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sabato, febbraio 18, 2017

LIBRI. ‘Un granello di colpa’, ovvero un'occasione per ritrovare l'anello di congiunzione con se stessi

di PIERO FABRIS - Due espressioni artistiche: il racconto di Antonella Caprio e il progetto fotografico di Daniela Ciriello, inseriti nel testo “Un granello di colpa”, rappresentano un testo fortemente voluto per denunciare la donna abusata, ammaliata che spesso paga la colpa di esserlo, quasi un peso per la famiglia.

Due forme artistiche assolutamente complementari per narrare la donna triste, vittima di deturpazioni, trattata come oggetto da usare e poi gettare. Un libro illuminante che schiude a riflessioni sull’universo femminile, quello nascosto dietro le mura di casa, quello imbavagliato da veli di perbenismo.

La forza di questo testo è nelle righe schiette e dirette che prima di tutto parlano alle donne, così come si evince dalla dedica: “A tutte le donne che hanno avuto e hanno la leggerezza di amare” e nelle immagini che mettono a nudo la fragilità della donna. Vi è un fiume silenzioso fatto di lacrime che non può essere scambiato per una collana di perle!

“Un granello di colpa” è un lavoro tutto al femminile di denuncia (Edito da Radici future-produzioni. Collana Banlieue Pag. 96, € 12,00), che ci obbliga a essere onesti con noi stessi e a non giustificare nessun atto di violenza di cui il femminicidio è solo l’ultimo atto di esseri senza coscienza, capaci solo di ammazzare, prima ancora di sfigurare, i sogni e la bellezza.

Il volume sarà presentato sabato 25 febbraio alle ore 18 a Bari, presso l’Opera Pia del Carmine, strada del Carmine 1, nel Centro Storico (prossimità Cattedrale), con l’intervento di Annamaria Ferretti e Annamaria Minunno, giornaliste, e Tiziana Rizzi, delegato provinciale FIAF.

Antonella Caprio è nata a Torino, dove vive e lavora come insegnante, vincitrice di diversi premi per i suoi romanzi, scritti insieme al fratello.

Daniela Ciriello, è nata e vive a Bari. Ha frequentato la Scuola di Fotografia e Cinematografia del capoluogo pugliese. Esperta di fotografia è presente con vari scatti su riviste e libri. Nello scorso ottobre ha esposto a Krasnodar, nell’ambito del Festival Internazionale Photovisa, quale ambasciatrice della fotografia italiana in Russia.
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venerdì, febbraio 17, 2017

LIBRI. ‘Il sangue è calce’ di Angelo Di Summa: 108 haiku con prefazione di Joseph Tusiani

di GRAZIA STELLA ELIA - Non è l’haiku il genere di poesia con cui mi esprimo, né quello di mia lettura preferita. Ciò non toglie, però, che mi accinga a leggere, con attenta curiosità, questa silloge di 108 haiku di Angelo Di Summa, “Il sangue è calce” (Edizioni dal Sud), che stimo quale poeta e scrittore serio, dalla lunga militanza.

Scorro le prime pagine e mi rendo conto che le composizioni poetiche, nella loro magica sintesi di tre versi per diciassette sillabe, sono davvero molto accattivanti, caratterizzate come sono da un lampo di poesia e da un tocco di finale saggezza. Ecco, a pagina 20: “Maggio riscatta / castità di ciliegi. / Eros folleggia, dove è bellissimo il candore dei ciliegi di maggio espresso con il sostantivo ‘castità’.”
Che Eros folleggi nel mese di maggio mi pare una verità inconfutabile.

Nel seguente haiku: "Voli di merli / frammentano le nubi. / Malinconie.” trovo molto espressivo quel “frammentare” effettuato dai merli sulle nuvole e suggestiva la parola “malinconia” usata al plurale e seguita dal punto fermo. E ancora: “Campi di marzo. / Ha voglia di cantare / la primavera.” Magnifico haiku nella semplicità delle parole e delle immagini. A pagina 25 “valve fossili” viste “come graffiti” con una incredibile forza narratrice capace di raccontare vicende “di padri”. Subito dopo un meraviglioso “ulivo”, in un silenzio senza “altre voci” sta cantilenando all’affacciarsi di una “luna nuova”.

È un godimento dello spirito continuare a leggere, uno dopo l’altro, come le ciliegie, questi haiku, in cui, come dice il prefatore a pagina 9, “manca del tutto l’atmosfera nipponica che possa renderli familiari e cari ad orecchio orientale. Ci si trova subito nella nostra Puglia piana, nell’ “Apulia siticulosa” di Orazio”.  È, infatti, tutta pugliese, tutta nostrana la Natura che ispira il poeta Angelo Di Summa. Qui animali, alberi, fiori, foglie e persino uno stelo e la sete si animano nella scrittura concisa del poeta, che in ogni stagione osserva e canta le stupende metamorfosi della propria terra. A pagina 31 si legge: “Come soffione. / Il verso della gazza / vaga leggero.” Un’immagine che suscita vibrazioni nella sua leggerezza. Straordinario, “il colore del maggio” che “tocca finestre”. E che dire di un “melo” che “si scuote” al solo sguardo della “primavera” che “s’affaccia / dietro la siepe”?

Leggo, a pagina 46, l’haiku lapidario e denso, sul quale ha appuntato il suo azzurro sguardo il prefatore Joseph Tusiani: "Mostra la sete / la terra di controra. / Solo fantasmi.” Forte e verace immagine della nostra Puglia sotto il sole incandescente dell’estate. Bella l’immagine della “sete del castagno” che, a mo’ di preghiera, invoca “la pioggia” (pag. 52). Quest’altro sì che va riportato: “Ondeggia il coro / delle messi. Sovrano / l’albatro chiama.”  Colpisce il primo verso, sonoro e movimentato. Splendide le messi nel canto corale, mentre l’albatro fa sentire il suo verso di richiamo.

Ci si stupisce nel vedere incastonate, nel breve spazio di tre versi, immagini e suoni che rimangono impressi. Intanto si va avanti nella lettura gustando, uno dopo l’altro, i numerosi quadretti tanto piccoli, quanto intensi. A pagina 81 un prato settembrino si fa suonatore di violini, mentre si fa perla, nella pagina successiva, una goccia di pioggia che “indugia sul meriggio”.

Molto bello l’haiku: “Fuma la zolla. / Il fiato della terra / chiede preghiere”, dove la terra madre è, come tutte le madri, bisognosa di preghiere. Ed ecco la nudità dei campi nella crudezza invernale: “All’insaputa / del tralcio sbigottito / trionfa inverno.” Si giunge a pagina 119, dove il poeta così invoca il sonno: “Prendimi, sonno. / La veglia non s’addice. / Breve è la notte.” Con l’inverno arriva “L’ultima neve “dalle “vergini corolle / per nuove icone” e la silloge si chiude con le “nenie di pioggia” che “raccontano leggende. / Senza esegesi”.

