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Pasta Divella in vetrina al Cibus di Parma

PARMA - Dai fusilloni agli strascinati passando per i cavatelli e i prodotti da forno salati come i “Pan Crostini” e i “Croccosfizi”. L’azienda F. Divella S.p.a porterà un pezzo di Puglia a Parma in occasione del Cibus Connect, la fiera dedicata al meglio del food made in Italy in programma 10 e 11 aprile. 

Un’ottima vetrina per la nota azienda di casa nostra che avrà l’opportunità di confrontarsi con 700 espositori provenienti da tutta Italia per un totale di: 900 marchi, 500 nuovi prodotti e professionisti attenti alla salute senza trascurare il gusto. La F. Divella S.p.a partecipa alla manifestazione con un obiettivo preciso: testimoniare l’impegno di un’azienda giunta alla quarta generazione che ha compiuto passi da gigante in termini di qualità, esperienza, evoluzione e ricerca. Diecimila quintali di pasta al giorno per soddisfare le esigenze di tutti i palati e imporsi con determinazione sul mercato nazionale ed estero.

All’interno del padiglione 6 stand E 053 il team aziendale incontrerà per due giorni buyer ed esperti del settore per approfondire tematiche relative al “food revolution” legate alla pasta, per una relazione sempre più stretta tra uomo, tecnologia e cibo come motore di cambiamento e strumento chiave per creare un mondo più sano e sostenibile. Naturalmente non mancherà lo spazio dedicato alla degustazione. Sempre nel padiglione 6, nel Cooking Point 31 il Corporate Chef di casa Divella, Donato Carra darà spazio alla sua creatività con la realizzazione di piatti tipici italiani rigorosamente a base di pasta Divella. In occasione del Cibus Connect l’azienda presenterà i nuovi “Spaghettoni” al bronzo Divella e la linea pasta il ‘Valore della Tradizione’.  

“La nostra presenza al Cibus Connect 2019 di Parma – afferma Francesco Divella, Amministratore Delegato di F. Divella S.p.A - rafforza ancora di più il nostro grande obiettivo, ovvero diffondere la dieta mediterranea attraverso i nostri prodotti di qualità e rappresentare il made in Italy sulle tavole di tutto il mondo, oltre che rappresentare l’opportunità di incrementare la distribuzione e gli accordi di carattere commerciale al di fuori del contesto nazionale e conseguentemente aumentare i propri volumi export nei mercati internazionali”.

Le tradizioni di Pasqua a Bari

di VITTORIO POLITO - Pasqua, per i baresi, è una delle grandi ricorrenze che Giovanni Panza (1916-1994), autore del libro “La Checine de nononne” (Schena Editore), colloca nelle “feste terribele”, ossia tra gli eventi più importanti.

Il preludio della settimana di Passione inizia il venerdì prima della Domenica delle Palme con la processione dell’Addolorata che esce dal Santuario di Sant’Antonio di Bari e percorrendo le vie cittadine raggiunge la città vecchia, quindi la Cattedrale.

La Pasqua a Bari si identifica in usanze antiche e consolidate che si ripetono, resistendo al tempo e alla secolarizzazione della civiltà attuale. Tutti, credenti e non, il Giovedì Santo si dirigono, in serata, “a fare i Sepolcri”, cioè la visita al Santissimo, in almeno tre chiese della città, preferibilmente quelle di Bari vecchia, riunendo la famiglia che sfila silenziosa, insieme con tante altre che si rivedono volentieri per le strade della città che si veste di religioso silenzio, in ossequio al Cristo.

Il Venerdì Santo, quando passa la bellissima statua dell’Addolorata che piange Gesù, l’emozione è forte, nell’aria dolorosa della marcia funebre. Tutti Lo vedono adagiato in una bara di vetro, colma di fiori. Il culto è talmente vivo, che nelle Chiese antiche di Bari vecchia usano ancora disporre sul Sepolcro di Cristo semi di grano e di lenticchie fatti germogliare al buio nelle case dal primo giorno della Quaresima.

Anche l’uovo rappresenta uno dei simboli di Pasqua. Chi da piccolo, il giorno di Pasqua, non ha giocato con le uova sode, accuratamente dipinte da nonne e zie? Venivano deposte in un cesto di vimini, fatto a mano. Ancora oggi il rito si ripete nelle case dei baresi. L’uovo è l’elemento gastronomico principe a Pasqua, lo troviamo nel “benedetto”, un antipasto tipico pasquale e, di cioccolato, nel cosiddetto uovo di Pasqua.

L’uovo rappresenta, forse, il simbolo pasquale per eccellenza. D’altro canto l’uovo è simbolo di rinascita in tutte le religioni, come ricorda Vito Lozito, nel suo libro “Agiografia, Magia, Superstizione” (Levante Editori). L’uovo è simile ad un sepolcro che possiede in sé il germe del rinnovamento. Infatti, sostiene Lozito, «Se proviamo a rompere un uovo fresco di giornata, troviamo che vi è il tuorlo il quale è una sfera gialla simile al sole e l’albume di color bianco è di aspetto lunare. Due simboli fondamentali dell’origine vitale; il sole come eroe maschile, la luna come generatrice».

Il Lunedì dell’Angelo o “Pasquetta”, le campagne dei dintorni baresi si riempiono di tavolini ricoperti di ogni “Ben di Dio”, in genere pizze salate, paste al forno, ecc. L’aria si riempie del buon odore dell’immancabile agnello alla brace. Le condizioni atmosferiche non costituiscono mai un problema: si deve uscire per forza, anche se si ritorna esausti dopo lunghe code in automobile. Ma il barese, si sa, è una “buona forchetta” e riassaporare i menu tradizionali è bello: è Pasqua.

I baresi tengono molto agli auguri di Buona Pasqua, sin dal giorno della Domenica delle Palme che viene onorata dal ramoscello dell’ulivo e/o dalla palma benedetta che vengono messe accanto al Crocifisso o a qualsiasi immagine sacra della casa.

Cosa si mangia a Pasqua?

Secondo i suggerimenti di Giovanni Panza, tra le festività solenni vi è, ovviamente, Pasqua per la quale non ci si può sottrarre dal preparare gustose pietanze, dopo le limitazioni della Quaresima.

Pasqua

- Maccheroni come meglio gradisci;
- Agnello al forno con patatine;
- ‘Benedetto’, che non è un vero e proprio piatto, ma un insieme di pietanze varie (carciofi fritti, uova sode affettate, soppressata e fette di arance affettate, se gradite);
- Verdura cruda;
- Frutta;
- Scarcella;
- Liquore fatto in casa (il famoso rosolio);
- Caffè.

Lunedì dell’Angelo (Pasquetta)

- Minestra di piselli e agnello (bredètte);
- Agnello alla brace;
- Taralli con giulebbe;
- Tutto il resto che serve a completare un pranzo solenne come l’immancabile verdura cruda e quant’altro lo stomaco riesce a sopportare.

Perché “benedetto”? Perché a Bari c’è la tradizione di benedire la tavola e la famiglia da parte del capofamiglia con un ramoscello di ulivo e l’acqua benedetta ricevuta dalla propria parrocchia. Per ‘bredètte’ o ‘verdètte’ si intende la minestra a base di piselli novelli (verdi appunto) con l’aggiunta di uova, ecc. Insomma una specie di agnello in umido.

A tutto ciò oggi si aggiunge l’uovo di cioccolato con all’interno varie sorprese, che sta sostituendo pian piano la tradizionale scarcella.

Non mancheranno fra gli antipasti della Pasquetta, i frutti di mare, soprattutto i ricci, e beninteso, quelli “du pennite” (alga pinnata), che si mangiano con tutta l’erba contenuta all’interno. ‘U pennite’ è una prateria di alghe posidonie della zona costiera a circa 2 metri di profondità, nella quale si pescano (o si pescavano), ottimi ricci.

