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mercoledì, marzo 29, 2017

Il 30 marzo 2011 terminò il ‘passaggio’ terreno di Antonio Rossano

di LIVALCA - Il 30 marzo 2011, in una Milano in campagna elettorale per la sfida fra la sindaca uscente Letizia Moratti (che si riproponeva) e Giuliano Pisapia (futuro sindaco), terminava il suo ‘passaggio’ terreno il giornalista- scrittore Antonio Rossano. Qualcosa in più di un lustro prima, dopo molti tentennamenti (non sarebbe vero e corretto definirli dubbi), aveva deciso di pubblicare il volume  “POVERI DI PASSAGGIO”, indotto, anzi stimolato, dall’entusiasmo di ‘quel bel personaggio’ che era Michele Lomaglio. Il titolo del libro è stato ispirato da un racconto proprio di Lomaglio, che contese la nomina ad un eventuale proposto da Francesco De Martino,  che, un sabato mattina, incontrato Rossano in azienda, partì dalla battaglia di Salamina (settembre del  480 a.C. e probabile data di nascita di Euripide) per concludere dopo una veloce lezione  che l’autore dell’Alcesti e Medea  definiva “chiacchierone il tempo perché rileva tutto senza essere interrogato” (In sostanza quello che afferma Antonio nel libro). Il giornalista fu così affascinato dal collega professore - una delle cose cui teneva di più era l’incarico di docente a contratto presso l’Università di Bari - da sbilanciarsi a chiedere un possibile titolo per il suo libro.  Io conoscendo Rossano, e l’affetto che nutriva per Lomaglio, sapevo come sarebbe finita la cosa e pregai De Martino di pensare alle pubblicazioni che avevamo in essere.   De Martino, in seguito, mi diede un titolo, che non ricordo al momento, e che io non ho mai comunicato ad Antonio…per non metterlo in difficoltà. All’uscita del libro Rossano elaborò una dedica simpatica quanto deliziosa per Francesco (che ho provato a contattare, senza risultati accettabili), che mi sarebbe piaciuto proporre ai lettori.  Per la verità storica De Martino con il titolo proponeva anche una riproduzione per la copertina che, invece, Rossano aveva già deciso essere appannaggio di un formidabile olio di Filippo Alto.

Penso di aver incontrato fisicamente Rossano quando Beppe Lopez, altro pregio e lustro pugliese, divenne addetto stampa del presidente Finocchiaro.  Mi trovavo da Gianni Custodero, altra figura carismatica del giornalismo non solo di casa nostra, che dirigeva l’ufficio stampa della Giunta di via Capruzzi e trovai Lopez che era venuto a chiedere una matita colorata ai colleghi e, amichevolmente, mi volle portare al settimo piano nel suo ufficio: Antonio Rossano arrivò dopo pochi minuti. Anche in quell’occasione fui apostrofato ‘come figlio di don Mario’. A proposito della Regione scrive Rossano nel libro “POVERI DI PASSAGGIO”: “La stampa era rappresentata da una sparuta pattuglia: il cronista della Gazzetta del Mezzogiorno, quello dell’Ansa, qualche volta si faceva vedere uno della Rai; non mancava quasi mai il conforto e l’intelligente compagnia di Italo Palasciano dell’Unità.  C’era, ogni tanto, qualcuno del ‘Tempo’ che all’epoca usciva con una pagina dedicata alla Puglia. Immancabile Giovanni Modesti, che rappresentava se stesso e la sua piccola agenzia. L’invasione delle radio e delle tv private sarebbe venuta parecchio dopo”.

Sono pagine importanti quelle di Rossano perché ci parlano di un mondo distante anni luce da quello odierno, un mondo ‘andato’ ma che si nutre di attimi vissuti solo ieri.  Ecco il compito del giornalista di talento (professione oggi bistrattata e spesso vituperata perché possiede da sempre orecchie per sentire e, quindi,  riferire il messaggio ‘reale’ con l’ausilio di parole) e del  serio professionista, pronto a  smentire seccamente quello che Balzac - fecondo romanziere,  famoso per quel Papà Goriot in cui racconta il dramma dell’amore paterno e dell’ingratitudine filiale alla luce dei meccanismi dell’alta finanza… insomma nihil sub sole novum - pensava dei giornalisti: “Se esistesse un giornale dei gobbi, il suo compito sarebbe di dimostrarci ogni mattina la bellezza, la bontà e la necessità di avere la gobba”.

“Del rapporto fra Vittore e il padre restano lettere di grande intensità. Ma i più anziani fra i giornalisti baresi rievocano spesso, ormai come cult, quella volta che il ministro per la ricerca scientifica, Arnaud, pubblico sulla Gazzetta un articolo relativo alla questione meridionale. Non l’avesse mai fatto. Vittore quella mattina era in preda a sacro furore: ‘Ma chi è questo Arnaud? Che ne sa lui della questione meridionale? Ha mai letto Salvemini e Guido Dorso, conosce Giustino Fortunato? Ha parlato con papà?”.

Il pezzo sopra riportato è stato integralmente tratto da un capitolo intitolato ‘Ricordo di Tommaso Fiore’. Il libro di colui che vinse il prestigioso premio Saint Vincent (1975) è una miniera di riflessioni e battute del tipo quando un giovane collega pose al giornalista Paolo Catalano un quesito ‘Paolo: the con l’acca o senz’acca?”.  Catalano al volo: “Col limone”.   Rossano ci racconta che il prof. Beniamino Finocchiaro (primo presidente del Consiglio Regionale Pugliese) soleva ripetere quando voleva richiamare alla ‘calma’ i colleghi: “ Signori consiglieri, ordine, ordine! Questa è un’Assemblea legislativa!”.   Anche sul termine ‘governatore’ non erano proprio in sintonia i primi consiglieri eletti, perché affermavano è stato eletto dal popolo come ‘signor presidente’. Cosa dire di Giovanni Papapietro che, a proposito di ‘Parlamentino’, ripeteva (con il garbo che gli era proprio): “È un istituto nuovo e dunque diamo ai cittadini la possibilità di farsene l’idea giusta, senza forzature ma anche senza diminutio”.  Sempre Finocchiaro da protagonista del varo della Statuto della Regione e che, come ci ricorda Rossano, aveva condotto con rigore e imparzialità i lavori dell’Assemblea, pronunciò una frase che va a tutto merito di quella classe politica, o almeno ad una parte di essa: “Abbiamo oggi lo Statuto: dobbiamo fare ora la nostra Regione” (Il Presidente nel discorso introduttivo ricordò il fattivo contributo di tutti i gruppi politici alla stesura!).

Gli aneddoti sono tanti e quelli lontano nel tempo ci fanno sorridere per l’innocenza di un Cencelli ‘ ante litteram’ che, comunque, imperava.   Racconta Rossano nel capitolo intitolato: Canfora Fabrizio, per ‘fatto personale’.  “Ma, si sa, la politica è materia spesso delicata e volatile… A proposito, c’è chi ricorda ancora la divertente esplosione dell’unico monarchico barese ancora in Consiglio comunale, l’avvocato Prospero Colonna, quando - difronte all’entusiasmo con cui l’allora semplice consigliere Rino Formica propugnava l’era delle municipalizzate - non riuscì a frenarsi e sbottò: “Dottore Formica, mò che friggi!” (tradotto : Vedrai all’atto pratico, amico mio)… Fra i socialisti sedeva Peppino Papalia, la destra post fascista era guidata da Araldo Di Crollalanza; i comunisti si chiamavano Scionti, Assennato, Giannini…C’era anche, fra i banchi dell’opposizione comunista, Fabrizio Canfora. Silenzioso e pacato, s’innervosiva solo quando al sindaco dell’epoca, nel tentativo di riportare ordine in aula, scappava detto: ‘Facci silenzio, consigliere’.  Lo si vedeva scattare: ‘Chiedo la parola per fatto personale’. Perplesso, il sindaco s’informava su quale fosse il fatto personale e Canfora, serio: L’uso corretto della lingua italiana è, per me, un fatto personale. Si dice faccia silenzio”.