Termina così questa piacevole lettura poetica, scandita in quattro sezioni corrispondenti alle quattro stagioni. Ne riporto una felice impressione ed esorto tutti a leggere questi 108 haiku ricchi di suggestioni, con il loro andamento lirico, sottolineato già dal poeta italo americano Joseph Tusiani, che firma la prefazione.
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mercoledì, febbraio 15, 2017

LIBRI. Tesla, "L’uomo che ha inventato il XX secolo" (e che è stato dimenticato)

di FRANCESCO GRECO - Fu un genio “precoce e indipendente”. Inverno 1859, aveva appena tre anni quando , osservando Macak, il gatto di casa, scoprì delle scintille che l’elettricità creava sul suo pelo. “La natura è forse un gigantesco gatto?”, si chiese. “Se si, chi è che gli gratta la schiena? Non può essere altro che Dio”. Fu così che l’elettricità divenne un’ossessione, di più: una mission.
 
Peccato per la scarsa autostima: il padre, il reverendo Milutin Tesla del villaggio di Smiljan, in Croazia, non contribuì certo a farla maturare, volendolo destinare al sacerdozio (che “però non lo interessava, voleva scoprire come funzionava il mondo e cambiarlo per il meglio”) e avendo investito le sue speranze e ambizioni sul figlio maggiore, versato per le lettere ma morto prematuramente (davanti agli occhi del fratello), la frustrò, magari anche inconsciamente. Rimase così irrisolto il suo “desiderio di approvazione”.
 
“Crebbe nel rispetto per il sapere e la conoscenza, considerati non come fonte di lucro”. Avesse avuto un buon ufficio stampa, oggi sarebbe ricordato come uno dei geni del Novecento che hanno cambiato il nostro tempo, la nostra vita, la civiltà. E invece sul suo nome (“uno dei maggiori benefattori dell’umanità”) è quasi caduta la damnatio memoriae.
 
Storia e leggenda di Nikola Tesla (1856-1943), ingegnere e scienziato, le cui intuizioni ressero la rivoluzione industriale e posero le basi per ulteriori scoperte e relative applicazioni di cui oggi godiamo senza alcuna gratitudine per “il giovane alto, magro e dai folti capelli neri pettinati con la riga in mezzo”, dandole per scontate.
 
In modo avvincente e documentato, ma anche appassionato e partecipe, ne ricostruisce la parabola Robert Lomas in “L’uomo che ha inventato il XX secolo”, Piano B Edizioni, Prato 2017, pp. 208, euro 14.50 (traduzione di Antonio Tozzi).
 
Lo trova magnifico 28enne nell’estate del 1884 alla stazione di Parigi in attesa del treno per Calais da dove si imbarcherà per New York (in tasca ha una lettera dello scienziato inglese Charles Batchellor che lo propone a Thomas Edison, “pochi capelli grigi e le spalle curve”), smarrito dopo essersi accorto del furto del bagaglio e lo lascia che muore “solo e disperato, destinato all’oblio a causa della sua ultima volontà di aiutare il governo degli Stati Uniti”, mentre ancora si chiede: “Cos’è l’elettricità?”.
 
In mezzo una vita travagliata e solitaria, sempre in salita a causa anche del carattere, perennemente in cerca di finanziatori dei suoi progetti avveniristici e originali. Dalla riparazione delle dinamo del transatlantico “Oregon” sino alla fine. Un uomo tormentato e complesso, Niko, che vive a lungo ma spiazzato nel suo tempo, che fa tenerezza come un bambino super-intelligente, che meriterebbe una rivalutazione complessiva, come scienziato e come personaggio, un riconoscimento postumo del suo scintillante genio. Ma un tempo in cui i mediocri si spacciano per geni, e come tali sono narrati, accontentiamoci di questa biografia avvincente come il romanzo della vita. Senza scordare che abbiamo con Tesla un debito di riconoscenza.
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domenica, febbraio 12, 2017

LIBRI. Max Aub e le miserie di tutte le tirannie

di FRANCESCO GRECO - Ogni artista che ha vissuto la sua parabola esistenziale sotto la tirannia d’ogni colore, benché spesso sostenuta dalla vigliaccheria dei popoli, ha riversato la propria biografia nell’opera. E’ ontologico, fatale che accada.
 
Max Aub (1903-1972, giornalista, poeta, narratore, drammaturgo, sceneggiatore) non sfugge al mantra. Tutto quel che ha scritto (i romanzi de “Il labirinto magico”, ma anche opere teatrali, poesie sulla sua rivista, articoli politici, ecc.) è cosparso di passione civile, di etica politica, di coerenza.
 
La sua opera è in stretta osmosi con una vita aspra, vissuta senza alibi comodi, contraddizioni, tatticismi ideali, miserie piccolo borghesi. Che nei paesi cattolici sono una scorciatoia ideale facile: la morale del peccato, del perdono, lo consente, lo chiede.  
 
Nato in Francia, quando scoppia la Grande Guerra la famiglia si trasferisce in Spagna (Castiglia) e il castigliano diventa la sua prima lingua. A 26 anni si iscrive al PSOE (Partido Socialista Obrero Espagnol). E’ quindi un militante con alle spalle una solida iniziazione politica (“Avevo trentatrè anni, quando è iniziata la Gran Cosa, e mi ha messo di fronte a me stesso…”) quando il 18 luglio 1936 Franco gela la giovane repubblica con il colpo di Stato aprendo la lunga, sanguinosa, feroce stagione della Guerra Civile che si concluderà nel 1975 con la sua morte.    
 
“Gennaio senza nome”, Nutrimenti, Roma 2017, pp. 192, euro 17 (collana “Greenwich”), è un’antologia di racconti che riporta a quei giorni di eroismo e di valori da difendere strenuamente: libertà, democrazia, eguaglianza. Nel cuore del’Europa che poi vivrà gli orrori della Seconda Guerra, l’Olocausto, i lager, i gulag, la disintegrazione della sua anima illuminista, la barbarie e l’assassinio come prosecuzione della lotta politica, l’oscuramento di ogni valore e ideale sedimentato in millenni di civiltà.
 
Aub scrive dal cuore tormentato della sua personale odissea, umana e politica: nel 1939 è esiliato ma in Messico giunge solo nel 1942, dopo tre anni di prigionia nei campi di concentramento della Francia. In certi snodi riecheggia anche nello stile asciutto, essenziale, l’Hemingway di “Per chi suona la campana”, anche se lo sguardo dello scrittore americano è più da esteta che da politico.
 
Lo smarrimento identitario è una delle password dei racconti: comune a ogni uomo che insegue una sua utopia che si scontra con i mediocri del suo tempo. “Adesso tutti gli uomini sono cattivi”, mi diceva il lustrascarpe. “Li hanno cambiati. E’ come se Dio l’avesse morso un cane rabbioso”.
 