E a questo punto non mi resta che augurarvi Buona Pasqua e Buon appetito!

Cibus al via: 500 nuovi prodotti in esposizione

PARMA – Aprirà mercoledì 10 aprile la fiera Cibus Connect, che rimarrà allestita fino all’11 aprile. 900 marchi, 700 espositori, 10.000 operatori e buyer attesi, di cui 3.000 dall’estero, 500 nuovi prodotti in esposizione. Alla conferenza di apertura interverranno Gian Domenico Auricchio, Presidente di Fiere di Parma e Ivano Vacondio, Presidente di Federalimentare, e sono attesi Gian Marco Centinaio, Ministro delle politiche agricole e alimentari e Dario Galli, Vice Ministro del Ministero dello Sviluppo Economico.

In fiera verranno esposti 500 nuovi prodotti, la cui lista completa sarà pubblicata sul sito Cibus.it e sulla App Cibus, a partire dall’8 aprile. I Top 100 Prodotti Premium, selezionati da una giuria tecnica, saranno esposti nello spazio Cibus Innovation Corner, all’interno del Padiglione 6. Qui verranno esposti anche i prodotti premium a marchio del distributore delle maggiori insegne distributive: Coop, Conad, Esselunga, Auchan, Carrefour, Selex, Despar, Pam, Crai, D.It, SUN.

La rilevante quantità di nuovi prodotti in esposizione a Cibus Connect conferma l’impegno dell’industria alimentare italiana a reinterpretare la tradizione gastronomica del Paese, adattandola alle richieste dei consumatori, di prodotti attenti alla salute ma anche di gran gusto.

Nel comparto pasta è possibile citare, come esempio: la pasta senza glutine con farina di lenticchie e riso (Dialcos); i fusilli con farina di piselli verdi (Newlat); la pasta di riso e cavolo verde riccio (Farmo); i tortelli con foie gras e fichi caramellati (Canuti); i paccherini al bergamotto (Rustichella d’Abruzzo); la pasta integrale bio (Del Verde); i ravioli con pancetta e Grana Padano (Fini).

Tante le novità nel settore dei condimenti: il sugo al gambero rosso di Mazzara (Campo d’Oro); il pesto bio al chili (Polli); il pesto di zucchine (Costa Ligure); il nero di seppia (Menù); la polvere di funghi porcini secchi da versare sui piatti (Oliveri); le verdure fruttate, come peperoni all’arancia o cetriolini alla mela (Coelsanus); l’aceto di melograno (De Nigris); le olive Nocellara del Belice con zenzero (Coppini).

Nel dolciario: i wafer senza zuccheri, con maltivolo (Lago); i biscotti bio con melagrana (Di Leo); il panettone con cioccolato fondente e crema al caramello salato (Loison); il cioccolato fondente con lampone e mandorla (Elah Dufour); il cornetto con farina di legumi (Forno d’Asolo); il gelato bio con miele di acacia (Conapi).

Numerose le novità anche nei settori del lattiero caseario e dei salumi: lo yogurt vegetale bio da riso integrale (Frescolat); i formaggi con curcuma (Botalla); la burrata affumicata (Delizia); l’erborinato con caffè in crosta (Guffanti); la crema di pecorino spalmabile con zafferano e pepe (Si.For.); il latte di mandorla bio (Poli.Com); il salame con finocchietto e cumino (Levoni); il prosciutto antibiotic free (Coati); il prosciutto di Parma da allevamenti senza antibiotici (Devodier).

E ancora: la farina di goji e la farina di moringa (Sud Energy); la piadina funzionale con Beta-glucani dell’avena che riducono il colesterolo (Ruggeri); la pizza al cavolfiore biologico (Galati); il puree di frutta (Alce Nero); la birra ambrata al tartufo (Birrificio C&C); i filetti di tonno con curcuma e pepe nero (L’isola d’oro).

Cibus Connect non è solo esposizione di prodotti: qui si incontra tutta la filiera agroalimentare per approfondire le tematiche d’interesse e delineare le strategie commerciali future.

Alla opening session del 10 aprile verrà presentato il “Rapporto sulla competitività dell’agroalimentare nel Mezzogiorno”, realizzato da Ismea e Cibus in collaborazione con Federalimentare. Saranno analizzati gli scenari che si aprono per le imprese agroalimentari del Mezzogiorno rispetto al mercato interno ed estero.

Nel pomeriggio del 10 si terrà il workshop "Dal category management al supply chain management: i best case internazionali di collaborazione tra distribuzione e industria agroalimentare", co-organizzato con PwC, primaria società di consulenza, e i periodici Mark Up e Gdoweek, con gli interventi di autorevoli esperti internazionali. PwC presenterà il punto di vista di 1.378 Ceo e 250 Retailer in 91 Paesi nel mondo sul livello di fiducia nella crescita globale e del proprio business, insieme alle principali sfide che li attendono nel prossimo futuro e le strategie per affrontarle, con focus sull'internazionalizzazione. Saranno inoltre presentate le abitudini d'acquisto dei consumatori in ambito grocery emerse dalla 10° Global Consumer Insight Survey di PwC condotta su oltre 21.000 consumatori in 27 Paesi.

Nella mattina dell’11 aprile il workshop “Premium brand e premium store brand: drivers di sviluppo del retail food”, in collaborazione con il Gruppo Food.

Nel pomeriggio il convegno, organizzato da Deloitte, su “La promozione dei prodotti italiani nella grande distribuzione internazionale”. Dallo scaffale al carrello: le promozioni combinate e “cross-category” di successo dei prodotti italiani per lo sviluppo delle vendite nei punti di vendita della grande distribuzione internazionale. Nel parterre tecnici e retailers.

Dentro il quartiere fieristico sono diverse le aree speciali: come quella dedicata ai produttori di Slow Food; la Cibus Buyers Lounge dove si svolgono gli incontri business tra buyer ed espositori; le due grandi aree showcooking; lo Start Up Lab. In quest’ultimo spazio sarà possibile incontrare 9 start up che operano nel campo della “food revolution” per una relazione tra uomo, tecnologia e cibo, come motore di cambiamento e strumento chiave per creare un mondo più sano e sostenibile. Star Up Lab è curato da Future Food Institute in collaborazione con Federalimentare, ICE Agenzia e Crédit Agricole.

I visitatori di Cibus Connect potranno anche partecipare al fuori Salone “Cibus Off”, promosso dalla città di Parma, Creative City of Gastronomy per l'Unesco, dal 6 al 14 aprile 2019. Cibus Off prevede degustazioni delle eccellenze eno-gastronomiche di Parma ed iniziative culturali nelle strade e nelle piazze della città.

Settimana Santa: a Taranto la presentazione del progetto 'Palato è Passione'

TARANTO - Domani al Mudi, ore 10.30, ci sarà la presentazione del progetto “Palato è Passione”, Cultura culinaria tra percorsi urbani e tradizioni della Settimana Santa, Il progetto dell’associazione Terra ha vinto un bando InPuglia365 (programma di PugliaPromozione) e punta alla costruzione di prodotti turistici da proporre e realizzare “fuori” stagione.

Alla conferenza stampa di domani parteciperanno il presidente di Terra, Antonio Santacroce, l’assessore alla Cultura del Comune di Taranto, Fabiano Marti, il direttore dell’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici e direttore del MuDi don Francesco Simone, e i rappresentanti delle realtà che hanno collaborato al progetto, Associazione Taranto Centro Storico, associazione Obiettivo Borgo Antico, Masseria Urbana.

“Palato è Passione” gode del patrocinio del Comune di Taranto e della Fondazione Matera-Basilicata 2019.

