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sabato, settembre 23, 2017

Bari e la pulizia delle strade tra realtà e curiosità

di VITTORIO POLITO - La città di Bari, nonostante gli sforzi degli amministratori, è ormai una discarica a cielo aperto. Centinaia di cassonetti sono sistematicamente lasciati aperti e spostati qua e là, secondo le “necessità” dei vari automobilisti, mobili e materassi gettati qua e là. Per non parlare di quello che succede dopo il passaggio dei vari “cercatori” identificati negli extracomunitari e negli zingari, che ripetutamente effettuano la “visita” dei cassonetti, lasciando spesso per terra rifiuti di ogni genere.

È appena il caso di ricordare ai signori amministratori che l’igiene è un ramo della medicina che mira alla salvaguardia dello stato di salute ed al miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche della popolazione e al suggerimento delle misure di protezione sanitaria. Ma prima dell’igiene viene la pulizia, cioè la mancanza di ogni sorta di sudiciume e di sporcizia, che per l’inciviltà di certi abitanti e per l’inadeguato servizio di nettezza urbana e di controllo, la città di Bari lascia molto a desiderare.

Basti pensare ai nostri mercati, ove gli esercenti gettano per strada quintali di rifiuti: dalle verdure, alla frutta, ai residui di prodotti ittici, ecc., il cui odore nauseabondo, specie in estate, è insopportabile, ma è altrettanto appetibile per scarafaggi, topi, cani e gatti. In altre città gli esercenti sono obbligati a gettare ogni sorta di rifiuti in appositi contenitori sistemati anche nei mercati. A Bari è normale lasciare le strade piene di luridume e di rifiuti di ogni genere o portare i cani a spasso senza eliminare le deiezioni, ecc. I controlli? Scarsissimi o inesistenti. Numeri verdi che lasciano il tempo che trovano.

Molti negozianti scopano il marciapiedi antistanti gli esercizi e gettano sotto i marciapiedi i rifiuti. Raccolta differenziata? Non esiste per certi esercizi come bar, ristoranti, pizzerie, pescherie: buttano tutto nel cassonetto comune, dai cartoni, al vetro, alla plastica, ecc. Per non palare delle centinaia di bottiglie e lattine abbandonate sui marciapiedi. Se queste sono le tecniche per far elevare le quantità di raccolta differenziata, allora stiamo perdendo solo tempo e quattrini.

Che la pulizia delle strade a Bari sia stato da sempre un problema è storia vecchia e lo ricorda Vito Antonio Melchiorre nei suoi libri “Il diario del Sindaco Carlo Tanzi” e “Storie di Bari” (Adda Editore).

Durante il sindacato di Carlo Tanzi (1789-1791), Melchiorre, ricorda, tra l’altro, i “Patti che si devono apporre nell’offerta della pulizia delle strade”. I “Patti” prevedevano, tra l’altro, di «far pulire le immondizie, e adunarle in montoni…; di “destinare tante persone corrispondenti al fabbisogno giornaliero della pulizia delle strade, cosicché tutta la città intieramente in ogni giorno dovrà essere polita; che per ogni mese si devono eleggere i Deputati a’ quali distribuirsi tutte le strade, e dovranno questi badare che venghi in ogni giorno pulito il proprio Rione…, ecc.”.

Nel 1816, re Ferdinando IV di Borbone, promulgò la legge che conteneva tutte le disposizioni utili e necessarie in relazione alle esperienze, ai progressi e al benessere del popolo per l’amministrazione civile. Un testo unico delle leggi apparse durante il periodo di occupazione del decennio francese (1806-1815). In base all’articolo 4 della stessa legge, il Comune di Bari adottò nel 1817, un regolamento di polizia urbana, primo nella storia della città, di ben 102 articoli, nel quale, tra l’altro, regolamentava la “conservazione e nettezza urbana delle strade, salute pubblica, ecc.”.

Ciò che rende interessante il regolamento, che alla luce della moderna attualità certe norme appaiono curiose, era, ad esempio, la proibizione di suonare le campane nella imminenza di temporali per non attirare fulmini sull’abitato o, nel secondo caso, per non spaventare gli ammalati.

In relazione alla pulizia delle strade il regolamento prevedeva, per coloro che abitavano al piano terra, la pulizia del tratto di strada davanti alla propria abitazione e se non c’erano abitazioni al piano terra l’obbligo incombeva agli inquilini dei piani superiori, anche se si trattava di religiosi.

Pertanto il Comune di Bari, l’AMIU e la Polizia Municipale sono vivamente invitati ad interessarsi maggiormente di tali problematiche e di istituire severi controlli e seri servizi di “tolleranza zero”, non solo per i cittadini che non si attengono alle regole, ma anche per gli operatori che non fanno il loro dovere per il quale sono pagati.

venerdì, settembre 22, 2017

Libri: il ritorno di Nigro in Lucania

di LIVALCA - Quando l’uomo che parla ai ‘cavalli’ della gloriosa libreria di piazza Moro - al secolo Ruggiero Riefolo -  mi ha sussurrato al telefono ‘come mai non hai segnato il volume del tuo amico Raffaele, per caso l’hai avuto in omaggio dall’editore?’, mi sono visto costretto a dire ‘possiamo fare benissimo trentuno’ (A volte sono obbligato a comprare libri per i miei amici, perché convinti che un editore - alla stregua di un pasticciere… non ho detto faccendiere - possa disporre di tutti i libri in ‘circolazione ‘).

Appena il libro in questione incontra il mio sguardo comprendo che la copertina è opera del Maestro Michele Damiani, il quale ci regala, all’interno dello stesso, un ottavino con tavole figlie del suo credo artistico che, al momento, grazie al colore, ci avvicinano e allontanano - sta a noi scegliere - le frontiere del Meraviglioso.

Raffaele sta per Nigro e il libro - Progedit - ha per titolo ‘Ritorno in Lucania’.

Un capitolo a parte meriterebbero le foto del ‘fotografo-avvocato’ Piero Lovero, foto che rendono giustizia agli amanti delle immagini-parlanti in una stagione dell’umanità in cui sono tutti bravi a scattare ‘selfie’ (spero si scriva così, altrimenti rischio la…’radi(o)azione’) senza un palpito di vita. Una foto su tutte meriterebbe un panegirico, per cui mi limito a citarla: Valsinni, Castello di Isabella Morra.

Si deve a Benedetto Croce se Isabella Morra, figlia del Barone di Favale, ebbe riconoscimenti letterari, ampliati dalla circostanza che visse solo cinque lustri, ed il suo assassinio, ad opera dei fratelli, diede rilevanza ad una ‘mentalità’ ancor oggi dura a sparire, imputata quasi sempre al Meridione e non ad un vizio italico… come ritengo sia (solo per la cronaca la Morra visse dal 1525-1545… motivo per cui dovremmo dire atavico e non italico!).

Il testo di Nigro è godibile, quasi sempre attendibile - purtroppo chi ha frequentato con successo la narrativa spesso si fa prendere la mano e perde le ‘redini’, ma come direbbe, un indulgente medico curante, è un male fisiologico - e per giunta costruito con quella raffinatezza di scrittore che possiede solo il destinatario di ‘grazia ricevuta’, quotidianamente alimentata da studio e lettura.

Dalla mia veloce immersione nel cartaceo emergono le pagine dedicate a Carlo Levi, Leonardo Sinisgalli e Rocco Scotellaro: sono le più sentite perché il lucano-barese si mette al servizio di quello che deve analizzare e far rivivere, dimenticando il suo ‘io’ o citandolo solo se strettamente necessario o comunque attore del racconto.  Nigro parlando di colui che fu sindaco di Tricarico si lamenta dell’oblio in cui finiscono personaggi che meriterebbero attenzione e riflessione: ‘Forse perché la critica è impazzita dietro una follia editoriale che non ci dà più spazio per riflettere su ciò che si scrive e su ciò che è il caso di consumare. Forse perché nessuno più vuol ricordare gli anni in cui tutti eravamo povera gente’.  Raf concordo con quest’ultima veritiera ‘supposizione’.

Non posso dilungarmi oltre perché il direttore del ‘Giornale di Puglia’ Ferri - che ringrazio per la riduzione delle giornate di ‘fermo’ forzato -  è stato tassativo: attenersi alle ‘battute’ concordate… pensare che una volta - non molto tempo fa - avevo illimitata libertà di ‘battute’…oggi mi vengono contate (Settembre controllato, inverno tribolato!).

Degno di menzione è il saggio dedicato a Pasquale Festa Campanile che, quando tornava nella natia Melfi, si faceva accompagnare, racconta Raffaele, ‘dalla bellona (…amico mio la tua invidia trasuda tempesta ormonale che hai scaricato, in seguito, in alcuni romanzi) lanciata come attrice’.

Spero di ricordare male, ma il nostro appella Maria Grazia Spina come ‘bellona’ e si tratta di un ‘affronto’ per una bella donna, sensuale e mai volgare, brava attrice di teatro con opere di Goldoni e pittrice per studi fatti, che da veneziana, mal sopportava la gelosia del regista Campanile.  Raffaele tu hai tutto per ‘espiare’ e farti perdonare, qualora fossi ‘colpevole’: la penna è il più grande perdono… dopo la televisione.

Nigro parla della figura di Tommaso Pedio, delle sue tante pubblicazioni dedicate al ‘brigantaggio’ e di come lo conobbe servendosi di Melfi e di una piccola innocente, ma utile ‘bugia’.  Invito i 323 contatti che mi sono rimasti fedeli a non chiedermi notizie sulla ‘frottola’, ma di volare in libreria e portarsi a pagina 124.  Certo una bugia tira l’altra, per giunta oggi un individuo deve mentire a se stesso per fare una semplice ammissione di ‘fede’.

Penso di aver conosciuto abbastanza bene il carattere del professore Pedio, avendolo accompagnato innumerevoli volte a casa in compagnia dei tanti libri che cercava fra i troppi da noi pubblicati di suo interesse (i pesi li portava quasi sempre Massimiliano Pezzi).  Pedio temeva sempre che qualcuno potesse ‘accedere’ ai suoi scritti prima della pubblicazione ed evitava accuratamente di parlare in presenza di estranei. Da noi ha sempre avuto libero accesso ed il suo punto di riferimento era mio padre, lo cercava ovunque per proporre il solito viaggio verso un nuovo libro o un ‘caffè’…’fumante’.