Un altro capitolo tutto da leggere ha per titolo “Alla Fiera De Nicola pagò”. Racconta Rossano che nel 1947 De Nicola, allora Presidente della Repubblica, si presentò al botteghino in forma privata, pagò cento lire e visitò tutti i padiglioni da comune mortale.   Chiaramente oggi sarebbe impossibile, ma il gesto vale più di qualsiasi commento.  Una caratteristica di Rossano è quella di dare peso alle parole e ai fatti, per cui ci tiene sempre a sottolineare gli errori di attribuzione di opere, ricorrendo alle date.   Bacchetta, quindi, amabilmente Alessandra Mussolini quando sostiene: “…che si candida nel ricordo del nonno ‘che ha costruito l’Acquedotto Pugliese’: attenzione alle date, però. Il primo colpo di piccone fu del gennaio 1906; il primo zampillo nella fontana di piazza Umberto sgorgò il 24 aprile del 1915: che c’azzecca il nonno?”.

Un piccolo capitolo è riservato alle domande banali dei cronisti costretti a strappare una veloce intervista a tutti i costi: “Che direbbe agli assassini di sua figlia?” “Vuole lanciare un appello a suo marito che, ricordiamo ai nostri telespettatori, ieri è scappato con la sua migliore amica?” e via di seguito con altre amenità. Rossano su questo è intransigente: non parla di violazione della privacy, ma di buon senso e di buona educazione.

Rossano mi chiamava quasi tutte le mattine al telefono, sul fisso, prestissimo e, quando trovava occupato, mi chiedeva se stessi parlando con Custodero: in caso affermativo voleva sapere se la notizia o il fatto che lui mi ‘regalava’ era più interessante di quella di Gianni.  Posso dire che con Rossano non avevo problemi quando dovevo chiudere la conversazione per altre incombenze, con il giornalista della Regione l’impresa era titanica.

Una delle prime volte che incontrai Rossano mi affrettai a chiedergli se il Rossano che giocava ad ala sinistra nella squadra di calcio della nazionale olimpica a Roma  (pensate, in quella formazione il numero 10 era il futuro pallone d’oro Gianni Rivera…mio idolo da sempre e per sempre!  Erano anche componenti di quella compagine futuri campioni come Burgnich, Salvadore, Ferrini, Tumburus e Trapattoni) era suo parente: mi rispose in modo evasivo, forse negativo.   In seguito ci incontrammo fuori del portone del Palazzo di Città, lui stava discutendo con Paolo Catalano e Aurelio Papandrea, che io conoscevo benissimo dal momento che era in azienda un paio di giorni ogni settimana.  Non ricordo con precisione come andarono i fatti, ma Papandrea, bontà sua, disse interpelliamo  Gianni “che non è il ‘vangelo’, ma ci va vicino”.  In effetti fui costretto dalle mie competenze a dar ragione a Catalano, perché Antonio ricordava male e Papandrea ‘seguiva’ il calcio per lavoro, ma con poca partecipazione emotiva.  In quella circostanza notai che Rossano ‘masticava’ calcio con abilità e passione. Richiesi nuovamente se l’ala sinistra Rossano, barese di nascita, fosse suo parente: al suo posto rispose affermativamente Aurelio Papandrea… per intuizione o conoscenza non saprò mai (Papandrea era considerato da mio padre ‘maestro di armonia’ per la sua capacità di sdrammatizzare e riportare la calma in ogni frangente, spesso ricorrendo ad un taumaturgico caffè).

Antonio, ora che segui il calcio con il distacco tipico dei soggetti nelle tue condizioni, puoi fare in modo che quel Giorgio Rossano che segnò quattro gol in quell’Olimpiade romana, e che lo scorso anno ti ha raggiunto per un errore…nell’ultimo  ‘passaggio’, possa essere considerato della ‘famiglia’?

‘QUI RADIO BARI’ passo e chiudo.

martedì, marzo 28, 2017

Matt&Bise: il 4 aprile arriva il nuovo libro 'Una mamma per nemica'

di MARCO MASCIOPINTO - Il 4 aprile arriva in tutte le librerie “UNA MAMMA PER NEMICA”, l’attesissimo libro di Matt & Bise, il duo più famoso del web che vanta oltre 4 milioni di follower fra tutte le piattaforme social. Dopo l’enorme successo del loro primo libro “Fuori dal Web”, uscito a ottobre 2015, Matt & Bise si ripresentano nel mondo dell’editoria per sconvolgerlo una seconda volta.

Il libro, edito Mondadori, è una raccolta illustrata a fumetti dei più divertenti episodi che riguardano la coppia, il racconto prende spunto dai personaggi Matteo e Mamma Bise, format che ha reso celebri i due giovani autori. Dalla nascita di Matt alle sue prime parole, dal primo giorno di scuola ai colloqui di Mamma Bise con gli insegnanti, dall’incontro con la ragazza di Matt alla conquista della patente. In questa storia gli appassionati del duo potranno ritrovare gli sketch più celebri, ma anche scene e ambientazioni inedite create appositamente per il libro.

I video di Matt & Bise raggiungono, in pochissime ore numeri di views incredibili, arrivando a superare praticamente sempre l’asticella del milione. La loro potenza comunicativa non è passata inosservata, infatti sono molte le aziende e i grandi marchi che hanno scelto di lasciare alla «fantasia» dei ragazzi il compito di promuovere i propri prodotti, brand come Maxibon, Ciobar e Nesquik. Irriverenti, diretti e senza peli sulla lingua, Matt & Bise, hanno conquistato il cuore di tutti i loro fans.

giovedì, marzo 23, 2017

Alla Libreria Campus si presenta 'Verranno i giorni della pace'

BARI - Venerdì 24 marzo 2017 alle ore 18:30 presso Libreria Campus, Via Toma 76/78, Bari, sarà presentato il libro “Verranno i giorni della pace” di Amalia Mancini (Gelsorosso Editore).

Intervengono: Amalia Mancini, autrice e Marilena Masi, psicologa.
Letture di Rossana Lavermicocca.

Il vissuto della gente comune in uno dei periodi cruciali della storia di Bari tra guerra e dopoguerra è al centro di questa incisiva narrazione in forma di romanzo di Amalia Mancini. L’autrice, con una significativa operazione di recupero della memoria, pone al centro della riflessione le drammatiche condizioni di vita e di lavoro di due giovani, una sarta e un marinaio, vissuti all’insegna della paura e delle privazioni negli anni della dittatura e di un’avventura bellica disastrosa. I diversi aspetti delle traversie familiari, della violenza e della disperazione vengono compensati dall’amore e dalla solidarietà nel contesto molto difficile di una città che vive i momenti più duri e sconvolgenti della guerra, soprattutto dopo il tragico bombardamento, messo in atto dai tedeschi il 2 dicembre 1943.
“Verranno i giorni della pace” è il suo primo romanzo che nasce dal bisogno di non dimenticare, di dare voce a tutti quelli che hanno patito la guerra, che la Storia non considera eroi, ma uomini che hanno lottato solo per ritornare a vedere i giorni della pace.

Amalia Mancini nata a Foggia, si trasferisce a Bari subito dopo la nascita. Si laurea con lode in Filosofia con una tesi in Storia contemporanea, successivamente entra nel mondo della scuola, insegnando e occupandosi attivamente di progetti lettura. Nel 1990 pubblica un libro di testo: “Grammatica italiana”. Innamorata della poesia, vi si è spesso cimentata, risultando vincitrice, con i suoi versi in numerosi concorsi letterari. Lettrice instancabile, è da anni creatrice, animatrice e coordinatrice di gruppi di lettura: a Bari con “LeggerMente” (ADIRT) e con il “Building Apulia”; a Mola di Bari con “Un treno di libri”; a Polignano a Mare con “Libri nel foyer”. Si dedica da tempo alla stesura di brevi racconti, recensioni e presentazioni di autori presso associazioni culturali e librerie. 

mercoledì, marzo 22, 2017

LIBRI. Presentazione ‘Salento Quante Storie 4’ alla Laica di Lecce

LECCE - Verrà presentato giovedì 23 marzo alle ore 18.30 presso l’Associazione Laica di Lecce, il libro ‘Salento Quante Storie 4’, edito da Edizioni CittàFutura. Il volume è il risultato finale dall’omonimo concorso indetto dalla casa editrice leccese e rivolto a scrittori professionisti e non, a cui si chiedeva di redarre un breve racconto con l’obbligo di ambientarlo in una delle province di Lecce, Brindisi e Taranto.  Il libro raccoglie i dieci scritti ritenuti i più validi tra quelli partecipanti e accuratamente selezionati da una giuria tecnica composta da giornalisti e scrittori. Tra questi dieci, i lettori che avranno acquistato il libro sceglieranno successivamente il vincitore assoluto, al quale andrà una targa e un premio in denaro di 500 euro.