A Lecce arrivano i FoodChangers

LECCE - Celebri come popstar. Carismatici come rockers. Arringano le folle, lanciano parole d’ordine, dettano la linea. La cucina è il centro di gravità permanente per mezzo della quale i cuochi veicolano messaggi che vanno oltre i fatti alimentari, incidendo nella quotidianità dei territori e sulla vita del pianeta. E saranno i #FoodChangers, i luoghi e i cuochi che cambiano il mondo, i protagonisti dell’edizione numero due di FoodExp · food life experience, evento aperto al pubblico dedicato alla ristorazione, alla cucina e all’hospitality d’autore che si terrà a Lecce dal 15 al 17 aprile 2019 nella dimora quattrocentesca Torre del Parco, monumento-simbolo della città.

VISIONI - Per l’edizione 2019 FoodExp amplia le proprie prospettive senza cambiare pelle, osando in profondità e puntando dritto al cuore della questione: e il cuore non è il cibo, il cibo è lo strumento. Non lo spettacolo esausto dei cooking show, ma storie, visioni e metodi applicati da cuochi, sommelier, produttori di cibo e di vino in grado di spingere il cuore oltre il perimetro del proprio ristorante e del peculiare interesse imprenditoriale, spingendo sul tasto della crescita collettiva, della ricerca che svela i luoghi a se stessi, creando nuovi paradigmi, costruendo comunità e rinsaldando i legami sociali. Segnando una tappa ulteriore nella traiettoria ideale che unisce la lotta allo spreco e all’insicurezza alimentare di Food for soul di Massimo Bottura e Lara Gilmore, alle ricerche per proteggere la foresta amazzonica e le popolazioni indigene di Mater Initiative con Virgilio Martinez. Cook the mountain a Cookin'Med, i progetti messi in opera da Norbert Niederkofler in Alta Badia e da Pino Cuttaia in Sicilia, i cuochi-custodi della montagna e del mare. FoodExp vuole essere il punto di raccordo di tutte le buone pratiche gastronomiche, rilanciando le parole d’ordine di una comunità planetaria che muove i passi nella stessa direzione, tentando di trasformare il mondo in un posto più ospitale, e più felice. 

FOODCHANGERS - Aimo Moroni (Il Luogo di Aimo e Nadia, Milano), ovvero il padre putativo di tutte le materie prime di memoria contadina e marinara, elevate al rango dell’alta cucina. Corrado Assenza (Caffè Sicilia, Noto – Siracusa), il pasticciere resiliente che ha riscritto la storia della pasticceria utilizzando gli zuccheri della frutta e della verdura, demolendo i confini fra dolce e salato. Riccardo Canella e David Zilber (Noma, Copenaghen), braccio destro e sinistro di Renè Redzepi nella ricerca della New nordic cuisine, la cucina che non c’era e che oggi dialoga alla pari, in termini di fama, con la Dieta Mediterranea. Franco Pepe (Pepe in grani, Caiazzo), ha riscritto la storia della pizza traguardandola nel futuro anteriore, capitanando la rinascita di un piccolo paese del Sud. Josko Gravner (Gravner vini, Oslavia – Gorizia), è il profeta del vino naturale, vinifica in recipienti di terracotta interrati, un processo di ritrovata osmosi naturale tra terra e uva, fra vignaiolo e natura. Vincenzo Donatiello (Piazza Duomo, Alba – Cuneo) voce della cucina di Enrico Crippa, già Miglior Sommelier Junior d’Italia, dal 2013 nella casa nobile della famiglia Ceretto: il primo ingresso lo ha fatto che aveva 28 anni, “prova provata che la ristorazione è il regno della meritocrazia”. I giovani protagonisti del rinascimento della cucina calabrese, lavorano into the wild e hanno spazzato via i luoghi comuni che inchiodano la Calabria a ‘nduja e soppressata, ovvero Nino Rossi (Qafiz, Santa Cristina d’Aspromonte – Reggio Calabria), Antonio Biafòra (Biafora, San Giovanni in Fiore – Cosenza), Caterina Ceraudo (Dattilo, Strongoli – Crotone), Luca Abbruzzino (Cava cuculera nobile - Catanzaro). Valentino Palmisano (Vespasia di Palazzo Seneca, Norcia - Perugia), il cuoco-simbolo della ricostruzione di Norcia dalle macerie del terremoto. Gli autori della nuova trattoria italiana, prezzi pop, grandi materie prime, sala capace di narrare la cucina e la religione dell’ospitalità, quella che faceva grandi le insegne e gli osti di una volta: Diego Rossi (Trippa, Milano), Francesca Barreca e Marco Baccanelli (Mazzo, Roma), i fratelli Vincenzo e Francesco Montaruli (Mezza Pagnotta, Ruvo di Puglia – Bari).

FoodExp è un evento aperto al pubblico ideato e organizzato da Sinext di Giovanni Pizzolante in collaborazione con la giornalista Sonia Gioia. 

Gastronomia pugliese: i giovani alla scoperta di segreti di Martinucci Srl

LECCE - Riprendono anche per il 2019 i viaggi del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Lecce alla scoperta delle realtà imprenditoriali d’eccellenza del territorio salentino, in collaborazione con il Laboratorio di Ingegneria Economico-gestionale dell’Università del Salento, coordinato dalla professoressa Giuseppina Passiante.

I componenti del Gruppo, insieme agli studenti del corso di Tecnological Entrepreneurship afferente la Laurea magistrale in Management Engineering, accompagnati dai professori Pasquale Del Vecchio e Giusy Secundo, avranno l’opportunità giovedì 28 marzo 2019 alle ore 11.00 di vivere e assaporare una delle realtà più golose della nostra provincia: Martinucci srl, Maestri pasticceri dal 1950.

Il percorso partirà dal laboratorio di Specchia, per poi spostarsi negli stabilimenti limitrofi di Presicce: un totale di 75mila metri quadrati di pura dolcezza.

“Con grande entusiasmo – afferma il presidente del Gruppo Giovani Alessio Tundo – affrontiamo questa nuova esperienza, curiosi di confrontarci con un mondo di sapori e di grandissima qualità. Martinucci srl ha una storia importante, frutto dell’impegno e del coraggio dei suoi fondatori e della capacità dei nipoti di farla crescere ed eccellere nel campo della gelateria e dei prodotti da forno. Un’impresa che ha creduto nei valori e nelle potenzialità della famiglia, che nel corso del tempo ha saputo sviluppare tecniche di produzione di altissimo livello, oltre a sperimentare connubi di gusto e sapore di grande successo”.

Tre sono i punti cardine dell’attività di Martinucci srl: tradizione, innovazione e attenzione per il cliente. “E’ possibile infatti – commenta Rocco Martinucci – attingere e imparare dalla storia per costruire il futuro. Su questo assioma si fonda la filosofia dell’azienda, che si impegna a coniugare il prestigio del prodotto dolciario nel rispetto della tradizione e dell’innovazione. Il rinnovamento per Martinucci coincide fondamentalmente con la passione per il lavoro e il continuo desiderio di migliorare prodotti e servizi, in modo da soddisfare ogni esigenza del cliente. Ultimamente, per esempio, l’azienda ha creato una linea a bassissimo contenuto glicemico per far fruire ogni dolce occasione anche a coloro che non devono esagerare con lo zucchero. Si tratta dei prodotti ‘Felicemente dolci’ che regalano gusto e tanta soddisfazione, poiché la vita è fatta… anche di piccole e grandi dolci occasioni!”.

'Puglia Food Awards’: aperte le iscrizioni per il premio delle eccellenze enogastronomiche

BARI - Sono aperte le iscrizioni per la seconda edizione dei ‘Puglia Food Awards’, i premi assegnati ai produttori e alle eccellenze enogastronomiche rigorosamente made in Puglia.

