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Giro del mondo culinario: 10 hotel con ristoranti stellati per regalarsi un’esperienza da sogno

ROMA - Che gli italiani siano buongustai, è risaputo. E a quanto pare non sono disposti a rinunciare ai piaceri della tavola nemmeno in viaggio. Lo confermano i dati della piattaforma digitale per la ricerca di voli e hotel momondo.it, secondo cui il 15% dei viaggiatori tricolore sceglie la propria meta proprio in base all’esperienza culinaria che si aspetta di provare nel Paese di destinazione. Inoltre, quasi due terzi degli italiani (64%) in vacanza sono disposti a spendere di più per mangiare bene, mentre circa un terzo (31%) preferisce mangiare nel ristorante dell’hotel. Quale soluzione migliore se non regalare al proprio palato un’esperienza sopraffina, scegliendo un hotel con ristorante stellato? Ecco quindi la lista dei ristoranti premiati da visitare almeno una volta nella vita secondo momondo, per un viaggio all’insegna del gusto.

“L’esperienza culinaria è per molti un elemento chiave del viaggio e, soprattutto se si è aperti a provare le pietanze e le ricette tipiche locali, grazie alla cucina è possibile scoprire ancora meglio la destinazione che si sta visitando, addentrandosi in sapori, usi e culture diverse dalla nostra,” commenta una spokesperson di momondo. “Attraverso i nostri consigli vogliamo ispirare i viaggiatori italiani – rinomati cultori della buona tavola – a concedersi delle chicche gastronomiche per dare un sapore più speciale alla propria vacanza e renderla ancora più indimenticabile.”

Hôtel Plaza Athénée – Parigi, Francia

L’Hôtel Plaza Athénée con la sua eleganza disinvolta è riconosciuto come uno dei migliori alberghi di Parigi e il suo ristorante non è da meno. L’Alain Ducasse al Plaza Athénée si posiziona al 13° posto della classifica World’s Top 50 restaurants list. Con ben tre stelle Michelin, il ristorante dello chef Alain Ducasse offre interni spettacolari e sontuosi, che comprendono separé curvi in acciaio inox e imponenti lampadari di cristallo. Il nuovo menù è incentrato su ingredienti sani, biologici e sostenibili e include pesce, verdure e cereali.

Prezzo medio per un volo a/r per Parigi nel 2018 a partire da 56 €. Periodo più conveniente per il soggiorno: febbraio

Park Hyatt Washington D.C. – Washington D.C., USA

Lo stile classico americano incontra il lusso al Park Hyatt Washington D.C.. A breve distanza dalla Casa Bianca e da molti dei principali monumenti cittadini, l’hotel rende omaggio alla storia e alla cultura americana, così come il pluripremiato ristorante al suo interno: il Blue Duck Tavern. L’ambiente casual-chic del Blue Duck Tavern punta sulla cucina americana semplice, dove l’abbondante cibo tradizionale è di casa. Un assaggio del contorno di patate arrosto al grasso d’anatra è d’obbligo, avendo cura di lasciare spazio per una fetta della celebre torta di mele, tanto amata dall’ex presidente Barack Obama, che continua a tornare qui per gustarla.

Prezzo medio per un volo a/r per Washington D.C. nel 2018 a partire da 329 €. Periodo più conveniente per il soggiorno: agosto

PuLi Hotel and Spa – Shanghai, Cina

Nascosto dalla frenesia e dal trambusto del centro di Shanghai, il PuLi Hotel & Spa è un’oasi solitaria, nonché il primo resort urbano di Shanghai. Oltre a 193 stanze chic e spaziose, il suo servizio di maggiordomo attivo 24 /24 e una spa di fama mondiale, il PuLi ospita anche un ristorante stellato da poco rinnovato: il PHÉNIX eatery & bar. Lo Chef Michael Wilson è la mente che ha portato a nuova vita la moderna cucina francese del PHÉNIX: dall’assortimento di affettati di tenero vitello, chorizo spagnolo, salame e classici confit, fino a portate principali come spalla d’agnello e maialino da latte, perfetto da condividere in due o tre persone.

Prezzo medio per un volo a/r per Shanghai nel 2018 a partire da 368 €. Periodo più conveniente per il soggiorno: agosto

ABaC Restaurant & Hotel – Barcellona, Spagna

Ex casa di un consolato americano e monumento architettonico protetto, l’edificio dell’elegante ABaC Restaurant & Hotel si trova in cima alle colline di Barcellona in Avinguda del Tibidabo. La sua posizione lontana dagli affollati quartieri turistici lo rende un luogo di evasione tranquillo nel cuore della città. A capo dell’ABaC Restaurant c’è il più giovane chef stellato spagnolo, Jordi Cruz, che ha ricevuto la sua prima stella a soli 24 anni. Cruz è specializzato nella cucina d’ispirazione catalana con un tocco moderno e ogni piatto è finemente ideato per intrigare i sensi.

Prezzo medio per un volo a/r per Barcellona nel 2018 a partire da 38 €. Periodo più conveniente per il soggiorno: gennaio

COMO The Halkin – Londra, Regno Unito

Il raffinato hotel londinese COMO The Halkin è situato nel cuore del quartiere Belgravia, a pochi passi da Buckingham Palace e Hyde Park. Ognuno dei cinque piani di questo albergo dal design esclusivo ha come filo conduttore un diverso elemento, con arredi e combinazioni cromatiche che rappresentano l’acqua, l’aria, il fuoco, la terra e il cielo. Il suo ristorante con una stella Michelin, Ametsa with Arzak Instruction, trae ispirazione dall’acclamato ristorante a tre stelle Azark di San Sebastian, Spagna. In collaborazione con suo padre, la chef Elena Arzak crea un menù in costante cambiamento composto da allegri piatti baschi fatti con gli ingredienti locali più freschi.

Prezzo medio per un volo a/r per Londra nel 2018 a partire da 39 €. Periodo più conveniente per il soggiorno: giugno

The Yeatman – Porto, Portogallo

Costruito in cima a una collina a Vila Nova de Gaia con ampie viste sul fiume Duero, The Yeatman è il solo albergo a cinque stelle di Porto. The Yeatman è un lussuoso wine spa hotel con sauna, piscina panoramica interna a sfioro e con stanze che seguono il tema delle cantine portoghesi. Ponendo l’accento sul pescato fresco portoghese, gli ospiti possono scegliere tra una vasta selezione di pesce che spazia dalla tradizionale aragosta e gambero turco fino al più esotico sgombro e pesce scorpione, il tutto sapientemente abbinato a vini portoghesi.

Prezzo medio per un volo a/r per Porto nel 2018 a partire da 39 €. Periodo più conveniente per il soggiorno: luglio

Belmond Hotel Cipriani – Venezia, Italia

Il Belmond Hotel Cipriani di Venezia è sicuramente nell’elenco dei posti preferiti dalle celebrità. L’esclusivo Oro Restaurant prende il nome dal soffitto a cupola in foglia d’oro, sontuosamente decorato con un lampadario elegantissimo e raffinato, fatto interamente di vetro di Murano. Solo gli ingredienti della più alta qualità vengono usati in cucina. Anche se il menu offre i classici italiani preferiti, tra cui pasta, manzo e maiale, sono caldamente consigliate la specialità a base di pesce e frutti di mare veneziani.

Periodo più conveniente per il soggiorno: febbraio

Hotel Okura Amsterdam – Amsterdam, Paesi Bassi

L'Hotel Okura Amsterdam, lussuoso 5 stelle superior di 23 piani con vista sulla città, rappresenta la scelta imperdibile per chi è alla ricerca di un viaggio capace di deliziare anche i palati più ricercati: infatti, non uno ma ben quattro i ristoranti stellati che ospita al suo interno. Il Ciel Bleu Restaurant regala la vista sulla città dal 23° piano ed è stato insignito di due stelle, mentre il ristorante giapponese Yamazato Restaurant vanta una stella Michelin e serve la vera cucina kaiseki. Gli chef del ristorante teppanyaki Sazanka, anch'esso premiato con una stella, preparano le pietanze su una piastra calda direttamente al tavolo. Infine, Eletto Bib Gourmand, il ristorante Serre propone piatti internazionali a base di prodotti di stagione locali freschi.

Prezzo medio per un volo a/r per Amsterdam nel 2018 a partire da 79 €. Periodo più conveniente per il soggiorno: gennaio

Grand Hôtel Stockholm – Stoccolma, Svezia

Al primo sguardo l’opulento Grand Hôtel Stockholm non sembra il tipo di posto che ospita un informale ristorante stellato, ma è esattamente così. Il moderno e rilassato ristorante Matbaren è il capolavoro culinario del quattro volte chef svedese dell’anno, Mathias Dahlgren – uno dei più celebrati d’Europa. Il menù di Matbaren cambia costantemente a seconda degli ingredienti locali di stagione. Tra i piatti quasi sempre disponibili ci sono i panini al vapore, imperdibili per ogni buongustaio che si rispetti.

Prezzo medio per un volo a/r per Stoccolma nel 2018 a partire da 40 €. Periodo più conveniente per il soggiorno: gennaio

Hotel Adlon Kempinski Berlin – Berlino, Germania

Questo prestigioso hotel a cinque stelle che vanta il suggestivo sfondo della Porta di Brandeburgo è pura espressione dell’eleganza, e il ristorante Lorenz Adlon Esszimmer è il suo fiore all’occhiello. Il ristorante è stato insignito di ben due stelle Michelin ed è il regno dello Chef de Cuisine Hendrik Otto e del famosissimo Maître Oliver Kraft, che propongono piatti dell’alta cucina europea rivisitati in chiave moderna.

Prezzo medio per un volo a/r per Berlino nel 2018 a partire da 31 €. Periodo più conveniente per il soggiorno: luglio

Tripadvisor: ecco le 10 migliori pizzerie d'Italia

RENDE - Sulla base delle recensioni e opinioni dei buongustai TripAdvisor stila la classifica delle migliori pizzerie e delle migliori città per la pizza in Italia. "Un po’ a sorpresa, la prima pizzeria della Top 10 è in Calabria ma sono Napoli e la Campania a confermarsi regine incontrastate della pizza: a buon intenditor…" commenta Valentina Quattro, portavoce di TripAdvisor in Italia.

A Rende è tutta… “N'ata Cosa” - “Assolutamente una delle migliori pizzerie in città, da provare almeno una volta, ma attenzione, potreste ritornare più e più volte” scrive un recensore a proposito di N’ata Cosa, pizzeria di Rende in Calabria, che si aggiudica lo scettro di miglior pizzeria italiana secondo gli utenti di TripAdvisor. Numerosi recensori la citano come vera pizza napoletana, a dimostrazione che la città partenopea ispira i pizzaioli di tutta Italia. A Modena si trova invece la seconda classificata Pizzeria da Arturo e il terzo gradino del podio è occupato da Pizzeria 'O Sarracin di Nocera Inferiore. Anche il resto della classifica è un tour della penisola, isole comprese, da San Vito lo Capo (Pizza e Sfizi, 4/o) a Treviso (Pizzeria Spillo, 5/o), passando per Golfo Aranci (Pizzeria La Pecora Viziosa, 6/o), Torino (Fratelli Pummaro', 7/o), Avellino (Pizzeria Erreclub di Carmine Ragno, 8/o) e Giulianova (Pizzeria Dal Cilentano, 9/o) e chiudendo con Salerno (Pizzeria La Smorfia, 10/o).