Tralascio ogni altro appunto - dal punto di vista della verità storica cui mi sono sempre attenuto e mai di quella veritiera - e considerazione che può interessare il ‘livalca’ del tempo che fu, ma non posso non sobbalzare nel leggere che Pedio, caro Raffaele, ti ha sostenuto nel 1981 per il Premio Basilicata, so che sei esperto di ‘eufemismo’… ma questo è troppo viscerale-lucano per essere mandato giù.

Hai avuto un solo grande sponsor per quel premio: Mario Cavalli. Per ben quattro volte sono andato a prendere Pedio per portarlo in azienda e fargli toccare con mano che stavamo stampando e che, quella coinvolgente quanto appassionante impresa, da lui ritenuta impossibile, si stava concretizzando. Tralascio ogni particolare - anche se sono in vita persone, oltre il sottoscritto, che possono testimoniare quanto don Mario si spinse oltre - ed ogni considerazione: quel Premio lo devi non solo alla tua bravura, ma ad uomo che ti aveva preso in simpatia a tal punto… da far scattare in me una ‘gelosia controllata’.

“Forse perché nessuno vuol ricordare gli anni in cui eravamo tutti povera gente” sono parole tue, che io mi limito ad avvalorare - tralasciando di precisare povera gente con forti e nobili ideali - e che confermano ancora una volta che sei nato per aver sempre ragione, anche quando ti trovi (obtorto collo (?) dalla parte del ‘torto’.

Tanto di ‘CAMPIELLO ’ all’intellettuale che partendo dall’UMANESIMO e il BAROCCO della BASILICATA, si gettò con impeto nei FUOCHI del BASENTO per rintracciare la BARONESSA dell’OLIVENTO, ma da PIANTATORE di LUNE notò delle OMBRE sull’OFANTO e dimenticò il DIO di LEVANTE, trovando rifugio  nell’ADRIATICO selvaggio alla ricerca di DESDEMONA e COLA COLA; la natura, sempre matrigna oltre che benigna, fece fiorire una MALVAROSA che vide, suo malgrado, i ‘cecchini’ pretendere il GIUSTIZIATELI sul CAMPO, tanto da far gridare alle spaventate contadine SANTA MARIA delle BATTAGLIE; barriti, scambiati per nitriti (la coscienza? no solo LA METAFISICA COME SCIENZA), annunciavano l’arrivo di FERNANDA e gli ELEFANTI BIANCHI di HEMINGWAY (Addio alle armi o Per chi suona la campana?)…a questo punto il CUSTODE del MUSEO delle CERE decise che poteva considerarsi, al momento, concluso il VIAGGIO in BASILICATA.

Detto ciò mi piace ricordare alcuni periodi tratti dalla prefazione che Michele Dell’Aquila nel 1981 scrisse per il libro che vinse il Premio Basilicata: ‘Il libro va accolto dagli studiosi con gratitudine e simpatia anche perché - si direbbe - il Nigro lavora per essi più che per sé’.  Il prof. Dell’Aquila terminava con queste parole il suo intervento accorato (solo alcuni mesi prima vi era stato il devastante terremoto che aveva colpito la Basilicata) e sobrio intervento: “Nigro - che è studioso e uomo di cultura versatile, impegnato su più fronti del fare letterario, anche quello creativo - saprà tornare su questo materiale che ora offre con generosità all’attenzione degli specialisti; e lo farà con l’intelligenza e lo scrupolo che gli riconosciamo. Al momento, quel che importa - e va segnalato il pericolo fattosi più grande per le distruzioni e i crolli di antiche dimore nel recente terremoto - è lo slancio e l’impegno civile, oltre che culturale, dell’operazione, ‘il lungo studio e il grande amore’ che gli han fatto‘ cercare’ i volumi dei padri”.

Il prof. Dell’Aquila ben trentacinque anni fa aveva visto giusto: IN NOME DEI PADRI.

mercoledì, settembre 20, 2017

Libri: Matteo Renzi al Polo Museale di Trani per presentazione 'Avanti'

TRANI - Sabato 23 settembre, alle 9:30, nella sala conferenze del Polo museale di Trani, l’ex Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, presenterà il suo libro “Avanti!”

Un libro che non è solo un diario personale, ma anche una riflessione sul suo operato e su ciò che sarà. Una sorta di luogo cartaceo di condivisione di idee, emozioni, speranze, a volte ritrovate, altre perse.

Tra le pagine di questo libro, edito Feltrinelli, sono impressi anche i risultati ottenuti e gli errori commessi.

È un viaggio, dunque, che invita a guardare il futuro attraverso il passato ed il presente. L’appuntamento ospitato dalla Fondazione S.E.C.A. è ad ingresso libero fino ad esaurimento posti. 

martedì, settembre 19, 2017

Saggi: alieni in un paese triste e morto

di FRANCESCO GRECO - Ho un hobby, lo coltivo da quand’ero bambino: ascoltare i vecchi. Lo facevo nelle loro case dinanzi al fuoco e al vino e nelle osterie, e oggi nelle piazze. Li ascolto in silenzio, non li interrompo, non solo per la buona la educazione che i miei fantastici genitori, Antonietta e Cosimo, pace e memoria, m’hanno insegnato, ma anche affinché il flusso della memoria scorra libero e gaio, agile come un ruscello al sole della primavera.
 
Giorni fa, un vecchio ormai prossimo al secolo, che era amico di papà e ancora coltiva l’uliveto e piange guardando un suo albero devastato da quella lebbra che non osiamo manco nominare, come si fa con le brutte malattie, mi diceva che quando era bambino sentiva i grandi dire: “La fine del mondo è vicina, chissà che deve venire… I vivi invidieranno quelli che se ne sono andati, moriranno onza a onza (lentamente)…”.
 
La xylella cos’è, a leggerla con disincanto, se non una metafora dell’Apocalisse, la cupio dissolvi in cui ci siamo avviluppati e perduti? La lebbra che ci hanno contagiato, anche con la nostra cattiva coscienza, pigrizia, vigliaccheria, fuga dalle responsabilità?

Le nostre vite sono anonime, borderline, prive di luce, corrotte dalla bellezza posticcia, al botulino. Consumiamo emozioni seriali, che devastano lo spirito.
 
Siamo degli alieni, marziani, forestieri in paese ormai sconosciuto, senza più memoria, radici, senso comunità. Le parole sono vuote di senso, l’afasia dei sentimenti ci corrompe, impera il darwinismo più cupo e la solitudine cosmica ci rende inquieti e infelici.

Se chiedessimo a un ragazzo ha letto Leopardi, se conosce Pasolini, Sciascia, Fellini, Carmelo Bene, cosa risponderebbe? I loro film non si trasmettono, le opere non si ristampano. Tutto rimosso.
 
Abbiamo ceduto il nostro libero arbitrio. Non pensiamo se non con la forma mentis di chi ci domina, il suo nichilismo è penetrato nel nostro io più profondo, balbettiamo il loro mantra in un universo più che “liquido” atomizzato.
 
Ci voleva molto coraggio per addentrarsi nel labirinto oscuro e osceno del nostro tempo e mostrarne tutte le piaghe e le patologie, le interfacce tragiche, deliranti, aberranti, folli.

Lo ha fatto per noi Paolo Vincenti in “Italieni”, Besa Editore, Nardò 2017, pp. 292, euro 20,00 (prefazione di Massimo Melillo, postfazione di Maurizio Nocera).
 
Ci sbatte in faccia una gallery di mostruosità che ci avvolge come un perfido peplo e in cui ci hanno spinti, col nostro consenso.  E’ come Dante, ci prende per mano e ci conduce nei gironi dell’Inferno dove oziano gli “osceni” topoi della nostra quotidianità, dove è avvenuta l’eterogenesi dei mezzi divenuti fini, che stagnano nel nostro immaginario collettivo colonizzato dalla bruttezza e dalla volgarità: i servi di tutti i regimi, i tuttologi dei media, gli intellettuali embedded che hanno tradito la loro funzione critica e ci vendono una realtà che non c’è, in sinergia ci interessi con i politici dediti al loro ombelico e allo status.

Viviamo una vita degradata – ci dice Vincenti nei panni di critico della modernità -  di surrogati, ostaggi della criminalità e della politica criminale.
 
La tv, ieri “cattiva maestra” (Karl Popper), oggi è pornografia pura. Come la politica, stessa metamorfosi: volgari luci rosse. Tv e politica: cloache che rispondono al principio dei vasi comunicanti.
 
Berlusconismo vs renzismo, politica e tv: contiguità semantica, rubbish che si riversa nelle nostre coscienze corrompendole, riducendoci a consumatori, abbrutendo lo spirito, la vita. E una è funzionale all’altra.
 
L’oblio del tutto e di noi stessi prevale, la rimozione è selvaggia: senza passato, viviamo sospesi in un presente volgare e “osceno”.
 
Il resto lo ha fatto il web, che ci dà un potere illusorio, di esercitare dei diritti, di vivere in democrazia sol perché pratichiamo i social: invece i suoi padroni ci schedano e ci menano per mano dove vogliono come pecore al macello, bestiame brado. E che ha portato a un sapere conformista, trasfigurato in un’ignoranza di massa.

I piccoli, illuminanti saggi di Vincenti non spuntano come funghi dopo la pioggia, ma hanno padri nobili. La sottile ironia di Flaiano, il sarcasmo cupo di Sergio Saviane. Un pò Marziale, un pò Oscar Wilde, un po’ Mark Twain, in certi passaggi si intravede il furore etico, iconoclasta del “Male” o del “Canard Einchenè”.
 
Gloria imperitura dunque a Vincenti l’iconoclasta, il Chomsky italiano che denuda il Re e i potenti e ci porta per mano nel mare tempestoso del tempo triste che ci è toccato, in una selva improvvisamente oscura, che non riconosciamo più, governato da èlite finanziarie avide, che cercano solo il profitto, in cui siamo turisti sperduti, citazioni del marziano di Flaiano.
 
Un tunnel viscido in cui siamo finiti col nostro consenso, per vigliaccheria e pigrizia, larve senza più autostima.
 
Forse, chissà, potremmo reagire ritrovando un pò di autostima e di coraggio. Cominciando a spegnere la tv, togliendo la delega ai politici che ci hanno condotti sin qui, quelli che promettono di salvarci senza rendere conto delle parole di ieri.
 
