professionali. Abbiamo recentemente presentato il progetto agli studenti del DEMDI grazie alla testimonianza dell'ambassador Ilaria Campana, con il coinvolgimento della professoressa Lucrezia de Cosmo, delegata dipartimentale alla parità di genere.

Il bando YEP 2026 scade il prossimo 9 novembre e rappresenta un'opportunità che invito le studentesse a cogliere. Il valore del progetto sta proprio nel creare un ponte tra università e mondo professionale, offrendo alle giovani donne non soltanto informazioni, ma soprattutto relazioni, esempi positivi e strumenti per progettare il proprio futuro.

4. Avete raccolto risultati sulle precedenti edizioni, per esempio sul numero di partecipanti, sui percorsi professionali intrapresi o sulle opportunità lavorative maturate dopo il programma?

I risultati delle precedenti edizioni sono particolarmente interessanti. Nelle sette edizioni già realizzate, YEP ha consentito l'abbinamento di oltre 1.000 giovani partecipanti, le cosiddette mentee, ad altrettante mentor, creando una rete significativa di relazioni tra università e mondo professionale.

Ma c'è un dato che considero ancora più importante: il 96% delle studentesse partecipanti ha dichiarato di aver acquisito una comprensione decisamente migliore e più realistica delle logiche aziendali e del mercato del lavoro. È un risultato che merita attenzione perché mette in evidenza una dimensione spesso sottovalutata dell'occupabilità: la consapevolezza.

Molti giovani completano il percorso universitario con una buona preparazione teorica, ma senza avere ancora una conoscenza sufficientemente concreta dei contesti organizzativi e delle dinamiche professionali. Il mentoring contribuisce proprio a colmare questa distanza, aiutando le studentesse a riconoscere le proprie potenzialità, sviluppare aspettative realistiche e costruire relazioni professionali.

Naturalmente, sarebbe interessante affiancare a questi indicatori anche un monitoraggio dei percorsi occupazionali successivi. Tuttavia, ritengo che il risultato più significativo sia già evidente: YEP non promette semplicemente un posto di lavoro, ma aiuta le giovani donne a diventare protagoniste più consapevoli delle proprie scelte professionali.

5. Guardando agli ultimi anni accademici, come sta cambiando il numero degli iscritti ai corsi di laurea del Dipartimento? Si registra una crescita, una stabilità oppure una diminuzione? Secondo la sua esperienza, gli studenti scelgono Economia soprattutto per le prospettive occupazionali, per l’interesse verso il mondo delle imprese o per la possibilità di accedere a percorsi professionali diversi?

I numeri confermano una significativa capacità di attrazione della nostra offerta formativa. Nell'anno accademico 2025/2026 abbiamo registrato circa 900 nuove immatricolazioni complessive nei due corsi di laurea triennale in Marketing e Comunicazione d'Azienda ed Economia Aziendale, quest'ultimo presente nelle sedi di Bari e Brindisi, alle quali si aggiungono circa 300 nuovi studenti nei corsi di laurea magistrale. Parliamo, quindi, di circa 1.200 nuovi ingressi complessivi in un solo anno accademico, un dato importante che testimonia l'interesse dei giovani verso gli studi economici e manageriali.

Credo che l'attrattività di Economia sia legata soprattutto alla versatilità dei percorsi formativi. Studiare Economia significa acquisire strumenti per comprendere il funzionamento delle imprese, dei mercati e delle organizzazioni, ma anche per interpretare trasformazioni profonde come la digitalizzazione, l'intelligenza artificiale e la transizione verso modelli di sviluppo più sostenibili.

Nella mia esperienza, gli studenti sono certamente attenti alle prospettive occupazionali, ma mostrano anche un interesse crescente verso l'innovazione, l'imprenditorialità, la sostenibilità e le nuove professioni legate alla trasformazione digitale.

Un percorso economico-manageriale non prepara a un'unica professione: offre competenze spendibili in contesti molto diversi, dalle imprese private alla pubblica amministrazione, dalla consulenza alle startup. La vera forza di una formazione economica è proprio questa: non preparare soltanto ai lavori di oggi, ma fornire gli strumenti per affrontare anche quelli che ancora non conosciamo.