Napule mille culuree… una pizza d’eccellenza - Da poco meno di un anno la pizza napoletana è Patrimonio dell’Umanità e la sua patria non smentisce questo importante traguardo: non solo Napoli risulta la città dove mangiare la migliore pizza in Italia seguita da Salerno, seconda, e in quinta posizione da Avellino ma la Campania domina anche la classifica delle migliori pizzerie con ben tre ristoranti nella Top 10. Terza città della pizza risulta essere Modena seguita da Treviso (4/a) mentre nella seconda parte della classifica si susseguono Trapani (6/a), Latina (7/a), Campobasso (8/a), Cosenza (9/a) e Cremona (10/a).

Centro e Sud Italia battono il Nord - Esaminando entrambe le classifiche, nonostante spazino su gran parte del territorio nazionale, emerge che il Centro e Sud Italia sono generalmente più apprezzati per la loro pizza, con solo Modena, Treviso, Torino e Cremona a rappresentare le pizzerie nordiche nelle due Top 10.

TOP 10 MIGLIORI PIZZERIE IN ITALIA

1. N’ata Cosa, Rende, Calabria
2. Pizzeria da Arturo, Modena, Emilia Romagna
3. Pizzeria 'OSarracin, Nocera Inferiore, Campania
4. Pizza e Sfizi, San Vito lo Capo, Sicilia
5. Pizzeria Spillo, Treviso, Veneto
6. Pizzeria La Pecora Viziosa, Golfo Aranci, Sardegna
7. Fratelli Pummaro', Torino, Piemonte
8. Pizzeria Erreclub di Carmine Ragno, Avellino, Campania
9. Pizzeria Dal Cilentano, Giulianova, Abruzzo
10. Pizzeria La Smorfia, Salerno, Campania


TOP 10 MIGLIORI CITTÀ ITALIANE PER LA PIZZA

1. Napoli, Campania
2. Salerno, Campania
3. Modena, Emilia Romagna
4. Treviso, Veneto
5. Avellino, Campania
6. Trapani, Sicilia
7. Latina, Lazio
8. Campobasso, Molise
9. Cosenza, Calabria
10. Cremona, Lombardia

TEDxSalon in Puglia, 'Le abitudini del futuro'

BARI - Ultimi preparativi per il primo TEDxBariSalon dedicato a Le abitudini del futuro e in programma domani, giovedì 4 ottobre 2018 alle 17.30 al CIHEAM Bari, centro di formazione postuniversitario, ricerca scientifica applicata e progettazione di interventi in partenariato sul territorio nell’ambito dei programmi di ricerca e cooperazione internazionali raddoppia. In attesa della comunicazione ufficiale sulla data e il tema scelti dalla direzione artistica per il 2018, il team che da quattro anni ha portato a Bari questo format americana ha deciso di sperimentare questa nuova formula di TED che punta all’interattività. Si tratta del primo TEDxSalon pugliese, organizzato con il sostegno del Ciheam Bari che lo ospita anche nelle sue strutture.

«Il TEDx Salon punta a rafforzare il rapporto con il territorio. Rispetto all’evento classico in cui il pubblico è solo in ascolto, questa formula offre la possibilità di interloquire e discutere con gli speaker, generando, in tal modo, un circolo virtuoso di idee che vale la pena diffondere - spiega Silvia Milani, co-organizzatrice di TEDxBari e responsabile del primo evento Salon in Puglia -.  L’obiettivo è coinvolgere la comunità e renderla parte attiva dei dibattiti finalizzati alla crescita del territorio, valorizzando realtà ed eccellenze locali. Lavorare all’organizzazione di questo evento con il Ciheam Bari è stato entusiasmante. Il risultato dimostrerà che quando ci sono comunione di intenti e una sinergia propositiva due realtà differenti possono realizzare eventi di questa portata».

«Sono lieto di ospitare e sostenere il primo TEDxSalon realizzato in Puglia su un tema cruciale che è parte integrante della nostra mission: promuovere e valorizzare l’agricoltura sostenibile attraverso la Formazione, la Ricerca e la Cooperazione, nel rispetto delle risorse naturali e della biodiversità, non soltanto per rispondere alle sfide della globalizzazione, ma soprattutto per garantire un impatto positivo sulla qualità della vita delle future generazioni», commenta il direttore del CIHEAM Bari, Maurizio Raeli.

IL TEMA

Dare un volto alle sfide che ci attendono alla luce dei continui cambiamenti climatici, sociali ed economici ai quali è stato sottoposto il nostro territorio. Immaginare come cambieranno le abitudini in un futuro sempre più prossimo, esplorare nuovi orizzonti spaziando dalla costruzione di sistemi alimentari sostenibili, alla promozione dell’agricoltura biologica sino allo sviluppo di piattaforme interattive capaci di coniugare salute e tecnologia.

Al centro della riflessione del TEDxSalon c’è l’uomo del domani che dovrà sconfiggere pregiudizi, innovare e continuare a fare impresa in modo responsabile, prestando una grande attenzione al rispetto delle risorse naturali e delle biodiversità presenti nella nostra regione.

Mario Villani, Danila Chiapperini, Antonella Leone e Biagio di Terlizzi sono i quattro gli speaker selezionati, di concerto con il Ciheam Bari, per questo primo incontro: esperti nel settore dell’alimentazione e dello sviluppo sostenibile che affronteranno il tema da punti di vista differenti e fornendo uno sguardo sulla realtà attuale e sulle sfide del futuro.

I RELATORI

Mario Villani

Co-Founder della innovativa start-up italiana “Nutribees”, crede che chiunque possa esprimere il 100% del proprio potenziale attraverso una giusta alimentazione. Per questo, insieme al suo collega ed amico Giovanni Menozzi, ha deciso di rivoluzionare il mondo del cibo a domicilio, sviluppando una realtà imprenditoriale capace di integrare in un’unica piattaforma innovativa le figure del nutrizionista e dello chef, e la consegna a domicilio. Parlerà di come la collaborazione di queste tre figure sia fondamentale nello sviluppo di una dieta salutare.

Danila Chiapperini

Project Manager di ApuliaKundi Srl, ha sviluppato una pluriennale esperienza nell’ambito della cooperazione internazionale e formazione professionale, progetti di inclusione sociale e sviluppo locale. ApuliaKundi Srl è una start up pugliese che si occupa di ricerca sulle micro alghe; in particolare produce SpirulinaK biologica, naturale, pura al 100% e Made in Italy. In collaborazione con altre realtà del territorio promuove prodotti funzionali a base di SpirulinaK, la divulgazione scientifica di tematiche quali lo stretto legame tra il cibo e l’ambiente e la sana alimentazione; ApuliaKundi offre, inoltre, servizi di supporto alle imprese per la diversificazione dell’economia.

Antonella Leone

Ricercatrice del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), cura da tempo il progetto GoJelly, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Horizon 2020.  Coordinato da Geomar Helmholtz Center for Ocean Research di Kiel e con un consorzio di quindici istituzioni scientifiche e aziende provenienti da otto Paesi, il progetto ha l’ambizione di stravolgere la percezione negativa comune sulle meduse, proponendosi di trasformarle in una preziosa risorsa per la produzione di filtri per microplastiche, fertilizzanti, mangimi e alimenti.

Biagio di Terlizzi

Direttore aggiunto del CIHEAM Bari, agronomo, è a capo dell’Ufficio Pianificazione e Cooperazione. Responsabile del coordinamento di numerosi progetti di cooperazione nel Mediterraneo, Africa e Asia, vanta un’esperienza ventennale nell’elaborazione e attuazione di programmi e progetti nel campo della produzione agricola e delle politiche di sviluppo rurale.

Ha maturato una lunga esperienza come manager e coordinatore di numerosi progetti di ricerca europei e come ricercatore e docente in protezione delle piante e, principalmente, certificazione del materiale vegetale di propagazione e quarantena. Grazie alla lunga esperienza maturata nell’ambito delle attività di cooperazione e delle sviluppo delle competenze istituzionali nel Mediterraneo, nei Paesi del Medio Oriente e dei Balcani, ha garantito assistenza tecnica alle istituzioni pubbliche e alle associazioni nazionali nel settore agroindustriale e logistica agroalimentare.

Autunno a Borgo Egnazia con le 'Cene a quattro mani'

SAVELLETRI DI FASANO (BR) – Sinfonie gastronomiche a quattro mani al ristorante Due Camini di Borgo Egnazia, con la partecipazione di alcuni tra i big della cucina italiana. Il ristorante gourmet del Borgo propone quattro date in cui affermate “stelle” affiancheranno l’Executive Chef ospite, Domingo Schingaro, grande protagonista delle cucine di Borgo Egnazia e firma quotidiana del menù dei “Due Camini” (sotto la direzione dello chef stellato Andrea Ribaldone).

Si incomincia il 7 ottobre, quando al Borgo arriverà Andrea Berton, stella Michelin dell’omonimo ristorante di Milano e di “Berton al Lago” a Como nonché “Tre Cappelli” della Guida ai Ristoranti d’Italia de l’Espresso. A seguire, il 21 ottobre, le cucine del Due Camini accoglieranno Moreno Cedroni, doppia stella Michelin e chef patron dei ristoranti “La Madonnina del Pescatore”, “Anikò - Salumeria di pesce” di Senigallia e “Clandestino” di Portonovo di Ancona; poi sarà la volta, l’11 novembre, di Pino Cuttaia, doppia stella Michelin del ristorante “La Madia” di Licata. Infine chiuderà la kermesse, il 25 novembre, Chicco Cerea, chef patron del ristorante tristellato Michelin “Da Vittorio” di Brusaporto (Bergamo).

Location ideale per le esibizioni dei top chef sarà la nuova cucina, vero spazio all’avanguardia, firmata dal kitchen designer Andrea Viacava e realizzata da Marrone Custom Cooking.

Il Due Camini continua così a perseguire il progetto gastronomico d’eccellenza fortemente voluto da Aldo Melpignano, Managing Director e anima di tutto l’universo “Borgo Egnazia”: tra gli intenti, rendere la struttura pugliese un punto di riferimento internazionale per la valorizzazione del patrimonio enogastronomico locale, per lo sviluppo di percorsi di alimentazione sani e di gusto legati alla mediterraneità e alla biodiversità, coinvolgendo i migliori produttori regionali. Il ristorante Due Camini propone, in quest’ottica, una “cucina d’autore”, autentica e semplice nella sua complessità, che reinterpreta le ricette pugliesi con sguardo nuovo e voglia di sorprendere.

Il Ristorante Due Camini è aperto tutti i giorni, dalle ore 20.00 alle ore 22.30 e a pranzo solo su prenotazione dalle 12.30 alle 14.30. Il ristorante è aperto anche agli ospiti che non soggiornano a Borgo Egnazia. Bambini: ammessi dai 12 anni in su.

Info: 

www.ristoranteduecamini.it

Gnam! Festival europeo del cibo di strada a Bari dal 5 all'8 ottobre

BARI - La rassegna comprende il meglio del panorama nazionale e internazionale, con cibo e preparazioni di qualità elevata ed espositori pluripremiati. L'eccellenza dello street food, con un'accurata selezione di tutti gli espositori, troverà spazio nelle giornate dal 5 all'8 ottobre, in viale Einaudi, ingresso Parco Due Giugno, a Bari. In quattro giorni, i visitatori potranno seguire i percorsi del gusto e assaporare nuove scoperte tra gli stand, ricchi di tipicità culinarie. La manifestazione, che ha iniziato nel 2014 il suo tour di sapori in giro per l’Italia e conquistato anche il patrocinio di Expo, dopo città come Roma e Milano ha scelto Bari per continuare a proporre il meglio dello street food italiano ed internazionale. L’evento si propone di valorizzare la conoscenza delle tradizioni alimentari come elementi culturali ed etnici, puntando sulla biodiversità e sulla genuinità dei prodotti agro-alimentari tipici regionali. Agli ospiti, sarà offerta la possibilità di degustare e scoprire prodotti tipici regionali introvabili e i piatti internazionali più famosi, in vere e proprie isole gastronomiche, nelle quali osservare dal vivo la preparazione delle ricette più golose e ascoltare il racconto dei produttori.