Chef, imprese e ristoranti possono candidarsi ad una delle dieci categorie di prodotti, ovvero vino, olio, pasta, pane e taralli e friselle, formaggi, salumi, birra artigianale, distillati e liquori, dolci, conserve alimentari. I vincitori dei ‘Puglia food awards’ godranno di un bollino di eccellenza strategico nelle attività di marketing e promozione.

La manifestazione, organizzata dell'Associazione Culturale Italy Food Awards, nasce con l’obiettivo di individuare, gratificare e premiare le eccellenze enogastronomiche del territorio regionale, nonché il lavoro di chi contribuisce allo sviluppo e alla conoscenza dei singoli prodotti. I Puglia Food Awards vogliono essere un’occasione per riunire in una speciale serata i protagonisti del mondo agroalimentare, che contribuiscono a tenere alto il nome della Puglia nel mondo, portando sulle tavole prodotti di altissima qualità.

“La manifestazione è un’ottima opportunità di promozione per gli operatori del settore – commenta l’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia, Leonardo di Gioia - e un’occasione per dare risalto e valore allo straordinario patrimonio enogastronomico pugliese. Ringrazio pertanto gli organizzatori e tutti coloro che, attraverso eventi dedicati, contribuiscono a promuovere, tutelare e valorizzare, anche in un'ottica turistica, le tipicità agroalimentari, che sono la cultura, la storia, l’identità di persone e territori della nostra regione”.

I giudici e i presidenti della giuria - uno per categoria – saranno selezionati tra i massimi esperti nel mondo dell’agroalimentare: giornalisti di settore, addetti ai lavori, rappresentanti delle associazioni di categoria, ristoratori e lo faranno attraverso una degustazione alla cieca per garantire il massimo della trasparenza e dell’imparzialità. Il compito della giuria sarà quello di premiare le migliori aziende pugliesi, dando loro la possibilità di farsi conoscere ai consumatori e ai buyer.

La cerimonia di premiazione si svolgerà durante una serata di gala il prossimo 7 giugno a Bari. L’evento vedrà la partecipazione di produttori, buyer, autorità, giornalisti e addetti ai lavori e godrà della partnership tecnica e del patrocinio di soggetti privati e pubblici, tra cui la Regione Puglia. Il premio 'Puglia Food Awards' nasce per celebrare l’impegno e la competenza nel settore agroalimentare, in questo momento in grande ascesa e con forti prospettive di sviluppo nel mercato estero. 

Le candidature si possono presentare fino al 25 maggio 2019 compilando il format on line disponibile sul sito webwww.pugliafoodawards.com.

Morto suicida lo chef stellato Luciano Zazzeri

LIVORNO - Lutto nel mondo della ristorazione toscana. Lo chef stellato Luciano Zazzeri è stato trovato morto nel pomeriggio di ieri, nel garage nella casa dei suoi genitori a Bibbona (Livorno).

L'uomo, 63 anni, proprietario del ristorante 'La Pineta', a Marina di Bibbona, nel 2006 aveva ricevuto la sua prima stella Michelin ed era conosciuto anche per gli ospiti che hanno frequentato il suo locale, da Mick Jagger a Harrison Ford, da Beppe Grillo a Bonolis e Abatantuono.

Secondo quanto appreso Zazzeri si sarebbe suicidato con un fucile da caccia. I motivi del gesto non sono chiari e i carabinieri, intervenuti sul posto dopo l'allarme dato dal padre dello chef, stanno cercando di ricostruire quanto successo.

Zazzeri, vero e proprio self-made man, che nella vita aveva fatto di tutto (cameriere, bagnino, marinaio), nel 1987 iniziò a prendersi cura dello stabilimento balneare e del piccolo ristorante di proprietà del padre, diventando ben presto un punto di riferimento per personaggi di spicco in vari ambiti.

AgriChef Festival: a Fasano, la sfida degli agriturismi della Puglia

FASANO (BR) - AgriChef Festival arriva in Puglia. Martedì 12 marzo, a partire dalle 10.30, presso l’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Gaetano Salvemini” – Indirizzo Alberghiero di Fasano (Brindisi), nove agriturismi provenienti da ogni provincia della Puglia si sfideranno nella gara degli Agrichef Cia dal titolo "incontriamoCIAtavola".

I cuochi degli agriturismi regionali prepareranno dal vivo il loro piatto e lo presenteranno a una giuria insieme alla storia aziendale, esprimendo al meglio il proprio territorio. Il Festival degli Agrichef, organizzato da Turismo Verde (Associazione dell’Agriturismo per l’Ambiente, il Territorio e la Cultura rurale della CIA-Agricoltori Italiani), si sta svolgendo in tutta Italia; l’azienda ritenuta più meritevole sarà la rappresentante pugliese al contest finale che si terrà a Roma in primavera.

La giuria, composta dal dirigente dell’Istituto Professionale per i Servizi di Enogastronomia e di Ospitalità Alberghiera Rosanna Cirasino che ospita l’evento, insieme ad autorità ed esperti della ristorazione e stakeholder, valuterà i piatti in base a criteri quali: aspetto e composizione del piatto; profumo, cottura, piacevolezza, sensazione, stagionalità, utilizzo dei prodotti locali; utilizzo di prodotti a denominazione; rispetto delle tradizioni contadine; narrazione della ricetta, narrazione dell’agriturismo, narrazione del territorio.

All’evento parteciperanno gli studenti dell’Istituto Alberghiero, che così potranno conoscere da vicino i prodotti tipici dell’agricoltura pugliese oltre che le ricette e i metodi di preparazione dei piatti della cucina contadina.

CHI È L'AGRICHEF - Si tratta di una definizione che vanta già innumerevoli casi d'imitazione (ma il marchio originale depositato è della Cia). Quelli che hanno ottenuto il riconoscimento sono finora un centinaio. L'Agrichef è un cuoco/cuoca di comprovata abilità ed esperienza che esercita il suo mestiere all'interno della cucina dell'agriturismo, impegnandosi a trasformare principalmente produzioni agricole aziendali, o di prossimità, nel rispetto della stagionalità e dei saperi contadini, e utilizzando nella realizzazione dei piatti ingredienti legati alla tutela della biodiversità. L'Agrichef è colui che ha i piedi nella terra, le mani in cucina e la testa nella sua azienda. 

Dolci: premiate a Bari le migliori colombe artigianali d’Italia

BARI - Le migliori colombe artigianali d’Italia saranno premiate lunedì 11 marzo 2019 a Bari, in occasione della finale di “Divina Colomba”, contest organizzato da Goloasi.it che si propone di premiare la “Miglior Colomba Tradizionale” e la “Miglior Colomba Creativa” d’Italia.

Appuntamento a partire dalle ore 14:00 presso Levante Prof, la fiera internazionale che punta l’attenzione sul made in Italy tecnologico e agroalimentare presso la Fiera del Levante di Bari, dove a seguito dell’ultima fase di degustazione saranno decretati i vincitori delle due categorie del concorso fra i finalisti selezionati nella prima parte del contest sulla base del rispetto del disciplinare (Decreto 22 luglio 2005 Disciplina della produzione e della vendita di taluni prodotti dolciari da forno. GU n. 177 del 1-8-2005) e del regolamento del concorso, che prevede l’utilizzo esclusivamente di lievito madre e canditi senza anidride solforosa e proibisce l’uso di conservanti, emulsionanti, mono e di gliceridi, oltre a coloranti o aromi artificiali.

A giudicare le colombe in gara una commissione tecnica formata da Antonio Daloiso, Giuseppe Mancini, Eustachio Sapone, Giuseppe Russi, Marco Picetti e Carmen Vecchione. Ben 107 sono stati i partecipanti da tutta Italia alla prima edizione di “Divina Colomba” per un totale di 99 colombe tradizionali e 85 creative, di cui 14 per ognuna delle categorie arrivate in finale.

