Ustioni, dall’alcol sul barbecue agli incidenti domestici: l’estate del Centro Ustioni del Policlinico di Bari


BARI - Dieci posti letto costantemente occupati e pazienti con ustioni che hanno interessato anche oltre il 50% della superficie corporea salvati. È il bilancio dell’estate 2026 del Centro Ustioni del Policlinico di Bari, impegnato nei mesi estivi nella gestione di numerosi casi gravi provocati da incidenti di diversa natura.

Tra le cause più frequenti figurano l’alcol versato sul barbecue per ravvivare la fiamma, la combustione di sterpaglie in campagna, la preparazione domestica di liquori con sostanze altamente infiammabili, gli incidenti stradali con successivo incendio del carburante, le esplosioni di bombole di gas e gli infortuni sul lavoro provocati dal contatto con sostanze caustiche.

«Incidenti molto diversi tra loro, ma spesso accomunati dalla sottovalutazione del rischio. Comportamenti ripetuti magari per anni senza conseguenze possono trasformarsi in pochi secondi in eventi capaci di provocare ustioni gravissime», spiega Giulio Maggio, direttore del Centro Ustioni.

Il Centro ha accolto pazienti di ogni età provenienti dalla Puglia e da altre regioni, in particolare Calabria e Molise, oltre a cittadini stranieri e persone presenti sul territorio pugliese per le vacanze.

Tra i casi più complessi quelli legati agli incidenti stradali nei quali, dopo l’impatto, si è verificato anche l’incendio del carburante. I pazienti presentavano contemporaneamente ustioni estese, fratture e altri traumi, rendendo necessaria una presa in carico multidisciplinare. Particolarmente gravi possono essere anche le conseguenze delle esplosioni di bombole di gas all’interno di abitazioni o strutture ricettive.

Un altro capitolo riguarda gli incidenti sul lavoro, dalle ustioni chimiche provocate dal contatto con sostanze caustiche, come l’acido solforico, a quelle determinate dall’esplosione o dall’incendio di prodotti infiammabili.

«Non sono mancati poi episodi meno frequenti ma altrettanto gravi», aggiunge Maggio. Tra questi, pazienti con ustioni provocate durante trattamenti estetici domestici, come l’utilizzo improprio della ceretta, e il caso di una donna rimasta gravemente ustionata durante un rito di purificazione che prevedeva l’impiego sul corpo di sostanze a base alcolica. In quest’ultimo caso, le ustioni hanno interessato fino all’80% della superficie corporea.

«Raccontare le cause di questi incidenti è importante perché molti possono essere evitati. Il fatto di aver compiuto tante volte un gesto senza conseguenze non significa che quel comportamento sia sicuro», sottolinea il direttore del Centro Ustioni.

È stata, secondo Maggio, «un’estate particolarmente impegnativa», con i dieci posti letto del Centro costantemente occupati e pazienti con ustioni estese anche oltre il 50% della superficie corporea. Nonostante la gravità dei casi trattati, non si sono registrati decessi presso il Centro Ustioni.

Un risultato raggiunto grazie a un lavoro multidisciplinare che coinvolge medici, infermieri e operatori sociosanitari specializzati nel trattamento di pazienti con grandi fragilità, insieme alla collaborazione delle due Rianimazioni e all’apporto costante di fisiatri e fisioterapisti.

«La sopravvivenza dei pazienti con le ustioni più estese è legata a un percorso assistenziale complesso e multidisciplinare», sottolinea Antonio Sanguedolce, direttore generale del Policlinico di Bari. «Nei casi più severi, il grande ustionato necessita fin dalle prime ore di assistenza intensiva e del contributo coordinato di differenti professionalità, dalla gestione delle funzioni vitali al trattamento delle lesioni fino alla riabilitazione».

«La capacità di garantire tutte queste fasi al Policlinico di Bari testimonia l’elevato livello di specializzazione raggiunto dal nostro Centro ed è il risultato dell’integrazione tra competenze e professionalità diverse, indispensabile nella presa in carico dei pazienti più complessi», conclude Sanguedolce.