Un libro di sorprendente attualità, oggi che risorgono nazionalismi infetti e rinascono i nostalgici del negazionismo riproponendo rituali sconfitti dalla Storia. “Mai più”, si dice ogni volta. Solo che il passato ritorna sotto altre sembianze, ma con la stessa feroce escatologia, tanto da far dubitare del reale desiderio dell’uomo di ipotizzare altre forme di esistenza che non siano disumane e mortali.
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sabato, febbraio 11, 2017

RIVISTE. In distribuzione 'Vita Carmelitana'

di VITTORIO POLITO - In distribuzione il n. 2, anno 78 del periodico della Famiglia Carmelitana “Vita Carmelitana”, realizzata da Levante Editori.

La rivista, presentata da padre Enrico Ronzini, riporta diversi articoli che trattano la misericordia, tra cui la lettera dei padri Fernando Mullàn e Saverio Cannistrà, che invitano a contemplare Cristo, sostenuti dalla Santissima Vergine che non distoglie da noi i suoi occhi misericordiosi, e dalla testimonianza di alcuni nostri Santi.

La consueta corposa sezione della cronaca ricorda i più significativi momenti di formazione, fraternità e servizio vissuti dalle comunità Carmelitane della Provincia, nell’ultimo semestre del 2016.

La proposta di lettura di questo numero, firmata da Salvatore Schirone, è dedicata all’ultimo libro di padre Anastasio Filieri sulla “Lectio Divina” (Edizioni Vita Carmelitana).

Altre notizie completano il periodico tra cui, la nomina di Don Francesco Imperiale, a parroco della Chiesa di Maria Santissima del Carmelo di Martina Franca.
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RIVISTE. In distribuzione 'Informazione e salute'

di VITTORIO POLITO – Il periodico sanitario “Informazione e salute”, diretto d Angelo Ramunni e realizzato da Levante Editore,  riporta un editoriale dello stesso direttore sulla “Sanità che vorremmo…”.

Altri argomenti di interesse sociale, riportati nella rivista, riguardano l’aumento dei casi di morbillo in Italia per la minore copertura vaccinale, la sentenza della Cassazione che dichiara che la visita medica domiciliare non è un diritto incondizionato, le importanti iniziative per la tutela della salute del Comune di Conversano, firmato da Franco Macchia.

Inoltre si sottolinea l’utilità dell’esercizio fisico nelle malattie croniche ma che è poco prescritto dai medici, tranne qualche piccola eccezione.

Infine si segnala un’importante scoperta della Equipe de prof. Angelo Vacca, del Policlinico di Bari, nella terapia del mieloma multiplo.
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martedì, febbraio 07, 2017

Bari, presentazione libro 'La casa di pietra'

BARI - Nell’ambito delle manifestazioni del Prometeo Festival, che in questa II edizione ha come tema la creatività sensoriale, sarà organizzata durante i giorni della mostra "LITHOS di Puglia - memoria del suono e della terra",  la presentazione del libro Casa de piatră / La casa di pietra, di Anna Santoliquido poesie bilingue romeno-italiano, Editura Tracus Arte, Bucarest 2014, traduzione di Răzvan Voncu dell’Università  di Bucarest, il prossimo 9 febbraio alle ore 17,00 presso l’Archivio di Stato, Cittadella della Cultura, in via Oreste, 45 (Ex Macello comunale) a Bari.

Interventi critici di Francesca Amendola, saggista e Graziella Todisco docente universitaria. Introdurranno Antonella Pompilio direttrice Archivio di Stato e Rosa Capozzi presidente Prometeo Festival.

Nel corso dell’evento sarà proiettato il booktrailer “versi erranti” di Anna Santoliquido.
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domenica, febbraio 05, 2017

Domenico Petrone e Vittorio Polito onorano San Biagio con una recente pubblicazione

di GRAZIA STELLA ELIA - Un otorinolaringoiatra ed un giornalista si uniscono in un lavoro di ricerca sul Santo protettore dei malati di gola, ciascuno mosso da particolari motivazioni e danno alle stampe l’agile pubblicazione “San Biagio tra storia, leggenda e tradizione” (ECA, Pescara 2017). 

Domenico Petrone, valido e ben noto otorinolaringoiatra, perché spinto dalla curiosità di saperne di più su quel Santo che, oltre a proteggere chi ha problemi di gola, è anche il protettore dei medici specialisti in malattie della gola.

Va detto per inciso che nel reparto ospedaliero in cui egli lavora, ogni anno, il 3 febbraio, San Biagio viene festeggiato con una degna celebrazione. Il secondo autore, Vittorio Polito, giornalista impegnato in importanti ricerche relative a tradizioni, usi e costumi e dialetto dell’amatissima Bari, ha inteso approfondire la conoscenza di un Santo amato in Oriente e in Occidente e particolarmente venerato in Puglia.

Sono tante, infatti, le località pugliesi che vantano di possedere qualche reliquia di San Biagio. Si tratta di un Santo al quale è rivolto un culto antico. Inserito nei ‘Menologi’ e nel ‘Martirologio Geronimiano’, era considerato un medico. Soggetto alle persecuzioni, si ritirò in una spelonca, dove curava gli animali ammalati. Fu scoperto e ucciso con la decapitazione.

Tra i miracoli da lui compiuti, il più noto è la guarigione di un giovane che fu sul punto di morire a causa di una lisca di pesce rimastagli nella gola. Il suo potere taumaturgico è testimoniato da uno dei più noti medici bizantini del IV secolo, Ezio di Amida.

San Biagio fa parte dei quattordici Santi Ausiliatori, cioè quei Santi invocati per la guarigione di mali particolari. Venerato in molte località europee e dell’Italia, viene invocato in molti posti della Puglia, specialmente dove la presenza dei monaci basiliani ne diffuse il culto.

Importante va ritenuto, dal punto di vista demologico, il lavoro dei due autori riguardo alle località, italiane e straniere, dove il culto per questo Santo è ancora espresso con particolari manifestazioni religiose e folcloristiche. I festeggiamenti in onore di San Biagio si svolgono in Oriente l’11 febbraio e in Occidente il 3 febbraio, cioè il giorno dopo la Candelora, che viene considerato come chiusura dell’inverno e apertura ai primi segnali della dolce primavera.

Non mancano le ‘Curiosità’ legate al 3 febbraio: candele incrociate, il Santo e la filatelia, il panettone e Milano, la birra di San Biagio, prodotta nel monastero di San Biagio, nel Parco del Monte Subasio; una birra speciale, con profumi, colori e gusti certamente particolari.

Sono riportate alcune preghiere da rivolgere al Santo ed anche alcuni detti popolari, come questo, simbolico del ritorno della fertilità: “Nel giorno della festa di San Biagio ogni pollastra fa l’uovo”. Si leggono poi pagine di medicina tra il popolare e lo scientifico, che esortano alla moderazione, ad evitare i cosiddetti “peccati di gola”.