Come “Mastro Panettone”, contest di Goloasi.it che per due edizioni ha riscontrato un gran successo e attenzione da parte degli addetti al settore e del pubblico, anche “Divina Colomba” è un’importante occasione di promozione per gli artigiani del campo, che possono far conoscere e far apprezzare le loro creazioni a livello nazionale. “Abbiamo deciso di affrontare questa sfida dopo il successo delle due edizioni di Mastro Panettone e a seguito di numerose richieste da parte dei pasticceri. -  ha commentato Massimiliano Dell’Aera, fondatore di Goloasi.it - Siamo molto soddisfatti sia dell’ottimo riscontro numerico sia dell’elevata qualità dei lievitati pervenuti per la gara. Questo ci rende orgogliosi del lavoro che stiamo svolgendo, che si pone fra gli obiettivi principali quello di valorizzare il prodotto artigianale italiano di qualità, ponendo particolare attenzione anche alla legge. Il nostro, infatti, è l’unico concorso del settore che focalizza l’attenzione anche sul rispetto del disciplinare del 2005, con lo scopo anche di fare cultura in tal senso”.

Importante anche il risvolto sociale della manifestazione, che oltre a promuovere prodotti di qualità si impegna a consegnare parte delle colombe in concorso a importanti strutture di sostegno sociale del territorio come la casa di riposo “Carmela Di Brindisi Valentini” di Putignano, la Lega del Filo d’Oro di Molfetta e l’Unitalsi di Turi.

“Divina Colomba” vanta, inoltre, la partnership di numerosi sponsor leader internazionali, fra i quali Agrimontana, Bombonette, Molino Merano, Calybra e Archimede. 

Tutte le informazioni sull’evento sono sul sito www.goloasi.it e sulla pagina Facebook Divina Colomba.

Il contest di Goloasi.it per valorizzare la produzione artigianale del Paese.

Cake designer: successo per la squadra regionale pugliese

MASSA CARRARA - È giunta al termine la dolce kermesse che ha chiamato all'appello pasticcieri, gelatieri e cake designer da ogni parte d'Italia. L'evento della durata di quattro giorni, organizzato dalla FIPGC (Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria e Cioccolateria), si è svolto a Marina di Massa Carrara ed è ormai divenuto un immancabile appuntamento per i professionisti di questo settore. 

La FIPGC ha da sempre promosso la coesione e la condivisione di un'ormai rivalutata e sempre più apprezzata arte della pasticceria. 

E' proprio in quest'ottica e con questo spirito, che per la prima volta la Puglia ha preso parte all'appuntamento, formando per l'occasione una squadra regionale di cake designer.

Un selezionato gruppo di artisti, è stato formato dal pugliese Campione del Mondo di Pasticceria, Giuseppe Russi, il quale ha seguito il neonato team nella creazione di un'opera dolciaria riproducente un tipico e realistico scorcio della campagna pugliese.

Il pezzo Artistico (lungo 1.50mt, largo e alto 1 mt) ha come protagonista, un Trullo di Alberobello a cui fa ombra un secolare e maestoso albero di ulivo. 

In questo contesto, prende vita una tipica famiglia pugliese, composta da una donna di casa intenta a preparare le famosissime "orecchiette" (un formato di pasta fresca che ha reso la Puglia famosa nel mondo) e un uomo accanto che sforna il pane. 

A rendere il quadro più suggestivo e dinamico, spunta una bimba che gioca sull'altalena e una dolcissima nonnina che sferruzza il suo lavoro a maglia. 

Ogni membro del Team Puglia, ha collaborato in base alle proprie peculiarità nella realizzazione di questa magnifica opera in zucchero, che ha attratto e stupito i visitatori della fiera.

L'opera sarà nuovamente esposta ad Host Fiera Milano, evento leader mondiale del settore pasticceria e gelateria dal 18 al 22 ottobre 2019. 

I membri del Team Puglia che hanno rappresentato la nostra regione a livello nazionale sono (in ordine alfabetico):

Altamura Alessandra
Bucci Luigi
De Frenza Emma 
Del Prete Tiziana
Dos Santos Anna Kelly
Leo Valentina
Marrazzo Katia
Pepe Elisabetta
Ricciato Silvia 
Russi Giuseppe
Stucci Caterina
Tafuni Marianna 

Bari, inaugurata la Festa del cioccolato

BARI - È stata inaugurata questa mattina, alla presenza dell’assessora allo Sviluppo economico Carla Palone, la Festa del cioccolato, che sarà aperta a Bari da oggi fino a domenica 3 marzo in corso Vittorio Emanuele, nei pressi del Palazzo dell’economia.

Gli stand dei maestri cioccolatieri provenienti da tutto il Paese saranno organizzati come vere e proprie boutique del gusto dove ognuno proporrà le proprie specialità in base alla lavorazione, alla scelta del cacao e alla regione di provenienza. 

Infatti gli espositori provengono un po’ da tutta Italia spaziando dalla Sicilia al Veneto, passando per Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Toscana, Emilia, Lombardia e Piemonte. Assolutamente da non perdere i laboratori didattici per bambini e per adulti sulla lavorazione del cioccolato

“Tre giorni di dolcezza che allieteranno i palati più golosi e non solo- spiega Carla Palone -. Per il secondo anno consecutivo la Festa del cioccolato ha scelto la città di Bari che anche quest’anno non rinuncerà all’appuntamento con il buon cioccolato italiano”.

I sapori del Parco del Pollino approdano a Eataly Bari

BARI - I sapori e i prodotti del Parco Nazionale del Pollino tornano a Eataly Bari per un’altra giornata dedicata alla grande montagna che sovrasta Calabria e Basilicata. Sabato 2 marzo, alla Fiera del Levante dalle 19.30 alle 23, terza tappa per “Parco del Pollino Roadshow a Eataly Bari – Benvenuti nel Parco del Pollino”, un nuovo appuntamento del Festival itinerante della cultura enogastronomica del Pollino che avrà come protagonisti “Il Bianco, la Rossa e il Crusco”. Non si tratta di un nuovo film western ma, anche in questo caso, parliamo di capolavori culinari da Oscar: il fagiolo bianco di Rotonda, la melanzana rossa di Rotonda e il peperone crusco di Senise. I primi due prodotti DOP e il terzo IGP che sono sinonimo del Pollino e che possono essere considerati la discesa culinaria della montagna in tavola.

Il menù street food vede protagonisti “Il Bianco, la Rossa e il Crusco”. I visitatori potranno, infatti, gustare: pasta con fagioli DOP di Rotonda; cavatelli con broccoli; peperoni cruschi di Senise e ricotta salata; panino con salsiccia e melanzana rossa di Rotonda; minestra antica con peperoni cruschi di Senise; bruschette con crema di melanzana rossa di Rotonda e poi chiudere in dolcezza con il bocconotto di Mormanno abbinato al passito di Saracena. 

«Con le iniziative che stiamo portando avanti insieme a Eataly Bari – dice Domenico Pappaterra, presidente del Parco Nazionale del Pollino – si consolida il rapporto fra il Parco del Pollino e la Puglia. Non smetterò mai di sottolineare quanto sia stato importante il contributo della comunità pugliese nella scoperta della nostra montagna, facendola diventare fra le principali mete turistiche. Torniamo a Bari portando ciò che di più buono abbiamo: i nostri prodotti DOP e IGP. Il fagiolo bianco di Rotonda, la melanzana rossa di Rotonda e il peperone crusco di Senise rappresentano tutta la nostra tradizione culinaria. Quella che parte dall’orto delle famiglie del Pollino ed è arrivata sulle tavole dei grandi ristoranti di tutto il mondo. “Il Bianco, la Rossa e il Crusco” oltre che ottimi cibi diventano valori fondamentali della nostra cultura e della nostra identità che difendiamo e che esportiamo con grande orgoglio».