Chissà, potremmo tornare a cercare la bellezza, la poesia, la sapienza del cuore, la vita, la condivisione del sentimento che unisce gli uomini, l’energia universale. Ricordare che non siamo qui per fare le comparse, ma i protagonisti, non per vivere come “bruti”, ma per “godere di virtute e conoscenza”.

lunedì, settembre 18, 2017

Libri: 'Il nuovo rendiconto in condominio', presentazione a Bari

BARI - Importante evento in materia condominiale a Bari il prossimo 20 settembre: alle ore 18 si terrà presso la libreria Di Marsico (Via Calefati n. 136) la presentazione del testo “Il nuovo rendiconto in condominio”, dell'autore barese Francesco Schena, edito da Grafill.

L'evento vedrà la partecipazione, insieme all'autore del testo, di numerosi ed autorevoli ospiti del settore condominiale, quali l'Avv. Gaetano Bux dell'associazione Alac di Bari, il Dr. Mariano Fino di Anaci, l'Avv. Antonio Console dell'Accademia Confamministrare, l'Avv. Nicola Frivoli del Foro di Bari, il Presidente nazionale Anapi Dr. Vittorio Fusco, l'Avv. Alessandro Gallucci del Foro di Lecce, l'Avv. Domenico Sarcina del Foro di Trani, il Dr. Giuseppe De Filippis, Vice presidente nazionale di Confamministrare, ed il Dr. Vito Lucente, Vice presidente nazionale dell'associazione AMI, moderati dal Prof. Pierantonio Lisi, professore aggregato presso l'Università degli Studi di Bari.

Il testo rappresenta un utile strumento di lavoro per i professionisti del settore della contabilità condominiale: amministratori, revisori, dottori commercialisti, esperi, periti e consulenti tecnici d'ufficio dei tribunali; al testo è allegato un software con modelli contabili, modelli del revisore edi i principali testi normativi in materia condominiale.

L' autore del volume, il professionista pugliese Francesco Schena, amministratore di condominio e revisore contabile condominiale professionista, è docente e formatore ex D.M. n. 140/2014, esperto ed analista per Il Sole 24Ore e Presidente Nazionale di ARCO (Associazione dei Revisori Contabili Condominiali). È iscritto all'Albo dei Periti e degli Esperti di Bari con specializzazione in materia di condominio, e all'Albo dei Consulenti Tecnici d'Ufficio presso il Tribunale di Bari, con specializzazione in materia di condominio.

L'evento, con ingresso libero,  è organizzato da Apulia Meetings.
Per informazioni è possibile contattare l'indirizzo email apuliameetings@gmail.com o il numero 345 9799863

martedì, settembre 12, 2017

La scrittrice italo-brasiliana Ana Stoppa presenta i suoi nuovi libri

BARI - La scrittrice italo-brasiliana Ana Stoppa si prepara a realizzare un programma ricco ed esteso in Italia. Tra le attività previste in suolo italiano c’è la presentazione dell’opera “Acquerello incompiuto” (Aquarela inacabada), libro di poesie, ed un altro libro destinato al pubblico infantile, “La Fata Mirabella e il rospo Guaraci” (A fada Mirabela e o Sapo Guaraci).

Pubblicazioni

È il terzo libro di poesie ed il sesto libro per bambini che Ana Stoppa pubblica in Italia. L’autrice, avvocato, attivista culturale e ambientalista, ha pubblicato durante la sua carriera 20 libri. In língua portoghese, la scrittrice sta pubblicando due nuovi libri destinati ai bambini: “Gigi a Joaninha Ambientalista” (Gigi la Coccinella Ambientalista) e “O Tatu Teotônio em Busca do Planeta Perfeito” (L’Armadillo Teotonio alla ricerca del Pianeta Perfetto), oltre ad un terzo libro che sarà presentato verso la fine di settembre a São Paulo-Brasile, scritto per il CPTran - “Juvenal, o Motorista Distraído” (Juvenal, l’Autista Distratto), che ha come argomento l’educazione, la sicurezza e il comportamento nel traffico. Oltre ai libri, l’autrice scrive articoli, cronache, pensieri e si dedica ala letteratura per bambini e giovani. Ha pubblicato un totale di circa 2.400 testi.

Nel 2012, quando conobbe la regione della Puglia, attraverso il poeta e attivista culturale Giovanni Monopoli, di Taranto, presidente dell’Associazione Culturale “Onlus” Poiesis, la scrittrice ha presentato un progetto per la sensibilizzazione ambientale con l’obbiettivo di responsabilizzare ogni persona per difendere e proteggere il pianeta. L’educazione, in questo caso, è il più viabile dei cammini. L’inserzione di concorsi nelle scuole medie e nelle superiori, con questa finalità, che avviene in Brasile dal 2012, ha ottenuto un crescendo di adesioni soprattutto nella regione di Martina Franca, dove, la giornalista e scrittrice Teresa Gentile, presidente del Salotto Culturale Internazionale “Recupero”, ha visitato diverse scuole per distribuire libri, aprire concorsi di redazioni e poesie con l’obbiettivo di risvegliare nei piccoli scolari l’interesse per la difesa del pianeta.

Nel giorno 12 settembre c.a., nella città di Taranto, nella sede locale del Comune, Sala della Biblioteca, alle ore 19, ci sarà la presentazione del libro di poesie “Acquerello Incompiuto” con la prefazione firmata da Giovanni Monopoli. Il giorno successivo ci sarà la presentazione del libro di letteratura infantile a Martina Franca, con la recensione di Teresa Gentile. L’autrice parteciperà anche ad un incontro tra poeti il 9 settembre, a Roma, dove ci sarà il Premio Scrivere di Poesia di Elisabetta Radazzo.
Per quanto riguarda l’ambiente, Ana Stoppa ha previsto delle riunioni con quattro Sindaci della regione di Taranto. “Perché qui non esiste il ‘buttare via’. Tutto ciò che succede sia buono che cattivo rimane nello stesso pianeta. Allora, la tutela, il rispetto e la preservazione dell’ambiente, indipendentemente della localizzazione geografica, è nell’interesse di tutti, e la letteratura infantile senza ombra di dubbio è il miglior cammino per insegnare ai bambini, in modo che essi, quando adulti, possano contribuire alla concretizzazione di un mondo migliore”, afferma la scrittrice.

La Fata Mirabella ed il Rospo Guaraci

Il giorno 13 settembre, nel salone dell’Istituto Compressivo Chiarelli, di Martina Franca, ci sarà la presentazione della più recente storia di letteratura per bambini e adolescenti in idioma italiano: “La Fata Mirabella ed il Rospo Guaraci”, con illustrazioni di Roney Bunn, recensione firmata dalla giornalista, scrittrice e attivista culturale italiana Dott.ssa Teresa Gentile, e copertina posteriore firmata dalla educatrice e ambientalista brasiliana Maria Cecilia Batista. I libri saranno consegnati a alunni, professori, rappresentanti di Istituzioni e direttori di diverse biblioteche della regione della
Puglia.

Il libro, che ha un linguaggio semplice e che alimenta i sogni più intimi, dà ali al piccolo lettore, perché nella trama si intrecciano arte, cultura, creatività, amore fraterno e educazione ambientale, valori che aiutano nella formazione di un futuro adulto responsabile e integrato nelle questioni sociali e ambientali.

Il testo, ricco di esperienze del quotidiano infantile, intrecciato con il mondo dell’immaginazione, aguzza la curiosità e incoraggia lo sviluppo dei lettori verso temi rilevanti come la questione ambientale, incentivandoli alla partecipazione e al protagonismo.

Nel programma di questo evento, è prevista la partecipazione della scrittrice, così come della dirigente scolastica Roberta Leporati, dinamica operatrice culturale e incentivatrice assidua di buone letture e di delegazioni di diversi municipi della Valle D’Itria, oltre a direttori di biblioteche, studenti e genitori. In questo giorno ci sarà la premiazione del concorso di poesia “La vita è bela", tema del libro della scrittrice Ana Stoppa, che sarà presidente onoraria della giuria. Alla fine, verrà piantato un albero, che testimonierà l’unione delle radici di questo ponte culturale italo-brasiliano.

Ana Stoppa si riunirà inoltre, com professori, dirigenti, amici e presidenti di associazioni diverse che lavorano per promuovere l’ecologia e la rieducazione verso l’umanità. È così che, grazie alla sinergia tra le diverse associazioni e il mondo scolastico, si darà impulso a questo ponte culturale italo-brasiliano che ingloba anche poeti e artisti di diverse nazioni.

Acquerello Incompiuto 

Il 12 settembre, nella città di Taranto, verrà presentata l’opera “Acquerello Incompiuto” nella sede dell’Associazione Culturale “Onlus Poiesis”. L’evento è organizzato dalla Associazione assieme all’Artava di Armando Blasi. Il libro conta con la presentazione di Teresa Gentile, giornalista, educatrice, fondatrice e presidente del Salotto Culturale Internazionale “Recupero”  a Martin Franca, e con la traduzione di Patrizia Sambo, italiana, professoressa d’italiano radicata in Brasile e traduttrice di tutte le opere di Stoppa in italiano. La prefazione `e di Giovanni Monopoli, poeta,
attivista culturale, fondatore e presidente dell’ Associazione Culturale.

Il libro di poesie è una vera testimonianza dove l’ autrice riesce a trasmettere le giuste emozioni in ogni verso e angolo. Tra i testi c’ `e il “Poema a Martina Franca”, un tributo alla città in provincia di Taranto, “ai suoi monumenti, alla sua storia e a tutto il fascino che mi fecero sognare durante i soggiorni vissuti sempre con grande gioia, ammirando da tutti gli angoli la sua eterna bellezza”, commenta Ana Stoppa.

Ringrazio la poetessa Ana Stoppa per l’incentivo culturale che dà all’Associazione Culturale Brasile-Italia della quale è Presidente Onorario. Un’azione che ci lascia felici e conferma ancora una volta la sua grande dedicazione umanitaria, volta ad essere sempre partecipe alla crescita culturale di tutti”, dichiarò Giovanni Monopoli, scrittore Poeta, Attivista culturale e presidente dell’Associazione Culturale “Onlus Poiesis” di Taranto – Puglia – Italia.

Rapporti con l’Italia 

Ana Stoppa è di origine italiana, i suoi nonni materni e paterni emigrarono nel secolo 19, in Brasile.

“Io sempre ascoltai i miei antenati esprimere il desiderio di rientrare in Italia. Recriminavano perché vennero in Brasile con la speranza di trovare qualcosa di pronto, ma come tutti gli emigrati, dovettero costruire tutto. Ogni volta che sono in Italia provo una sensazione incredibile, è come se loro potessero ritornare attraverso di me”, rivela.