Si trovano di seguito i più semplici consigli per curare i mali di gola e, per finire, le notizie riguardanti San Cono, protettore dei mali del naso e delle orecchie e alcuni cenni su San Francesco di Sales, protettore dei sordomuti. Si tratta, dunque, di un libro (definito, per modestia, opuscolo dal Dottor Petrone) che, “lungi dal voler essere un testo-documentario sulla vita del Santo, è un piccolo omaggio da offrire a Colui che ‘dietro le quinte’ accompagna ogni gesto della Professione…”.

Ci piace dire che “San Biagio tra storia, leggenda e tradizione” è anche altro e di più. Sono infatti pagine che, tra lo storico e il leggendario, illuminate da belle immagini (magnifica quella che riproduce lo splendido rosone della cattedrale rubastina) servono a rinverdire e rafforzare la devozione a San Biagio per le sue straordinarie virtù taumaturgiche. Meritano menzione Valentina Faricelli, Antonio Lauriola, Lara D’Onofrio e Mauro Menzietti, per il loro apporto tecnico-grafico, e l’Istituto Acustico Italiano per il contributo, i quali tutti hanno reso possibile la realizzazione del volume.
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giovedì, febbraio 02, 2017

Storia, leggenda e tradizione legate a San Biagio in un libro di Petrone e Polito

di TERESA GENTILE - “San Biagio tra storia, leggenda e tradizione” - Ed. ECA, pag. 36, è un testo leggibilissimo, ricco di input conoscitivi, semplice e realizzato con profonda cultura ed impegno certosino da due pugliesi dotati di straordinaria erudizione, umiltà e tanto amore per la Fede dei nostri Padri e per le tradizioni popolari.

Si tratta del Dott. Domenico Petrone (affermato specialista in otorinolaringoiatria, audiologia e patologia cervico-facciale e del noto giornalista e scrittore Vittorio Polito, cultore di tradizioni popolari e del vernacolo. Offrono ai lettori una vera dovizia di interessanti notizie relative a San Biagio: festeggiato in coincidenza con la Candelora il 3 febbraio e noto come protettore dai mali di gola, patrono di coloro che suonano strumenti a fiato e di tutti gli operatori sanitari che si occupano del benessere di naso, gola ed orecchie. Poi ci ricordano che egli sia il santo da invocare per allontanare i venti più pericolosi e proteggere i raccolti.

Grazie alle preziosissime pagine di questo testo possiamo conoscere molte interessanti notizie sulla vita di san Biagio, i miracoli da lui compiuti, leggende, riti orientali e occidentali, presenza di frammenti di sue reliquie in varie chiese, tradizioni gastronomiche (es. cavadduzzi realizzati con formaggi locali, piccoli pani che hanno la forma di parte malate del corpo, gustosissime polpette di patate... e una celebre birra che si avvale di un sapiente dosaggio di luppoli e piante aromatiche dal gusto unico e molto salutare).

Infine ci parlano del celebre monastero di San Biagio, in Albania, dove da una roccia trasuda un olio molto curativo e che ancor oggi è meta di fedeli cristiani, che festeggiano il 3 febbraio e musulmani che festeggiano l’11 febbraio. Alcuni tra loro... amano festeggiare in entrambe le date.

Vi consigliamo di leggere con molta attenzione questo interessante testo che già va a ruba e che certamente non può mancare nelle vostre librerie e simile a prezioso gioiello è degno d’essere tramandato in eredità ai nostri figli e nipoti.
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mercoledì, febbraio 01, 2017

LIBRI. L’anima di Firenze in 111 topoi

di FRANCESCO GRECO - Firenze come non l’abbiamo mai vista. Non solo pietre, bellezza sedimentata nel tempo, memoria, ma anche, soprattutto l’anima di una città fra le più amate al mondo.              
 
Un atto d’amore di Giulia Castelli Gattinara e Stella Verin in “111 luoghi di Firenze che devi proprio scoprire” (111 luoghi, 111 fotografie, 240 pp., 14,90 euro, Emons Verlag GmbH, Germania 2016, foto di Mario Verin, elegante progetto grafico di Eva Kraskes, distribuito da Emons Italia, Roma).
 
Forse 111 è un numero alchemico, se le curatrici del libro lo riempiono di tanta semantica, o forse no. Suggestioni, in una pubblicazione che si snoda sui luoghi meno appariscenti, quelli più nascosti, e perciò pregni di mistero e magia, impaginandoli con la gaia leggerezza di un affresco e una vibrante sonata di Cherubini.
 
Sbaglierebbe comunque il lettore che vi si accostasse con la curiosità greve e godereccia del turista 2.0 che in 5 giorni “deve” vedere l’Italia e perciò è costretto a rapinare emozioni, catturandole in un clic con lo smartphone per poi mostrarle agli amici nel tinello piccolo borghese di casa sua.
 
La città di della fiorentina, Vasco Pratolini, il Maggio Fiorentino, l’Accademia della Crusca qui proposta è pudica e inafferrabile, racconta mille aneddoti, miti e riti. Per essere accostata chiede umiltà e silenzio, diremmo un animo nobile, per poter contagiare la profondità della sua essenza, ascoltare le storie che ha in grembo per noi. Che paradossalmente incontri più nei luoghi meno noti che in Piazza della Signoria e agli Uffizi o sull’Arno, dove pure occorre fermarsi e dove il turista di oggi pensa di esaurire il tutto perché così gli hanno detto i tour-operator del mordi e fuggi.  
 
E se la capacità di cogliere il bello è soggettiva, resistiamo alla tentazione, pur forte, di allineare come in una gallery ciò che è piaciuto a noi di questo libro realizzato con alta professionalità e mano ferma da esperti: Castelli Gattinara e Mario Verin hanno un cv di altissimo profilo (collaborano con testate prestigiose) e Stella Verin è architetto e paesaggista fiorentina di nascita ma che in Germania (Berlino) ha realizzato i suoi sogni.
 
Avvisi ai naviganti-lettori: il libro risponde a domande che chi non è fiorentino si sarà fatto almeno una volta nella vita: cos’è il lampredotto e dove lo puoi trovare? Cosa sono “Le colonne della discordia” (“Fiorentini ciechi, pisani traditori”)? Dove sta l’orologio al contrario, che pare poter mormorare che occorre osare, perché indietro nel tempo si può tornare, il cuore profondo dell’azzardo barocco?
 
Tocca al lettore scoprire la “sua” Firenze.
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venerdì, gennaio 27, 2017

LIBRI. Com’eravamo, ricordi di un ragazzo dell’altro secolo

di FRANCESCO GRECO - “Dopo che i genitori di Rosanna seppero del mio interesse per la figlia, cominciò un lungo periodo di strategie per tentare almeno di avvicinami alla mia amata. Non riuscendo a parlarle in nessun modo, almeno cercavo di guardarla da vicino (se ero fortunato)”.
 