L’iniziativa nasce con lo scopo di mettere in risalto la bellezza della cultura e della terra salentina attraverso storie firmate da chi conosce bene questi luoghi, facendo emergere anche i tanti talenti letterari che il Salento offre. Diversi i temi trattati, tra cui l’amore, i ricordi, l’amicizia, ognuno affrontato in maniera convincente e accattivante e con uno stile originale. Il concorso giunge così alla sua quarta e ultima edizione, poiché, visti i grandi risultati ottenuti finora, negli ultimi mesi la casa editrice ha deciso di allargare il target a cui la competizione è rivolta, trasformandola in ‘Puglia Quante Storie’, di cui sono già aperte le iscrizioni alla sua prima edizione.

I dieci autori che firmano ‘Salento Quante Storie 4’, in ordine casuale, sono: Claudia Forcignanò di Lecce con ‘Il lungo abbraccio di Iside- Storia di un ritorno’, Maria Carrassi di Lecce con ‘Provare per credere’, Giulia Reale di Novoli con ‘Sotterfugi Barocchi’, Isabella Malecore di Lizzanello con ‘Il profumo dei ricordi’, Anna Leo di Lecce con ‘Una stella sul casale’, Sabrina Maniglio di Zollino con ‘Di bellezza e sacrificio’, Monica Conforti di Lecce con ‘Io sono il mare’, Antonio Cotardo di Caprarica di Lecce con ‘Il calzolaio dal cuore grande’, Maria Stefania Ricchiuto di Lecce  con ‘NeroMare’ e Alessio Palumbo di Aradeo con ‘Un gioco non voluto’.

L’evento è organizzato con il patrocinio della Regione Puglia, del Comune e della Provincia di Lecce, del Comune e della Provincia di Taranto e dl Comune e Provincia di Brindisi. Dialogherà con gli autori la giornalista Giovanna Ciracì. Ingresso libero.

Per maggiori info:

Città Futura s.r.l.
Tel. 0832300979

giovedì, marzo 16, 2017

La Puglia a Bologna, due saggi e un po' di assaggi

BARI - Si intitola ‘La Puglia a Bologna, due saggi e un po’ di assaggi’ ed è un’iniziativa che si terrà mercoledì 22 e giovedì 23 marzo a ‘La Confraternità dell’Uva’, libreria - wine bar, ubicata in via Cartoleria 20/b e gestita da due giovani pugliesi Antonio Ciavarella e Giorgio Santangelo.

L’iniziativa è organizzata da ‘Ristoranti pugliesi in Italia’, network dedicato alla promozione dei locali (ristoranti, osterie, pizzerie, wine bar) che propongono eccellenze eno-gastronomiche pugliesi in Italia, sviluppatosi grazie a un’articolata ricerca, durata diversi mesi, condotta dal ‘Centro Relazioni Media’ di Michele Papavero con il supporto del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Foggia nell’ambito di AFIE, Apulia Food Innovation Excellence.

Il programma della due giorni prevede la presentazione dei libri 'Sinfonia dell'Odio - Donne sterminate dall'Opera lirica alle canzonette'scritto da Carmela Formicola, capocronista de ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’, per la ‘Florestano Edizioni’ (mer 22 dalle ore 19) e 'A tavola con amore – Una ricetta per ogni emozione' curato da Patrizia Laquale, food blogger,sommelier e maestra di cucina, per la ‘Di Marsico Libri’ (gio 23 dalle ore 19). Dialogherà con le autrici Fiammetta Fanizza, docente di sociologia all’Università di Foggia.

Al termine delle presentazioni si svolgerà una degustazione eno-gastronomica ‘confezionata’ in collaborazione con la rete di imprese ‘Culla dei Sensi’ e impreziosita da: l’inimitabile pane di Altamura, ottenuto con lievito madre, semola rimacinata di grano duro, acqua e sale, garantito dal 'Consorzio del pane di Altamura Dop'; l’olio extravergine d'oliva prodotto dalla giovane 'Azienda agricola Paolo Magrone' con oliveti in agro di Modugno (Ba); i latticini freschi fatti artigianalmente con latte vaccino, raccolto quotidianamente dalle masserie della Murgia barese, del caseificio ‘Ignalat’ di Noci  (Ba); gli eleganti vini Doc firmati ‘Tormaresca’, azienda vitivinicola con tenute in agro di Minervino Murge (BAT) e nell’alto Salento, e dall’effervescenza dell’acqua minerale naturale 'Ferrarelle', main sponsor del network.

mercoledì, marzo 15, 2017

Presentazione del libro: 'Mal di giardino. Natura e arte del verde'

di DONATO FORENZA - Nell’auditorium di Villa La Rocca, sede della prestigiosa Accademia Pugliese delle Scienze, in Bari si è svolta la presentazione del libro dal titolo “Mal di giardino. Natura e arte del verde”, a cura di Franco Botta, che è anche autore dei testi, mentre Giuseppe Caccavale è autore delle tavole. L’interessante volume è edito dalla Progedit nel 2016. Il programma dell’evento, a cura della Sezione “Cultura dell’Ambiente” di Teca del Mediterraneo, ha registrato la partecipazione ai lavori di Eugenio Scandale, presidente dell’Accademia, e di Daniela Daloiso, dirigente della Sezione Biblioteca e Comunicazione istituzionale del Consiglio Regionale della Puglia.

Sono intervenuti: - Franca Tommasi, docente di Fisiologia vegetale, che ha esposto vari aspetti dei giardini e della funzione degli Orti botanici; - Giuseppe Carlone, storico dell’Urbanistica, che ha illustrato complesse vicende di alcuni importanti centri storici della Puglia e degli spazi a verde interconnessi; - Maria Valeria Mininni, docente di Urbanistica, si è soffermata su rapporti tra varie componenti e dimensioni correlate al territorio; ha moderato Stefano Savella, giornalista, che ha sottolineato alcune citazioni salienti del volume.

La manifestazione ha riscosso notevole successo per la valenza poliedrica delle tematiche in progetto e per l’attenta esposizione dei significati interdisciplinari del “giardino”, che il prof. Botta, sensibile cultore dell’armonia dei giardini, ha brillantemente esposto con un’oculata ed appassionata narrazione. L’autore ha evidenziato, tra l’altro, una notevole sinergia della composizione del giardino con l’armonia di alcuni brani musicali di famosi compositori. Il prof. Scandale, nelle conclusioni, ha rivolto un caloroso ringraziamento agli intervenuti. Hanno partecipato numerosi esperti e cultori delle tematiche del verde e dell’agricoltura.

LIBRI. Le avventure di Gino fra ulivi e trulli

di FRANCESCO GRECO - Cucciolata abbondante: sette cagnolini, che vanno in dono a chi ama gli animali. L'ultimo si chiama Gino, è nero e ha una “cravatta” bianca sul petto: finisce in una famiglia che dapprincipio lo coccola, poi lo abbandona a Finibus Terrae.
 
Da una storia vera, accaduta nel 2005, lo scrittore americano (originario della Repubblica Ceca, vive nel Salento da 14 anni) Daniel Z. Cis ha tratto un libro illustrato di grande intensità, emozionante, coinvolgente, in cui ci commuoviamo con le avventure del povero meticcio che soffre la fame, il freddo, la solitudine, la cattiveria dell'uomo.
 
