San Bartolo Longo, un ponte tra Puglia e Campania: da Latiano a Pompei la forza di una vita al servizio del Vangelo


Il 5 ottobre 2026 Latiano e Pompei hanno celebrato insieme il Centenario del Transito di San Bartolo Longo. Due città lontane geograficamente, ma profondamente unite dalla storia, dalla fede e dall'opera dell'Apostolo del Rosario. Al centro delle celebrazioni, l'omelia del Vescovo di Oria, Mons. Vincenzo Pisanello, che ha richiamato anche l'espressione di San Giovanni Paolo II: San Bartolo Longo, “uomo della Parola”.

Ci sono figure capaci di superare i confini di una città, di una regione e persino di un'epoca. San Bartolo Longo è certamente una di queste.

Nato a Latiano, nel territorio della provincia di Brindisi e nella Diocesi di Oria, Bartolo Longo ha legato indissolubilmente la propria storia alla Campania e, in particolare, a Pompei, dove avrebbe dato vita a una delle più importanti esperienze spirituali, educative e sociali della storia contemporanea della Chiesa.

Il 5 ottobre 2026, nel giorno del centenario della sua morte, Puglia e Campania hanno vissuto una giornata particolarmente significativa: a Latiano, sua città natale, e a Pompei, la città da lui costruita intorno al Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario, il nome di San Bartolo Longo è tornato al centro della vita ecclesiale e civile.

Latiano e Pompei, due città unite da un santo

A Latiano la Diocesi di Oria ha celebrato la festa di San Bartolo Longo con una solenne celebrazione presieduta da Mons. Vincenzo Pisanello, Vescovo di Oria.
La giornata è iniziata con l'accoglienza dei fedeli nella Chiesa Madre, seguita dalla Celebrazione eucaristica, dal Rosario “aux flambeaux”, dalla Supplica alla Beata Vergine del Rosario e da un momento di veglia e preghiera personale nella Chiesa del Rosario.
Contemporaneamente, a Pompei, il centenario è stato vissuto con celebrazioni rivolte anche alle scuole, l'omaggio floreale al monumento di San Bartolo Longo e la solenne concelebrazione presieduta dall'Arcivescovo-Prelato Mons. Tommaso Caputo. Il 5 ottobre è diventato così, per la prima volta, anche la festa del nuovo Patrono della città mariana.
Due comunità, dunque, hanno celebrato lo stesso Santo. Da una parte Latiano, la terra delle sue origini; dall'altra Pompei, il luogo nel quale la sua vocazione avrebbe assunto una dimensione universale.


L'omelia di Mons. Pisanello: San Bartolo, “uomo della Parola”

Particolarmente significativa è stata la riflessione proposta dal Vescovo di Oria, Mons. Vincenzo Pisanello, che ha riportato l'attenzione sulla dimensione evangelizzatrice di San Bartolo Longo.
Nel corso della sua omelia, il Vescovo ha ricordato un'espressione riferita a San Giovanni Paolo II, che definiva San Bartolo Longo come un “uomo della Parola”.
È un'espressione particolarmente importante perché permette di comprendere San Bartolo non soltanto come il fondatore del Santuario di Pompei, l'apostolo del Rosario o il promotore di grandi opere sociali, ma come un uomo che ha fatto della comunicazione del Vangelo il cuore della propria esistenza.
Essere “uomo della Parola”, infatti, non significa semplicemente parlare di Dio. Significa lasciarsi raggiungere dalla Parola, viverla e trasformarla in azione.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più attuali della figura di San Bartolo Longo.
La sua evangelizzazione non rimase confinata alle parole. Divenne preghiera, educazione, accoglienza, carità, cultura e costruzione di una comunità.

Dal Rosario all'evangelizzazione

La storia di Bartolo Longo è segnata da una profonda conversione. Nel 1872, arrivato nella Valle di Pompei, maturò quella svolta spirituale che avrebbe orientato per sempre la sua vita verso il Rosario e verso l'evangelizzazione.
Da quella esperienza nacque progressivamente un progetto destinato a cambiare il volto di quel territorio.
Bartolo Longo iniziò a catechizzare la popolazione, si impegnò per la vita della comunità e promosse la costruzione del Santuario dedicato alla Madonna del Rosario. La sua opera trasformò un territorio segnato dalla povertà e dall'abbandono in quella che sarebbe diventata la Nuova Pompei.
Il Santuario non fu, quindi, soltanto un edificio religioso. Fu il cuore di un progetto di evangelizzazione. E il Rosario divenne lo strumento attraverso il quale San Bartolo Longo accompagnò generazioni di persone alla conoscenza di Cristo attraverso Maria.
Anche San Giovanni Paolo II, nella sua riflessione sul Rosario, ne aveva evidenziato la natura profondamente cristologica, definendolo quasi un compendio del messaggio evangelico.