Innocenti schermaglie d’amore nell’altro secolo, quando già vedere la bella era un’impresa, parlarle impossibile. Il “secolo breve”, anni Sessanta, alla vigilia della rivoluzione sessuale, il femminismo, quando non si immaginava che con i social sarebbero cadute tutte le barriere della comunicazione interpersonale, ma paradossalmente saremmo stati colti dall’afasia dei sentimenti.
 
Se mal vissuto, la nostalgia è un sentimento pericoloso. Di più: una trappola, una palude dove si può restare impigliati, se incapaci di metabolizzare il proprio passato. Se invece lo si guarda con distacco, allora rivivere la propria adolescenza può rappresentare un modo di far riemergere dalla memoria un lungo fiume che scorre tranquillo, scintillante sotto il sole della primavera, facendo rivivere emozioni, scoperte, dolori che hanno fatto maturare la personalità di un uomo, dandogli identità e sicurezza.
 
E’ il processo gnoseologico che impregna “Girovagando tra i ricordi”, di Franco Diso Pisani, Edizioni Esperidi, Lecce 2016, pp. 104, euro 13, prefazione di Franco Frivoli (“Erano gli anni in cui Gigliola Cinquetti non aveva ancora l’età, 1964, Lisa aveva gli occhi blu, 1969, g,li amori estivi erano legati a un granello di sabbia, 1961…”).
 
Basta questo flash per capire il momento storico in cui avviene l’iniziazione di un uomo, curiosità e passioni che poi segneranno la sua avventura umana. E’ come se lo scrittore si fosse disteso sul lettino dell’analista, in una giornata dal tepore primaverile e si fosse lasciato andare al flusso interminabile dei ricordi.
 
Ciò che conquista di questi racconti (giusto il tributo a Eupremio Fersino, un grande che se fosse vissuto oggi sarebbe una star da “Notte della Taranta”) è la stretta osmosi fra “particolare” e universale, fra aneddoto e universo. La vita di un ragazzo nato al Sud - dove siamo tutti impregnati dalla salsedine di ogni mare: Jonio, Adriatico, Mediterraneo, che ci hanno contagiato i loro affollatissimi quanto ricchissimi topoi – diviene così l’innocente allegoria di un mondo rurale che aveva altri valori, che forse abbiamo relativizzato per sempre finendo in un limbo di ansia e paranoia.
 
Tant’è che si può scegliere di leggerlo anche come un trattato di sociologia e antropologia, ma anche di psicologia e di economia (“In quel periodo aveva un  buon valore di mercato l’alluminio vecchio, il ferro, l’ottone. Qualche volta eravamo riusciti a vendere del ferro vecchio…”), che consente di capire le dinamiche sociali, esistenziali e storiche incarnate dal vissuto di Diso Pisani sul finire del XX secolo, quando il  boom economico porta anche qui - in contesti intrisi dal sentimento cattolico - il frigorifero, i giradischi, la tv in bianco e nero a valvole, la Vespa 50, la Fiat 500 a rate e tutti i feticci della modernità.
 
Le polisemiche “seduzioni” artistiche di cui lo scrittore da mezzo secolo è protagonista con felici intuizioni e provocazioni (la foto, la pittura, la poesia, la narrativa, il teatro) ne fanno un punto di osservazione privilegiato. E’ come se Diso Pisani si fosse appollaiato sulle spalle dei titani (magari quelli che stando alla mitologia si bagnavano nel mare della sua Leuca), per cogliere l’intima essenza dell’uomo mediterraneo in tutta la sua fascinosa, barocca complessità.  
 
Quello qui descritto, alla luce di quanto è avvenuto poi, diviene così un Eden perduto, da dove con sommo masochismo ci siamo esiliati da soli, e per il quale nutrire una lacerante nostalgia appare più che naturale. Un rimpianto mitigato dal pensiero di aver vissuto in un mondo povero, ma ricco di umanità e socialità dove non eravamo mai soli, dove il poco bastava a illuminare di dolcezza e di amore i giorni e la nostra vita.        
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giovedì, gennaio 26, 2017

L’Audioprotesista, la rivista tecnico-scientifica dell’udito

di VITTORIO POLITO - È stato pubblicato in questi giorni il n. 40/2016 della rivista tecnico-scientifica dell’udito “L’Audioprotesista”, organo del comparto Audioprotesico Italiano e di altre associazioni del settore, nonché membro dell’Associazione Europea degli audioprotesisti (ECA Editrice).

La rivista propone due editoriali: il primo di Gianni Gruppioni che tratta dei nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), vale a dire le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale garantisce a tutti i cittadini gratuitamente oppure dietro pagamento di ticket, e il Nomenclatore Tariffario, che contiene l’elenco delle prestazioni protesiche e dei dispositivi erogabili gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale, nel quale rientrano anche le protesi acustiche. Il secondo editoriale di Salvatore Regalbuto tratta della Riforma dei LEA.

Numerosi altri argomenti sono riportati nella rivista: come l’intervento di Mauro Menzietti per i diritti dei pazienti al V Congresso Corte di Giustizia Popolare; l’evento “Nonno ascoltami!”, che nella settima edizione, svoltasi in 27 piazze d’Italia, ha visto la partecipazione di 100 medici specialisti, 170 componenti dello staff sanitario e più di 1000 persone coinvolte tra organizzatori, volontari e animatori.

Evento patrocinato dal Ministero della Salute e riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, finalizzato alla prevenzione dei disturbi uditivi. Molti altri argomenti di attualità sono trattati nella rivista che si presenta in elegante veste grafica.
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Otorinolaringoiatri in festa per San Biagio protettore della gola

BARI - Il 3 febbraio di ogni anno si commemora San Biagio, protettore della gola e degli otorinolaringoiatri. Domenico Petrone, direttore dell’Unità Operativa di Otorinolaringologia dell’Ospedale “Di Venere” di Bari-Carbonara, e Vittorio Polito, giornalista e scrittore, hanno pensato bene di pubblicare, in omaggio a San Biagio, vescovo di Sebaste (Armenia), il libretto “San Biagio tra storia, leggenda e tradizione” edita da ECA (Edizioni Comunicazioni Adriatiche), che non vuole essere un testo-documentario, ma una raccolta di notizie in cui sono messe in evidenza storia, leggende e curiosità su Colui che, “dietro le quinte”, accompagna ogni gesto della professione specialistica, proteggendo nel contempo anche coloro che sono affetti da malattie della gola.

