Marco Tateo, il maestro pastrychef che porta il carciofo brindisino alla Camera dei Deputati


A Roma, il 5 ottobre 2026, un’eccellenza della terra pugliese diventa protagonista di un momento istituzionale dedicato alla valorizzazione del territorio. Marco Tateo racconta storia, identità e tradizione di uno dei simboli dell’agricoltura brindisina.

ILARIA SOLAZZO - Ci sono prodotti che nascono dalla terra e, con il passare del tempo, finiscono per diventare molto più di semplici eccellenze agroalimentari. Diventano memoria, identità, cultura. Raccontano il lavoro delle persone, le tradizioni tramandate di generazione in generazione e il legame profondo tra una comunità e il proprio territorio.

È questa la storia del carciofo brindisino, protagonista il 5 ottobre 2026 alla Camera dei Deputati, dove a rappresentare e raccontare una delle eccellenze della terra pugliese è stato il Maestro PastryChef Marco Tateo.

Una presenza significativa, perché portare un prodotto della tradizione brindisina all’interno di uno dei luoghi simbolo delle istituzioni italiane significa accendere i riflettori non soltanto su un alimento, ma sull’intero patrimonio culturale, agricolo e gastronomico di una terra.

Marco Tateo, professionista del mondo della pasticceria e della gastronomia, ha scelto di raccontare il carciofo partendo dalle sue origini e dal suo lungo viaggio nella storia. Un racconto che mette insieme agricoltura, cultura mediterranea e capacità di innovare senza perdere il legame con le proprie radici.

Nel suo intervento, Tateo ha sottolineato innanzitutto un concetto fondamentale:

«Il carciofo brindisino è molto più di un prodotto agricolo: è una parte della nostra storia»

Una frase semplice, ma particolarmente significativa. Perché dietro quel prodotto si nasconde una storia antica, che affonda le proprie radici nella cultura mediterranea.

«Nato dalla selezione del cardo selvatico già ai tempi degli antichi Greci e Romani, arrivò nel Sud Italia grazie anche all'influenza della cultura araba, dalla quale deriva persino il suo nome»


È proprio il percorso storico del carciofo a renderlo, secondo il racconto di Tateo, un autentico testimone delle contaminazioni culturali che hanno attraversato il Mezzogiorno. Popoli, tradizioni e conoscenze differenti hanno contribuito nel tempo a costruire quella straordinaria identità mediterranea di cui la Puglia rappresenta una delle espressioni più autentiche.

E quando il carciofo arriva nelle campagne brindisine trova condizioni particolarmente favorevoli.

«Nelle campagne brindisine ha trovato un ambiente ideale, diventando nel tempo una delle eccellenze della nostra agricoltura»

Una trasformazione che non riguarda soltanto la coltivazione, ma anche il rapporto con la cucina e con la cultura locale. Il carciofo entra infatti nella quotidianità delle famiglie, nelle ricette della tradizione, nelle tavole e nella memoria gastronomica di un territorio che ha fatto della semplicità e della qualità delle materie prime uno dei propri punti di forza.

Tateo ne evidenzia anche il ruolo nella cucina tradizionale:

«Oggi è protagonista della cucina tradizionale locale, apprezzato per il suo sapore unico e per le sue proprietà benefiche»

Parole che restituiscono al carciofo la sua dimensione più autentica: quella di un prodotto capace di unire gusto, tradizione e valore nutrizionale.

Ma il racconto di Marco Tateo non si ferma alla tradizione. Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti più interessanti del suo intervento: la capacità di guardare al futuro partendo dalle proprie radici.

La storia del carciofo brindisino dimostra infatti come un prodotto legato alla cultura contadina possa trovare nuove forme di espressione anche attraverso l’innovazione e la creatività.

Tateo cita, a questo proposito, un esempio particolarmente significativo:

«La sua importanza è tale da aver ispirato anche la produzione di un liquore al carciofo, esempio di come tradizione e innovazione possano valorizzare le ricchezze del nostro territorio»


È una riflessione che assume un valore ancora più importante se inserita nel contesto contemporaneo. Oggi, infatti, parlare di eccellenze territoriali significa anche interrogarsi sulla capacità di trasformare una materia prima in una storia, in un’esperienza e in un prodotto capace di raggiungere nuovi pubblici.

Ed è proprio in questo incontro tra tradizione e innovazione che si inserisce il percorso professionale di Marco Tateo.

La sua presenza alla Camera dei Deputati diventa così anche l’occasione per ribadire quanto sia importante dare voce alle eccellenze locali attraverso professionalità che sappiano conoscerle, interpretarle e comunicarle.

Il carciofo brindisino, in questa prospettiva, smette di essere soltanto un prodotto agricolo. Diventa un vero e proprio ambasciatore del territorio.

Attraverso di esso si racconta Brindisi, si racconta la Puglia e si racconta una parte importante della storia agricola del Mezzogiorno. Una storia fatta di campi, stagioni, lavoro, competenza e rispetto per la terra.