“Gino and his Trullo” (and Abandonetd Dog, Strategic Book Publishing and Right Co., USA, pp. 48, $ 18.95 (in Australia $ 27, 15, in Italia distribuito da Mondadori sulla piattaforma Amazon, venduto in 25 nazioni).  

Gino dunque trova la sua casa, gioca con i bambini, è un cane felice. Cresce alto e forte, la sua sagoma fa paura, ma dentro è un pezzo di pane. E qui la prima scansione di natura antropologica: le apparenze sono tutto? Devono per forza schiacciarci? Perché i bambini del vicinato hanno paura di Gino, tanto da convincere chi lo ha adottato a disfarsene nella maniera più subdola e disumana possibile.
 
Ecco così il meticcio abbandonato, sotto un ulivo secolare, sporco e affamato, tra topi, pipistrelli e gufi, che fruga nell'immondizia e riflette sul suo destino amaro. La solitudine esistenziale è la seconda nuda allegoria: Gino siamo tutti noi, immersi nella globalizzazione alienante, alla deriva umana, nei rapporti interpersonali, nei valori.
 
Ma nel cielo all'improvviso qualcuno dice a Gino di non arrendersi, di credere in se stesso, gli annuncia che l'indomani ci sarà una bella sorpresa, che cambierà la sua vita, perché non tutti hanno paura: un guerriero e la sua amata con i grandi riccioli biondi non di sicuro. Ed è la terza modulazione, molto americana, positivista, razionale. Saranno loro a fare un bel dono a Gino, che però sarà il lettore a scoprire.
 
Cis ha nel cassetto il seguito di questo libro che oltre all'accattivante plot narrativo si regge su illustrazioni deliziose, a tratti commuoventi, che sconfinano nella poesia (e altri 3 manoscritti).   

martedì, marzo 07, 2017

‘Amo Eva?’, a Taranto manifestazione sul tema della violenza contro le donne

TARANTO - Stalking, violenza di genere, femminicidio: di tutto questo si parlerà giovedì 9 marzo p.v. dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 17.30 alle 21.00 nella Sala Conferenze del Dipartimento Jonico dell’Università di Bari “Aldo Moro” in Via Duomo 259 a Taranto, nell’ambito della manifestazione “Amo Eva? Raccontarsi. Scoprirsi. Liberarsi. Piacersi. Immaginarsi. Amarsi ”.

Un programma particolarmente ricco e intenso nel quale, accanto ai profili strettamente giuridici, saranno oggetto di approfondimento gli aspetti sociali e culturali. Attraverso la narrativa, il teatro, la poesia, la musica, la pittura.

Nella sessione mattutina, dopo i saluti del prof. Riccardo Pagano, Delegato per il Polo Jonico del Magnifico Rettore dell’Ateneo barese Antonio Uricchio, del prof. Bruno Notarnicola, Direttore del Dipartimento Jonico, e dell’avv. Gina Lupo, Consigliera di Parità della Provincia di Taranto e Assessore alla Cultura, Istruzione e Università del Comune di Taranto, è  previsto il monologo “L’amore malato” di Sarah Genga.

A seguire, la presentazione del libro dell’avvocato Paolo Maci “Mi chiamo Eva. Cinque donne, cinque storie, una toga”. Sarà presente l’Autore e nel dibattito interverranno: il prof. Nicola Triggiani, Docente di Diritto processuale penale e avvocato; la giornalista Laura Campatelli; la dott.ssa Antonia Palmisano e l’avv. Filomena Zaccaria del Centro Antiviolenza “Rompiamo il silenzio”; l’assistente sociale Sabrina Callea del Centro Antiviolenza “Sostegno Donna”; Maria Luisa Toto, Presidente del Centro Antiviolenza “Renata Forte”; Rita Lanzon, madre di Federica De Luca, vittima di femminicidio alla quale il Consiglio del Dipartimento Jonico, nella seduta del 25 novembre dello scorso anno, ha deliberato di intitolare un’aula della sede di Giurisprudenza.

venerdì, marzo 03, 2017

Bari, si presenta libro di Grittani alla Libreria ‘Campus’

di VITTORIO POLITO - Prosegue alla Libreria “Campus” di Bari, Via Toma, 76-78, l’intensa attività culturale, dedicata alla presentazione di libri e di autori.

Venerdì 10 marzo alle 18:00 sarà presentato l’ultimo libro di Davide Grittani, “E invece io”, Robin Edizioni.

Un romanzo divertente e drammatico sulla politica italiana (ai livelli più bassi di sempre) e il giornalismo (professione quasi in disarmo). Un testo quasi profetico visto che ha ironicamente anticipato la scissione del PD, ma soprattutto è il racconto della storia interiore di Alberto Arioli, della sua felice emigrazione al contrario dalla Lombardia alla Puglia: il romanzo (alla seconda edizione, premio della giuria Alda Merini 2017) diventerà un mediometraggio: le riprese in tutta la Puglia a primavera inoltrata.

Una storia – hanno raccontato e descritto anche i giornali e i critici che se ne sono occupati – di emigrazione al contrario, dalla Lombardia alla Puglia. Una scelta molto precisa, che impone ai lettori una sguardo sulle cose del tutto anticonvenzionale: quasi rovesciato rispetto alle abitudini dei giorni nostri, a cominciare dal fatto che è ambientato in tre pianure del mondo (Tavoliere, Padania e Pampa) come se l’autore volesse somministrare al lettore il dubbio che le cose si vedono meglio dal basso. Il libro è dedicato, tra gli altri, anche a Gaetano Scirea e Francesco Nuti.

Davide Grittani. Nato a Foggia nel 1970, ha pubblicato il romanzo «Rondò» (Transeuropa 1998, postfazione di Giampaolo Rugarli); il saggio-inchiesta «Colpa di nessuno – Viale Giotto una tragedia all’italiana» (Utopia 2004, con uno scritto di Giorgio Bocca) e la raccolta di reportage «C’era un Paese che invidiavano tutti» (Transeuropa 2011, prefazione di Ettore Mo e testimonianza di Dacia Maraini). La sua monografia sul design industriale «Una storia italiana» (con interventi di Sandro Veronesi e Gae Aulenti, CDI 2012) è stata tradotta in francese e inglese. Ha ideato e curato la prima mostra della letteratura italiana tradotta all’estero Written in Italy, che dal 2006 è stata esposta a Foggia, Roma, Còrdoba, Leuca, Skopje, Vilnius, Amsterdam, Seul, Torino, Doha, Bologna, Montevideo, Sydney, Santiago del Cile e Algeri. Dal 2000 al 2014 ha lavorato al quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”.

Modera l’incontro Grazia Rongo, giornalista di Telenorba.

mercoledì, marzo 01, 2017

Trani, una serata all'insegna del fantasy

TRANI - Domenica 5 Marzo 2017 presso la libreria “Il Paiolo Magico”, sita a Trani in via Cavour 116, alle ore 18,00 circa, si terrà un evento all'insegna del mistero e della magia. Due giovani autori pugliesi: Mario Contino e Giulia Rucci, presenteranno i loro due romanzi fantasy:

“Sagato, Risveglio di un drago”, scritto da Mario Contino, edito da Augh edizioni – 2016 “Alya'Dorth”, scritto da Giulia Rucci, edito da GDS - 2015

Entrambi gli autori sono stati evidentemente catturati dalla figura del “drago”, tanto da creare due magnifici romanzi in grado di trasportare il lettore in luoghi lontani, al di là dell'ovvio. I due scrittori saranno quindi protagonisti di una serrata intervista doppia e ci parleranno dei loro rispettivi libri e dell'idea alla base della stesura del racconto.

In un mondo in cui il materialismo soffoca la fantasia, in un periodo storico che poco spazio lascia al sogno, un buon libro può rappresentare la cura al male di una società in declino che non vive ma lotta, senza saperlo, per sopravvivere.

Siete dunque tutti invitati a Trani per prendere parte all'evento e liberare la vostra mente, riscoprendo il “fanciullino” che è in voi.

lunedì, febbraio 27, 2017

LIBRI. 'Re-incantare l'Europa', di Valentina Battista (Cacucci Editore)

BARI - “Il saggio socio culturale a 60 anni dal Trattato di Roma a 30 anni dal progetto Erasmus”.