Una comunicazione del Vangelo fatta di gesti concreti

L'aspetto forse più moderno dell'esperienza di San Bartolo Longo è proprio questo: la sua comunicazione non fu soltanto verbale. Bartolo Longo comunicò il Vangelo attraverso ciò che costruì.
Lo fece attraverso le scuole, attraverso l'educazione dei ragazzi, attraverso le opere di carità, attraverso l'accoglienza degli ultimi e attraverso l'attenzione verso coloro che la società tendeva a lasciare ai margini.
Nel 1892 fondò l'Istituto per i figli dei carcerati e successivamente, nel 1922, quello per le figlie dei carcerati. La sua intuizione era profondamente evangelica: nessun bambino doveva essere condannato dal proprio contesto familiare e nessuna persona doveva essere considerata irrecuperabile.
La fede, dunque, diventava servizio. La preghiera diventava carità. L'evangelizzazione diventava promozione della persona. È questa una delle grandi lezioni che San Bartolo Longo consegna ancora oggi alla Chiesa e alla società.

Un comunicatore capace di parlare al suo tempo

Guardando alla figura di San Bartolo Longo con gli occhi del nostro tempo, emerge anche un'altra caratteristica: la sua capacità di comunicare un messaggio utilizzando linguaggi diversi.
Scrisse la celebre Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei, promosse pubblicazioni, educazione e formazione, utilizzò gli strumenti culturali disponibili nel suo tempo e costruì attorno al Santuario una vera rete di persone e di iniziative.
La sua comunicazione non era finalizzata alla semplice diffusione di informazioni. Aveva uno scopo preciso: incontrare le persone e condurle a Cristo.
È proprio questo che rende ancora sorprendentemente attuale la definizione di “uomo della Parola” richiamata da Mons. Pisanello.
In un'epoca nella quale siamo circondati da messaggi, immagini, video, social network e comunicazione digitale, San Bartolo Longo ricorda che la vera comunicazione non può limitarsi a raggiungere un pubblico. Deve saper entrare nella vita delle persone.

La carità come forma di evangelizzazione

A Pompei San Bartolo Longo comprese che non poteva esistere una vera evangelizzazione senza la carità. La città mariana nacque infatti insieme alle opere educative e assistenziali.
Ancora oggi il Santuario presenta Pompei come una realtà nella quale preghiera, Rosario, solidarietà e promozione umana sono profondamente collegati.
È la stessa prospettiva ricordata da Mons. Pisanello già nella sua omelia del 5 ottobre 2025 a Pompei, quando indicava nella vita di Bartolo Longo il legame inscindibile tra fede, speranza e carità, ricordando le opere realizzate a favore dei bambini e degli adolescenti in condizioni di difficoltà.
San Bartolo non si limitò a dire che ogni persona ha una dignità. Costruì luoghi nei quali quella dignità potesse essere concretamente riconosciuta.


Un ponte tra Sud: dalla Puglia alla Campania

Il Centenario del Transito ha così restituito con particolare forza anche il significato del legame tra Puglia e Campania. Latiano non è semplicemente il luogo dove Bartolo Longo nacque.
È la radice di una storia che sarebbe poi esplosa a Pompei. Pompei, allo stesso tempo, non è soltanto il luogo nel quale il Santo realizzò la sua grande opera.
È la città nella quale quella radice pugliese è diventata una realtà spirituale conosciuta in tutto il mondo.
Il viaggio di San Bartolo Longo può quindi essere letto come un grande ponte meridionale: dalla terra di Latiano alla Valle di Pompei, dalla Puglia alla Campania, dalla conversione personale alla costruzione di una comunità.

L'eredità per il nostro tempo

A cento anni dal suo Transito, San Bartolo Longo continua a parlare. E forse lo fa proprio perché la sua vita dimostra che evangelizzare non significa semplicemente pronunciare parole religiose.
Significa comunicare una speranza. Significa educare. Significa accogliere. Significa prendersi cura. Significa costruire relazioni. Significa utilizzare i mezzi del proprio tempo per portare un messaggio capace di raggiungere il cuore delle persone. In questo senso, la definizione di “uomo della Parola” assume oggi una forza particolare.
Nel mondo dei social network, della comunicazione veloce e delle immagini che scorrono continuamente sugli schermi, la testimonianza di San Bartolo Longo ricorda che la Parola più efficace è quella che diventa vita.
Il suo messaggio attraversa così un secolo e continua a collegare due terre: Latiano e Pompei, Puglia e Campania. Due luoghi diversi, ma uniti dalla stessa memoria e dalla stessa missione.
Quella di un uomo che, partendo da una piccola città pugliese, seppe guardare lontano e trasformare la propria conversione in un'opera di evangelizzazione, educazione e carità destinata a parlare al mondo.