L’area Italia

Nel panorama degli stand italiani ci saranno, in questa edizione, importanti novità. La Basilicata sarà rappresentata da uno stand, in cui sarà proposta una focaccia tipica, la strazzata. E' una focaccia rustica, originaria della zona di Avigliano. Il nome deriva dal gesto di romperla con le mani. All'interno dell'impasto viene aggiunto il pepe nero, dopo essere stato rigorosamente macinato, oppure il lardo (secondo un'altra variante della ricetta).

L'impasto finale è fatto riposare fino ad una completa lievitazione naturale e, dopo aver effettuato un buco al centro, è cotto nel forno a legna. La strazzata è farcita, generalmente, con provolone e prosciutto crudo, ma anche con frittata e peperoni, porchetta, mortadella o creme dolci.

Dalla Toscana, altra succulenta novità, arriva lo stand di “Porcobrado”, specializzato nel maiale di cinta senese, cotto lentamente nell'affumicatore. La carne è poi utilizzata in panini memorabili, con il maiale affumicato da protagonista. Porcobrado è stato premiato per il “Best Sandwich” al The European Street Food Awards di Berlino. Pane fatto in casa, con grano antico, spalla di maiale di Cinta Senese Dop, una salsa artigianale: tutti i prodotti usati, a partire dal maiale, ma anche la farina per fare i panini, vengono dalla Toscana.

La carne di chianina è, inoltre, protagonista con gli hamburger anche per piccoli (il cittino è memorabile), ma dalla Toscana sarà possibile assaggiare anche il famoso lampredotto (bollito in loco). Dal Centro Italia, arrosticini abruzzesi preparati direttamente dall’allevatore ovino, che cura tutta la lavorazione della carne. Non mancheranno le olive ascolane; il Molise presenterà, invece, il caciocavallo impiccato, pronto a sciogliersi sul pane dop. Lo gnocco fritto con gli affettati emiliani dop è da assaggiare, condito dalla simpatia dello chef, che utilizza la ricetta segreta della nonna.

Eccellenza pugliese sono le bombette della Valle d’Itria. Tra Alberobello e Martina Franca, gli antichi fornelli dei macellai, a tarda sera, si trasformavano in osterie, dove nella brace profumata di legno d’ulivo si cuoceva questo involtino di carne, con all’interno un formaggio canestrato tipico di quest’area. Un mastro fochista dell’associazione “Quelli della Bombetta” segue, dal principio, il tour attirando, nel tempo, l’attenzione dei media di tutto il mondo. Sempre dalla Puglia, ci saranno i cuoppi di fritti di mare, dal pescato dell’Adriatico, i panzerotti e i pasticciotti.

Dalla Sicilia, arrivano i famosi pane ca’ meusa, le stigghiole realizzate con le budella di agnello, i cannoli, preparati con la ricotta fresca, le arancine di vario tipo, la sfincia di San Giuseppe (frittella fatta con patate, farina, zucchero, lievito di birra, semi di anice, succo d'arancia, scorza di limone e acqua, a cui si può aggiungere un bicchierino di marsala, fritta in immersione in olio bollente, e quindi cosparsa di zucchero e cannella).

Dalla Campania, giungono la gustosa e ricca mozzarella di bufala,ma anche i dolci tipici della pasticceria napoletana, dal babà in varie declinazioni alla pastiera, alla sfogliatella e aragostina croccanti.

L'area internazionale

Visitare Gnam! Festival Internazionale del Cibo di Strada significa anche fare un suggestivo viaggio nelle altre culture gastronomiche. La novità dell'area internazionale, per questa edizione, è il BBQ americano. Il miglior barbecue degli Stati Uniti giunge tra gli stand di Gnam!. Si assaggeranno i più buoni tagli di carne, marinati con una miscela di spezie segrete e cotti con il legno giusto, per conferire il gusto del vero bbq. Nell’isola internazionale, inoltre, saranno presenti specialità messicane, come tacos e burritos; dalla Spagna arriveranno, invece, paella e tapas, cotte in due gigantesche padelle e innaffiate di sangria o tinto de verano. Si continua tra le spade infilzate di carni per l’asado argentino; dal Venezuela si potranno assaggiare i churros e le arepas. Nello stand Ungheria si potranno, invece, gustare i famosi dolci kurtoskalacs. Infine, le specialità giapponesi, con le ricette originali dei buns di stracotto di maiale, buns di gamberi, gamberoni in tempura, polpettine di polpo fritte, pollo fritto karaage e dorayaki, i dolcetti di Doraemon.

Gnam! ha un livello della selezione molto elevato sul prodotto tipico, perché alla base c’è una scelta altrettanto severa per la partecipazione. Ogni espositore si avvale di prodotti a chilometro zero del proprio territorio. La manifestazione propone una scelta molto vasta di cibo di strada (tanti sono i piatti anche per vegani e vegetariani), adatta a tutti i gusti e tutte le tasche. Ogni ricetta risponde a rigorose regole di lavorazione, igiene e freschezza.


Gnam! Festival Europeo del Cibo di Strada, Bari, 5-8 ottobre

orari: 5 ottobre, dalle ore 18 alle ore 24
6 e 7 ottobre, dalle ore 11 alle ore 24
8 ottobre, dalle ore 18 alle ore 24

Castellana Grotte, tornano le notti dei birrifici artigianali

CASTELLANA GROTTE (BA) - Venerdì 5 e sabato 6 ottobre 2018, nel nucleo antico di Castellana-Grotte, seconda edizione di “Brew Nights - Le notti dei birrifici artigianali”, manifestazione dedicata all’arte e alla passione birraria organizzata dall’associazione di promozione sociale ViviCastellanaGrotte con la collaborazione del publican Raffaele Zappia, anima di “Brew Art” e il patrocinio del Comune di Castellana-Grotte.

Accentrati in largo San Leone Magno, centro primigenio della Città delle Grotte, molti gli eventi in programma, dalla degustazione di alcune tra le migliori birre del territorio, ai momenti di approfondimento e conoscenza della cultura birraria, alle imperdibili proposte gastronomiche, alla musica dal vivo.

Non l’ennesima “Festa della birra", ma una due giorni, scaturita dal crescente consenso raccolto dal movimento della craft beer, che all’alcool facile ribatte con il consumo consapevole, con il “bere cultura”.

Per informazioni: cell. 339-1241657 – info@vivicastellanagrotte.it

Cucine Aperte: appuntamento in Puglia domani e domenica

BARI - Dopo il successo della prima edizione, quest’anno si fa in quattro Cucine Aperte, l’evento del consorzio La Puglia è Servita che accompagna il pubblico dietro le quinte della ristorazione di qualità. Saranno infatti quattro le aperture speciali, domani e domenica (29 e 30 settembre), dalle 11.00 alle 16.00 e dalle 19.00 alle 23.00 - consultare www.lapugliaeservita.com per i dettagli -  in cui gli appassionati potranno visitare le cucine delle strutture partecipanti, approfondire la conoscenza delle materie prime, seguire laboratori, degustazioni tematiche, e naturalmente assaggiare le preparazioni a cura dei ristoratori soci, che annoverano alcuni tra i migliori cuochi di tutta la Puglia.

L'evento, organizzato in collaborazione con l'assessorato all'Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia, è pensato per incoraggiare visitatori e viaggiatori gourmet a scoprire e riconoscere gli alti standard dei soci, che annoverano alcuni tra i migliori professionisti dell’ospitalità e della ristorazione di tutta la regione, celebrando insieme la ricchezza e la varietà della cultura enogastronomica di Puglia.

“Il cibo è diventato uno degli elementi più ricercati nell’esperienza di viaggio. Sempre più turisti aspirano a vivere esperienze enogastronomiche, provando durante il viaggio diversi tipi di cucine e specialità locali – afferma l’Assessore all’Industria Turistica e Culturale, Loredana Capone - La Puglia può offrire tanto su questo piano, perché un viaggio in Puglia è anche un viaggio nei sapori. Quelli genuini di un territorio generoso, con una lunga tradizione enogastronomica intimamente legata alla terra e ai suoi frutti, che conquista per la sua prelibatezza ma anche per la sua varietà.  Ma non esiste ancora un racconto dei sapori che da secoli si tramanda mantenendo intatto il gusto dai piatti di una volta, pur spesso rivisitati da chef contemporanei. Dobbiamo ancora lavorare molto ad una organizzazione del prodotto enogastronomico perché nonostante la ricchezza pugliese, non siamo ancora meta turistica grazie al cibo.  Con il Piano strategico Puglia 365 puntiamo sul turismo enogastronomico. Per questo ha ancora più valore l’iniziativa Cucine Aperte di La Puglia è servita, sicuramente una buona prassi da estendere e consolidare.”

Anche per questa edizione, ogni struttura sceglierà il proprio “Prodotto nel piatto”, su cui incentrare la degustazione: i visitatori potranno quindi spostarsi da una struttura all’altra, assaggiando le diverse tipicità di ogni territorio. In degustazione anche i vini del Movimento Turismo del Vino Puglia, gli extravergine di Buonaterra - Movimento Turismo dell’Olio Puglia e i prodotti tipici raccontati direttamente dai produttori e dagli artigiani del gusto del territorio. Inoltre, in occasione della due giorni, anche i partecipanti all'evento potranno sentirsi cuochi per un giorno indossarendo il classico cappello e partecipare al “Cucine Aperte Selfie Contest". Partecipare è semplice. Basta pubblicare sul proprio profilo Facebook o Instagram, usando l'hashtag #cucineaperte e taggando @lapugliaeservita, un selfie realizzato con il motivo Facebook "cappello del cuoco" (https://goo.gl/hJJehB) . I due selfie/post (uno su Facebook e l'altro su Instagram) con il più alto numero di like riceveranno in omaggio una selezione di vini dei soci del Movimento Turismo del Vino Puglia e di Evo dei soci di Buonaterra Movimento Turismo dell'Olio Puglia. Regolamento completo su www.lapugliaeservita.com

“Siamo bombardati da talent show enogastronomici e chef-divi, ma per i soci de La Puglia è Servita la gastronomia è cultura, scienza, lavoro di squadra, umiltà – dichiara Beppe Schino, presidente del consorzio. – Il vero spettacolo è quando i sapori e i profumi della nostra terra incontrano un palato che sa riconoscerne il valore: Cucine Aperte è pensato proprio per raccontare a curiosi e appassionati gourmet la cura e il lavoro che si nasconde in ogni piatto. Per questo, in questa seconda edizione, amplieremo la proposta con speciali menù degustazione, che incoraggeranno i visitatori a prolungare e approfondire il loro viaggio nel gusto.”

Per la seconda edizione, saranno venti le strutture aderenti all’iniziativa, dislocate sull’intero territorio regionale.

Sabato 29 settembre aperte le cucine di: Ristorante Porta Di Basso - Peschici (Fg) | Forno Sammarco - San Marco in Lamis (Fg) | Ristorante Il Cortiletto - Lucera (Fg) | Ristorante Al Primo Piano - Foggia | Ristorante Corteinfiore - Trani | La Bottega dell'Allegria - Corato (Ba) | Oli Olà - Bisceglie (Bt) | Ristorante Le Giare - Bari | Ristorante PerBacco - Bari | Terranima - Bari | Taverna Le Rune - Bari Torre a Mare | Lama San Giorgio - Rutigliano (Ba) | L'Antica Locanda - Noci (Ba) | Botteghe Antiche - Putignano (Ba) | Ristorante Al Gatto Rosso - Taranto | Masseria Il Frantoio - Ostuni (Br) | Ristorante Lilith - Vernole (Le).