L'autrice Valentina Battista offre un’agile chiave di lettura del processo di integrazione europea. In Europa, ancora oggi, manca il coraggio di condividere un obbiettivo comune, di creare un assetto istituzionale stabile e di armonizzare un vero sviluppo economico e sociale.

Tutto questo perché si sono sgretolate le autentiche radici culturali e l’ originaria dimensione di identità europea è naufragata nel Mare Nostrum dell’indifferenza.

“Re-incantarla”, quindi, è un esigenza comune particolarmente avvertita dalla generazione dei Millenials.

Per ritrovare  il sapore di questa cultura, quasi del tutto perduta, il lettore affronta un viaggio emozionante che parte dall’agorà dell'antica Grecia e arriva fino ai giorni nostri.

Il blogger Savella e il suo libro ‘Povera Patria’

 di LIVALCA - ‘Povera patria! /Schiacciata dagli abusi del potere/ di gente infame/che non sa cos’è il pudore. / Si credono potenti e gli va bene quello che fanno; / e tutto gli appartiene/ Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni! / Questo paese è devastato dal dolore. / Ma non vi danno un po’ di dispiacere quei corpi in terra senza più calore? / Non cambierà, non cambierà/ non cambierà, forse cambierà. / Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali? Nel fango affonda lo stivale dei maiali. Me ne vergogno un poco, e mi fa male vedere un uomo come un animale. / Non cambierà, non cambierà, sì che cambierà, vedrai che cambierà. / Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali, che possa contemplare il cielo e i fiori/Che non si parli più di dittature/ se avremo ancora un po’ da vivere. / La primavera intanto tarda ad arrivare’.

Questo il testo completo della canzone del cantautore Franco Battiato ‘POVERA PATRIA’, il cui titolo è servito al redattore editoriale freelance, pubblicista e blogger Stefano Savella per scrivere un libro che ha come sottotitolo ‘La canzone italiana e la fine della prima Repubblica’. Savella è un personaggio abbastanza famoso, non solo in ambito regionale, come direttore della rivista web ‘PugliaLibre’ e ritengo si sia servito di un cantautore (basta la parola, oggi come ieri, per rendere impegnato ed intellettuale ogni tema trattato!) per farci capire che il suo libro non elabora in modo generico i fatti dell’ultimo quarto di secolo, ma in maniera artigianale, non divistica preferendo i singoli avvenimenti.  Fu dal 1960 in poi che la cosiddetta ‘canzone d’autore’ prese piede in Italia, mentre in America Dylan dettava già legge e la Francia aveva ormai sfornato chansonnier di livello. Probabilmente Savella, in un rigurgito di sano ‘patriottismo’ meridionale, ha scartato le famose scuole (genovese, milanese, romana) e si è diretto verso il siciliano Battiato…più una mosca che una ‘bandiera’ bianca del panorama canoro.  Scriveva Castaldo di Battiato   su “la Repubblica” del 1991: “… con lui finalmente la canzone d’autore torna ad emozionare”.

Savella ci ricorda che nel dicembre del 1991, dopo che da alcune settimane Battiato aveva lanciato il suo inno ‘Povera patria’, l’allora presidente Cossiga, in quel periodo ascoltato ‘picconatore’, rilasciava una per certi versi sconcertante intervista a “Le Monde”, in cui affermava (onestamente andrebbe letto e riletto tutto lo scritto perché il presidente K sembra anticipare velatamente il ciclone ‘tangentopoli’) di comportarsi da ‘buffone’.  Comunque il compositore nativo di Jonia, provincia di Catania, è solo il primo di una lunghissima serie di cantautori che fanno da colonna sonora all’opera di Savella che, da consumato direttore d’orchestra, dimostra una perizia insospettabile in un trentenne che da poco ha iniziato a godere, patire, assorbire e smaltire i ‘carichi’ che la vita impone a, quasi, tutti. Il cantante reso famoso da ‘Le donne di Modena’ e ‘Sotto questo sole’ deve il successo a Caterina Caselli e a Vincenzo Mollica che lo raccomandò, ma anche ad un titolo ‘Giulio Andreotti’ da cui è difficile estrarre l’ironia dal momento che si presta a più interpretazioni, tutte ‘credibili’. Francesco Baccini con questo brano fece scrivere a Luzzatto Fegiz: “…non è una canzone contro l’uomo politico, ma semmai contro i luoghi comuni con i quali l’italiano medio tira a campare demonizzando di volta in volta questo o quello”.

Savella, con grande acume politico, ci ricorda che Andreotti (questa è storia, non canzoni) nel 2006, dopo aver chiuso con assoluzioni e prescrizioni i suoi processi, tentò di prendersi la presidenza del Senato, che finì a Franco Marini, ma ebbe l’effetto di dare una prima ‘spallata’ al Governo Prodi.

Gaber nel 1991 incise una canzone dal titolo eloquente “Qualcuno era comunista”, che aveva come inciso un verso che, gli arresti di politici dell’anno successivo, avrebbe reso elementare nella sua cruda e semplice verità “…perché Berlinguer era una brava persona”. Antonello Venditti, proprio nel 1992, stava lanciando nei suoi famosi giri estivi ‘Benvenuti in paradiso’ quando scoppiò la tangentopoli milanese che avrebbe raso al suolo la prima Repubblica e si vide costretto a rispolverare “In questo mondo di ladri”, che diventò l’inno ufficiale di tante manifestazioni. Savella nel suo appassionato lavoro di ricostruzione storica ci ricorda - lo avevamo già dimenticato! – che anche Sanremo ha avuto la sua storia di tangenti.

Nel 1991 il marchese Antonio Gerini, manager di molti cantanti e in particolare di Peppino Di Capri, denunciava alla Procura che il manager Adriano Aragozzini, per poter organizzare i Festival del 1989 e 1990, aveva dovuto pagare al sindaco e assessori della città dei fiori quasi un miliardo di tangenti.  Il caso all’inizio passa sotto silenzio perché il marchese è un ex socio di Aragozzini e la prassi insegna che gli ex, qualsiasi ex, hanno sempre un insano rancore da esternare.  Aragozzini si difese affermando che il suo percorso professionale era tale da giustificare l’affido e che se proprio volevamo dirla tutta aveva avuto come sponsor i presidenti del Consiglio dell’epoca Ciriaco de Mita e della Rai Biagio Agnes. Riporto integralmente le parole con cui Savella nel suo libro archivia il caso: “L’ex patron (Aragozzini) venne alla fine condannato in appello il 10 aprile 1995 e in Cassazione il 12 giugno 1996 a tre anni e sei mesi per corruzione, nell’inchiesta sulle tangenti per ottenere la guida del Festival del 1989, pena che sconterà con l’affidamento in prova ai servizi sociali. In seguito a questa sentenza dovette anche sborsare 200 milioni per i danni di immagine nei confronti del Comune di Sanremo, soldi che gli verranno restituiti dopo che un altro giudice, nel 2007, stabilirà che il successo del Festival del 1989 portò in realtà alla città dei fiori introiti diretti e indiretti. La posizione di Aragozzini per le tangenti al Festival del 1990 - inchiesta per la quale aveva scontato tre settimane di carcere - fu invece archiviata nel settembre del 1997”.

Savella chiude il suo atipico, insolito, raro, inconsueto, anomalo libro dedicato alla straordinaria coscienza sociale della canzonetta italiana con due pensieri di Fabrizio De André, un artista ‘peccatore dichiarato’ nella sua coerente dimensione di fragile-forte uomo: “...preferisco aprire i cancelli alle tigri piuttosto che cavalcarle…” e “Ma io non sono diverso da Mario Chiesa, mi manca solo la tecnica. Se potessi rubare, ruberei. Che tracotanza devo avere per sentirmi buon e onesto e puro, e che razza di schifezza sarei sempre a rompere i coglioni al mio prossimo”.