Ciò che fortificò quest’affinità della scrittrice con l’Italia fu un antico progetto per unire i due popoli, progetto che prese corpo quando Ana Stoppa conobbe il poeta Giovanni Monopoli. Assieme idealizzarono questo ponte culturale per unire poeti e artisti brasiliani e italiani.

Curriculum letterario

· 1989: “Diagnóstico” (poesia);
· 2012: “O Silêncio dos Porta-Retratos”, Editora Alley (poesia);
· 2012: Pubblicazione del libro “Lelé O Navegador dos Sonhos”, Editora Alternativa (infanto-juvenil);
· 2014: Prima edizione dei libri “Rafael o Ursinho Guloso”, “Oração dos Bichos”, “Estela a Pata Bela”, oltre a nuove riedizioni del libro.
· 2015: Riedizione dei libri per bambini e prima e seconda edizione di “Fada Verbena a Protetora da Natureza” e di “A Fada Mirabela e o Sapo Guaracy”. Prima edizione di “Vida Perene, Pensamentos e Reflexões”, Editora Modocromia, Lisboa, Portugal. Prima e seconda edizione di “O Rio Que Era Doce” (per bambini), sulla tragedia ambientale di Mariana, Minas Gerais.
· 2016: Prima edizione del livro “Cristal A Corujinha Cantora”. Nuove edizioni dei libri “A Fada Mirabela e o Sapo Guaraci”, “Fada Verbena a Defensora da Natureza”, “Lelé o Navegador dos Sonhos” e “O Rio Que Era Doce”. Presentazione del libro “Descomplicando a Segurança”, com donativi dei diritti autorali alla CPTran. Presentazione del libro “Caó, o Cavalinho de Um Olho Só”.
· 2017: Prima edizione di “Cacau O Cachorrinho Legal”, “O Ronrom do Bombom”, “Caó o Cavalinho de Um Olho Só”; e “Fada Soraia e Todas as Cores da Natureza”. Riedizione di “Lelé O Navegador dos Sonhos”, “A Fada Mirabela e o Sapo Guaraci” e “Oração dos Bichos”. In stampa: “Aninha A Embaixatriz das Fadas”, “O Tatu Teotônio Em Busca do Planeta Perfeito” e “Tem Gente de Todo Jeito”. Particepazione in antologie edite in Brasile, Portogallo, Mozambico, Italia e Romania.


Opere pubblicate in italiano:  

· Mosaici di Sapienza (poesia) - 2013
· Il Silenzio Dei Portaritratti (poesia) - 2013
· Lelè, il Navigatore dei Sogni (literatura infantil) – 2015;
· Raffaele l’orsetto Goloso (literatura infantil) – 2015;
· Preghiera degli Animali (literatura infantil) – 2015;
· Stella L’Anatra Bella (literatura infantil) – 2015
· Verbena La Fata Protettrice della Natura (literatura infantil) – 2015:
· Ecologia è Vita (coautora com Teresa Gentile) - 2015

giovedì, settembre 07, 2017

Storia: se i Vitelios avessero sconfitto Roma

di FRANCESCO GRECO - E se invece di Atene avesse vinto Troia? O Sparta? Se Cesare non fosse riuscito a espugnare le Gallie? Se a Lepanto non avessero prevalso i Cristiani e i briganti avessero tenuto testa al boia Cialdini? Se il Terzo Reich fosse uscito vincitore dall’ultima guerra? L’elenco dei “se” potrebbe continuare all’infinito.
 
La Storia è cosparsa di ispidi interrogativi e stridenti contraddizioni, che l’uomo vi riversa in un transfert che surroga la sua complessità.
 
Tra cronisti embedded e agiografi, i falsi (oggi fake-news) sono così diffusi che Cesare si scrisse da solo quel che era accaduto nelle Gallie (“De bello gallico”), temendo le cronache dei contemporanei e ancor più le interpretazioni dei posteri usate e adattate al rispettivo momento storico.
 
La Storia la scrivono i vincitori acconciandola alle mode, censurando o enfatizzando a ulteriore umiliazione degli sconfitti. E se una volta tanto la scrivessero i perdenti, vittime di pulizie etniche, pogrom, soffocati sotto le infinite sedimentazioni della damnatio memoriae?
 
Deve averlo pensato il molisano (Isernia, 1959) Nicola Mastronardi in “Viteliù” (Il nome della libertà), Itaca Edizioni, Bologna 2012, pp. 488, euro 18,00, romanzo storico baciato dal successo, giunto alla quarta edizione e forse prossimo, costosissimo film.
 
Sotto l’aspetto narrativo è scritto benissimo, mano ferma e sapida: non si riesce a posarlo sino alla fine. Lo scrittore tiene in mano la storia e scava la psicologia, l’antropologia, la sociologia dei personaggi. Riesce a catturare sulla pagina l’esprit di un’epoca fin nella sua quotidianità, restituirci l’architettura sociale, i sentimenti, le passioni, le ambizioni, i giochi di potere, la geo-politica, le sovrapposizioni etniche (Roma è città melting-pot per dna, i razzismi di oggi sono ridicoli), la spiritualità, le divinità, i miti e i riti.
 
La password stilistica evocativa ti fa passare davanti le immagini con un nitore sorprendente, a svelare stati d’animo, istinti, fierezze. Il postulato di partenza è che se i “feroces Samnites” fossero riusciti a sottomettere la “Magna Civitas” la Storia avrebbe cambiato corso.
 
L’Impero che si estendeva dal sud della Spagna alla Gallia peninsulare, che aveva sconfitto Annibale dando fuoco a Cartagine, annientò i “terribili, indomiti nemici della Repubblica”, i ”Sanniti nemico per Silla e i Romani di molte e molte generazioni”.
 
Non solo, ma tutti i popoli italici che ostacolavano il disegno imperiale, inclusi – un secolo e mezzo prima - i Messapi di stanza a Brindisi (rotte per il Mediterraneo). L’Impero era una necessità storica, ma se nell’82 a. C. i Sanniti alleati di Caio Mario nella guerra civile contro Silla avessero distrutto Roma, cosa sarebbe accaduto? Invece restò il fantasma delle “Forche Caudine” e di Porta Collina.    
 
Il romanzo è il racconto della rivincita, la storia, l’epos (mentre Spartacus a sua volta si ribella a Roma). L’abilità di Mastronardi sta nel far credere che i Sanniti e gli italici hanno avuto in mano i destini dell’Impero e che erano portatori, oltre che di eroismo, orgoglio e amor patrio, di valori e civiltà. Il che è oggettivamente una forzatura: se condividiamo l’afflato anti-globalizzazione, occorre però fra notare l’esiguità del loro “pensiero”, il fuoco greco: i filosofi, i poeti, gli scultori, gli architetti, i giuristi sanniti, ecc.
 
Il loro errore forse è stato di non pensare in grande, di non avere un sogno, una visione totalizzante da opporre a Roma. Non restava che l’oblio, da dove oggi Mastronardi li disseppellisce restituendoli a nuova vita.
 
Il concept del romanzo però resta esile: sulla sete di vendetta, lo splendore del passato non si costruiscono civiltà, Repubbliche, imperi. Mentre i Sanniti pascolavano capre e costruivano capanne di fango, Roma “capitale”, “sozza e ingorda Lupa” si confrontava e si contaminava col pensiero greco, integrandolo. Costruiva acquedotti imponenti, strade maestre per far correre i soldati, aveva filosofi, poeti, giuristi e quelli greci divennero suoi cittadini spargendo il seme della conoscenza nell’Urbe, applaudì Scipione, portò Cleopatra come “trofeo”, ecc.
 
“Viteliù” è un romanzo revisionista, che oppone un demo (i Vitelios figli del toro) ricco di energia alla globalizzazione avendone ontologicamente paura, non avendo strumenti per contrastarla né gestirla.

Un’operazione culturale necessaria, di grande respiro e dignità, fascinosa nella calligrafia. Utile alla nostra ricomposizione identitaria, antropologica, sociologica, spirituale. Il determinismo storico è tuttavia implacabile con gli sconfitti che pur abbandonati dagli déi capricciosi, lottano per dire al mondo e agli uomini del loro splendore.

Libri: intervista a Francesco Schena, autore del manuale 'Il nuovo rendiconto in condominio'


BARI - Intervistiamo oggi il dott. Francesco Schena, revisore contabile condominiale professionista ed amministratore condominiale, Presidente nazionale di ARCO – Associazione Revisori Contabili Condominiali, ed autore del manuale “Il nuovo rendiconto in condominio” (Ed. Grafill) che verrà presentato in prima nazionale a Bari il 20 Settembre presso la Libreria Di Marsico.

Dr. Schena, come sorge l'interesse per lo studio della tematica della revisione contabile condominiale e di conseguenza il progetto di scrivere un testo in materia?

L’interesse c’è sempre stato su questo argomento, ancor prima della legge n. 220 di riforma del condominio ma è stato proprio grazie al nuovo articolo 1130-bis del codice civile che l’attenzione generale sul tema ha assunto un rilievo definitivo. Nel corso degli ultimi quattro anni il ricorso alla figura del Revisore condominiale è stato un crescendo, sia da parte dei condòmini che nutrono dubbi sul rendiconto dell’Amministratore, sia da parte degli stessi Amministratori per difendersi da accuse infondate. Il mio interesse professionale nasce proprio dall’esigenze di apportare in questo campo elementi di chiarezza e adeguati strumenti di valutazione per far sì che non si verifichino strumentalizzazioni della figura del Revisore e perché non ci si improvvisi in un ambito di massima delicatezza per la reputazione professionale degli Amministratori.

Lei è anche CTU presso il Tribunale di Bari. Ci conferma che le questioni relative al bilancio sono una delle maggiori fonti di controversie in ambito condominiale? Quale è la sua esperienza in merito?

Le impugnazioni dei rendiconti per questioni di merito, forma o contenuto da una parte e le azioni, sia civili che penali, per ipotesi di appropriazioni indebite a carico degli Amministratori dall’altra non sono una rarità nel panorama del contenzioso condominiale.
La mia personale esperienza mi porta a trarre una considerazione statistica importante: per circa sette volte su dieci le accuse si rivelano infondate e generate esclusivamente da una mera confusione nella tenuta della contabilità o da una incapacità da parte dei condòmini di leggere adeguatamente il nuovo rendiconto redatto alla luce delle nuove disposizioni di legge.

Il suo manuale si pone l'obiettivo di fornire un valido supporto agli amministratori di condominio e/o ai revisori contabili. In che modo può evitare contestazioni e controversie?