Il valore di un’eccellenza, del resto, non risiede esclusivamente nelle sue caratteristiche organolettiche. Risiede anche nella capacità di rappresentare un luogo e di creare un ponte tra passato e futuro.

Ed è proprio questo il messaggio che emerge dall’intervento del Maestro PastryChef: valorizzare significa conoscere prima ancora di promuovere. Significa comprendere da dove arriva un prodotto, quali mani lo hanno coltivato, quale cultura lo ha accompagnato nel tempo e quali possibilità può offrire alle nuove generazioni.

La giornata del 5 ottobre 2026 alla Camera dei Deputati assume dunque un significato che va oltre l’evento istituzionale. È un momento nel quale un’eccellenza della terra pugliese trova uno spazio di rappresentanza nazionale e viene raccontata attraverso la voce di un professionista che ne mette in luce storia e potenzialità.

Marco Tateo porta con sé non soltanto il carciofo brindisino, ma il racconto di una terra.

Una terra che ha saputo conservare le proprie tradizioni senza chiudersi al cambiamento e che oggi può trasformare la propria identità gastronomica in una concreta occasione di valorizzazione culturale ed economica.

La presenza del Maestro PastryChef alla Camera dei Deputati assume così un significato che va oltre l’evento istituzionale. È il riconoscimento di un percorso professionale capace di mettere in dialogo alta pasticceria, cultura gastronomica e territorio, trasformando un ingrediente della tradizione in occasione di confronto e di valorizzazione.

Un momento importante per Brindisi e per l’intera Puglia, che attraverso le proprie eccellenze continua a dimostrare quanto la qualità, quando è accompagnata da competenza e visione, possa diventare un autentico biglietto da visita.

E in questa narrazione il carciofo brindisino non è soltanto protagonista: è memoria che si rinnova, sapore che racconta una terra e simbolo di una Puglia che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.

Perché, in fondo, ogni eccellenza porta con sé una storia. E quando quella storia viene raccontata nel luogo giusto, con la voce giusta, può arrivare molto più lontano del campo in cui è nata.


D. Maestro Tateo, alla Camera dei Deputati lei ha rappresentato il carciofo brindisino insieme agli altri Maestri APEI. Che significato ha per lei questa giornata?

R. «È un’emozione e, soprattutto, una grande responsabilità. Essere qui, alla Camera dei Deputati, insieme agli altri Maestri APEI, significa portare all’attenzione delle istituzioni e del pubblico il valore delle eccellenze italiane. APEI, l’Associazione degli Ambasciatori Pasticceri dell’Eccellenza Italiana, nasce proprio con l’obiettivo di promuovere e rappresentare nel mondo il patrimonio della nostra pasticceria e delle nostre materie prime. Per me è stato particolarmente importante poter raccontare il carciofo brindisino, perché dietro questo prodotto c’è la mia terra, la Puglia, con la sua storia, la sua cultura e il lavoro di tante persone».

D. Il carciofo può sembrare lontano dal mondo della pasticceria e dell’alta arte dolciaria. Come nasce, invece, questo incontro?

R. «La cucina e la pasticceria contemporanee ci insegnano che non dobbiamo avere paura di esplorare. Un grande professionista deve conoscere la materia prima e saperne cogliere le caratteristiche, anche quando appartiene a un ambito apparentemente distante dal proprio. Il carciofo brindisino è un prodotto straordinario, con una storia antica e una forte identità territoriale. Raccontarlo significa anche dimostrare che la tradizione può diventare punto di partenza per nuove interpretazioni. È questo il bello del nostro lavoro: rispettare ciò che abbiamo ricevuto e, allo stesso tempo, avere il coraggio di guardare avanti».

D. Essere parte di APEI, insieme ai Maestri dell’Associazione fondata dal Maestro Iginio Massari, rappresenta anche un riconoscimento professionale. Qual è il messaggio che vorrebbe lasciare ai giovani che si avvicinano a questo mestiere?

R. «Direi loro di non smettere mai di studiare, di essere curiosi e di avere rispetto per il proprio lavoro. La professionalità non si costruisce in un giorno: richiede sacrificio, disciplina, passione e tanta umiltà. Far parte di una realtà come APEI significa anche condividere un patrimonio di conoscenze con professionisti di altissimo livello e contribuire, tutti insieme, a portare nel mondo l’eccellenza italiana. Ai giovani direi di non dimenticare mai da dove vengono. Perché è proprio dalle proprie radici che, spesso, nascono le idee più innovative».

Un dialogo che restituisce l’immagine di un professionista consapevole del valore della propria professione e, al tempo stesso, profondamente legato alla propria terra. Insieme agli altri Maestri APEI, Marco Tateo porta così a Roma una visione dell’eccellenza italiana fatta di competenza, ricerca, identità e capacità di innovare senza perdere il contatto con le proprie radici.

* Le foto sono state fornite dal Maestro Marco Tateo