Gli autori, dopo una serie di ricerche, descrivono vita, miracoli e vicissitudini del Vescovo di Sebaste. È notorio il miracolo di San Biagio che salva un ragazzo che stava per soffocare a causa di una lisca di pesce che si era conficcata in gola. Il prodigio inasprì le autorità che tentarono di far rinnegare la fede a Biagio, ma il Santo con fermezza dimostrò che quello era un atto indegno di una creatura ragionevole, per cui un giudice lo fece battere con verghe e poi lasciato languire in carcere.

Parte delle sue spoglie sono presenti a Maratea (PZ), uno dei più importanti luoghi sacri di riferimento per i fedeli di San Biagio, ove viene festeggiato due volte l’anno, il 3 febbraio, giorno della sua morte, e la seconda Domenica di Maggio, in occasione della ricorrenza della traslazione, con un cerimoniale stabilito da un protocollo di diversi secoli.

In Puglia, nella Cattedrale di Ruvo, è custodito un frammento del braccio del Santo ed una statua lignea; a Carosino (TA), è conservato un pezzo di lingua; ad Avetrana (TA), un frammento della gola, ad Ostuni (BR), un frammento di osso. Altre reliquie sono presenti in altre località.

Petrone e Polito, hanno allargato le ricerche a leggende e tradizioni. E così ci fanno sapere che a Cannara (PG) i festeggiamenti del Santo sono occasione per sfidarsi in antichi giochi di abilità; a Fiuggi, invece, la sera prima della festa, si bruciano nella Piazza davanti al Municipio, le “stuzze”, grandi cataste di legna a forma piramidale, in ricordo del miracolo avvenuto nel 1298 che vide San Biagio far apparire delle finte fiamme in città, costringendo le truppe nemiche, che attendevano fuori le mura, a ripiegare, pensando di essere stati preceduti dagli alleati.

Nel volumetto non mancano curiosità, preghiere, immagini, detti popolari, “consigli” empirici, una nota che tratta la gola nell’accezione popolare, su come curare il mal di gola, tradizioni popolari ed anche la menzione di altri protettori degli Otorinolaringoiatri, come San Cono e San Francesco di Sales, quest’ultimo protettore dei sordomuti.

La pubblicazione è stata resa possibile con il contributo dell’Istituto Acustico Maico.
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mercoledì, gennaio 25, 2017

LIBRI. Venerdì 27 gennaio presentazione di 'Capelvenere' di Valentina Madonna

BARI - Venerdì 27 gennaio 2017 alle ore 18.30, presso la Libreria Di Marsico in Via Calefati, 134-136 – Bari, si terrà la presentazione del volume “Capelvenere”, Wip Edizioni, Bari, 2017.

Il prof. Alessandro Lattarulo dialogherà con l’autrice Valentina Madonna.
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martedì, gennaio 24, 2017

LIBRI. Presentazione a Bari di 'Avvoca' per ora grazie – Uno di duecentocinquantamila'

BARI - Il prossimo 25 gennaio, alle ore 18 presso la libreria Di Marsico 2015 di Bari (Via Calefati 134/136) si terrà la presentazione dei libri “Avvoca' per ora grazie – Uno di duecentocinquantamila”, opere dell'avvocato di Roma Giuseppe Caravita di Toritto, editi da Primiceri Editore.

L'evento, moderato dall'Avvocato Nicola Zanni, del foro di Bari, costituisce la tappa barese dell' “Avvoca' per ora grazie tour” , un grande successo letterario con diverse migliaia di copie vendute dell'omonimo testo, che porta come titolo una frase che la gran parte degli avvocati italiani si sono sentiti dire almeno una volta nella loro carriera. E il secondo libro, uscito a Natale 2016, promette di fare ancora meglio.

Il successo dei due testi dell'Avvocato Caravita è dovuto proprio alla capacità di farsi portavoce nel bene e nel male della passione e al tempo stesso dei problemi che l’avvocatura italiana incontra da numerosi anni. Ed è forse proprio la passione per quello che Caravita definisce “un gran bel mestiere” che tiene ancora in piedi l’affollata categoria.

L'autore  trasferisce nei suoi libri la sua esperienza forense di lungo corso, raccontando esperienze reali ma spesso incredibilmente surreali. L’autore le racconta con ironia ma anche con una profonda capacità di innescare delle riflessioni sul significato dell’essere avvocati ieri e oggi. Pagine divertenti, quelle di Caravita, guidate da una immancabile etica professionale.

I volumi di Caravita diventano così un mezzo di svago, di confronto ma anche di conforto per un’intera categoria professionale che ha bisogno di ritrovare fiducia.

Organizza l'evento Apulia Meetings
Entrata libera
Per info: tel 345 9799863 – email: apuliameetings@gmail.com

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lunedì, gennaio 23, 2017

Raffaele Sinno con ‘Bioetica e bioterrorismo’ ci prospetta quale possa essere un atteggiamento etico responsabile

di GRAZIA STELLA ELIA - I libri di bioetica, come si sa,  sono “tosti”, in quanto imperniati su due branche basilari: la medicina e la filosofia e pertanto sono libri importanti sul piano etico e sociale. L’autore del volume “Bioetica e bioterrorismo: aspetti scientifici, etici, giuridici”, appena uscito con Levante editori di Bari, è un medico-filosofo, già noto per varie pubblicazioni di carattere etico-scientifico.

Egli affronta ora un problema di considerevole valenza attinente all’attuale situazione della nostra società e della società universale.

Partendo dalla constatazione che “il potere dell’uomo rischia di superare il potere dell’uomo di dominarlo”, si può pensare “all’utilizzo internazionale di agenti biologici (virus, batteri o tossine) in azioni contro l’incolumità pubblica quali attentati, sabotaggi, stragi o in minacce volte a creare panico o isteria collettiva” (dalla dotta presentazione del filosofo Francesco Bellino).

Che gli agenti biologici, una volta modificati, abbiano la capacità di assumere potere distruttivo, è cosa storicamente verificata. Da qui il bioterrorismo, divenuto ormai una minaccia per l’intera umanità.

Raffaele Sinno conduce il suo lavoro di analisi in due direzioni: l’esame degli aspetti distruttivi, bellici e bioattaccanti e l’esame degli aspetti benefici della biodifesa.

Una volta giunto a superare la visione del bioterrorismo basato sul timore del genocidio, l’autore considera le opportunità derivanti dal “controllo di superpatogeni che potrebbero distruggere cellule cancerogene, dalla messa a punto di nuovi vaccini, per una cooperazione internazionale sulle biotecnologie in modo da offrire una biosicurezza globale e principalmente poter avviare una nuova stagione di bio-farmaco-genoma”.

Nonostante le leggi emanate contro la guerra biologica (dalle norme Manu dell’India al Protocollo di Ginevra del 1925, alla Convenzione sulle Armi Biologiche del 1972), questa è stata usata, come dimostra la terribile epidemia di peste in Europa del 1347 o del vaiolo durante la scoperta dell’America e come si evince persino dalle lettere postali di antrace a New York nel 2001.