A Bari l'imperdibile 'Festa del Cioccolato artigianale'

BARI - Con il Patrocinio del Comune di Bari, torna la Festa del Cioccolato artigianale quest’anno sulla bellissima passeggiata di Piazza della Libertà su Corso Vittorio Emanuele per soddisfare il palato di tutti i “golosi”.

I maestri Cioccolatieri dell’Associazione “Choco Amore” in rappresentanza di 15 Regioni italiane e quindi ognuno con le proprie specialità, saranno presenti per la seconda volta in Piazza con il format gastronomico monotematico più famoso d’Italia che da anni si ripete nei centri delle più importanti città italiane.

Il tour nazionale della Choco Amore è l’unico evento che si manifesta non solo come fiera-mercato ma come veicolo promozionale della cultura del prodotto artigianale di qualità. Ormai è risaputo che il cioccolato artigianale, considerato “Vero”, è un toccasana perché privo di conservanti e grassi idrogenati Pertanto, avendo una brevissima scadenza e di conseguenza impossibile trovarlo nella grande distribuzione, questo evento diventa un’occasione unica per assaggiare e acquistare tali prodotti e soprattutto farne una buona scorta.

Le Feste del Cioccolato Artigianale regalano momenti di emozioni dove chiunque può dare sfogo senza “preoccupazioni” ai propri peccati di gola valendo il principio “dal produttore al consumatore”.

Da questa edizione, per gli amanti dell’arte culinaria, sono allestiti dei laboratori didattici in chiave professionale in cui si potrà apprendere come nasce e si produce il cioccolato con una serie di performance a rotazione nei tre giorni a cura del Maestro cioccolatiere Alessandro Del Vecchio che organizza inoltre la “Gara Amatoriale di Cake Design” aperta a tutti coloro che vorranno presentare una torta fatta in casa con la vincita di una medaglia ricordo e premi in cioccolato. Naturalmente, come in ogni festa di Carnevale che si rispetti, essendo i bambini i veri protagonisti di questa dolce kermesse, oltre a tanto divertimento, potranno partecipare alla “Gara delle Maschere” con ricchi premi, sempre in cioccolato, alla migliori maschere. Per inoltre nei tre giorni loro laboratori didattici con il “Choco Play” impara giocando ad opera dello staff di animazione Amaltea Eventi di Bari.

Dalle 10:00 del mattino fino a notte il cioccolato diventa l’attore principale di un gustoso spettacolo sul palcoscenico di Piazza della Libertà su Via Vittorio Emanuele II a Bari.

www.festedelcioccolato.it
informazioni per Gara amatoriale di Cake Designe 329 3804959
informazioni per “Gara delle Maschere” 339 4915405

Food experience: intervista alla Chef Ivana Fedele - Locanda dello Zing

Intervista a cura di Edoardo Giacovazzo alla chef Ivana Fedele e al titolare Mauro Fedele, protagonisti indiscussi della Locanda dello Zing, a Palagianello (Ta), in via Salvemini 36. Il ristorante, ormai punto di riferimento nella zona per turisti e non, è specializzato in cucina gourmet regionale e la sua ricca cantina vanta 400 etichette di vini ed oltre 50 etichette di distillati.


Carnevale di Putignano: la farinella vola a Berlino e conquista i palati tedeschi


PUTIGNANO (BA) - La farinella vola in Europa. Un’opportunità speciale, frutto dalla partnership tra #PortoLaPuglia e la Fondazione Carnevale di Putignano. Il prossimo 8 e 9 febbraio infatti per la prima volta la farinella arriva in Germania, direttamente dal Carnevale più longevo d’Europa.

Il progetto #PortolaPuglia è stato ideato da due pugliesi doc, amanti dei viaggi e della buona cucina: Donatella Lopez, giornalista, e Laura Leogrande, chef di Alberobello (Ba).

A Berlino il prossimo fine settimana arriverà dunque l'antichissima farinella, una farina finissima di orzo e ceci prodotta esclusivamente a Putignano da un solo mugnaio, Paolo Campanella.

Da questo alimento prende il nome anche l’icona del Carnevale di Putignano, Farinella appunto, una maschera capace di unire la sacra tradizione della traslazione delle reliquie di Santo Stefano, patrono della cittadina, al profano sberleffo carnascialesco. Oggi è raffigurata come un jolly con il costume a losanghe colorate e un cappello con punte con sonagli. La Farinella viene considerata un alimento rappresentativo della storia gastronomica di Putignano, al punto da aver meritato l’inserimento nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT), l’inserimento nell’Arca del Gusto della Fondazione Slow Food, il conseguimento della De.Co. del Comune di Putignano e l’istituzione della Comunità della Farinella sotto la condotta Slow Food Alberobello (21/04/ 2018). Perché il carnevale si festeggia anche a tavola.

E la farinella quest’anno è anche protagonista delle ricette dei migliori foodblogger pugliesi. Sono già online, infatti, alcune creazioni culinarie realizzate con la farine di ceci e orzo nata e prodotta a Putignano. Le prime due foodblogger che hanno utilizzato la farinella sono Annalisa De Benedictis, autrice del blog Queen’s Kitchen e Patrizia Laquale del blog Maison Lizia. Le altre saranno online nei prossimi giorni. A realizzarle Andrea Petrocola (La cucina del fuorisede), Nunzia Bellomo (Miele di Lavanda), Nick Difino, Barbara Politi e Viaggia Ma Gusta.

Piatto estremamente povero e duttile, la farinella ha una storia antica. Inizialmente si impastava solo con acqua e sale e fin da subito si usava consumarlo con fichi freschi ed erbe spontanee. Oggi, anche grazie alla fantasia di chef e foodblogger, è protagonista di piatti più complessi e pregiati. Ottima mescolata con il macco (purea di fave e cicorie), l’uso della Farinella si diffuse anche tra le famiglie più agiate a partire dal 1700 quando entrò nei ricettari dei maestri di cucina, usata come insaporitore da aggiungere al naturale su pasta al sugo, verdure condite, patate lessate, frutta di stagione o semplicemente mescolata con acqua e zucchero per un povero e gustoso dessert. Usi che si sono tramandati per secoli, visto che ancora oggi si miscela la Farinella con sughi o altri intingoli, come sostitutivo della tipica “scarpetta”.

Le prime testimonianze storiche di questo prodotto risalgono al XIV-XV secolo e sono legate alle invasioni saracene in Puglia, quando tale minaccia si spinse fino all’entroterra. La popolazione di Putignano, per difendersi, pensò di cospargersi il corpo con questa “polvere” color nocciola per simulare una malattia contagiosa e indurre i turchi a fuggire. La Farinella è anche testimonianza eloquente della condizione socioeconomica della popolazione della Murgia, avvalorata dagli scritti di viaggiatori stranieri del XIX secolo e da inchieste parlamentari e riscontri giornalistici del primo Novecento: una popolazione povera che mangiava Farinella come alimento altamente nutriente e saziante.

'Puglia a tavola 2019', al via la settima edizione


BARI - Giovedì 31 gennaio 2018, sarà la Sala Scaramuzzi dello stesso Istituto ad ospitare la cena, elaborata dagli alunni delle classi terminali con il coordinamento dei docenti tecnico-pratici. Per questa edizione, che ricorre nel Sessantennale dell’Istituto, il menù sarà ispirato ai “favolosi anni ‘60”. I piatti proposti si rifanno ai piatti più celebrati degli anni del boom economico, che hanno rappresentato un momento di evoluzione importante tra la cucina della tradizione e quella moderna.