Domenica 30 settembre aperte Ristorante Il Cortiletto - Lucera (Fg) | Ristorante Al Primo Piano - Foggia | Locanda Di Nunno - Canosa di Puglia (Bt) | Antichi Sapori - Andria / Montegrosso (Bt) | Masseria Cimadomo - Corato (Ba)

In più, un ricco programma di attività animerà le strutture nel corso della due giorni: showcooking, laboratori per i più piccoli, mostre e molto altro ancora.
Tra i microeventi da non perdere la cooking demo a Bari da Ristorante Terranima (sabato 29 settembre) dedicata alla “Tiella di Patate Riso e Cozze” condotta dal giornalista Vito Prigigallo, i laboratori dedicati al ricco patrimonio di eccellenze enogastronomiche di Puglia: sulla marinatura del pesce a Peschici da Ristorante Porta di Basso (sabato 29 settembre); sul pane da Forno Sammarco a San Marco in Lamis (sabato 29 settembre) e sui piatti a base di pane da Ristorante Il Cortiletto a Lucera (sabato 29 e domenica 30 settembre); sulla bruschetta da Oli Olà a Bisceglie (sabato 29 settembre); sulla giuncata da Lama San Giorgio a Rutigliano (sabato 29 settembre); sulla pasta fresca tipica salentina da Ristorante Lilith a Vernole (sabato 29 settembre). Ma a Cucine Aperte ci si potrà fermare anche a pranzo o cena con gli speciali menù degustazione ideati per l’occasione da Al Primo Piano a Foggia e Il Cortiletto a Lucera (sabato 29 e domenica 30 settembre); Corteinfiore a Trani, Le Giare a Bari, Le Rune a Bari Torre a Mare, Botteghe Antiche a Putignano, Masseria Il Frantoio ad Ostuni, Lilith a Vernole (sabato 29 settembre); Locanda di Nunno a Canosa di Puglia  (domenica 30 settembre). 

Organizzare al meglio il proprio itinerario di visita sarà più semplice, grazie alla speciale mappa delle aziende partecipanti realizzata su Google Maps. Per usarla, basta connettersi da tablet o smartphone al sito www.lapugliaeservita.com, cliccare sulla mappa in homepage e scegliere di aprirla con l'app di Google Maps. Selezionando la singola struttura si potranno conoscere orari di apertura e programma delle attività, oltre a ricevere le indicazioni esatte su come raggiungere l'azienda e creare il proprio percorso.

Una vera e propria festa, per celebrare la ricchezza della gastronomia pugliese: uno scrigno di tesori agroalimentari rinomati in tutto il mondo, che abbinati a un’antichissima tradizione culinaria regionale rappresentano una delle migliori motivazioni per un viaggio attraverso questa terra affascinante.

L’elenco delle strutture aderenti, orari, giorno di apertura e il programma completo della manifestazione sono disponibili sul sito www.lapugliaeservita.com e sulle pagine social del Consorzio.

Cucine Aperte fa parte della programmazione progettuale dal titolo “La Puglia è Servita” presentata da Tirsomedia a valere sul fondo di sviluppo e coesione - FSC -2014-2020 “Patto per la Puglia”, finanziata dall’Assessorato all’Industria turistica e culturale.

(ph credits_Di Cugno)

I sapori di Vico fanno impazzire il Salone del Gusto di Torino


VICO DEL GARGANO (FG) – “Un successo oltre ogni più rosea aspettativa”. E’ questo il commento di Michele Sementino, sindaco di Vico del Gargano, all’iniziativa che ha visto protagonisti i produttori garganici e, in modo particolare, quelli vichesi al Salone Internazionale del Gusto di Torino. All’evento, che ogni due anni porta nel capoluogo piemontese migliaia di buyers e visitatori interessati alla qualità delle produzioni agroalimentari e alla scoperta di nuovi itinerari del turismo enogastronomico e culturale, il Comune di Vico del Gargano ha partecipato grazie alla presenza e all’impegno della consigliera Porzia Pinto, delegata comunale al Turismo, e della responsabile CNA agroalimentare Foggia Sabrina Pupillo.

“A Torino, abbiamo portato materiale informativo turistico di Vico del Gargano, dei video che illustrano il patrimonio storico, culturale, architettonico e ambientale del nostro paese”, ha spiegato Porzia Pinto.

GRAZIE ALLA CNA - La Confederazione Nazionale dell’artigianato e della Piccola e Media Impresa ha ospitato nel proprio stand i produttori di Vico e di altre città del Gargano. E’ stato possibile proiettare i video, distribuire materiale informativo, esporre i prodotti e allestire le degustazioni rivolte ai visitatori. “Tutto il paniere delle eccellenze agroalimentari vichesi ha riscosso grande successo, così come gli itinerari proposti per conoscere la nostra città plurale tra centro storico, mare, foresta e aree rurali”, ha aggiunto Porzia Pinto. “I visitatori hanno potuto conoscere e assaggiare la paposcia vichese, l’olio extravergine di oliva, la salicornia di Lesina, i nostri agrumi, i salumi e il caciocavallo podolico. E ancora, spazio ai dolci tipici, alle marmellate e a tutte le migliori produzioni del territorio.

PROFESSIONALITA’ E PASSIONE - “Il nostro plauso”, ha aggiunto Michele Sementino, “oltre che alla CNA, va ai produttori presenti, al Consorzio di tutela dell’Arancia e del Limone del Gargano Igp, e naturalmente a ogni singola persona che, a Torino, si è fatta ambasciatrice del nostro territorio con professionalità, amore e autentica passione per la promozione di Vico e dell’intero Gargano”, ha detto Michele Sementino, ringraziando per il successo di un’iniziativa sostenuta dall’amministrazione Comunale.

L’OBIETTIVO E’ SOSTENERE IL TURISMO - La partecipazione di Vico del Gargano al Salone del Gusto è parte integrante delle iniziative e dei progetti che, nei prossimi cinque anni, l’Amministrazione comunale intende realizzare per sostenere lo sviluppo del settore turistico, con particolare riferimento al turismo del gusto, quello capace di integrare l’offerta della costa a quella del borgo, delle zone rurali e della Foresta Umbra. Le produzioni agroalimentari sono il filo conduttore che illustra l’identità ricca e articolata del territorio.

Cucine Aperte: appuntamento in Puglia il 29 e 30 settembre


BARI - Dopo il successo della prima edizione, quest’anno si fa in quattro Cucine Aperte, l’evento del consorzio La Puglia è Servita che accompagna il pubblico dietro le quinte della ristorazione di qualità. Saranno infatti quattro le aperture speciali, il 29 e 30 settembre,  dalle 11.00 alle 16.00 e dalle 19.00 alle 23.00, in cui gli appassionati potranno visitare le cucine delle strutture partecipanti, approfondire la conoscenza delle materie prime, seguire laboratori, degustazioni tematiche, e naturalmente assaggiare le preparazioni a cura dei ristoratori soci, che annoverano alcuni tra i migliori cuochi di tutta la Puglia.

L’evento, organizzato in collaborazione con l'assessorato all'Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia, è pensato per incoraggiare visitatori e viaggiatori gourmet a scoprire e riconoscere gli alti standard dei soci, che annoverano alcuni tra i migliori professionisti dell’ospitalità e della ristorazione di tutta la regione, celebrando insieme la ricchezza e la varietà della cultura enogastronomica di Puglia.

“Il cibo è diventato uno degli elementi più ricercati nell’esperienza di viaggio. Sempre più turisti aspirano a vivere esperienze enogastronomiche, provando durante il viaggio diversi tipi di cucine e specialità locali – afferma l’Assessore all’Industria Turistica e Culturale, Loredana Capone - La Puglia può offrire tanto su questo piano, perché un viaggio in Puglia è anche un viaggio nei sapori. Quelli genuini di un territorio generoso, con una lunga tradizione enogastronomica intimamente legata alla terra e ai suoi frutti, che conquista per la sua prelibatezza ma anche per la sua varietà.  Ma non esiste ancora un racconto dei sapori che da secoli si tramanda mantenendo intatto il gusto dai piatti di una volta, pur spesso rivisitati da chef contemporanei. Dobbiamo ancora lavorare molto ad una organizzazione del prodotto enogastronomico perché nonostante la ricchezza pugliese, non siamo ancora meta turistica grazie al cibo.  Con il Piano strategico Puglia 365 puntiamo sul turismo enogastronomico. Per questo ha ancora più valore l’iniziativa Cucine Aperte di La Puglia è servita, sicuramente una buona prassi da estendere e consolidare.”

Anche per questa edizione, ogni struttura sceglierà il proprio “Prodotto nel piatto”, su cui incentrare la degustazione: i visitatori potranno quindi spostarsi da una struttura all’altra, assaggiando le diverse tipicità di ogni territorio. In degustazione anche i vini del Movimento Turismo del Vino Puglia, gli extravergine di Buonaterra - Movimento Turismo dell’Olio Puglia e i prodotti tipici raccontati direttamente dai produttori e dagli artigiani del gusto del territorio.

“Siamo bombardati da talent show enogastronomici e chef-divi, ma per i soci de La Puglia è Servita la gastronomia è cultura, scienza, lavoro di squadra, umiltà – dichiara Beppe Schino, presidente del consorzio. – Il vero spettacolo è quando i sapori e i profumi della nostra terra incontrano un palato che sa riconoscerne il valore: Cucine Aperte è pensato proprio per raccontare a curiosi e appassionati gourmet la cura e il lavoro che si nasconde in ogni piatto. Per questo, in questa seconda edizione, amplieremo la proposta con speciali menù degustazione, che incoraggeranno i visitatori a prolungare e approfondire il loro viaggio nel gusto.”

Per la seconda edizione, saranno venti le strutture aderenti all’iniziativa, dislocate sull’intero territorio regionale.

Sabato 29 settembre aperte le cucine di: Ristorante Porta Di Basso - Peschici (Fg) | Forno Sammarco - San Marco in Lamis (Fg) | Ristorante Il Cortiletto - Lucera (Fg) | Ristorante Al Primo Piano - Foggia | Ristorante Corteinfiore - Trani | La Bottega dell'Allegria - Corato (Ba) | Oli Olà - Bisceglie (Bt) | Ristorante Le Giare - Bari | Ristorante PerBacco - Bari | Terranima - Bari | Taverna Le Rune - Bari Torre a Mare | Lama San Giorgio - Rutigliano (Ba) | L'Antica Locanda - Noci (Ba) | Botteghe Antiche - Putignano (Ba) | Ristorante Al Gatto Rosso - Taranto | Masseria Il Frantoio - Ostuni (Br) | Ristorante Lilith - Vernole (Le).

Domenica 30 settembre aperte Ristorante Il Cortiletto - Lucera (Fg) | Ristorante Al Primo Piano - Foggia | Locanda Di Nunno - Canosa di Puglia (Bt) | Antichi Sapori - Andria / Montegrosso (Bt) | Masseria Cimadomo - Corato (Ba)

In più, un ricco programma di attività animerà le strutture nel corso della due giorni: showcooking, laboratori per i più piccoli, mostre e molto altro ancora.