Secondo Raffaele Sinno al bioterrorismo non si deve rispondere con la forza, usando mezzi di contrattacco, ma seguendo la condotta dell’etica propria di uno Stato democratico. È necessario capire le finalità degli aggressori terroristici, che mirano ad inibire le popolazioni, acuendo le loro precarietà esistenziali, e a diffondere l’odio razziale o religioso, determinando un disorientamento generale.

Può essere importante ed efficace proteggere la vita di tutti e di ciascuno cercando di “formare” giustamente i cittadini. Cosa, questa, che non può essere rimandata, soprattutto tenendo conto di quanto è recentemente accaduto in Francia e in Belgio. Nei comportamenti umani scienza ed etica devono necessariamente interagire, affinché ognuno sia correttamente informato e consapevole dei rischi.

L’autore pone in evidenza importanti indirizzi teoretici, sottolineando criteri bioetici a considerare gli aspetti critici della ricerca biotecnologica, che non può allontanarsi dai principi etici del bene comune e della giustizia.

Un lavoro, questo di Raffaele Sinno, davvero encomiabile, se si pensa che, tenendo conto della problematica complessità del presente, ha saputo gettare le basi di una positiva progettualità “per le future generazioni”. Studi come questo vanno tenuti in grande considerazione, poiché riguardano problematiche di carattere globale, universale e quindi l’umanità intera. L’attuale situazione relativa al terrorismo la dice lunga sulla necessità di coinvolgere tutti in una informazione giusta sotto ogni profilo: scientifico, etico, giuridico ed economico.

L’auspicio è che a questo libro sia riservato un lungo, fortunato cammino: che arrivi nelle mani di docenti ed alunni, ma anche di tantissime persone comuni, che effettivamente ne facciano tesoro.

Ancora una volta la collana Ethos, fondata nel 1988 da Francesco Bellino e Irene Cavalli, si dimostra attenta, precisa, puntuale ad ogni nuova forma che la realtà prospetti e per dirla con Fromm: “L’uomo è l’unico animale per il quale la sua stessa esistenza è un problema che deve risolvere”, ma subito dopo aggiunge “La tua felicità dipende non dal come si forma la tua sorte, ma dal modo come ti comporti di fronte ad essa”. Il dibattito è aperto: errori ci saranno, ma i pregi prevarranno nell’interesse dell’umanità.
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domenica, gennaio 22, 2017

LIBRI. Alla Libreria Campus si presenta 'Overlove' di Alessandra Minervini

di VITTORIO POLITO - Sabato 4 febbraio alle ore 18 presso la Libreria Campus, Via Toma 76, Bari, sarà presentato il romanzo di Alessandra Minervini “Overlove” (LiberAria Edizioni).

L’autrice aiuta le persone a scrivere, a raccontare storie, a inventare mondi e a realizzare qualche sogno: finire di scrivere una storia che libera da un sentimento troppo ingombrante; la pubblicazione di un romanzo o di un racconto; la conoscenza di compagni di viaggio con cui condividere l’ossessione della scrittura e della lettura. Ha una formazione in comunicazione di massa e in editoria (Laurea in Scienze della comunicazione a Siena, 2003); ha frequentato il Master biennale della Scuola Holden e il Corso Rai in sceneggiatura cinematografica e televisiva. Dopo diverse esperienze, oggi lavora come docente di scrittura e come consulente editoriale. Vive a Bari.

Overlove racconta l’amore partendo dalla sua fine, da ciò “che avanza da qualcosa, da tutto”. Anna sta con Carmine da tre anni. Carmine è sposato e ha una figlia. Anna no. Si prendono e si lasciano diverse volte in un tira e molla di passione e senso di colpa. Carmine è un sofisticato cantautore indipendente che tenta la carriera nazional-popolare per sbarcare il lunario. Passa le giornate rinchiuso nel suo studio di registrazione, alternando la fase creativa all’ossessione del controllo del peso. Rancoroso e frustrato, non ha il coraggio di cambiare vita. Fino a quando il cambiamento non glielo serve Anna su un piatto d’argento. Un pegno d’amore.

In una Puglia dai colori vivi e velata di un’ironica malinconia, Anna lascia Carmine. Fino al momento prima, niente sembra essere cambiato. Ben presto la mancanza diventa un sentimento ambiguo: non è dolore per qualcosa che non c’è più ma per qualcosa che è avanzato e non è abbastanza.

Intorno ai due protagonisti gravita la sgangherata umanità contemporanea: anaffettivi cronici, artisti egocentrici, goffi ipocondriaci, i nuovi ricchi dell’Est europeo e gli ex benestanti italiani minacciati dalla povertà borghese.

La scrittura di Alessandra Minervini procede per sottrazione e frammenti, gettando il lettore in un senso di dipendenza dal testo: ci si sente incastrati e procedendo nella lettura ci si ri-appropria di qualcosa. Di un amore, di una vita, di un desiderio, di se stessi. Della verità.
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martedì, gennaio 17, 2017

LIBRI. Thoreau e il mito della Natura selvaggia

di FRANCESCO GRECO - Elogio del “wildness” e della “wilderness”: la vita nel cuore vivo e oscuro della Natura come sua “parte integrante”, come una pietra modellata dal vento, un albero di dieci metri nelle foreste del Nord America, un fiore profumato, una luna grandissima. “Ciò che non riusciva a trovare nella civiltà, lo andava a cercare nella natura”, dove scorgeva un che di “gioioso e sereno” e respirava “un'atmosfera cavalleresca”.

“Camminare” (e altri passi scelti), di Henry David Thoreau, Piano B Edizioni, Prato 2016, pp. 136, euro 14 (collana La mala parte, pregna introduzione del filosofo Leonardo Caffo, traduzione e curatela appassionata di Stefano Paolucci, che dell'americano sa davvero tutto), si trasfigura in un manifesto “verde” ante litteram (“la conservazione del mondo dipende dalla salvaguardia della Natura Selvaggia”, “ciò che è più vivo è ciò che è più selvatico”), una sorta di bibbia laica per chi non si arrende alla deriva suicida del cibo spazzatura, della chimica che desertifica la terra e avvelena i frutti, dell'ambiente violentato e sottomesso.

Patologie già abbozzate agli albori della rivoluzione industriale, al tempo dell'agrimensore (topografo) Thoreau che nacque, visse appena 44 anni, da “animale profondamente stanziale” e morì nel villaggio di Concord (due passi da Boston, “Più si è vicini a casa più si va in profondità”, solo una volta “sconfinò” in Canada), ma esplose con l'agricoltura intensiva e la globalizzazione, la natura piegata al profitto. Al suo tempo, quando “quasi tutte le cosiddette migliorie apportate dall'uomo, (…) non fanno che deturpare il paesaggio e renderlo sempre più addomesticato e misero”, “verrà un giorno in cui questa terra verrà lottizzata e suddivisa in cosiddetti parchi di divertimento”. Se rivivesse nel XXI secolo dei veleni e dell'ecosistema sconvolto, avrebbe un choc fatale.