Non credo di poter dispensare una soluzione in questo senso ma, sicuramente, una corretta tenuta della contabilità da una parte e una adeguata conoscenza delle più idonee tecniche di revisione dall’altra possono senz’altro scongiurare casi di accuse immotivate e rinsaldare il rapporto fiduciario tra Amministratore e condominio ancor prima di intraprendere giudizi di sorta che potrebbero, poi, rivelarsi azzardati.

La figura del revisore contabile condominiale può avere un ruolo per evitare l'insorgere di liti?

Assolutamente si. Personalmente credo in una più efficiente funzione preventiva che repressiva da parte del Revisore. Ma questo richiede un allargamento di vedute e culturali da parte di tutte le parti. I condòmini devono sapere che occorre affidarsi al Revisore senza aspettarsi ad ogni costo la conferma delle presunte accuse. L’Amministratore deve guardare al Revisore come ad un organo terzo e di garanzia, senza timore e senza pensare di essere sottoposto a giudizio. Il Revisore, infine, deve operare con equilibrio, competenza, indipendenza, responsabilità e rispetto dell’amministratore, senza spirito di inquisizione o pregiudizi e senza soccombere alle aspettative del cliente.

Quali suggerimenti può fornire a chi lavora nell'ambito dell'amministrazione degli immobili soprattutto in sede di redazione di bilancio? 

Il suggerimento è quello di approfondire la materia evitando di ritenere il rendiconto un qualcosa di poco importante. È necessario che la contabilità sia tenuta e presentata rispettando adeguati metodi, sistemi e princìpi contabili, il tutto in perfetta compatibilità con la natura giuridica del condominio. L’errore più frequente commesso dagli Amministratori è quello di assecondare le richieste di alcuni condòmini che pretendono una contabilità “semplice” e adeguata al loro livello di capacità di analisi. In realtà, l’Amministratore deve tenere la contabilità secondo quanto dispone la legge, anche se questo significa presentare un fascicolo di rendicontazione complesso e voluminoso. I principi della completezza e della chiarezza contabile non vanno confusi con quella semplificazione voluta spesso dai condòmini che espone, poi, il rendiconto a rischi di impugnazione per difetto di forma e contenuti.

domenica, agosto 27, 2017

Libri nel Borgo antico, storie emozionanti e impegno civile nella seconda serata. Domenica il gran finale

di REDAZIONE - La seconda serata di Libri nel Borgo Antico a Bisceglie ha come di consueto offerto la possibilità di presentare i loro libri a decine di autori tra gli angoli più belli della città vecchia, ha replicato l'ottima riuscita della novità dedicata ai giovanissimi con "Libri nel Borgo dei Piccoli", infine ha visto salire sul palco principale di piazza Castello nomi importanti della cultura italiana e dell'impegno civile, concedendosi anche uno spazio per ascoltare un simpatico ma discusso personaggio televisivo.

Ha aperto l'appuntamento serale Antonio Caprarica, giornalista Rai per anni corrispondente d'oltremanica, con la presentazione del suo libro "L'ultima estate di Diana" nel quale ha tracciato un ritratto umano e profondo della principessa, la sua vita, i suoi amori, i suoi tormenti.

Spazio poi a un genere letterario sempre amato, il giallo, con uno degli autori che si sta sempre più affermando nel panorama editoriale italiano: Alberto Garlini ha presentato il suo ultimo romanzo "Il fratello unico. Un'indagine di Saul Lavisoni".

Tra gli incontri più attesi non solo della serata ma di tutta la rassegna, quello con Giovanni Impastato, fratello di Peppino ucciso nel 1978 e icona della lotta alla mafia. Nel libro "Oltre i cento passi", c'è una storia di resistenza, di dignità, di rottura con l'ambiente circostante («La nostra è stata una famiglia di origine mafiosa»), che nel ricordo di Peppino trova la forza per contrastare illegalità e ingiustizie, per denunciare il sistema mafioso ancora lontano dall'essere sconfitto.

Emozionante e allo stesso tempo divertente, l'incontro con un grande maestro del cinema italiano: Pupi Avati. Il regista bolognese è intervenuto in veste di autore del suo finora unico libro "Il ragazzo in soffitta", ma è stato un fiume in piena di storie gustose e a volte commoventi delle persone incontrate nella sua vita: da Lucio Dalla a Mariangela Melato, senza dimenticare l'innocente bugia con cui conquistò la donna che da 53 anni è sua moglie.

Ha chiuso la serata Alberico Lemme, ospite di tanti talk televisivi per parlare di diete, autore del libro "La dieta Lemme", che non lesina sfrontatezza nell'illustrare teorie ardite come «Le calorie sono una bufala, nemmeno i dietologi sanno esattamente come si calcolano».

Intanto è tutto pronto per la serata conclusiva di domenica. Tra gli ospiti principali che si alterneranno in piazza Castello, Wanda Marasco che presenterà "La compagnia delle anime finte", Alessandra Necci con il libro "Alessandra e Lucrezia, le due cognate", Paolo Mieli ed il suo "In guerra con il passato", Marcello Veneziani con "Alla luce del mito".

Per tutto il corso della serata sarà possibile partecipare anche alle visite guidate gratuite e al grande ScambiaLibro, lasciando un libro per prenderne un altro in ciascuno dei lunghi banchetti allestiti nei vicoli del centro storico.

"Spalla di Murgia": nuovo romanzo di Rocco Carella, ambientato sull'Alta Murgia degli anni '80


In uscita, nella prossima settimana, il nuovo romanzo di Rocco Carella, intitolato Spalla di Murgia. Il libro - edito da Edizioni Creativa - sarà distribuito in tutto il Paese ed acquistabile anche in tutti i principali e-store del settore.

La storia è ambientata sull'Alta Murgia barese degli anni Ottanta, un periodo piuttosto delicato per la zona, che ha rischiato di scomparire a causa di un violento spietramento. L'autore ricorda con dovizia di particolari il suggestivo paesaggio murgiano, dove da ragazzino era solito passeggiare in compagnia di suo nonno, raccogliendo erbe spontanee, asparagi selvatici, funghi e tutto ciò che la natura aveva di buono da offrire. Ed è proprio da quegli ambienti incontaminati che ha inizio il suo romanzo, la cui protagonista è Belle, una giovane canadese dovrà confrontarsi nell'eterna lotta fra anima e denaro, fra cinismo e amore, fra apparire ed essere.

Giallosvezia. Morte a Stoccolma, serial killer cercasi


di FRANCESCO GRECO - Scrive maledettamente bene questa svedese,Viveca Sten, che, apprendiamo dall’aletta, “dopo una brillante carriera giuridica”, vive a nord di Stoccolma, con marito e tre figli e forse – diciamo noi - si nasconde dietro il personaggio di Nora, tornata single dopo il tradimento del marito riccastro Henrik che l’ha lasciata con due bambini e se n’è andato con Marie.

La prosa è secca, nuda, incalzante, non c’è un aggettivo o un avverbio di troppo, la psicologia dei personaggi di spessore (specie di esauriti e psicopatici), il racconto ben documentato sin nei minimi particolari, tanto da portarci nelle isole dell’arcipelago a nord della capitale svedese.

La trama ti tiene inchiodato alla sedia sino all’ultima riga, e anche dopo che sai il serial-killer che insanguina una Stoccolma un po’ mediterranea, ne vorresti ancora e speri in fondo al cuore che Viveca abbia dato serialità alla storia.

Abituati a don Matteo impiccioni, marescialli di maniera, avvocati cialtroni, “Questa notte morirai”, Marsilio Editore, Venezia 2017, pp. 432, euro 18,50 (collana “Farfalle”, ottima traduzione di Alessia Ferrari) è una fresca oasi nel deserto e ti ci fermi volentieri a sorseggiarlo all’ombra di un gazebo, o un pino, anche come antidoto a “Lucifero”.

Di che si tratta? Thomas Andreasson non riesce a elaborare il lutto per la perdita della figlioletta Emily di tre mesi. La moglie Pernilla (che nomi strani, queste ragazze svedesi!) se n’è andata, solo che il poliziotto finisce sott’acqua causa rottura di una lastra di ghiaccio, se la cava, ma debbono amputargli qualche dito dei piedi: altro lutto di aspra elaborazione. Pernilla torna indietro: anche le svedesi in fondo hanno un’anima da crocerossine e, si sa come va il mondo, quasi senz’accorgersene aspetta un’altra bambina, anzi, “una bambinona”.

La depressione si trasforma in euforia, e ne occorre tanta per indagare - con i colleghi Margit, il Vecchio, Erik Blom, Karin Ek, ecc. – sulle strane morti che insanguinano Stoccolma dove il caffè e il vino scorrono a fiumi. La prima è quella di Marcus Nielsen, 22enne studente di Psicologia ha l’infelice idea di una tesina sui ”Cacciatori costieri”, una sorta di corpo speciale, d’èlite, addestrato molto ruvidamente, negli anni Settanta, a prevenire, o bloccare, attacchi da nord.

Non si trova il suo inseparabile pc e manco i diari che gli ha regalato un prof. di ginnastica, Jan-Erik Fredell, conciato male dalla sla, che muore affogato nella vasca da bagno mentre la moglie è fuori per la spesa. Puzza di bruciato (e di detersivo per pavimenti).

Altre morti si susseguono (l’ubriacone Bo Kaufman, Sven Erneskog, ecc.), tutti dello stesso gruppo “divise verdi con baschi e teste rasate”, “si puzza di merda e sudore”: 30 anni prima ci fu anche un “suicidio” durante l’addestramento (durata: 11 mesi) condotto da un tenente psicopatico figlio di un pezzo grosso, che non riesce a far carriera.

Sottotraccia, la scrittrice sparge una critica a certi spasmi militaristi del Nordeuropa decenni fa e a una Svezia vs Italia: tagli orizzontali anti-crisi, scarseggia il personale di polizia, i pc son vecchi di una generazione, a volte manca lo scanner, spesso la stampante, voli in ritardo, compagnie aeree che licenziano assediate dalla concorrenza delle low-cost, ecc.

Ovviamente non vi diciamo più nulla per non rovinarvi il piacere di scoprirlo da soli appena ve lo procurerete. Una cosa possiamo però consigliarvela: scrivete su un foglio bianco il colpevole che ipotizzate pagina dopo pagina, alla fine avrete una sorpresa, che puzza di detersivo…

Giallosvezia si conferma una scelta strategica vincente dell’editore veneto. E’ proprio il caso di dirlo: sweden is better, le svedesi (il giallo) lo fanno meglio…

giovedì, agosto 24, 2017

Libri: intervista alla giusfamiliarista Ilaria Fustinoni

BARI - Ilaria Fustinoni, avvocato giusfamiliarista del Foro di Milano, classe 1984, è autrice del Manuale pratico delle adozioni, pubblicato in queste settimane dall’editore Primiceri .

