Puglia, quasi 50mila annunci Airbnb ad agosto: Federalberghi chiede più controlli sugli affitti brevi


BARI - Sono 49.634 gli annunci Airbnb rilevati in Puglia ad agosto 2026, con una crescita dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. È quanto emerge dai dati elaborati dal Centro Studi Federalberghi e Incipit srl su dati Inside Airbnb, che collocano la Puglia al quinto posto tra le regioni italiane per numero di annunci, dopo Toscana, Lombardia, Sicilia e Lazio.

Secondo i dati, l’81% degli annunci pugliesi riguarda appartamenti interi, mentre il 55,7% risulta disponibile per più di sei mesi all’anno. Nel 17,8% dei casi il Codice Identificativo Nazionale (CIN) non è indicato. Inoltre, il 69,9% degli annunci è pubblicato da host che gestiscono più alloggi.

La dimensione del fenomeno emerge anche dai dati relativi alle principali destinazioni pugliesi. Bari conta 3.989 annunci, mentre Ostuni ne registra 2.777: entrambe figurano tra le prime venti città italiane per numero di annunci Airbnb.

Per Federalberghi, tuttavia, il fenomeno degli affitti brevi non riguarda soltanto i grandi centri urbani, ma interessa un territorio molto più ampio, anche in considerazione della forte presenza di località costiere e destinazioni turistiche in tutta la regione.

«Questi numeri da soli dovrebbero essere sufficienti per superare definitivamente l’idea che si tratti di un fenomeno marginale o di semplice condivisione dell’abitazione», commenta Francesco Caizzi, vicepresidente nazionale e presidente Puglia di Federalberghi.

«La questione non è essere favorevoli o contrari agli affitti brevi. La questione è se, in una grande regione turistica come la Puglia, possano convivere due mercati con regole differenti. Da una parte ci sono alberghi, B&B, villaggi turistici, residence e imprese dell’ospitalità che sostengono costi, obblighi, controlli e responsabilità nei confronti degli ospiti, dei lavoratori e della collettività. Dall’altra cresce un’offerta che, in una parte significativa dei casi, assume caratteristiche ormai chiaramente imprenditoriali».

Caizzi sottolinea quindi la necessità di «governare» il fenomeno, anziché limitarsi a fotografarne la crescita.

Sul fronte della sicurezza, il rapporto evidenzia inoltre che, sul totale nazionale degli annunci Airbnb, il 55,6% dichiara la presenza di un estintore, il 39,9% di un kit di primo soccorso e il 33,1% di un rilevatore di fumo. Anche il rispetto dell’obbligo relativo al CIN presenta criticità: ad agosto 2026, secondo i dati diffusi da Federalberghi, il 14,7% degli annunci a livello nazionale ne era privo, contro il 17,8% rilevato in Puglia.

«Non chiediamo di fermare l’innovazione né di cancellare gli affitti brevi», sostiene Caizzi. «Chiediamo semplicemente che chi opera sul mercato turistico sia sottoposto a regole proporzionate alla reale natura della propria attività».

Da qui la richiesta di Federalberghi Puglia alla Regione e ai Comuni di rafforzare le attività di controllo e monitoraggio sugli affitti brevi, verificando in particolare il rispetto degli obblighi previsti dalla normativa, la corretta esposizione del CIN e gli adempimenti relativi alla sicurezza.

«La Puglia ha scelto il turismo come uno dei propri principali motori di sviluppo. Ora deve scegliere anche quale turismo vuole costruire. Non basta aumentare il numero degli arrivi e delle presenze. Bisogna garantire qualità dell’offerta, legalità, sicurezza, lavoro regolare e concorrenza leale», conclude Caizzi.

«Il turismo pugliese non ha bisogno di una guerra tra alberghi e affitti brevi. Ha bisogno di regole uguali per tutti. Perché chi rispetta le regole non può essere trasformato nel soggetto economicamente più debole del mercato. La crescita del turismo è un’opportunità. La deregulation, invece, non lo è».