La cucina di quegli anni racconta la storia di una società che si trasforma e che modifica il proprio stile di vita alimentare. La gastronomia è un fenomeno in continua mutazione e, guardare alla cucina del passato, significa oggi immaginarne il futuro.

Alla realizzazione del menù, contribuiranno aziende locali e associazioni di categoria come Coldiretti Puglia, Acqua Orsini, Pasta Marella, Caffè Cavaliere, Caggianelli, Marr e Idro Alimentari.

La serata, presentata dalla giornalista Patrizia Camassa, sarà occasione per l’assegnazione degli annuali Premi “Puglia a Tavola”, prestigiosi riconoscimenti rivolti a chef e ristoratori pugliesi che valorizzano il territorio e dell’offerta enogastronomica locale. Novità di quest’anno saranno due speciali riconoscimenti, consegnati ad uno chef pugliese meritevole di aver esportato l’eccellenza della nostra regione all’estero e ad uno scrittore impegnato nel settore dell’enogastronomia.

Una serata di convivialità e di celebrazione della cucina “made in Puglia”, dunque, alla quale prenderanno parte il Sottosegretario di Stato, Salvatore Giuliano, il Direttore dell’Ufficio Scolastico della Regione Puglia, Anna Cammalleri, oltre ai rappresentanti di Regione Puglia, Città Metropolitana e Comune di Bari, Camera di Commercio, Università degli Studi di Bari, Corpo Consolare di Puglia, Basilicata e Molise e tantissimi altri ospiti chiamati a condividere, per una sera, le esperienze di ricerca e sperimentazione gastronomica che l’Istituto ha tra i suoi obiettivi principali.

«Siamo fieri di essere giunti alla settima edizione di questo Premio – è il commento di Vito Giordano Cardone, presidente della Fondazione Nikolaos, che prosegue – Nel corso degli anni abbiamo visto crescere “Puglia a Tavola” mantenendo costanti i valori di fondo che animano questa iniziativa: la ricerca dell’eccellenza e la valorizzazione della nostra regione, in Italia, ma anche e soprattutto all’estero. È a questo che ci siamo ispirati quando abbiamo deciso di inserire un riconoscimento anche ai protagonisti dell’internazionalizzazione della nostra cucina».

«I valori trasmessi nel corso dei 60 anni di vita dell’I.P.S.S.A.R. “Perotti” sono sempre stati al servizio della formazione dei giovani; una tradizione educativa che nel corso degli anni è cresciuta con quella passione indispensabile per migliorare i settori della ristorazione e del turismo –  afferma Rosangela Colucci, Dirigente Scolastico dell’I.P.S.S.A.R. Perotti di Bari – “Tradizione ed innovazione...nella qualità” è il nostro motto. Il menù di quest’anno, ripercorre la tradizione con originali elementi di innovazione».

La Fondazione Nikolaos è da sempre impegnata nella promozione e valorizzazione delle relazioni interculturali fra la Puglia e i Paesi esteri, attraverso la realizzazione di iniziative di natura culturale, artistica ed enogastronomica.

L'I.P.S.S.A.R. “A. Perotti” è l’Istituto alberghiero di Bari per eccellenza, il primo, nato nel 1959 per volontà di Aldo Moro e capofila dei 24 istituti alberghieri pugliesi. Un istituto che si distingue per l'alta qualificazione dell'istruzione e formazione professionale con i suoi tre indirizzi standard – cucina, sala e ricevimento – arricchiti dalle opzioni classe 4.0, classe Cambridge, classe Pasticceria.

Dall’ironia nei commenti alla panzerottata tra sconosciuti: quando i social network creano nuovi legami

BARI - È proprio il caso di dare questa notizia. Siamo sempre lì pronti a criticare i social network, distruttori dell’attuale società, causa della rottura di legami, della perdita di sguardi.

E se per una buona volta il social network sia motivo di una nuova amicizia e di nuovi legami?

Quello che è successo sabato 12 gennaio sulla celebre pagina “Puglia Experience” (che ricordiamo essere stata a Londra lo scorso anno per il summit organizzato da Facebook in esclusiva per le migliori pagine, ndr) rivela ancora una volta la bontà e il calore della gente pugliese e di tutto il meridione e ha davvero dell’incredibile, in una società che ormai si sbriciola giorno dopo giorno e si nasconde dietro gli schermi di apparecchi tecnologici.

“Come ogni mattina – ci spiega Fabio Dentamaro, l’admin della pagina – mi apprestavo a caricare contenuti sulla mia pagina Facebook. Ho caricato un’ironica storia tutta pugliese, di un ipotetico ritrovamento choc su un ipotetico bus a Martina Franca”

Il post diventa subito virale e viene condiviso da oltre 500 profili e pagine pugliesi, e come ogni post virale che si rispetti, anche in questo caso si generano simpatici commenti e sfottò “alla pugliese maniera, all’uso nostro”.

“Decido di rispondere in maniera scherzosa ai vari commenti – continua – giocando molto sul prodotto tipico per eccellenza del nostro territorio: il panzerotto. “Chi ci ospita per una mangiata di panzerotti e birra?” recita uno dei tanti commenti. Ed è qui che il popolo pugliese, ancora una volta, mi ha stupido e mi ha reso orgoglioso di questa terra.”

Il commento di cui parla Dentamaro ben sottolinea il calore e l’ospitalità tipica dei pugliesi. Infatti, inaspettatamente, i fan della pagina accolgono l’invito dell’amministratore e lo spingono ad organizzare realmente una panzerottata e ad andare oltre a dei semplici commenti dietro ad un inutile smartphone.

Partono consigli su dove organizzarla, quale locale scegliere, c’è chi addirittura suggerisce un tre-ruote street food: il tutto con l’unico scopo di passare una serata diversa, conoscere nuova gente e stringere legami.

Molto spesso ultimamente si tende a criticare i social network, ma episodi come questi ci fanno ancora sperare in una ripresa dei legami veri e profondi che solo gli sguardi e il tatto tra due o più persone possono trasmettere.

I social network possono realmente servire a quello per cui sono stati progettati: incontrare e conoscere nuove persone.

“Unitevi a noi, – conclude l’amministratore - seguiteci perché presto comunicheremo data e luogo della serata conviviale tra amici pugliesi. Siate orgogliosi di questa terra, sempre!”.

Il Pancotto ancora oggi identità della popolazione del Gargano

di MICHELE CRISTALLO - Un tempo il pane si impastava in casa e, dopo la lievitazione, si mandava al forno. Non mancavano, però, coloro che disponevano di un forno, soprattutto nelle campagne, per cui si completava in casa il processo di panificazione. Erano tempi nei quali non era consentito scialare per cui si panificava ogni settimana, spesso ogni dieci giorni; si può dire che il pane “nasceva” già raffermo, però bisognava consumarlo fino all’ultima briciola perché il pane «rappresenta la metafora del Corpo di Cristo»; era peccato ed anche antieconomico buttarlo per cui se ne faceva uso anche come “piatto di recupero”. Stiamo parlando del pancotto che è tra i protagonisti delle circa mille ricette che Grazia Galante propone nel libro “Il Gargano in tavola” appena uscito da Levante Editori Bari. Ricette con verdure, con carne, con pasta fatta in casa, con pesce, con legumi, con frattaglie.