Una frase di Bacone che ha sempre affascinato chi sta redigendo queste note è la seguente: “Gli uomini negli alti posti sono tre volte servi”.  Se analizziamo il pensiero di De André e quello di Bacone, senza farci influenzare da ideologie ormai logore e fuori controllo, viene fuori una piccola morale: dal momento che, molti - per fortuna non tutti - sono soggetti a difetti endemici legati al modo di concepire il loro posizionamento nella società, sarebbe opportuno che la politica non fosse una professione a vita, ma un percorso di massimo tre lustri. In questo modo anche i rappresentanti della società civile che volessero ‘rendere favori al loro paese”, cimentandosi nell’agone politico, fossero esentati dal cercarsi un padrino elettorale.   Quel tre volti servi di Bacone, potrebbe tramutarsi nel… ‘servì’ a qualcuno.

In sostanza nella vita tutti dovrebbero provare a lavorare.  Lo scorso dicembre un parlamentare ormai in pensione mi ha detto: “Tutti accusano noi e non vedono quanti chiaramente non posso fare il nome delle categorie citate, che sono intuibili a discrezione degli interessati in prima persona) ‘lavorano’ meno di noi”.

Certo i voti bisogna anche prenderli e sarebbe opportuno tornare ai voti scolastici di una volta: se vuoi buoni voti, devi impegnarti.  Qui entrano in ballo i cittadini elettori (il terzo servo): devono maturare la consapevolezza che si vota per premiare chi ha dimostrato di meritarlo.  Il posto a tavola non si conquista con la fabbrica del voto e non sarebbe male che anche i cantanti tipo Mina e Pavone che vivono in Svizzera) e qualche altro che ha portato i soldi all’estero restituissero alla gente, che ha permesso loro di arrivare al successo, qualcosa… magari pagando le tasse in Italia.

Un plauso va all’editore Arcana di Roma che ha permesso a Savella di affrontare, serenamente, il giudizio del pubblico. Senza fare l’indovino posso suppore che, se il testo fosse stato pubblicato da un editore pugliese, non sarebbe bastata la prima edizione a far fronte alle richieste di saggio omaggio: anche questo, visto da occhi meno interessati, è un successo. ‘Povera patria’ ci ricorda che il successo non è un vizio, ma una curabile… malattia.

sabato, febbraio 25, 2017

LIBRI. 'Aveva deciso di correre', presentato a Bari il romanzo d'esordio della giovane Anna Maria Conticchio


di LUIGI LAGUARAGNELLA - E’ al suo primo romanzo scritto con la convinzione che attraverso la consapevolezza dei propri limiti si possano superare difficoltà e vulnerabilità. E’ la sua prima opera, una scintilla nel mondo della scrittura, della giovane scrittrice Anna Maria Conticchio, studentessa di Medicina all’Università di Bari, che scrivendo e raccontando storie, vuole “correre” verso un messaggio di vita che oltre il dolore e le barriere.

“Aveva deciso di correre” è il titolo del suo primo, breve, ma intenso libro edito da Augh, casa editrice viterbese. In poche pagine, che si riescono a leggere di “corsa” tutte d’un fiato per la capacità della protagonista Amanda di cercare sempre spinte a vivere, Anna Maria tocca l’argomento della disabilità. Quella di Amanda diventa lo strumento che le dà la consapevolezza di trovare i modi di realizzare i proprio sogni, di vedere comunque nell’altro, anch’esso con i suoi limiti e le proprie mancanze, qualcuno con cui entrare in vera relazione, una ricchezza. Non viene descritta la disabilità in chiave compassionale; la trama del romanzo intende far comprendere che tutti hanno limiti e disabilità di ogni tipo, non solo fisiche, e potersi rendere conto di questo rappresenta un percorso di formazione, di crescita e di un trampolino di lancio per prendere in mano la propria vita.

Come Anna Maria ha ricordato durante la prima presentazione del suo libro nel salone parrocchiale della chiesa del Preziosissimo Sangue, “Aveva deciso di correre” è un romanzo di formazione, un viaggio, anzi una corsa e come tale è una fatica. Quindi l’azione di correre consapevolmente verso la propria vita è la vera decisione. Decidere di correre, come sottolinea la giovane scrittrice, è azione successiva dopo essersi domandati perché correre e capire la meta verso cui correre. Questo dà la spinta a correre.

Nel breve romanzo sono racchiusi i sentimenti del dolore per la scoperta della malattia, del distacco per le difficoltà di una relazione, come quelle con l’amica Margot o con il senzatetto Alessandro, del ricordo. Ma tutti questi elementi divengono punti di forza della protagonista che riesce a vedere proprio le relazioni interpersonali un dono che contribuiscono a trovare in Amanda quella forza che la farà continuare a vivere e scegliere il percorso della propria vita. E anche ad amare sé stessi. La fede e la fiducia rendono la scoperta della malattia, i dolori gli strumenti per invece esortano a vivere.

Sullo sfondo del romanzo è immancabile la necessità della presenza della famiglia e della ricchezza dell’amicizia quella che fa rincontrare e fa vedere le situazioni della vita da un punto di vista con cui ripartire.

Anna Maria Conticchio divide il suo percorso universitario con l’esperienza della scrittura, ma ha già frequentato corsi di recitazione e ha vinto una borsa di studio per uno stage di giornalismo per una rivista londinese.

Per lei, come ha detto all’esordio della pubblicazione del suo romanzo, scrivere è atto creativo che riesce a mettere a nudo il proprio essere a cui viene dato una nuova forma che permette di scoprire qualcosa di nuovo della propria persona. Scrivere è dare spazio alla scintilla che si scopre di avere anche in una giornata qualunque.

“Aveva deciso di correre” quindi è un bell’esercizio per l’anima del lettore a non perdersi d’animo ad essere resiliente.

Il libro su può richiedere attraverso la pagina Facebook di Anna Maria Conticchio.

giovedì, febbraio 23, 2017

LIBRI. 'lI declino dell’uomo' senza valori né bellezza

di FRANCESCO GRECO - Scacciato dall’Eden, privato della bellezza, l’armonia dell’Universo, appiattito su pseudo-valori, con i mezzi diventati fini, alienato, imbevuto del feticismo più insulso, l’uomo-consumatore di emozioni seriali non può che estinguersi, svaporare, autodistruggersi nella prossima glaciazione, fra cattiva politica e “cattiva maestra" (tv).

Fondatore della moderna etologia, Nobel per la Medicina e la Fisiologia (1973), Konrad Lorenz teorizzò tutto questo quasi un quarto di secolo fa (1983). Chissà cosa aggiungerebbe oggi, che tutto è ancora più percepibile, degradato, atomizzato, a cominciare dalla sua anima. Forse il suo sguardo si ombrerebbe di una cataratta per non vedere che le sue previsioni si sono verificate in termini esponenziali: senza identità né memoria, non sappiamo chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, che fare: siamo ectoplasmi senza una mission centrifugati come pulviscolo nello spazio siderale.

“Il declino dell’uomo”, Piano B Edizioni, Prato 2017, pp. 232, euro 16 (collana La mala parte) è uno di quei libri che andrebbero adottati nelle scuole, suscitare dibattiti seri, non annacquati e taroccati. In prima serata, non alle 3 di notte. Dovremmo arrampicarci sulle spalle del gigante tedesco per capire se siamo ancora in tempo per fermare l’Apocalisse, la “malattia che affligge l’umanità, i possibili rimedi”, per recuperare quel patrimonio di valori relativizzati, la bellezza, la sintonia con la natura, l’istinto di conservazione, poiché “è la nostra stessa natura di uomini a essere in pericolo”.

Konrad (1903-1989) ci fa capire di essere stati traditi dalla modernità e dai suoi format relativizzati, la “cultura tecnocratica” e lo “scientismo” su tutti. Detto da uno scienziato non può lasciarci indifferenti, anzi, ci sgomenta. Spersonalizzati e irresponsabili, alla deriva del tempo e della Storia, incapaci di percepire la bellezza, se non prendiamo coscienza del tutto, come facciamo a reagire?