Avvocato Fustinoni, ci presenta il suo Manuale?
Il “Manuale Pratico delle Adozioni” è un testo che si propone di illustrare l’istituto giuridico dell’Adozione, contribuendo a rendere noto al lettore le diverse fattispecie dello stesso e ponendo uno sguardo alle recenti pronunce giurisprudenziali in materia di adozione e di stepchild adoption.
Il Manuale ha un’impronta pratica e trova i propri destinatari non solo nei giuristi ed operatori del diritto, ma si propone di abbracciare un pubblico più ampio e diversificato.
È utile pertanto a coppie che decidano di intraprendere un percorso di adozione, in quanto la terminologia adoperata è semplice e comprensibile.

Quali sono le motivazioni che l’hanno spinta a scrivere questo Manuale? Quale finalità si pone il Testo?
Le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questo testo sono molteplici.
In primis tra tutte, sono un’attenta studiosa del diritto di famiglia e come tale mi occupo prevalentemente della materia, accompagnando coppie di genitori adottandi alla realizzazione del loro “sogno”, ovvero quello di divenire genitori adottivi.
Inoltre ho voluto fornire un supporto a tutti coloro che volessero informazioni e risposte sul procedimento di adozione. Accompagnando ciascuno nella comprensione delle varie fasi del procedimento di adozione e facendo comprendere che nonostante ci siano lungaggini burocratiche non è poi così impossibile adottare un minore.

Per la sua esperienza nel settore delle adozioni, ritiene che una coppia che intenda intraprendere il percorso adottivo sia sufficiente informata? Quali sono i maggiori ostacoli che la coppia può affrontare durante il percorso e dopo l’adozione?
Nella mia esperienza personale ho spesso trovato scarsa informazione da parte delle coppie di genitori adottandi. Gli stessi per avere le informazioni corrette devono infatti rivolgersi necessariamente a personale specializzato che costituisce un valido ausilio per tutti coloro che si avvicinano all’istituto giuridico delle adozioni.
I maggiori ostacoli che in genere affrontano le coppie durante il percorso di adozione sono da ravvisare nel fatto che gli stessi vogliono “tutto e subito”. Cosa inconciliabile con il procedimento di adozione che tende in primo luogo a verificare se il nuovo nucleo familiare possa essere idoneo al minore.
Per queste verifiche sono necessarie tempistiche idonee. Non si deve infatti dimenticare che il Legislatore pone in prima luce la tutela del minore ad avere una famiglia idonea nella quale crescere.
Una volta adottato il minore si troverà nella sua nuova famiglia. Chiaramente possono manifestarsi problematiche relative alla distinzione tra la cd. madre biologica e quella adottiva. Ma sono problematiche superabili con le giuste accortezze.

Ritiene che le procedure di adozione previste nel nostro ordinamento siano adeguate a garantire i diritti delle coppie e del minore, o potrebbero essere migliorate, e se si, come?
Nella mia esperienza ritengo che siano più che adeguate. È importante sottolineare che l’Autorità competente, ovvero il Tribunale per i minorenni così come gli assistenti sociali, gli psicologi e pedagogisti sono a disposizione per aiutare e accompagnare i futuri genitori adottivi nel loro percorso di adozione e MAI devono essere considerati ostacoli o nemici.

Romanzi: Storia di Nella, il coraggio di tutte le donne

di FRANCESCO GRECO - Antonia Occhilupo è scrittrice della memoria. Quell’affabulazione che scorre come un ruscello, gaio e scintillante, sotto il sole della primavera. E che è mutuata dai “culacchi” e dall’oralità popolare con cui avveniva il passaggio di vissuto da una generazione all’altra, nelle sere d’estate al fresco dinanzi all’uscio di casa e d’inverno mani aperte davanti al fuoco, nell’altro secolo, prima che la tv da mezzo diventasse fine dettando i tempi della nostra quotidianità frullando parole morte.

Immaginiamo che la scrittrice pugliese sia stata un’attenta ascoltatrice sin da bambina, impadronendosi in tal modo dei topoi barocchi di genere e di Terra d’Otranto. Così la memoria diviene un transfert di identità, un mettere a nudo, attraverso il logos, nobili radici riccamente innervate, l’epos sedimentato, l’etos trasfigurato, miti e valori respirati sin dall’infanzia e trasportati con dolce naturalezza sulla carta.

E’ il sostrato sociologico e antropologico che come il fuoco di Prometeo sostiene l’architettura possente di “Non uccidere il coraggio”, Youcanprint editore, Tricase 2017, pp. 262, euro 16,00 (bella prefazione di Giancarlo Colella), quinta opera di Antonia Occhilupo, nata ad Acquarica del Capo (sud Salento), psichiatra, vive a Lecce con la famiglia.      
 
Se, per dirla con Eichendorff, “il solo modo di aprirsi un varco attraverso il tempo è un autentico dolore”, la scrittrice lo conosce bene, purtroppo, sulla sua pelle. Ha accettato la dialettica col male fisico, è riuscita a portarla fuori, a scriverne con un’invidiabile serenità.
 
E’ una password utile a decifrare tutta la sua opera. Inclusa questa, dove la scrittrice sovrappone l’io narrante, Nella, al suo vissuto, in un gioco di echi e rimandi molto intrigante. Il romanzo corre su più livelli: psicologico, anche psicanalitico, storico, di costume, sociale: tali percorsi si intrecciano, si separano, tornano a contaminarsi, dando vita a un affresco del Novecento con i suoi equilibri e architetture sociali più pregno di un saggio.

Ruggiano si trasfigura così in una Macondo mediterranea, un luogo incantato, fiabesco, fatto di riti e superstizioni, popolato di personaggi come un film di Fellini (puro “Amarcord” lo sposo dichiarato pazzo e rinchiuso nel manicomio perché la prima notte ha maltrattato il seno della moglie), dove avviene l’iniziazione alla vita di Nella (e le due sorelle), nata in una famiglia contadina, col padre (“tata”) reduce dalla II guerra (“era stato soldato in Albania”) di cui poco vuol raccontare (forse perché ha visto troppo orrore) e una madre che un giorno le cuce un saio e la porta in chiesa per ringraziare Sant’Antonio di aver guarito la figlia. Che poi salirà sull’ascensore sociale studiando a Padova (assiste live alla morte di Berlinguer che parla a Piazza della Frutta), come chiede la madre (“Fatti coraggio”), e assumerà uno sguardo universale sul mondo, le cose, gli uomini, i sentimenti.

Una prosa magmatica, densa di umori e sapori, molto evocativa, dolce e aspra (“la dignità degli umili mista all’ineluttabilità del destino”), con l’uso appropriato del gergo dialettale che ben supporta il codice identitario mediterraneo cui la storia fa riferimento, sapendo che il dialetto è la nostra prima lingua, quella che succhiamo col latte materno.  
 
Dolente e magnetica, energica e coraggiosa, Nella è tutte le donne sparse a ogni meridiano e parallelo (Africa, Asia, Medio Oriente, America Latina), convinte della propria mission, coscienti della propria forza e mistero. 

sabato, agosto 12, 2017

Da 70 anni la festa di San Rocco a Casamassima



di VITTORIO POLITO - Com’è noto si festeggia tra agosto e settembre di ogni anno a Casamassima la tradizionale festa in onore di San Rocco da Montpellier, dedicata ai residenti ed a coloro che giungono da ogni parte del mondo per questa solenne ricorrenza. Quest’anno Onofrio Mancini, già Maresciallo Maggiore dell’Esercito, amante della fotografia, nato a Casamassima, ma residente a Ravenna, ha voluto ricordare l’evento con la pubblicazione, per le edizioni Levante, del volume “San Rocco, 70 anni di Festa a Casamassima 1946-2016”, un elegante testo di grande formato, ricco di foto e manifesti, volutamente in bianco e nero, poiché la mancanza del colore, secondo l’autore, lascia apparire con maggior vigore l’incanto delle emozioni che i volti rivelano.

Mancini ha svolto un prezioso lavoro di ricerca del materiale pubblicato e delle foto realizzate da egli stesso e da alcuni amici, a testimoniare la sua devozione per il Santo protettore e del suo grande amore per Casamassima. Egli utilizza la fotografia con lo scopo non solo di dare testimonianza di un evento, ma soprattutto per attestare la sua partecipazione culturale ed emotiva all’evento stesso.

L’Architetto Antonio Pastore, che firma presentazione, scrive: “al di là del rapporto intimo-affettivo tra il Casamassimese e il Santo, Mancini focalizza la vera essenza della festa, quale momento di catarsi collettiva in cui si intrecciano fede, storia, tradizioni, identità, passato e futuro, che nel corso del tempo ha coinvolto l’intera comunità attraverso momenti di grande trasporto emotivo e culturale”.

                                                

Sfogliando l’elegante testo leggiamo anche la nota della professoressa Beatrice Birardi, che fa un po’ la storia tra tradizione e coralità, della festa di San Rocco a Casamassima e nella quale scrive che “La festa di san Rocco a Casamassima è considerata e vissuta, dopo il Santo Natale, come la ricorrenza più importante dell’anno.

E, per finire, qualche notizia su San Rocco, nato a Montpellier, che rimasto orfano vendette tutti i suoi beni, distribuendo il ricavato ai poveri e partì in pellegrinaggio a Roma. Si fermò all’Ospizio di Acquapendente (Viterbo), dove si dedicò al servizio degli appestati, operando guarigioni miracolose. San Rocco è rappresentato con il cane, quel cane del nobile Gottardo Pallastrelli che gli portava da mangiare per l’impossibilità del Santo di camminare a causa di un “bubbone” ad una gamba. Morì in provincia di Varese nel 1379. Dal 1999 è attiva presso la Chiesa di San Rocco in Roma l’Associazione Europea Amici di San Rocco, con lo scopo di diffondere il culto e la devozione verso il Santo della carità attraverso l’esempio concreto di amore verso i malati ed i bisognosi.

San Rocco è protettore dei pellegrini, dei chirurghi, dei prigionieri e del bestiame, è invocato contro la peste, le malattie contagiose ed i disastri naturali.