Tra i microeventi da non perdere la cooking demo a Bari da Ristorante Terranima (sabato 29 settembre) dedicata alla “Tiella di Patate Riso e Cozze” condotta dal giornalista gastronomo Sandro Romano, i laboratori dedicati al ricco patrimonio di eccellenze enogastronomiche di Puglia: sulla marinatura del pesce a Peschici da Ristorante Porta di Basso (sabato 29 settembre); sul pane da Forno Sammarco a San Marco in Lamis (sabato 29 settembre) e sui piatti a base di pane da Ristorante Il Cortiletto a Lucera (sabato 29 e domenica 30 settembre); sulla bruschetta da Oli Olà a Bisceglie (sabato 29 settembre); sulla giuncata da Lama San Giorgio a Rutigliano (sabato 29 settembre); sulla pasta fresca tipica salentina da Ristorante Lilith a Vernole (sabato 29 settembre).

Ma a Cucine Aperte ci si potrà fermare anche a pranzo o cena con gli speciali menù degustazione ideati per l’occasione da Al Primo Piano a Foggia e Il Cortiletto a Lucera (sabato 29 e domenica 30 settembre); Corteinfiore a Trani, Le Giare a Bari, Le Rune a Bari Torre a Mare, Botteghe Antiche a Putignano, Masseria Il Frantoio ad Ostuni, Lilith a Vernole (sabato 29 settembre); Locanda di Nunno a Canosa di Puglia  (domenica 30 settembre). 

Organizzare al meglio il proprio itinerario di visita sarà più semplice, grazie alla speciale mappa delle aziende partecipanti realizzata su Google Maps. Per usarla, basta connettersi da tablet o smartphone al sito www.lapugliaeservita.com, cliccare sulla mappa in homepage e scegliere di aprirla con l'app di Google Maps. Selezionando la singola struttura si potranno conoscere orari di apertura e programma delle attività, oltre a ricevere le indicazioni esatte su come raggiungere l'azienda e creare il proprio percorso.

Una vera e propria festa, per celebrare la ricchezza della gastronomia pugliese: uno scrigno di tesori agroalimentari rinomati in tutto il mondo, che abbinati a un’antichissima tradizione culinaria regionale rappresentano una delle migliori motivazioni per un viaggio attraverso questa terra affascinante.

L’elenco delle strutture aderenti, orari, giorno di apertura e il programma completo della manifestazione sono disponibili sul sito www.lapugliaeservita.com e sulle pagine social del Consorzio.

Cucine Aperte fa parte della programmazione progettuale dal titolo “La Puglia è Servita” presentata da Tirsomedia a valere sul fondo di sviluppo e coesione - FSC -2014-2020 “Patto per la Puglia”, finanziata dall’Assessorato all’Industria turistica e culturale.

(ph credits: Di Cugno)

Dal territorio alla tavola, storie e leggende

di FRANCESCO GRECO - Sapevate che Cesare, governatore della Gallia Cisalpina, trovava disgustosi gli asparagi? Glieli avevano cucinati col burro. Invece, come tutto i Romani, preferiva cotti con l’olio d’oliva. E sapevate che erano già nelle pitture egizie? Sono diuretici e “dettano la lussuria”.
 
Le patate nascono sulle Ande, in Europa le portano gli spagnoli di Pizarro a metà del Cinquecento. In Italia fu la Chiesa a farcele conoscere e gustare. Ma solo a metà dell’Ottocento conquistò le nostre tavole. Se conservate in posti al buio, senza umidità, durano a lungo…
 
Gli Aztechi chiamavano “Xitomatl” il pomodoro, nato fra Messico e Perù. Ancora gli Spagnoli lo portarono in Europa nel 1540, come “bottino” della conquista di quelle terre… Artusi nel 1891 ci insegnò come preparare un buon sugo. 

Mitica l’origine del carciofo: la ninfa Cynara era bellissima, Zeus la voleva, lei sdegnava le sue attenzioni, e allora la trasformò in vegetale dal colore verde-violastro come gli occhi della ragazza. Così nacque, nel bacino del Mediterraneo, il carciofo, già noto a Greci e Romani. Ne parlano infatti Teofrasto e Plinio il Vecchio. Mentre Columella ne conferma la coltivazione per uso alimentare e in Medicina.
 
E’ ricco di antiossidanti e favorisce il rinnovamento cellulare: è il radicchio citato da Zola in “Germinal”. Aiuta la circolazione e previene le malattie cardiovascolari, contrasta l’insonnia, fa bene alla pelle…
 
Sapevate che Avicenna scagliò un anatema contro la melanzana? Forse a causa del gusto amarognolo, la riteneva causa di gravi malattie della pelle e addirittura di attacchi epilettici. Qualcun altro si adeguò considerandola causa di sbalzi di umore, tisi, follia, addirittura cancro. Proveniente da India e Cina, probabilmente, allo stato grado, era presente già in epoca preistorica.

Leggende nere che furono formattate d’impeto quando qualcuno azzardò che “sollecita animo e pulsioni… spinge alla lussuria”.

Siamo nel Settecento e le voci giunsero alla corte del Re di Francia, e furono i botanici d’Oltralpe a presentare la melanzana come un potente afrodisiaco. Vero o meno, il successo fu, è assicurato…
 
C’era un cibo che permetteva ai sacerdoti di entrare in contatto con gli dei dell’Olimpo. E quell’occhio permetteva di vedere nell’aldilà, i morti, durante i riti. Il fagiolo è da sempre considerato un alimento nutriente, che salva i popoli in caso di carestie o povertà. I Romani lo ritenevano un cibo rozzo, ma forse gli aristocratici, quelli della Suburra invece lo agognavano. Fu Apicio (il Vissani dell’epoca) a sdoganarlo quando nel trattato “De re coquinaria” lo vede bene, chissà perché, come antipasto, condito con interiora di pesce (“garum”) o salsa piccante.
Nell’Alto Medioevo il fagiolo fu il re incontrastato dei conventi…     
 
E che dire della nocciola cui i Romani attribuivano poteri magici, metafisici? Quando ci si sposava era d’uso donare i frutti agli sposi: era di ottimo augurio per una vita felice. Anche i Celti ne avevano una grande considerazione mistica: il suo legno era usato per le tavole divinatorie.

Era una pianta tenuta in grande considerazione anche dai Greci e i Romani, aurea magica che contagia anche i cristiani: inseguita da una vipera, la Madonna trova riparo proprio all’ombra di un cespuglio di nocciola.

E’ nel Medioevo però che, chissà perché, tutto cambia e la nocciola è vista con un’aura cupa. Shakespeare la cita in “Giulietta e Romeo” (la Regina Mab arriva su  un cocchio di guscio di nocciola). Jane Austen la cita in “Persuasione” (1817). 
 
Oltre a “enormi ricchezze in metalli preziosi”, Cristoforo Colombo porta anche il peperone (famiglia delle solanacee), diffuso nell’America del Sud e nelle Antille.

A Napoli, chissà perché, era considerato, nel 1773, un “cibo rustico e volgare”. Il “Capsicum annuum” è la specie più diffusa.

E’ citato da Hemingway, buongustaio e bevitore, in “Per chi suona la campana”. “Il peperone” è il titolo di una hit di successo, anni Sessanta, di Edoardo Vianello…   
 
Da dove deriva l’espressione “vendersi per un piatto di lenticchie”? Dalla Bibbia. Esaù torna a casa stanco e affamato, il fratello Giacobbe sta cucinando appunto il legume amato dal padre Isacco. Gliene chiede un piatto, ma il fratello, scaltro, gli propone un cambio: la sua primogenitura (la rinuncia cioè all’eredità paterna). Esaù accetta…
 
Tre semi del cereale sono stati ritrovati in una tomba risalente al 2200 a. C. Fu materia di discussione nei simposi filosofici ad Atene, era noto a Roma. Un cereale che era offerto ai defunti (Artermidoro), si mangiava nei periodi di lutto, simbolo di fortuna e ricchezza…
 
I cibi sono la storia dell’uomo, e dicono di noi più di quel che noi vorremmo dire. Dimmi come e cosa mangi e ti dirò chi sei…
 
Bello che l’editore romano Iacobelli abbia deciso di pubblicare delle sapide monografie (pp. 60, euro 8) da tenere a portata di mano perché di grande aiuto: accanto alla storia ci sono 30 ricette sospese fra la cucina di ieri e quella di oggi.
 
La collana si intitola “Eccellenze a tavola” ed è curata da Valeria Arnaldi, “cronista di enogastronomia”. Che firma quelle dedicate alla nocciola, il fagiolo, la melanzana, il radicchio, il carciofo, il pomodoro, l’asparago, la patata. 
 
Mentre di peperone e lenticchia si è occupata altrettanto brillantemente Fiorenza Cilli, romana, “cultrice di una cucina di tradizione ripensata con creatività”. Guarda caso, proprio come noi. Buon appetito! 

Bologna: Congresso Internazionale sulla pasta ‘From seed pasta’

di VITTORIO POLITO - Dal 19 al 21 settembre 2018 si svolgerà a Bologna – presso il Centro Congressi della Regione Emilia Romagna - la III edizione del Congresso Internazionale “From seed pasta”, ovvero dal seme alla pasta, a cui prenderanno parte i maggiori esperti mondiali di genetica del grano che illustreranno le nuove opportunità per ottenere in modo sostenibile prodotti di qualità.

Parteciperanno: ­ Barilla, Granoro, il Gruppo molitorio Casillo, il Centro internazionale di miglioramento del mais e del grano (Cimmyt), il Centro internazionale per la Ricerca in Agricoltura nelle aree asciutte (Icarda), il Consiglio nazionale per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea), il Consiglio nazionale delle Ricerche (CNR), Università di Bologna, la cui presenza sarà sufficiente per far capire lo spessore di “From Seed To Pasta III”, terza edizione del Congresso internazionale che riunisce a Bologna, industrie molitorie, aziende della lavorazione del grano e pastifici, insieme al comparto agricolo e al mondo universitario e scientifico, per presentare gli ultimi risultati della ricerca sul grano duro.

«Una buona pasta inizia da un buon grano duro. Un’affermazione che può sembrare ovvia ma non lo è», chiarisce Luigi Cattivelli del Crea, presidente del Comitato scientifico di “From Seed To Pasta”. «Infatti, “buon grano duro” significa “grano di qualità tale da soddisfare le esigenze delle aziende di trasformazione che vogliono immettere sul mercato prodotti di eccellenza”. In sintesi, deve avere un alto contenuto proteico e buon indice di giallo, ed essere privo di micotossine. Inoltre, nel rispetto dell’ambiente, è sempre più urgente l’esigenza di ricorrere a un utilizzo limitato di fertilizzanti».

«Si capisce, quindi ­‐ aggiunge il presidente del Comitato organizzatore, il professor Roberto Tuberosa, dell’Università di Bologna -­ come la selezione di varietà di qualità, resistenti alla ‘fusariosi’ (malattia delle piante determinata da particolari funghi che causano l’ostruzione parziale e lesioni nelle pareti delle trachee determinanti un’alterazione del bilancio idrico con conseguente avvizzimento), o ad altre malattie, è di alto rendimento perché capaci di massimizzare l’assorbimento dell’acqua e dell’azoto, sia la via maestra e indispensabile per garantire, in futuro, produzioni sostenibili e capaci di crescere anche in condizioni climatiche avverse».

Questi, alcuni degli argomenti che saranno discussi al Congresso. Inoltre, sarà presentata in anteprima la sequenza del genoma del grano duro, si parlerà dell’identificazione di nuovi geni che “accendono” la resistenza alle malattie, di come promuovere una gestione agronomica sostenibile per la sicurezza alimentare, della possibilità di creare varietà di frumento con glutine non tossico per i celiaci.

Ma “From Seed To Pasta III” è anche “ricerca applicata”, poiché dà spazio al confronto costruttivo con gli operatori di tutta la filiera affinché la ricerca non sia fine a sé stessa ma possa concretamente essere utilizzata come strumento di innovazione dal campo al piatto. Da qui, il coinvolgimento delle aziende alla Tavola rotonda “Innovazione nella filiera grano duro ­‐ pasta”.

