Sclerosi multipla, dalla Puglia un nuovo modello di cura: con la telemedicina costi ridotti del 76%
Presentato in Regione SM-ART Puglia, il progetto punta a rafforzare l’assistenza territoriale e il collegamento tra centri specialistici e servizi locali. In Puglia le persone con sclerosi multipla sono oltre 7.000.
BARI – Meno spostamenti, servizi più vicini ai pazienti e una maggiore integrazione tra ospedale e territorio. Sono gli obiettivi di SM-ART Puglia, il progetto presentato in Regione per migliorare il percorso assistenziale delle persone con sclerosi multipla attraverso la telemedicina e il coordinamento tra professionisti sanitari.
La sclerosi multipla, che in Puglia interessa oltre 7.000 persone, è stata individuata come primo ambito di applicazione del nuovo modello, poiché richiede controlli regolari, competenze multidisciplinari e un’assistenza continuativa. Le soluzioni sviluppate potranno fornire indicazioni utili anche per la gestione di altre patologie croniche, in linea con il Piano nazionale della cronicità e con gli indirizzi sulla telemedicina.
L’iniziativa si inserisce nel percorso avviato dalla Regione Puglia per rendere più efficienti i servizi sanitari territoriali, migliorare la gestione delle malattie croniche e sfruttare le opportunità offerte dalla digitalizzazione.
«La Regione Puglia ha avviato da tempo un percorso di evoluzione sanitaria, per affrontare la sfida della cronicità e costruire le fondamenta di una progressiva digitalizzazione e superamento di eventuali inefficienze del sistema salute regionale», ha dichiarato l’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia.
«Il nuovo modello, sperimentato nell’ambito della sclerosi multipla, dimostra che i tempi sono maturi per evolvere verso scelte organizzative che valorizzano la prossimità della cura, migliorandone l’efficienza e la qualità, a beneficio dei pazienti», ha aggiunto.
Cinque priorità per migliorare l’assistenza
Il progetto SM-ART Puglia è il risultato di un anno di lavoro che ha coinvolto professionisti sanitari, istituzioni e tecnici del territorio. Il confronto ha portato all’individuazione di cinque ambiti prioritari: rafforzamento della presa in carico, integrazione tra ospedale e territorio, telemedicina, riabilitazione territoriale e monitoraggio degli esiti degli interventi sanitari.
È stata inoltre analizzata l’esperienza del Policlinico di Bari nella gestione in telemedicina delle persone con sclerosi multipla, valutandone gli effetti sia sul sistema sanitario sia sulla vita quotidiana dei pazienti e dei loro caregiver.
Secondo i risultati presentati, una visita di follow-up effettuata in telemedicina può ridurre del 76% il costo complessivo rispetto a una visita in presenza. Il 75% dei benefici economici complessivi rilevati riguarda pazienti e caregiver, grazie soprattutto alla riduzione degli spostamenti e degli altri costi indiretti legati alle visite.
Il modello, attraverso una gestione più multidisciplinare e territoriale, ha inoltre contribuito a migliorare l’accesso alle cure, alleggerire la pressione sui Centri per la sclerosi multipla e favorire una migliore qualità di vita per le persone assistite.
Novartis: «La cronicità richiede una responsabilità condivisa»
Il progetto vede la collaborazione di Novartis Italia, coinvolta nell’iniziativa dal 2024. Per Federico Mambretti, Country President dell’azienda, il lavoro congiunto tra i diversi attori del sistema sanitario è fondamentale per affrontare le sfide legate alle patologie croniche.
«Iniziative come questa dimostrano quanto sia importante fare rete per rispondere alle sfide della cronicità, che richiedono una responsabilità condivisa e risposte che vadano oltre l’innovazione in ambito terapeutico», ha affermato Mambretti.
Il rappresentante di Novartis ha sottolineato che il progresso scientifico può generare valore quando si traduce in un accesso equo e tempestivo all’innovazione. Da qui l’importanza della collaborazione tra istituzioni, professionisti e imprese per sviluppare modelli di presa in carico più efficaci e vicini alle esigenze dei pazienti e delle loro famiglie.
L’esperienza pugliese punta così a valorizzare la telemedicina non soltanto come strumento tecnologico, ma come parte di una riorganizzazione dell’assistenza, con l’obiettivo di migliorare la continuità delle cure e utilizzare in modo più efficiente le risorse del sistema sanitario.