Il volume, che si avvale del Patrocinio del Comune di Casamassima, della Pro Loco della stessa città e del Comitato Festa di San Rocco, riporta anche il saluto del Sindaco Vito Cessa. Un bel regalo per i cittadini di Casamassima che potranno così rivedere dal 1946 ad oggi, tutte le manifestazioni sia religiose che folcloristiche svoltesi con i complessi bandistici, gli artisti, i cantanti ed i complessi di musica leggera, che nei vari anni si sono esibiti.

giovedì, agosto 10, 2017

"Odino nelle terre del rimorso", presentazione libro Santoro


LECCE - Venerdì 11 agosto ore 21.00 - Alessano, piazza Don Tonino Bello “Folkbooks estate”, rassegna dedicata alla cultura salentina, a cura di associazione Diotimart e Libreria Idrusa
Presentazione del libro di Vincenzo Santoro "Odino nelle terre del rimorso. Eugenio Barba e l'Odin Teatret in Salento e Sardegna (1973-1975)”, edizioni Squilibri
Dialogano con l'autore Maurizio Agamennone (etnomusicologo delle Università di Venezia e Firenze) e Manuel De Carli (dottorando Università di Tours)

Scheda del libro

Vincenzo Santoro, Odino nelle terre del rimorso. Eugenio Barba e l’Odin Teatret in Salento e Sardegna (1973-1975). Squilibri editore 2017, € 18, pp. 144. 53 foto in b/n e a colori + dvd. Con prefazione di Eugenio Barba, le fotografie di Tony D’Urso e scritti di Antonio D’Ostuni e Antonello Zanda.

Dal 1973 al 1975 Eugenio Barba e l’Odin Teatret dalla Danimarca si trasferiscono, a più riprese e per lunghi periodi, in Sardegna e nel Salento, con l’intento di portare il teatro in “luoghi senza teatro”, a contatto con popolazioni che abitualmente non ne fruivano. Nel corso di queste permanenze, l’Odin definisce, come modalità di relazione con gli abitanti dei paesi salentini e sardi, in prevalenza contadini e pastori, il cosiddetto “baratto culturale” per cui al dono della loro arte i locali rispondevano con una canzone tradizionale, un ballo o una festa. Un’esperienza destinata a lasciare un segno profondo nei territori interessati, soprattutto nel Salento dove l’Odin aveva come referenti un gruppo di intellettuali, tra i quali Gino Santoro e Rina Durante, impegnati nella ricerca e riproposta della musica tradizionale. Il libro ricostruisce questa singolare e appassionante vicenda attingendo principalmente a fonti dell’epoca e privilegiando il punto di vista dei protagonisti, individuando anche nessi e relazioni con l’incendio che, da lì a poco, sarebbe divampato attorno al “rinascimento della pizzica”. Nel DVD allegato al volume, il documentario di Ludovica Ripa Di Meana, In cerca di teatro, girato alla fine della residenza salentina del 1974 (con una rappresentazione in presa diretta dell’incontro tra le due culture, una strepitosa performance di Uccio Aloisi e Uccio Bandello e le prime immagini in movimento della pizzica pizzica) e il film di finzione di Torgeir Wethal, Vestita di bianco, girato sempre nel corso dell’esperienza salentina dell’Odin. I paesi salentini coinvolti nell’esperienza dell’Odin del 1974-75 sono stati, oltre a Carpignano: Calimera, Castrignano dei Greci, Copertino, Cutrofiano, Galatone, Martano, Pisignano, San Cesario, Serrano, Sogliano Cavour, Soleto e Monteiasi (Ta). In Sardegna l’Odin operò nei paesi di San Sperate, Ollolai, Orgosolo, Gavoi, Lodine, Olzai, Gavodda, Gario Sant’Elena, Cardedu, Loculi, Sarule e nella cerchia dei villaggi (“muristenes” o “cumbessias” in sardo) situati intorno ai san- tuari dell’Itria e di Monte Gonare.

Vincenzo Santoro è impegnato da anni nella riflessione e nell’organizzazione di iniziative ed eventi sulle musiche e sulle culture popolari del Mezzogiorno, temi che ha approfondito pubblicando anche diversi saggi, fra cui: Il ritmo meridiano. La pizzica e le identità danzanti del Salento, Aramirè 2002, Il Salento levantino. Memoria e racconto del tabacco a Tricase e in Terra d’Otranto, Edizioni Aramirè 2005 (entrambi in collaborazione con Sergio Torsello), e, per l’editore romano Squilibri, Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina (2009) e Memorie della terra. Racconti e canti di lavoro e di lotta del Salento (2010). Su questi argomenti gestisce anche un vivace blog www.vincenzosantoro.it . Lavora presso l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, dove è responsabile del dipartimento Cultura e Turismo.

mercoledì, agosto 09, 2017

Presentazione del libro Mafia Caporale, presso Giovinazzo


di MARIO CONTINO - Il giorno 8 Settembre c.a., alle ore 19,00, presso la Cittadella della Cultura (Piazza S.Agostino, 2 Giovinazzo), si terrà la presentazione del libro: MAFIA CAPORALE, scritto da "Leonardo Palmisano", edito da "Fandango Libri".

Un libro che tratta un argomento delicato quanto infame ed infamante, ossia la riduzione in schiavitù dell'essere umano, da parte di chi lucra senza scrupoli sulla vita altrui. Secondo il Global Slavery Index 2016, solo in Italia sarebbero 129.600 le persone ridotte in schiavitù in Italia.

Principalmente viene affrontato il tema del "caporalato", lo sfruttamento dei lavoratori da parte di aziende che, pur di guadagnare il più possibile, danno origine o si rendono complici, di un vero e proprio sistema mafioso che favorisce la schiavizzazione di esseri umani.

Dalla scheda del libro possiamo leggere quanto segue:
«"Mafia Caporale" è oggi più forte del collocamento pubblico, e dà vita a una moltitudine di agenzie di somministrazione lavoro dentro le quali lava somme inimmaginabili di denaro sporco. Sarte, braccianti, camgirls, muratori, prostitute, blogger, coccobello!, lavavetri, parcheggiatori, vigilanti, camionisti, mendicanti e minori, sono solo alcuni dei volti della schiavitù di cui ci parla Leonardo Palmisano nel suo viaggio dal nord al sud di Italia».

A mio avviso libro che non dovrebbe mancare nella vostra personale biblioteca, in quanto è doveroso comprendere le dinamiche che sono alla base di un sistema marcio che si riperquote sull'intera società.

Il Prof. Leonardo Palmisano,etnografo e scrittore con cattedra in Sociologia Urbana al Politecnico di Bari, sarà quindi disponibile a chiarire ogni vostro dubbio in merito alla delicata, e sconcertante, questione trattata nel suo libro.

Promotrice di questo evento è l'associazione Progetto Socrate, con il Patrocinio del Comune di Giovinazzo.

Libri: “La libertà oltre il bosco dei faggi”, il racconto della famiglia Schönheit sopravvissuta alla Shoah

di PIERO LADISA – “La libertà oltre il bosco dei faggi” (Wip Edizioni) è il titolo del libro scritto dalla prof.ssa barese Rosa De Feo che narra la storia della famiglia ebraica Schönheit, reclusa nel campo di concentramento di Fossoli e successivamente nei lager di Buchenwald e Ravensbrϋck nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Il racconto è affidato ai ricordi di un diretto protagonista della vicenda, Franco Schönheit (all’epoca dei fatti 17 enne, oggi ancora in vita), contattato dalla stessa autrice dopo un minuzioso lavoro di ricerca effettuato con i propri alunni dell’IC “G. Mazzini-G. Modugno” di Bari.

L'opera ha origine dal percorso didattico che l’autrice ha sviluppato con i propri alunni di quarta elementare (a.a. 2010/2011) sul tema della Shoah, premiato dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della Giornata della Memoria 2011. Dalle memorie di Franco Schönheit si evince un racconto toccante, con particolari inquietanti riguardanti la prigionia, di una delle tante famiglie vittime delle follia nazista che, al contrario di altre, riuscì ad abbandonare quei luoghi di morte con le proprie gambe. Il testo al suo interno contiene documenti e foto originali dell'epoca. 

INTERVISTA ALL'AUTRICE 

D. "La libertà oltre i boschi dei faggi". Perché questo titolo? 
R. «Il libro prende il titolo proprio da Buchenwald , che vuol dire bosco dei faggi. Il lager fu costruito su una collina con tanti faggi. La libertà per i deportati era oltre quel campo, oltre quella foresta».

D. In che modo è riuscita a mettersi in contatto con il sig. Schönheit? 
R. «Non è stato semplice trovare Franco Schonheit. La nostra è stata una bella avventura! Dopo aver letto alcune pagine del libro "L'alba ci colse come un tradimento "di Liliana Picciotto, abbiamo scoperto finalmente il suo cognome. Abbiamo cercato nell'elenco telefonico di Ferrara ma non c'era alcun utente con il suo cognome. Ma nel libro della Picciotto abbiamo scoperto che si era salvato, perché nel 1999 aveva rilasciato un'intervista ad una studentessa universitaria di Milano. Abbiamo cercato nell'elenco telefonico di Milano e finalmente abbiamo trovato il numero di telefono e il suo indirizzo. Ma dopo 10 anni era ancora in vita? Eravamo perplessi, ma per i bambini era vivo. Un sabato sera l'ho chiamato. Ha risposto la moglie Dori. Poi ho parlato con lui. Gli ho spiegato il lavoro che stavo svolgendo con i bambini, che stavamo realizzando un cartone animato sulla sua storia e che gli alunni volevano intervistarlo per concludere il percorso, perché noi non conoscevamo nulla della sua esperienza nel campo di Buchenwald. Così ha risposto alle domande dei bambini e noi abbiamo potuto terminare il cartone animato, che poi ha vinto il concorso "I giovani ricordano la Shoah"».

D. Come hanno reagito i suoi alunni dinanzi alla narrazione di episodi riguardanti la Shoah, raccontati dalla bocca di un sopravvissuto? 
R. «Gli alunni, negli anni precedenti, avevano già affrontato argomenti come la diversità, l'uguaglianza, la differenza, l'esclusione, l'emarginazione. Per la Shoah, ogni anno leggevamo interviste, racconti, lettere di sopravvissuti come Max Mayer, fuggito dalla Germania e accolto a Bari, Tommaso Fiore, Nedo Fiano, L. Beccaria. La Shoah spiegata ai bambini da Franco, straordinario testimone, ha comunicato una memoria senza aspetti sconvolgenti. Franco non ama raccontare fatti cruenti, ama invece sottolineare i problemi legati alla fame, alla mancanza di cibo, all'igiene, all'assenza di libertà, all'importanza di conoscere il tedesco, di studiare».