Sono le imprese ad avere il polso del mercato, le prime a dover cercare di anticipare le tendenze. E per offrire prodotti unici la ricerca rappresenta il miglior alleato. Così, all’incontro del 21 settembre, la dott.ssa Marina Mastromauro, amministratore delegato del Pastificio Granoro, focalizzerà l’attenzione sulla pasta “CuoreMio Bio”, ottenuta con materie prime 100% da Agricoltura Biologica Italiana: una miscela di semole di grano duro di altissima qualità e farina di una particolare varietà d’orzo, “Orzo Beta”, ad alto contenuto di fibre solubili Betaglucani, che contribuiscono a ridurre il colesterolo.

Un appuntamento di rilievo, quindi, “arricchito” dalla presidenza onoraria di Paolo De Castro, vice presidente Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, e con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, di Italmopa (Associazione industriali mugnai d’Italia), Antim (Associazione nazionale dei tecnici mugnai), dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, del Museo delle Paste Alimentari di Roma, dell’Enea, del Mediterranean Agronomic Institute (Ciheam), dell’European Plant Science Organisation (Epso), dell’European Association for Research on Plant Breeding (Eucarpia), dell’International Wheat Yield Partnership (Iwyp), e della Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area (Prima).

Ed ora qualche notizia sulla ‘nascita’ della pasta.

Un secolo prima di Cristo, Cicerone e Orazio, erano già ghiotti di ‘làgana’ (termine che deriva dal greco ‘laganoz’ da cui il latino ‘làganum’ che designava una schiacciata di farina, senza lievito, cotta in acqua. La forma plurale ‘làgana’, invece, indica strisce di pasta sottile, liscia o leggermente ondulata, fatta di farina e acqua, da cui derivano le nostre lasagne.
In un inventario relativo ad un’eredità, stilato da un notaio nel 1279, si legge testualmente, «una cestella piena di maccheroni». Doveva certamente trattarsi di pasta “secca”, fatto che avrebbe accreditato la paternità ai cinesi.

Aristofane, commediografo greco, in una descrizione di taglio gastronomico, accenna ad una pasta che ricorda il raviolo. Col termine ‘maccherone’, trovato già in uno scritto del Basso Medio Evo, si denominava in quel tempo ogni tipo di pasta, lunga e corta, mentre in Sicilia si definivano ‘maccarones’ le paste ripiene che oggi chiamiamo ravioli. Altre tracce ci portano in Medio Oriente e pare possibile che la pasta secca sia di origine araba. Questa ipotesi è accreditata dai nomi arabi ‘itryya’ e ‘fad’ attribuiti ai fili di pasta di forma cilindrica e ai ‘fidelini’. In terre come la Sicilia e la Spagna, che hanno subito la dominazione araba, l’uso dei due termini continua, trasformati in ‘trii’, ‘fideli’ ed in ‘tria’ e ‘fidear’.

Nel XVII secolo con la crescita demografica e le conseguenti necessità, approfittando di una piccola rivoluzione tecnologica, la diffusione della gramola e l’invenzione del torchio meccanico, si produce pasta a prezzo conveniente. Nel XVIII secolo la pasta veniva preparata impastando la semola con i piedi, ma il Re Ferdinando II non era contento e ingaggiò un famoso ingegnere per migliorarne il procedimento. Il nuovo sistema proposto consisteva nell’aggiungere acqua bollente alla farina macinata fresca e al subentro di una macchina fatta di bronzo che imitava il lavoro dell’uomo.

Nel 1740 Venezia concede la licenza per aprire il primo pastificio. Nel 1763 il Duca di Parma concede a Stefano Lucciardi di Sarzana, il diritto di privativa per 10 anni, per la produzione di pasta secca nella città di Parma. Agli inizi dell’Ottocento la pasta inizia ad incontrare il pomodoro, ed il ‘matrimonio’ fu felice. Infatti, sino ad allora la pasta era consumata senza condimento o con il solo formaggio. Ma l’uso del pomodoro nella cucina italiana avviene solo alla fine dell’800, poiché fino a quel momento il pomodoro era considerato pianta ornamentale e, secondo una leggenda dura a morire, addirittura pianta velenosa!

Pietro Barilla nel 1877 apre a Parma un negozio di pane e pasta: con un torchietto di legno produce 50 kg di pasta al giorno. Nel 1970, sempre a Parma, Barilla inaugura quello che ancora oggi è il più grande pastificio del mondo, mentre alla fine degli anni ’70 si comincia a parlare di “dieta mediterranea”.

L’arte della pasta si serve anche di piccoli elementi fabbricati artigianalmente, in geometrie difficilmente riscontrabili in natura. I ‘ziti’ (una particolare qualità di pasta), prende il nome dalla donna che va sposa, che a Napoli ed anche a Bari, è chiamata in dialetto ‘zita’. Si tratta della classica pasta per il pranzo di nozze, ma per i baresi i ‘ziti’ rappresentavano anche la trafila per il pranzo della domenica, i quali dovevano essere rigorosamente spezzati a mano (si tratta infatti di una pasta lunga). I bucatini, invece, furono un modo tutto romano di reinterpretare gli spaghetti, mentre a fine ’800 i ditalini (o tubettini) rigati furono chiamati anche garibaldini (?).

La pasta, come detto, rappresenta anche il componente principale nella cosiddetta dieta mediterranea. Per le sue caratteristiche nutritive è ritenuta fondamentale nelle moderne diete sportive, grazie alla bassissima percentuale di grassi e alla presenza di zuccheri composti, in grado di garantire un apporto di energia diluito nel tempo. Ricerche della FAO (Food and Agricultural Organization) hanno dimostrato che un semplice piatto di pasta condita con olio e formaggio rappresenta un’alimentazione completa. Ciò è importante perché dato il costo ridotto, la pasta, almeno in Italia, rappresenta il piatto principale per molte famiglie. Insomma il piatto nazionale.

Ed ora qualche curiosità.

In alcuni scritti del XII e XIII secolo ci sono riferimenti ad “abbuffate di lasagne con formaggio”; Jacopone da Todi nomina la pasta in una delle sue invettive contro il Papa; Boccaccio, nel Decamerone, ne fa un elogio.

Fu solo attorno al 1700, che grazie ad un ciambellano di corte di Re Ferdinando II, Gennaro Spadaccini, e alla idea di utilizzare una forchetta con quattro punte corte (poi diventata di uso comune), la pasta cominciò ad essere servita anche nei pranzi delle corti di tutt’Italia e da allora iniziò il suo giro del mondo. La pasta è diventata così il cibo più italiano che ci sia, quello che ovunque nel mondo viene istintivamente associato all’Italia.

Infine, nel 1734, Giacomo Casanova compose a Chioggia un sonetto in onore dei maccheroni e ne fece una tal mangiata che venne subito incoronato “Principe dei Maccheroni”, mentre a Napoli quasi contestualmente il popolo cantava:

Chi mogliera vuol pigliare
E fan buono il desinare,

Deve fare un calderon
Tutto pien di Maccheron.

Manor richiama i falafel, pericolo listeriosi


di REDAZIONE - La Manor ha richiamato il prodotto "8 falafels (pois chiches, carottes & coriandre)" di marca "l'atelier Blini", numero di lotto 182651. Ha infatti constato un rischio di presenza del batterio Listeria monocytogenes. Chi lo avesse acquistato è invitato a non consumarlo e a riconsegnarlo al negozio, scrive l'impresa in una nota, pubblicata anche dall'Ufficio federale della sicurezza alimentare e veterinaria (USAV). Chi lo avesse consumato non cotto e fosse colto da febbre e mal di testa dovrebbe segnalarlo al proprio medico, aggiunge. Questi sintomi possono infatti indicare una listeriosi, «malattia che può essere grave e il cui tempo d'incubazione può andare fino a otto settimane». Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda anche ai numerosi frontalieri italiani, massima allerta.

Affluenza record e da guinness alla Sagra da Farnèdd’ e dei Sapori di Puglia

CASTELLANETA (TA) – Affluenza record e da guinness anche quest’anno alla ”Sagra da Farnèdd’ e dei Sapori di Puglia Città di Rodolfo Valentino“ organizzata dall’associazione Uni.Com.Art. nel centro storico di Castellaneta, letteralmente invaso da turisti e visitatori, sostenuta da BKW, Gioiella Latticini, Amaro Pugliese Fiume, Masseria Fruttirossi, Gelati Algida, Fornerie Laertine, Birra Raffo, Masseria Belvedere, Rospetto, Landolfi, patrocinata dal Comune di Castellaneta  e dalla Regione Puglia e sostenuta dalla Fondazione Rodolfo Valentino.

La cittadina che ha dato i natali a Rodolfo Valentino è stata presa d’assalto da visitatori arrivati da Puglia, Basilicata e Calabria, con numerosi stranieri presenti negli alberghi e nei villaggi di Castellaneta Marina, Marina di Ginosa, Chiatona, Metaponto, Pisticci e del salento.

C’è stato un bagno di folla soprattutto fino alle ore 24,00: piazza Umberto I° era letteralmente intasata di visitatori, così come via Vittorio Emanuele fino all’uscita del percorso di via Marina, eppure 2 km. sono tanti per una delle sagre più importanti d’Italia, sicuramente la più grande, da vero guinness; mai vista tanta gente a Castellaneta con gli organizzatori dell’Uni.Com.Art. che non credevano ai loro occhi contro ogni aspettativa: una manifestazione che si conferma la più importante dell’intera provincia di Taranto e sicuramente l’evento estivo di tutta la Puglia per affluenza di pubblico, balzata all’attenzione nazionale per la sua unicità e grandezza e che ha avuto anche l’attenzione delle emittenti nazionali, fra cui Rai, e la stampa nazionale, dai settimanali Mio e Sono ai mensili La Freccia di Trenitalia, Cucinare Bene, Un Mese in Cucina, Vero Cucina, A Tavola; ciò significa maggiore visibilità della città di Castellaneta a livello nazionale, con un notevole incremento dell’afflusso turistico, a beneficio dell’economia locale, con bar, pizzerie e ristoranti della città e della marina, strapieni.

La ”Sagra da Farnèdd’ e dei Sapori di Puglia Città di Rodolfo Valentino“ è ormai meta di persone che amano le bontà gastronomiche tipiche del territorio ma anche per passare serenamente ed in allegria una serata d’agosto.

Anche quest’anno i numeri sono stati da guinness: oltre 280 kg. di pasta Divella alla San Juannin, 300 Kg. di salsiccia alla brace delle macellerie Vito Cellamare e Giuseppe Perrone di Castellaneta, 6 mila mozzarelle Gioiella dell’Azienda Casearia Capurso di Gioia del Colle, 2800 Panini di farinella gourmet dei F.lli Gourmet di Castellaneta, Focacce di Fornerie Laertine di Laterza, Zip Zip con pomodoro, olio Terrusi e peperoncino su pane casereccio Duemme di Noci a cura di Giuseppe Perniola, vini delle Cantine Zullo di Santeramo, 2800 porzioni di frutta di stagione di Ortofrutta del Parco di Castellaneta, oltre 2800 gelati Negus tipico della città del mito di Pasticceria Dolci Voglie di Castellaneta, 2800 bicchierini di amaro pugliese Fiume di Putignano, birra Raffo a volontà della tradizione tarantina.

I lati positivi della ”Sagra da Farnèdd’ e dei Sapori di Puglia Città di Rodolfo Valentino“ sono stati l’ulteriore valorizzazione delle risorse naturale locali, dei prodotti tipici, l’aumento del flusso turistico, gente in festa che ha danzato a ritmo di pizziche, tarantelle, musica folk, swing, evergreen, jazz tradizionale e quant’altro, alla riscoperta dei suoni e delle voci della Puglia.