Questo saggio è un primo passo per ritrovare “L’eterna forza attiva che crea benefica” (Goethe), per responsabilizzarci e provare a riprendere in mano le fila confuse dei nostri deliranti destini.

sabato, febbraio 18, 2017

LIBRI. ‘Un granello di colpa’, ovvero un'occasione per ritrovare l'anello di congiunzione con se stessi

di PIERO FABRIS - Due espressioni artistiche: il racconto di Antonella Caprio e il progetto fotografico di Daniela Ciriello, inseriti nel testo “Un granello di colpa”, rappresentano un testo fortemente voluto per denunciare la donna abusata, ammaliata che spesso paga la colpa di esserlo, quasi un peso per la famiglia.

Due forme artistiche assolutamente complementari per narrare la donna triste, vittima di deturpazioni, trattata come oggetto da usare e poi gettare. Un libro illuminante che schiude a riflessioni sull’universo femminile, quello nascosto dietro le mura di casa, quello imbavagliato da veli di perbenismo.

La forza di questo testo è nelle righe schiette e dirette che prima di tutto parlano alle donne, così come si evince dalla dedica: “A tutte le donne che hanno avuto e hanno la leggerezza di amare” e nelle immagini che mettono a nudo la fragilità della donna. Vi è un fiume silenzioso fatto di lacrime che non può essere scambiato per una collana di perle!

“Un granello di colpa” è un lavoro tutto al femminile di denuncia (Edito da Radici future-produzioni. Collana Banlieue Pag. 96, € 12,00), che ci obbliga a essere onesti con noi stessi e a non giustificare nessun atto di violenza di cui il femminicidio è solo l’ultimo atto di esseri senza coscienza, capaci solo di ammazzare, prima ancora di sfigurare, i sogni e la bellezza.

Il volume sarà presentato sabato 25 febbraio alle ore 18 a Bari, presso l’Opera Pia del Carmine, strada del Carmine 1, nel Centro Storico (prossimità Cattedrale), con l’intervento di Annamaria Ferretti e Annamaria Minunno, giornaliste, e Tiziana Rizzi, delegato provinciale FIAF.

Antonella Caprio è nata a Torino, dove vive e lavora come insegnante, vincitrice di diversi premi per i suoi romanzi, scritti insieme al fratello.

Daniela Ciriello, è nata e vive a Bari. Ha frequentato la Scuola di Fotografia e Cinematografia del capoluogo pugliese. Esperta di fotografia è presente con vari scatti su riviste e libri. Nello scorso ottobre ha esposto a Krasnodar, nell’ambito del Festival Internazionale Photovisa, quale ambasciatrice della fotografia italiana in Russia.

venerdì, febbraio 17, 2017

LIBRI. ‘Il sangue è calce’ di Angelo Di Summa: 108 haiku con prefazione di Joseph Tusiani

di GRAZIA STELLA ELIA - Non è l’haiku il genere di poesia con cui mi esprimo, né quello di mia lettura preferita. Ciò non toglie, però, che mi accinga a leggere, con attenta curiosità, questa silloge di 108 haiku di Angelo Di Summa, “Il sangue è calce” (Edizioni dal Sud), che stimo quale poeta e scrittore serio, dalla lunga militanza.

Scorro le prime pagine e mi rendo conto che le composizioni poetiche, nella loro magica sintesi di tre versi per diciassette sillabe, sono davvero molto accattivanti, caratterizzate come sono da un lampo di poesia e da un tocco di finale saggezza. Ecco, a pagina 20: “Maggio riscatta / castità di ciliegi. / Eros folleggia, dove è bellissimo il candore dei ciliegi di maggio espresso con il sostantivo ‘castità’.”
Che Eros folleggi nel mese di maggio mi pare una verità inconfutabile.

Nel seguente haiku: "Voli di merli / frammentano le nubi. / Malinconie.” trovo molto espressivo quel “frammentare” effettuato dai merli sulle nuvole e suggestiva la parola “malinconia” usata al plurale e seguita dal punto fermo. E ancora: “Campi di marzo. / Ha voglia di cantare / la primavera.” Magnifico haiku nella semplicità delle parole e delle immagini. A pagina 25 “valve fossili” viste “come graffiti” con una incredibile forza narratrice capace di raccontare vicende “di padri”. Subito dopo un meraviglioso “ulivo”, in un silenzio senza “altre voci” sta cantilenando all’affacciarsi di una “luna nuova”.

È un godimento dello spirito continuare a leggere, uno dopo l’altro, come le ciliegie, questi haiku, in cui, come dice il prefatore a pagina 9, “manca del tutto l’atmosfera nipponica che possa renderli familiari e cari ad orecchio orientale. Ci si trova subito nella nostra Puglia piana, nell’ “Apulia siticulosa” di Orazio”.  È, infatti, tutta pugliese, tutta nostrana la Natura che ispira il poeta Angelo Di Summa. Qui animali, alberi, fiori, foglie e persino uno stelo e la sete si animano nella scrittura concisa del poeta, che in ogni stagione osserva e canta le stupende metamorfosi della propria terra. A pagina 31 si legge: “Come soffione. / Il verso della gazza / vaga leggero.” Un’immagine che suscita vibrazioni nella sua leggerezza. Straordinario, “il colore del maggio” che “tocca finestre”. E che dire di un “melo” che “si scuote” al solo sguardo della “primavera” che “s’affaccia / dietro la siepe”?

Leggo, a pagina 46, l’haiku lapidario e denso, sul quale ha appuntato il suo azzurro sguardo il prefatore Joseph Tusiani: "Mostra la sete / la terra di controra. / Solo fantasmi.” Forte e verace immagine della nostra Puglia sotto il sole incandescente dell’estate. Bella l’immagine della “sete del castagno” che, a mo’ di preghiera, invoca “la pioggia” (pag. 52). Quest’altro sì che va riportato: “Ondeggia il coro / delle messi. Sovrano / l’albatro chiama.”  Colpisce il primo verso, sonoro e movimentato. Splendide le messi nel canto corale, mentre l’albatro fa sentire il suo verso di richiamo.

Ci si stupisce nel vedere incastonate, nel breve spazio di tre versi, immagini e suoni che rimangono impressi. Intanto si va avanti nella lettura gustando, uno dopo l’altro, i numerosi quadretti tanto piccoli, quanto intensi. A pagina 81 un prato settembrino si fa suonatore di violini, mentre si fa perla, nella pagina successiva, una goccia di pioggia che “indugia sul meriggio”.

Molto bello l’haiku: “Fuma la zolla. / Il fiato della terra / chiede preghiere”, dove la terra madre è, come tutte le madri, bisognosa di preghiere. Ed ecco la nudità dei campi nella crudezza invernale: “All’insaputa / del tralcio sbigottito / trionfa inverno.” Si giunge a pagina 119, dove il poeta così invoca il sonno: “Prendimi, sonno. / La veglia non s’addice. / Breve è la notte.” Con l’inverno arriva “L’ultima neve “dalle “vergini corolle / per nuove icone” e la silloge si chiude con le “nenie di pioggia” che “raccontano leggende. / Senza esegesi”.

Termina così questa piacevole lettura poetica, scandita in quattro sezioni corrispondenti alle quattro stagioni. Ne riporto una felice impressione ed esorto tutti a leggere questi 108 haiku ricchi di suggestioni, con il loro andamento lirico, sottolineato già dal poeta italo americano Joseph Tusiani, che firma la prefazione.

mercoledì, febbraio 15, 2017

LIBRI. Tesla, "L’uomo che ha inventato il XX secolo" (e che è stato dimenticato)

di FRANCESCO GRECO - Fu un genio “precoce e indipendente”. Inverno 1859, aveva appena tre anni quando , osservando Macak, il gatto di casa, scoprì delle scintille che l’elettricità creava sul suo pelo. “La natura è forse un gigantesco gatto?”, si chiese. “Se si, chi è che gli gratta la schiena? Non può essere altro che Dio”. Fu così che l’elettricità divenne un’ossessione, di più: una mission.
 
Peccato per la scarsa autostima: il padre, il reverendo Milutin Tesla del villaggio di Smiljan, in Croazia, non contribuì certo a farla maturare, volendolo destinare al sacerdozio (che “però non lo interessava, voleva scoprire come funzionava il mondo e cambiarlo per il meglio”) e avendo investito le sue speranze e ambizioni sul figlio maggiore, versato per le lettere ma morto prematuramente (davanti agli occhi del fratello), la frustrò, magari anche inconsciamente. Rimase così irrisolto il suo “desiderio di approvazione”.
 