D.  Qual è stato il momento più emozionante dei vari incontri avuti con il sig. Schönheit?
R. «L'incontro più emozionante è stato a Roma, al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, in occasione della premiazione, quando gli alunni hanno conosciuto Franco per la prima volta. Grande sorpresa, tantissima emozione e gioia incontenibile! In realtà, ogni volta che lo rivediamo, l'emozione e' grandissima, ci stringiamo a lui sempre con immenso affetto. Ormai fa parte della nostra famiglia».

domenica, agosto 06, 2017

La recensione: 'Una favola moderna', antica come l'amore


di FRANCESCO GRECO - Occhio alle ragazze che inciampano nei piedi del “playboy e lazzarone”: quasi sempre sono innamorate. Succede a Sara quando Carl è nei paraggi. Meno male che una tata vecchia maniera, che richiama in automatico la Mummy di “Via col vento”, è sempre in stand-bye a mostrare i denti.

Esordisce con un romanzo intrigante la pugliese Monica A. Sabella, “Una favola moderna”, Youcanprint editore, Tricase 2017, (presentazione il 7 agosto a Euroitalia, Casarano, ore 19.30 e il 24 agosto a Alessano, Palazzo Legari, con Michela Santoro, Libreria Idrusa).

Un romanzo breve, o racconto lungo, diviso in 19 capitoli incalzanti. Forse un ritmo più lento e sensuale, un respiro meno rapsodico avrebbe valorizzato meglio la storia. Ma si tratta di un romanzo di formazione, di riuerca, che conquista per la freschezza, per un suo modo di essere acerbo, naif, come i franchi narratori degli anni Ottanta.

Orfane dei genitori, infanzia in orfanatrofio, dalle suore severissime, Sara ed Emily sono state adottate da famiglie borghesi e poi si son perse di viste.

Sara studia Medicina, legge molto (“i libri erano tutto il suo mondo e il suo rifugio”), ma non riesce a elaborare il lutto del distacco, ha continui flash-back che la riportano agli anni tristi dell'orfanatrofio. Una evidente scansione psicanalitica, molto ben abbozzata con la tecnica del flash-back.

Ma è delizioso anche l'espediente letterario della sovrapposizione speculare del suo vissuto con quello di Evelyn e Dario, due bambini orfani a cui Sara – ormai dottoressa e impiegata, guarda caso, in un orfanatrofio – si sono affezionati, tanto da essere adottati da Edoardo e Perla, i suoi genitori.
In un finale incalzante, Sara è al settimo cielo non solo per l'affetto che saprà dare ai due bimbi sfortunati, ma anche per aver inaspettatamente ritrovato l'amica del cuore, che trascinerà in viaggio in Spagna (con l'immancabile Mummy) e alla fine anche l'amore. E ci fermiamo qui per non togliere al lettore il gusto di scoprirlo da solo nelle righe di una favola moderna, ambientata nel XXI secolo di Facebook e Instagram, ma antica quanto l'uomo, che mette in scena l'amore, e nel complesso i sentimenti, ogni volta sempre nuovi e diversi.

Possiamo però aggiungere, in conclusione, che la scrittrice (è nata e vive ad Alessano, nel Leccese, sposata, due figlie, Alessia e Karol, fa l'infermiera) conosce molto bene la psicologia delle donne e la grammatica dei sentimenti. La complessità dell'animo femminile, i desideri, i pudori, i sogni. Anche delle classi alte a cui, è evidente, i personaggi appartengono per come si muovono e quel che pensano e dicono. E supporre che le amiche Alessandra e Mina, la nipote Giordana e il marito siano trasfigurati nei vari personaggi abbozzati con pennellate decise e veloci.

Il più glamour comunque alla fine è Mummy, la tata di casa: è il più istintivo e vero, perciò conquista. Il Quarto Stato ha i sensi sempre all'erta, e la battuta densa di saggezza pronta.

sabato, luglio 29, 2017

Riviste: in distribuzione il n. 42/2017 de ‘L’Audioprotesista’

di VITTORIO POLITO - È in distribuzione il numero 42/2017 della rivista tecnico-scientifica dell’udito “L’Audioprotesista”, organo del comparto Audioprotesico Italiano e di altre associazioni del settore e  membro dell’Associazione Europea degli audioprotesisti (ECA Editrice).

La rivista, presentata come di consueto da Mauro Menzietti, direttore editoriale, propone due articoli di fondo: il primo di Gianni Gruppioni, presidente ANAP, a proposito della lunga storia del nomenclatore tariffario che rappresenta un vero paradosso politico, soprattutto per il mancato rispetto dei diritti dei portatori di disabilità. Il secondo, di Salvatore Regalbuto, presidente ANA, che tratta ancora dei problemi legati al Nomenclatore e ad una ricerca del 2011 che registra la soddisfazione dell’87% dei pazienti in relazione all’assistenza audio-protesica ricevuta presso i centri Maico.

Inoltre, Regalbuto, riferisce di un'altra ricerca tra problemi di udito e declino mentale, la cui catena negativa può essere interrotta anche con l’applicazione di una protesi acustica. La portata della ricerca è potenzialmente epocale e conferma l’importanza dell’attività degli audioprotesisti per la vita di milioni di persone.

Per l’attualità sono presenti due note che registrano la presenza dell’ANAP (Associazione Nazionale Audioprotesisti) a “Mi manda RaiTre” ed una nota relativa all’interessamento dei “Governi mondiali che scendono in campo in difesa dell’udito”.

Varie altre interessanti note aumentano l’interesse verso il periodico, come “Allenamento acustico e acufeni” di Luigi Zecchi e Lorenzo Notarianni; “I potenziali miogeni evocati vestibolari (VEMPS) in soggetti con vertigine parossistica…”, a cui si aggiungono le rubriche “Salute e società”, “Scienza”, “L’Angolo del legale”, e molte altre utili notizie.

venerdì, luglio 28, 2017

Arrivano anche in Valle d’ Itria la fata Mirabella ed il rospo Guaraci

di TERESA GENTILE - Il prossimo 13 settembre nel salone dell'Istituto Comprensivo Chiarelli di Martina Franca, alle ore 10, sarà presentato l'ultimo bellissimo racconto di letteratura infanto-giovanile della scrittrice brasiliana Ana Stoppa “La Fata Mirabella e il rospo Guaraci”, con prefazioni della sottoscritta, Presidente Salotto Culturale Internazionale Recupero, e del pedagogo e tecnico ambientale Maria Cecilia Batista. In esso, grazie ad un “linguaggio semplice che accarezza i sogni più intimi e dà ali all’immaginazione del lettore” si intrecciano arte, cultura, creatività, amore fraterno, educazione ambientale: valori ineludibili per raggiungere una maggiore indipendenza, capacità di equilibrio, serenità interiore e pace. Casa editrice è Mundo criar, le illustrazioni sono di Roney Bunn, la traduzione di Patrizia Sambo e Teresa Gentile. Nella stessa giornata si terrà anche la premiazione del concorso finalizzato a sollecitare scolari, famiglie e adulti per innalzare il proprio inno di gratitudine alle tante bellezze con cui si è in diretto contatto durante l'estate. Esso ha come tema "La vita è bella".

Si concorre fino al 3 settembre prossimo. Il 13 settembre sarà presente nel salone dell’Istituto comprensivo Chiarelli anche la scrittrice brasiliana Ana Stoppa, avvocato ed affermata scrittrice e ambientalista.

È prevista la presenza di alcuni sindaci, di assessori alla pubblica istruzione, dirigenti scolastici, direttori di biblioteche dei paesi che costellano la Valle d’Itria, rappresentanze di docenti e genitori di varie classi e poeti piccoli e grandi. Ana Stoppa sarà la benvenuta tra noi dal momento che non siamo robot programmati per uccidere o per incendiare, sfruttare e avvelenare le terre a noi affidate, ma siamo persone da rieducare ad amare, difendere e rispettare noi, gli altri e la Natura.

Il racconto è dedicato a docenti, famiglie e a tutti coloro che, con tanto amore, dedicano la propria vita, in ogni nazione del mondo, all’educazione delle nuove generazioni con l’auspicio che, anche in futuro, possano privilegiare il progetto che fra tutti è il più importante: la consapevole e rispettosa difesa dell’ambiente che ci ospita, ci nutre, ci dona gioia e ci consente di ammirare paesaggi meravigliosi e non spettrali. Il racconto di Ana Stoppa (nota ambientalista, accademica e vulcanica divulgatrice culturale), ha profonda valenza pedagogica ed umana e dà vita a un interessante universo di personaggi interpretati da animali e da una fata che si chiama Mirabella e che affida alle nuove generazioni una visione spiritualizzata delle corrette interrelazioni da instaurare tra essere umano e ambiente. Non siamo infatti programmati per isolarci, essere egoisti, e né siamo fatti per essere tanto vigliacchi da distruggere, oltraggiare, incendiare, ma siamo persone ancora capaci di emozionarci al cospetto della bellezza incastonata nella natura e siamo consapevoli che ogni emozione ed ogni nostra meraviglia non siano altro che purissima magia che ci rende migliori.

Per risvegliare l’Umanità dal suo attuale torpore ecco che le fate, a iniziare da Mirabella, che decidono di lasciare le loro nuvole di cotone e di plenilunio e lucciole per tornar tra noi e rieducarci a saper cogliere, apprezzare, rispettare e proteggere l’essenza stessa della bellezza insita in Madre Natura.  Le fate fanno questo perché oltre al ranocchio Guaraci del racconto di Ana Stoppa, anche tanti e tanti bambini e adolescenti, in ogni nazione del mondo, possano imparare ad essere più rispettosi di se stessi, degli altri e della natura e possano divenire consapevoli che nel fascino della natura si possa sempre rintracciare la vibrazione di un’emozione capace di conferire una magia speciale all’esistenza e farci scoprire che la vita è bella. La dott.ssa Maria Cecilia Batista ha sottolineato nella sua prefazione che dopo aver letto questo testo, ogni lettore si senta sollecitato “a ricercare la propria felicità per poter cantare il suo inno più bello di gratitudine per il dono del tempo della vita, proprio come fece il piccolo rospo Guaracì che andando in un posto lontano e diverso dalla sua realtà scoprì finalmente dove sarebbe stato felice e quale sarebbe stato il suo compito. Beh questo spetta a voi… scoprirlo leggendo il racconto “La Fata Mirabella e il rospo Guaracì”.