Il pancotto è descritto in un vasto repertorio. Un piatto – scrive la Galante - «che ha sfamato diverse generazioni e che è stato per tanto tempo l’elemento fondamentale nell’alimentazione contadina, pur nella sua povertà, ha avuto la capacità di resistere al rischio di cancellazione ed ancora oggi è largamente presente sulla tavola garganica ed è uno degli elementi distintivi dell’identità della popolazione». Tema complesso, quella della identità – scrive nella introduzione Guido Pensato – soprattutto se riferito al Gargano, alla sua storia, agli scambi e alle assimilazioni di altre culture alimentari, rivenienti soprattutto dall’Abruzzo per il tramite della transumanza delle greggi che ha contribuito a «comporre un quadro attendibile della identità della cucina del Gargano». Ma non solo, perché occorre anche tener conto di altri eventi che negli ultimi cinquant’anni hanno «investito il Gargano mettendo in discussione assetti secolari e rimescolando persino…gli ingredienti della cucina e le caratteristiche, la natura e il ruolo degli atti, dei soggetti, dei luoghi, dei simboli che ad esse da sempre rinviano». Pensato si riferisce in particolare alla industrializzazione di talune aree costiere, all’esplosione del turismo religioso, alla stessa costituzione del Parco Nazionale del Gargano.

Fattori che hanno avuto ripercussioni sul quadro dell’alimentazione e sui consumi. Però, anche se la “rivoluzione alimentare”, i nuovi stili di vita, la “civiltà dell’abbondanza” non hanno risparmiato la gente del Gargano, non hanno intaccato – sostiene Grazia Galante - «le peculiarità dell’alimentazione e della cucina di questa parte della Puglia che provengono sia dalla storia, sia dai fattori naturali, dalle proprie materie prime. Il sole, il mare, i laghi, il suolo con le sue diverse caratteristiche pedologiche, sono fattori essenziali nel determinare le tipicità dei prodotti garganici».

Grazia Galante, per anni docente di materie letterarie nelle scuole medie, non è nuova ad operazioni di recupero delle tradizioni popolari del Promontorio, della medicina popolare, dei canti, delle fiabe e della memoria collettiva del suo paese San Marco in Lamis. Nelle sue ricette è anche l’identità, non solo culinaria, del Promontorio; un territorio, come osserva Guido Pensato, «dalla storia infinita, permeata di religiosità ancestrale che affonda le radici nella preistoria e le prolunga nell’attualità permanente dei pellegrinaggi, dei riti, delle celebrazioni e della devozione contemporanea». Si pensi alla grotta dell’Arcangelo e a San Pio, una religiosità che si salda con la religione civile dell’ambiente e della natura» in un legame permanente che «ha scritto la storia economica e sociale del luogo attraverso le dinamiche della Transumanza e della Dogana della mena delle pecore». Il pancotto che, come scrive Pasquale Soccio «come altrove la polenta è il piatto quotidiano della nostra gente rurale», nella sua semplicità e frugalità testimonia e perpetua questo profondo legame con una storia che ha sfidato il tempo e si rinnova nelle sue connotazioni di parsimonia e povertà, anche nella civiltà dello spreco.       

È lucano il miglior panettone artigianale tradizionale d'Italia 2018


TERNI – Un panettone non basta. I gusti degli italiani sono sempre più ricercati e vari. Ai tradizionalisti che prendono in considerazione solo la versione più classica del dolce natalizio si aggiungono gli amanti delle versioni più sperimentali e originali. Anche chef rinomati si sono ultimamente messi alla prova con delle versioni personalizzate dei panettoni.

Una selezione di panettoni che, seguendo anche il trend dei consumi, esamina solo i prodotti artigianali, completamente privi di mono e digliceridi, conservanti che garantiscono una più lunga vita del dolce.

La classifica 2018 dei panettoni creativi vede al primo posto l’Emilia Romagna, con la Focaccia ai grani antichi, realizzata dal pasticciere Claudio Gatti della Pasticceria Tabiano (in provincia di Parma): un dolce dall’aspetto rugoso e di colore scuro, punteggiato da orzo e grani antichi coltivati nella Food Valley parmigiana, tostati e uniti al cioccolato bianco, che ha conquistato la giuria per il suo sapore.

Le tendenze 2018 vedono l’attenzione agli aromi. Gli impasti dei panettoni creativi profumano di cannella, zenzero, zafferano, e soprattutto della fava di Tonka, ricavata dai semi di un enorme albero che cresce nella foresta amazzonica.
Dissapore, tra le voci del web più autorevoli nel mondo dell’informazione gastronomica, come ogni anno, ha stilato la classifica dei migliori panettoni artigianali d’Italia. Per la prima volta però, alla lista dei migliori panettoni classici, si aggiunge quella dei panettoni creativi e quella dei “griffati” di chef famosi.

“Le creazioni analizzate sono sempre di più e la scelta è ardua. Quest’anno abbiamo assistito ad un boom di candidature. Sette giudici hanno assaggiato e valutato alla cieca centinaia di panettoni. Abbiamo sottoposto ogni panettone a diversi livelli di analisi: esterna e interna, olfattiva e gustativa” afferma Massimo Bernardi di Dissapore. Altri panettoni sono caratterizzati da un profumo vanigliato con sentori di caramello, aromi non comuni, speziati e affumicati insieme.

Un’altra tendenza vuole ricreare nel panettone i sapori della colazione di una volta: caffè, orzo e cioccolato per un gustoso effetto “mangia e bevi”.

I pasticceri si sono inoltre messi alla prova con la canditura di frutta diversa dalla solita: al posto di arance e cedri, vengono usati frutti di bosco, frutti esotici e amarene, frutto particolarmente difficile da lavorare che ha fatto escludere dalle classifiche di Dissapore un gran numero di panettoni.

La mania del panettone artigianale si è ormai estesa e da Milano, dove tutto è iniziato, ha ora trovato tanti estimatori tra i pasticceri campani molto presenti nelle classifiche e che hanno proposto varianti che mixano le due tradizioni gastronomiche come il Panbabà e il Pansfogliatella.

Il connubio di due diversi dolci si trova anche in altre proposte come il Panettone Sacher e il Panettone Strudel.

Sono solo due i panettoni salati che si sono distinti tra le varie candidature: la creazione di Grazia Mazzali, un panettone realizzato in vaso-cottura (altro trend dell’anno) con il tartufo bianchetto delle golene del Po e, di nuovo in Emilia, con Gino Fabbri: il suo panettone salato raggiunge il secondo posto della classifica dei panettoni tradizionali.

Incoronato, per la terza volta di seguito, come re del panettone classico è Vincenzo Tiri, 37enne pasticcere di Acerenza (in provincia di Potenza), a capo della pasticceria Tiri 1957, bottega aperta 61 anni fa da una famiglia di grandi panificatori. Il suo panettone ha dominato la classifica grazie alla sua tripla lievitazione, una lavorazione lunga e complessa che garantisce al panettone un profumo e una morbidezza straordinari.

La febbre per gli chef stellati, che forse ormai annoiano in Tv, pare invece più che meritata se guardiamo alle loro creazioni di Natale.

La classifica di Dissapore a loro dedicata premia sul posto più alto del podio il Panettone de Il Cambio, firmato da Fabrizio Galla: un mandorlato elegante che ricorda quello di Iginio Massari, suo maestro.

Secondo Aidepi (l’associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane) nel nostro Paese vengono prodotti ogni anno circa 50 tonnellate di panettone che equivalgono circa a 50 milioni di unità (0,82 pro capite) per un giro d’affari complessivo pari a 331 milioni di euro. Un trend, quello del panettone, in costante crescita: (+4%). Si confermano le tendenze degli ultimi anni che vedono in positivo i prodotti di alta gamma, con ricette premium e incarti regalo cresciuti di oltre il 15% proprio nei panettoni. E anche i numeri dell’export sono positivi come conferma Confartigianato. Non è solo il mercato italiano infatti ad amare i panettoni: all’estero le vendite, sempre più numerose, si concentrano sul panettone tradizionale. I mercati principali sono il Nord America, l’Europa, l’Australia e il Giappone; Paesi in cui il panettone italiano è sempre più apprezzato e c’è una grande richiesta.

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