“Crebbe nel rispetto per il sapere e la conoscenza, considerati non come fonte di lucro”. Avesse avuto un buon ufficio stampa, oggi sarebbe ricordato come uno dei geni del Novecento che hanno cambiato il nostro tempo, la nostra vita, la civiltà. E invece sul suo nome (“uno dei maggiori benefattori dell’umanità”) è quasi caduta la damnatio memoriae.
 
Storia e leggenda di Nikola Tesla (1856-1943), ingegnere e scienziato, le cui intuizioni ressero la rivoluzione industriale e posero le basi per ulteriori scoperte e relative applicazioni di cui oggi godiamo senza alcuna gratitudine per “il giovane alto, magro e dai folti capelli neri pettinati con la riga in mezzo”, dandole per scontate.
 
In modo avvincente e documentato, ma anche appassionato e partecipe, ne ricostruisce la parabola Robert Lomas in “L’uomo che ha inventato il XX secolo”, Piano B Edizioni, Prato 2017, pp. 208, euro 14.50 (traduzione di Antonio Tozzi).
 
Lo trova magnifico 28enne nell’estate del 1884 alla stazione di Parigi in attesa del treno per Calais da dove si imbarcherà per New York (in tasca ha una lettera dello scienziato inglese Charles Batchellor che lo propone a Thomas Edison, “pochi capelli grigi e le spalle curve”), smarrito dopo essersi accorto del furto del bagaglio e lo lascia che muore “solo e disperato, destinato all’oblio a causa della sua ultima volontà di aiutare il governo degli Stati Uniti”, mentre ancora si chiede: “Cos’è l’elettricità?”.
 
In mezzo una vita travagliata e solitaria, sempre in salita a causa anche del carattere, perennemente in cerca di finanziatori dei suoi progetti avveniristici e originali. Dalla riparazione delle dinamo del transatlantico “Oregon” sino alla fine. Un uomo tormentato e complesso, Niko, che vive a lungo ma spiazzato nel suo tempo, che fa tenerezza come un bambino super-intelligente, che meriterebbe una rivalutazione complessiva, come scienziato e come personaggio, un riconoscimento postumo del suo scintillante genio. Ma un tempo in cui i mediocri si spacciano per geni, e come tali sono narrati, accontentiamoci di questa biografia avvincente come il romanzo della vita. Senza scordare che abbiamo con Tesla un debito di riconoscenza.

domenica, febbraio 12, 2017

LIBRI. Max Aub e le miserie di tutte le tirannie

di FRANCESCO GRECO - Ogni artista che ha vissuto la sua parabola esistenziale sotto la tirannia d’ogni colore, benché spesso sostenuta dalla vigliaccheria dei popoli, ha riversato la propria biografia nell’opera. E’ ontologico, fatale che accada.
 
Max Aub (1903-1972, giornalista, poeta, narratore, drammaturgo, sceneggiatore) non sfugge al mantra. Tutto quel che ha scritto (i romanzi de “Il labirinto magico”, ma anche opere teatrali, poesie sulla sua rivista, articoli politici, ecc.) è cosparso di passione civile, di etica politica, di coerenza.
 
La sua opera è in stretta osmosi con una vita aspra, vissuta senza alibi comodi, contraddizioni, tatticismi ideali, miserie piccolo borghesi. Che nei paesi cattolici sono una scorciatoia ideale facile: la morale del peccato, del perdono, lo consente, lo chiede.  
 
Nato in Francia, quando scoppia la Grande Guerra la famiglia si trasferisce in Spagna (Castiglia) e il castigliano diventa la sua prima lingua. A 26 anni si iscrive al PSOE (Partido Socialista Obrero Espagnol). E’ quindi un militante con alle spalle una solida iniziazione politica (“Avevo trentatrè anni, quando è iniziata la Gran Cosa, e mi ha messo di fronte a me stesso…”) quando il 18 luglio 1936 Franco gela la giovane repubblica con il colpo di Stato aprendo la lunga, sanguinosa, feroce stagione della Guerra Civile che si concluderà nel 1975 con la sua morte.    
 
“Gennaio senza nome”, Nutrimenti, Roma 2017, pp. 192, euro 17 (collana “Greenwich”), è un’antologia di racconti che riporta a quei giorni di eroismo e di valori da difendere strenuamente: libertà, democrazia, eguaglianza. Nel cuore del’Europa che poi vivrà gli orrori della Seconda Guerra, l’Olocausto, i lager, i gulag, la disintegrazione della sua anima illuminista, la barbarie e l’assassinio come prosecuzione della lotta politica, l’oscuramento di ogni valore e ideale sedimentato in millenni di civiltà.
 
Aub scrive dal cuore tormentato della sua personale odissea, umana e politica: nel 1939 è esiliato ma in Messico giunge solo nel 1942, dopo tre anni di prigionia nei campi di concentramento della Francia. In certi snodi riecheggia anche nello stile asciutto, essenziale, l’Hemingway di “Per chi suona la campana”, anche se lo sguardo dello scrittore americano è più da esteta che da politico.
 
Lo smarrimento identitario è una delle password dei racconti: comune a ogni uomo che insegue una sua utopia che si scontra con i mediocri del suo tempo. “Adesso tutti gli uomini sono cattivi”, mi diceva il lustrascarpe. “Li hanno cambiati. E’ come se Dio l’avesse morso un cane rabbioso”.
 
Un libro di sorprendente attualità, oggi che risorgono nazionalismi infetti e rinascono i nostalgici del negazionismo riproponendo rituali sconfitti dalla Storia. “Mai più”, si dice ogni volta. Solo che il passato ritorna sotto altre sembianze, ma con la stessa feroce escatologia, tanto da far dubitare del reale desiderio dell’uomo di ipotizzare altre forme di esistenza che non siano disumane e mortali.

sabato, febbraio 11, 2017

RIVISTE. In distribuzione 'Vita Carmelitana'

di VITTORIO POLITO - In distribuzione il n. 2, anno 78 del periodico della Famiglia Carmelitana “Vita Carmelitana”, realizzata da Levante Editori.

La rivista, presentata da padre Enrico Ronzini, riporta diversi articoli che trattano la misericordia, tra cui la lettera dei padri Fernando Mullàn e Saverio Cannistrà, che invitano a contemplare Cristo, sostenuti dalla Santissima Vergine che non distoglie da noi i suoi occhi misericordiosi, e dalla testimonianza di alcuni nostri Santi.

La consueta corposa sezione della cronaca ricorda i più significativi momenti di formazione, fraternità e servizio vissuti dalle comunità Carmelitane della Provincia, nell’ultimo semestre del 2016.

La proposta di lettura di questo numero, firmata da Salvatore Schirone, è dedicata all’ultimo libro di padre Anastasio Filieri sulla “Lectio Divina” (Edizioni Vita Carmelitana).

Altre notizie completano il periodico tra cui, la nomina di Don Francesco Imperiale, a parroco della Chiesa di Maria Santissima del Carmelo di Martina Franca.

RIVISTE. In distribuzione 'Informazione e salute'

di VITTORIO POLITO – Il periodico sanitario “Informazione e salute”, diretto d Angelo Ramunni e realizzato da Levante Editore,  riporta un editoriale dello stesso direttore sulla “Sanità che vorremmo…”.

Altri argomenti di interesse sociale, riportati nella rivista, riguardano l’aumento dei casi di morbillo in Italia per la minore copertura vaccinale, la sentenza della Cassazione che dichiara che la visita medica domiciliare non è un diritto incondizionato, le importanti iniziative per la tutela della salute del Comune di Conversano, firmato da Franco Macchia.

Inoltre si sottolinea l’utilità dell’esercizio fisico nelle malattie croniche ma che è poco prescritto dai medici, tranne qualche piccola eccezione.

Infine si segnala un’importante scoperta della Equipe de prof. Angelo Vacca, del Policlinico di Bari, nella terapia del mieloma multiplo.