Non sarebbe stato possibile realizzare tutto ciò, il record di presenze e la soddisfazione generale, senza l’apporto dei media regionali (quotidiani, TV, radio), nazionali (Tg2 settimanali e mensili) e internet, i 200 volontari che hanno messo anima e corpo, tutti gli espositori.

È stato determinante l’apporto dello staff organizzativo e delle associazioni Alex Emergenza Castellaneta, Club Runner, Amici delle Gravine, Vespa Club, Gruppo Santa Trinità, ViviWebTV.

I visitatori hanno potuto ammirare anche le bellezze architettoniche del centro storico di Castellaneta, i palazzi, i pendii, le piazzette, gli slarghi, le chiese, il Museo Rodolfo Valentino, un abbinamento cultura, enogastronomia, musica e divertimento che si è dimostrato vincente ancora una volta.

Presi d’assalto anche i nuovi itinerari Piazza dell’Arte con tanti artisti, la Via del Gusto per la vendita dei prodotti con un notevole riscontro commerciale per tutte le attività di Castellaneta, anche quelle poste nelle zone limitrofe.

La ”Sagra da Farnèdd’ e dei Sapori di Puglia Città di Rodolfo Valentino “ è giunta alla XVII edizione, un traguardo che gli organizzatori, quasi tutti commerciati, non pensavano potesse diventare un evento cosi imponente.

A San Donato di Lecce 'Fish&Gin'


SAN DONATO DI LECCE - Prende il via giovedì 16 agosto fino a sabato 18 la prima edizione del “Fish&Gin Festival”, il primo evento dedicato al Gin e alle sue tante declinazioni, da gustare in abbinamento con uno street food tutto riservato ai sapori del mare, con stand provenienti da ogni latitudine per gustare succulenti hamburger gourmet, gustose fritture di pesce, fumanti paelle, ricercato sushi e praticissimi fish&chips. Il tutto accompagnato da live e djset, animazione per bambini, luna park e mercatini.

Le degustazioni dei più di 50 tipi di gin premium andranno ad innaffiare una grande varietà di piatti del mare, senza però tralasciare il divertimento, con live sempre diversi che si susseguiranno per tutti e tre gli appuntamenti previsti, ospitando gli artisti più scatenati e più in voga del momento, come i Bundamove e Quintet Fusion (giovedì 16 agosto), Luigi Bruno e Merifiore (17 agosto) e La Municipàl e Una ragazza in Duo (18 agosto). A chiudere gli appuntamenti saranno poi i djset tutti da ballare, con Villa Patata (16 agosto), DjSpike from BoomDaBash e Dema (17 agosto) e la grande chiusura con Balla Italia (18 agosto).

Tre giornate tra stand, musica e divertimento in cui approfondire la conoscenza del celebre distillato di bacche di ginepro, protagonista di una storia che passa dalla cura delle malattie dei soldati olandesi in guerra alla censura per la popolazione inglese sempre più assuefatta all’alcool, ormai distribuito obbligatoriamente come parte del salario degli operai. Ma anche per trascorrere con tutta la famiglia delle serate che possano accontentare tutti, dall’intenditore al semplice curioso, dal buongustaio all’appassionato di musica, sempre strizzando l’occhio ai bambini, che potranno anche loro trovare il loro divertimento tra luna park e animazione, per un grande evento pronto ad accogliere proprio tutti!

L’evento è organizzato da associazione Kottabos con la collaborazione di Bar Boomerang e il patrocinio del Comune di San Donato di Lecce.

Sp. San Donato-Galugnano c/o impianti sportivi – San Donato di Lecce

Free Entry
Start 20:30
Infoline: 392 6088221

Pizza 'Doc' e birra a volontà con la musica dei Cafè Chinaski nel menu della seconda giornata


LECCE – Pizza di qualità, nella versione salentina o napoletana, poi birra doc e tanta buona musica per la festa di “Lecce Pizza Village” che prosegue fino a domenica 5 Agosto in piazza Mazzini. Organizzata per il quarto anno consecutivo dall’agenzia Eventi Marketing & Communication di Carmine Notaro con il patrocinio del Comune di Lecce e di Confcommercio Lecce, la manifestazione quest’anno vede protagonista il gruppo dei Maestri pizzaioli gourmet salentini (Mpgs) di Confcommercio Lecce, guidati da Marco Paladini, insieme ai maestri del Master Pizza & Street Food Vesuviano guidati da Luigi Pirozzi. A loro si aggiungono otto pizzaioli professionisti del Molino Polselli, uno dei più importanti molini Italiani e main sponsor dell'evento per le farine. La rassegna è realizzata anche con il sostegno del Gruppo Peroni.

Sulla scia del successo registrato nelle passate edizioni, con oltre 30mila visitatori, l’evento trasforma anche quest’anno la centralissima piazza Mazzini nella più grande pizzeria a cielo aperto della Puglia. Attorno alla fontana della piazza, sono infatti allestiti ben 1200 posti a sedere e 11 forni a legna mobili dove sono all’opera oltre 40 pizzaioli salentini e napoletani. Le specialità da degustare (e giudicare) ogni sera sono due, la pizza margherita e la pizza marinara, realizzate dai migliori professionisti del Sud Italia, rigorosamente con ingredienti di prima qualità.

Anche quest’anno, inoltre, grazie all’impegno dei Maestri pizzaioli gourmet salentini di Confcommercio Lecce (il gruppo è stato presentato ufficialmente nel corso della prima serata), un forno è dedicato esclusivamente alla pizza senza glutine che si potrà richiedere anche con impasto ai multicereali (sempre gluten free). Il forno gluten free sarà gestito da professionisti che si alterneranno nelle varie serate: i maestri Antonio Donadei (della pizzeria “Goji” di Galatina), Marco Paladini (pizzeria “I Paladini”, Lecce) e Andrea Pietra (pizzeria “Lorè”, Lecce).

Grande l'affluenza di pubblico già nella prima giornata: sin dalle prime ore della sera, la piazza si è riempita di famiglie, turisti e visitatori "affamati" di tutte le età. «Ancora una volta Pizza Village si conferma uno degli eventi più attesi dell’estate leccese», sottolinea l’organizzatore Carmine Notaro, titolare di Eventi Marketing & Communication, agenzia leader da oltre 15 anni nell’organizzazione di grandi manifestazioni per il settore del food di qualità.

«Siamo partiti quattro anni fa con questa scommessa, un gemellaggio tra maestri salentini e napoletani - ricorda - e nel frattempo la pizza è diventata patrimonio dell’Unesco, direi che ci abbiamo visto lungo e il successo della nostra manifestazione ne è la conferma. Un ringraziamento speciale va al Comune di Lecce e agli sponsor, Molino Polselli, Gruppo Peroni, Deliziosa, Vaschietta ed Emmeauto Group, senza i quali sarebbe stato difficile riuscire a organizzare un evento di questa portata. Un grazie va anche alla ditta Luminarie De Cagna, che con le sue straordinarie creazioni ha reso davvero unica questa edizione di Pizza Village».

Tra le novità di quest’anno, la presentazione in anteprima della “Va’schietta”, uno speciale contenitore per la pizza realizzato in pura cellulosadall’omonima ditta con lo scopo di non alterare il prodotto durante il trasporto: un box che cambierà per sempre il mondo del take-away. Non mancheranno, nel corso delle serate, forum tematici per spiegare al pubblico e agli addetti ai lavori le differenze riguardanti il tipo di impasto e di lavorazione, nonché di cottura (molto veloce per la pizza napoletana, più lenta e blanda per quella salentina).

Anche la musica è protagonista ogni sera con dj set (dalle ore 19) e concerti gratuiti (dalle 22) di alcuni dei più noti artisti del panorama pugliese. Il 2 agosto, spazio alla band Cafè Chinaski che proporrà un repertorio di inediti accompagnati da un omaggio al cantautorato italiano (Dalla, De Gregori, Mannarino, Gaetano, Bandabardò), riarrangiando il tutto in chiave folk, raggae e balkan.

Atteso ospite di questa quarta edizione è il maestro MARCO FUSO, 38 anni, leccese trapiantato a Londra: nel 2017 è stato eletto “Miglior pizzaiolo dell’anno” in Gran Bretagna (vincitore assoluto della competizione organizzata dall’Associazione italiana in Gran Bretagna “Papa - Pizza and Pasta Association”, che ha visto sfidarsi 100 pizzaioli su 6 categorie). Fuso sarà presente per tre giorni (3-4 e 5 agosto) con alcuni workshop sulla sua arte in prima serata per poi far degustare le sue specialità al grande pubblico.

Stand aperti dalle ore 19 (inizio concerti, ore 22). Info e aggiornamenti sulla pagina Facebook “Lecce Pizza Village”.

Orecchiette regine di Puglia, tutto pronto per la loro festa

GROTTAGLIE (TA) - Orecchiette per tutti i gusti e in tutte le salse: quelle con mandorlee fichi neri, gluten free, con la percoca, al ragù di cinghiale bianco, con le cozze tarantine fino a quelle tradizionali con le rape e cacioricotta. 

Inoltre, per dare un ulteriore tocco di originalità, ci saranno anche quelle al vincotto, con bacche di ginepro e con polvere di tarallo.

Queste alcune prelibate ricette che proporranno gli 8 chef protagonisti della settima edizione di Orecchiette nelle ‘nchiosce. Quest’anno il grande evento enogastronomico di Grottaglie (TA), in programma lunedì 6 e martedì 7 agosto, si trasferisce nel famoso quartiere delle Ceramiche con percorsi gastronomici.

E gli intrepreti dei piatti saranno tutti made in Grottaglie, con alcuni di loro che, lavorando in giro per l’Italia, in questa occasione unica si uniranno per portare la loro esperienza interpretando la regina delle tavole pugliesi, l’orecchietta.

In due giorni sarà possibile degustarla in svariate ricette, in un percorso di gusto che partendo dalla tradizione approderà alle più recenti rivisitazioni.

Saranno poi le cantine grottagliesi e un birrificio artigianale ad esaltare la maestria degli chef e, quindi, con mappa in una mano e calice nell’altra, si andrà alla scoperta dei vari stand.

Per chi non si accontenta solo di mangiare, bere e ascoltare musica ma vuole mettere le mani in pasta troverà il laboratorio per imparare a preparare manualmente le orecchiette a cura dell’Associazione Utopiadi Grottaglie.

Non solo enogastronomia ma anche tanto spettacolo e folclore quello che ha in serbo Orecchiette nelle ‘nchiosce 2018. Novità il Carillon vivente creato dall’attore Mauro Grassi che ha già sbancato su Facebook con 32 milioni di like e continua a ricevere richieste da tutto il mondo. Una ballerina insieme al suo pianista si esibirà lungo via Crispi, la strada storica del quartiere delle Ceramiche, per incantare cittadini e turisti.

Immancabili saranno inoltre i bandisti made in Grottaglie che intratterranno il grande pubblico con diversi generi musicali. Come anche l’aperitivo e dj set sulla terrazza della storica bottega di Domenico Caretta Maioliche (via Caravaggio, 2). Lunedì si esibirà Guido Balzanelli e Francesco Cofano mentre martedì ci sarà la selezione musicale di  Antonio Piergianni, il tutto circondato da bollicine e prodotti tipici.

Insomma, due serate all’insegna del gusto e del divertimento in uno dei centri storici più belli del tarantino a due passi dal mare.

Orecchiette nelle ‘nchiosceè organizzato dalla società K202/M.A.O con il patrocinio di Slow Food Grottaglie Vigne e Ceramiche e la collaborazione del pastificio Bontà srl di Grottaglie.

Per informazioni: www.orecchiettenellenchiosce.com; 3498789817
Facebook: www.facebook.com/orecchiettenellenchiosce/

Eataly Bari compie 5 anni

BARI - Eataly Bari compie 5 anni! Per l’occasione numerosi eventi sono in programma. Giornata clou martedì 31: dalle ore 19.30 si accenderanno le braci nel viale pedonale per dare il via al “Grande barbecue all'aperto”. A seguire, il taglio della torta accompagnato da un fresco calice di bollicine, per brindare tutti al compleanno di Eataly Bari.

Le sorprese non finiscono qui: portare in tavola l'eccellenza gastronomica italiana è facile e conveniente grazie alle promozioni del mercato. Da venerdì 27 a martedì 31 tutti i prodotti saranno scontati del 20%. Ed inoltre, sino al 5 agosto molte referenze saranno proposte ad 1 €

Corsi di degustazione, incontri, laboratori didattici sono in programma.

- Le degustazioni in aula:
 “I 5 classici di Fontanafredda”
L'appuntamento ha come obiettivo la scoperta dei cinque metodi classici più amati dell'azienda piemontese.
Lunedì 30 luglio alle ore 19:30 in terrazza vista mare; ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria su www.eataly.it

- I laboratori:
“La vera focaccia genovese dalla teoria alla pratica”
Dalla teoria alla pratica: scopriamo i segreti della tipica focaccia ligure con degustazione finale.
Mercoledì 1 agosto alle ore 19:30 in Aula Eatinerari del Gusto; ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria su www.eataly.it

- Le degustazioni ai banchi:
“Pecorino e miele” - Reparto Salumi & Formaggi
Da venerdì 27 a martedì 31
"Una pala per due" – Panetteria
Sarà possibile farcire la pizza alla pala di Eataly scegliendo tra cinque gusti dai tipici sapori del Bel paese.
Sabato 28 dalle ore 19.30 alle ore 23.30
"Le gustose novità del compleanno"- Banco Macelleria
In occasione del compleanno nove farciture si aggiungono alle già gustose bombette di Eataly.
Da venerdì 27 a martedì 31

- Incontriamo i produttori:
“Il pettirosso cosmetici” - Reparto cosmesi
Da venerdì 27 a martedì 31 dalle ore 10.00 alle ore 20.00

- Le prove gratuite
“Alla scoperta dei nuovi prodotti biologici” - Reparto Cosmesi
Le aziende Saponaria, Apiarium, E-fit, e Finesse saranno presenti in negozio e racconteranno i loro prodotti, facendoli naturalmente provare.
Da venerdì 27 a martedì 31 dalle ore 10.00 alle ore 20.00

Per maggiori informazioni:  accoglienzabari@eataly.it 

Come progettare una piccola cucina in un ristorante?

I piccoli spazi presenti nelle cucine di tanti ristoranti, spesso rendono difficile organizzare lo spazio nel migliore dei modi. Vediamo qualche consiglio su come fare questo.
Una cucina commerciale ben progettata, è parte integrante della preparazione del cibo nel migliore dei modi. Inoltre, una buona organizzazione può offrire una serie di vantaggi sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista della velocità di esecuzione degli ordini. Tuttavia, ci sono diversi fattori che bisogna prendere in considerazione durante la ristrutturazione di una piccola cucina.

I consigli di questa guida, sono stati forniti dagli esperti di Gastrodomus (il sito, è raggiungibile a questo indirizzo www.gastrodomus.it). Un negozio online specializzato nella fornitura di attrezzature per la ristorazione Made in Italy. All’interno del catalogo prodotti, sono presenti prodotti delle migliori marche in grado di rendere funzionale e professionale ogni cucina, di grandi e piccole dimensioni.

Una cucina commerciale progettata nel migliore dei modi e con attenzione all’ergonomia, sarà apprezzata dai proprietari, dagli chef e dai cuochi che si trovano al suo interno. Meno passaggi sono necessari per completare un’attività, minore sarà il tempo e le forze necessarie a realizzare i piatti. Un’attenta pianificazione, di tutte le zone della cucina, permetterà anche di risparmiare soldi durante la costruzione di questa nuova zona del ristorante.

Elenco degli ingredienti cucinati
Prima di decidere quale attrezzatura acquistare, è bene preparare un elenco approssimativo delle specialità che si prepareranno nel corso dell’anno. Inoltre, è opportuno descrivere in dettaglio il metodo di conservazione e di preparazione degli alimenti.

Questo è uno dei passaggi più importanti nella pianificazione di una cucina commerciale e dovrebbe essere fatto prima di scegliere quali spazi occuperanno le varie attrezzature. Se non si ha idea di cosa si andrà a cucinare, è difficile posizionare nel migliore dei modi le attrezzature che si andranno ad utilizzare nel corso delle preparazioni. Una attenta pianificazione, in particolare se si deve pianificare al meglio una piccola cucina, è sicuramente un fattore molto importante.

Elenco delle attrezzature
Compilare un elenco (comprensivo di spazi d’ingombro) di tutte le attrezzature necessarie alla preparazione, alla refrigerazione e alla conservazione degli alimenti. Ogni singola apparecchiatura deve soddisfare i requisiti sanitari richiesti e essere dotata di tutte le certificazioni del caso. La dimensione e la quantità di attrezzature, oltre alla loro superficie di ingombro, determinano la quantità di spazio necessaria per avere una cucina funzionale al 100%.

Scegliere la location
Scegliere la posizione ideale per la cucina, nel caso si stia costruendo da zero una attività commerciale, può essere un fattore vincente per l’organizzazione di tutto il lavoro. Per non sbagliare, se non si hanno le idee molto chiare, è bene chiedere una consulenza a una delle aziende che si occupano di progettazione di ambienti per la ristorazione. La loro esperienza, nello sviluppare progetti del genere sarà sicuramente un punto a favore per riuscire ad avere una cucina commerciale funzionale sotto tutti i punti di vista.

Come si è potuto vedere, progettare una piccola cucina non è una operazione semplice da fare. Spesso, sono necessarie una serie di doti e di conoscenze che il normale gestore non conosce. In ogni caso, è sempre bene cercare di non improvvisarsi e chiedere informazioni a professionisti del settore. Uno sbaglio nella realizzazione di una cucina, è in grado di portare gravi problemi durante la fase di preparazione del cibo e del servizio vero e proprio.

Una stramba ricetta della nostra 'tièdde' di uno chef di Crispiano!

di VITTORIO POLITO - Mi capita di leggere sul supplemento della Gazzetta del Mezzogiorno “Percorsi fra fede piatti tipici parchi e avventure” (2013, pag. 83), a cura di Daniela D’Ambrosio con testi di Antonella Millarte, una nota che indica che a Taranto ci sia la tradizione della “Tiella con riso patate e cozze”, suggerendo la preparazione di Luigi Chirico, chef crispianese, che propone una strana ricetta della nostra “Tiella”, alla quale aggiunge “un bicchiere di vino bianco” (?), che in nessuna ricetta barese o pugliese, ho mai letto.

Non è la prima volta che la “Gazzetta del Mezzogiorno”, nelle pagine delle ricette curate da Antonella Millarte riporta bizzarre ricette, facendole passare per baresi o pugliesi, ma che della nostra terra non hanno nulla a che vedere, se non le personali “invenzioni” di chef, che invece di crearne nuove, e se possibile, originali, modificano certi piatti della nostra cucina facendoli passare per pugliesi.

Come è noto le origini di questo piatto discendono dalla tradizione contadina, in quanto rappresentava un modo rapido ed efficace per sfamare la famiglia in ritorno dai campi attraverso tempi di preparazione brevi. Dalle campagne la ricetta viaggiò fino alla costa incontrando la cultura marittima e l’influenza spagnola. Ecco quindi che nella ricetta vennero introdotte le cozze tutt’ora presenti nella tiella barese ed in quella pugliese.

Detto questo, suggerisco allo chef citato a Daniela D’Ambrosio ed a Antonella Millarte, di leggersi qualche volume sulla cucina barese “La checine de nononne”, di Giovanni Panza (Schena Editore), “Puglie in bocca” di Luigi Sada (Editrice il Vespro), “U sgranatòrie de le barìse” di Alfredo Giovine (Franco Milella Editore), “Puglia – Colori e sapori” a cura di Raffaele Nigro (Adda Editore), “Invito a Bari” a cura di Lino Patruno (Adda Editore), “A tavola sulla costa barese”, di Vito Buono e Angela Delle Foglie (Levante Editori) e “Ce se mange iòsce? Madonne ce ccròsce! di Vito Signorile (Gelsorosso Editore). L’elenco potrebbe continuare e si potrà notare che del vino non c’è traccia alcuna.

Ed ecco, una volta per tutte, la descrizione della preparazione della “Tièdde o’ furne de rise, patane e cozze”, secondo Giovanni Panza, ma che è simile a quelle consigliate dalla maggior parte degli autori e realizzate dai baresi.

«Compra un chilo di cozze di Taranto, che sono le migliori. Quando le avrai staccate dal giunco cui sono attaccate, le lavi ben bene raschiando i gusci per mondarli dal terreno e dalle impurità. Poi le prendi una per volta e, col coltello adatto (la granbedde o grambòdde), le apri in modo che il frutto rimanga tutto su una sola valva; così aperte, le riponi in un tegame ricoprendole di acqua. Pela le patate (quelle a pasta gialla sono le più idonee), le tagli a fette piuttosto spesse e anche queste le metti in un tegame ricoperte di acqua perché non anneriscano. Prepara ora il riso e lo lavi leggermente in acqua fresca. Prepara pure un bel po’ di prezzemolo, sedano, uno o due spicchi d’aglio (c’è chi preferisce la cipolla) e tieni a portata di mano la formaggera (il pecorino è preferibile), il barattolo del pepe, del sale, i pomodori, quando tutto è pronto incomincia a ricoprire il fondo del tegame (sarebbe preferibile quello di coccio – de crete – di pomodori spezzettati e conditi con aglio tagliuzzato finemente (in modo che si senta appena il sapore), sedano prezzemolo, sale, pepe, formaggio e olio nella giusta quantità. Su tale strato di condimento sistema una fila di patate e, su queste, le cozze con il guscio in basso, senza averle sgocciolate dell’acqua nelle quale le avevi riposte. Sulle cozze spargi il riso lavato e condisci ancora con pomodoro, sedano, prezzemolo, aglio, un bel po’ di formaggio e olio. Per ultimo metti uno strato di patate condite come prima; in più cospargi il tutto con mollica di pane grattugiata e, se è la stagione adatta, con fette tonde di zucchine. Aggiungi un bel po’ di acqua tenendo presente che il riso, durante la cottura, assorbe l’acqua e perciò, mentre la teglia è nel forno, controlla che vi sia sempre liquido sufficiente per la cottura aggiungendo, se ne occorra, un goccio per volta evitando che la teglia riesca in ultimo eccessivamente brodosa. Quando incominci a sentire un profumino, non ti lasciar prendere da smanie, assaggia solo un pochino per controllare la cottura e, poi, togli dal forno perché la teglia si raffreddi, tale piatto non va mangiato molto caldo». Più chiaro di così?

Piatto di terra e mare al forno, la “tiella” barese inebria le strade nei dintorni della Basilica di San Nicola, e non solo, da oltre quattro secoli. Pochi dubbi: sono stati i Borboni ad insegnare il piacere di questo piatto ai cittadini del capoluogo pugliese. Le varianti sono personali e non devono confondere le idee per quanto riguarda la ricetta originale.

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