Nell'epoca in cui i bambini credono che il latte lo fanno al centro commerciale, la proposta di materiali inediti (accanto a “Walking”, 1851, “Una passeggiata d'inverno” e “Notte e chiar di luna”) dell'editore toscano ha il valore di una provocazione etica, civile, ma anche politica “Godere di una cosa in modo esclusivo significa precludersi l'autentico godimento di quella cosa” (e spazza via certo ambientalismo mummificato, ideologicamente contiguo a interessi oscuri) e questo libro dovrebbe essere adottato in tutte le scuole di ogni ordine e grado.

Se nell'opera si riflette la propria parabola esistenziale, il naturalista ebbe vita dura: studi sconnessi (ma per chi scrive serve sensibilità più che di accademia), amori sbagliati, galera, insegnante, giardiniere, fabbricante di matite.

Tutto quello che avrebbe piegato chiunque, paradossalmente non lo segnò, non inaridì il suo spirito, anzi, lo rafforzò e lo arricchì. E dai diari delle sue “passeggiate educative” (“Usciva di giorno e di notte, con il freddo e con il caldo...”), oltre che dalle lettere e lezioni pubbliche del “camminatore forte”, che riteneva tale impegno “una professione”, “come fa il cammello”, oggi possiamo leggere la prosa limpida pregna del suo pensiero “verde” intriso di filosofia, ontologia, panteismo (trascendenza), da cui emana tutta la possente energia della Natura (“n” maiuscola come chi ha rispetto ma anche soggezione, “percorsa da un sottile magnetismo”), ma anche dei suoi abitanti, animali, foreste, laghi, fiumi, inclusi gli astri, una “visione” che diviene anche cosmogonica, oltre che morale in senso hegeliano (“Cos'è mai la Natura, se non l'attraversa una rigogliosa vita umana?”, “i nostri pensieri saranno tanto più ariosi e luminosi”).

Da Virgilio a Varrone, da Plinio il Vecchio a Bruce Chatwin, un libro da divorare, oggi che giriamo il mondo low cost, ma pochissimi viaggiano nel senso più intimo e dialettico del termine, della semantica di cui lo affollava Thoreau (“itinerario dell'anima”). Tornano carichi di gadget e di luoghi comuni ma poveri di emozioni, “come se si potesse ammazzare il tempo senza ferire l'eternità”. Tutto tempo perso.
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domenica, gennaio 15, 2017

Bari, presentato 'Il codice antimafia' di Primiceri Editore

di VITO FERRI - Il prossimo 18 gennaio, alle ore 18 presso la libreria Di Marsico 2015 di Bari (Via Calefati 134/136) si terrà la presentazione del libro “IL CODICE ANTIMAFIA”, opera dell'autrice pugliese Lucia Di Ciommo, edito da Primiceri Editore.

L'evento, moderato da Claudio Altini, esperto di politiche sociali antimafia, vedrà la partecipazione del Dr. Ettore Cardinali, Pubblico Ministero presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, e dell'Avv. Maurizio Altomare, vice presidente dell'Associazione Anti racket.

Nell'evento verranno esposte le tematiche salienti del testo, sia dal punto di vista prettamente giuridico (la normativa per la repressione dei fenomeni mafiosi), che da quello storico – sociale; Il saggio è stato infatti pensato per racchiudere la perfetta sintesi storica-sociologa sul fenomeno della criminalità organizzata.

Offre un quadro sistematico d’insieme sull’evoluzione storica delle quattro mafie italiane (Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita), partendo dalle cause per arrivare agli effetti. Si è voluta dar luce alle verità rivelate nei processi attinenti alle stragi (Capaci e Via D’Amelio), che hanno segnato la storia della lotta al crimine, dando l’accento ad un fenomeno recentissimo spesso localizzato a Bari: la mafia georgiana.

Dal punto di vista processuale penale, invece, si è analizzato l’ambito relativo al procedimento per i delitti di mafia, mettendo a fuoco l’insieme delle norme finalizzate a coordinare i procedimenti attinenti i reati della criminalità organizzata. Ne derivano in particolare le più significative differenze tra i procedimenti per reati ordinari e procedimenti per delitti di criminalità organizzata; esse si riscontrano dalla fase preliminare delle indagini, a quella relativa alle esecuzioni. Infine, si è approfondita l’azione di contrasto alla mafia, concretizzatasi dalle prime leggi del 1965 (575/65), al disegno di legge del codice antimafia, approvato dalla Camera il 27 maggio 2010.

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martedì, gennaio 10, 2017

LIBRI. 'Lettori selvaggi': ecco la vostra biblioteca ideale

di FRANCESCO GRECO - C'è l'abrasivo Marziale che andò dalla Spagna a Roma per scorticare i potenti del suo tempo e le loro corti corrotte di prostitute e arrampicatori sociali e Achille Campanile che bulina di fino sui nostri peggiori, inossidabili  luoghi comuni. L'I Cing (il Libro dei Mutamenti) e del Tao, Orazio e la sua poesia “un attimo prima che la levigatura sbricioli il marmo e generi la maceria” ma sprezzata da Leopardi, l'inquieto Nabokov che emigra dalla Russia in America per dare ospitalità alla sensualità della sua “Lolita” e poi Platone (“il desiderio erotico e figlio dell'ingegno e della povertà”) e gli amici ubriachi che al suo Simposio mangiano “semi di zucca e ceci, nocciole e pistacchi”.

Se per svariate ragioni non vi siete ancora fatti una biblioteca decente, e intendete fare un piccolo investimento da tramandare a figli e nipoti, ecco l'occasione buona.
 
Approfittate di questo zibaldone (“mappa”) fatto delle “apparenze e le superfici, l'ordine e la bellezza...” che propone lo scrittore napoletano (1959) Giuseppe Montesano, in “Scrittori selvaggi” (dai misteriosi artisti della Preistoria a Saffo a Beethoven a Borges, la vita vera è altrove), Giunti Editore, Firenze 2016, pp. 1919, euro 42.50 e che assembla tutta la sapienza, la bellezza, l'ironia, il dolore, il coraggio, l'eroismo, la poesia dell'uomo, dei millenni trascorsi e di cui siamo sintesi e presupposti per il tempo infinito che verrà se è vero, come si legge nelle “Upanisad” (700 a. C.) che “l'universo si è originato dalla propagazione di un suono...”.
 
In questo vaso di Pandora (una sorta di ricco, sofisticato Bignami) di pensiero sedimentato dal tempo e dalle menti dei migliori, i titani su cui, se volessimo, dovremmo vivere assisi, c'è l'uomo di Platonov che sopravvive mangiando spazzatura e che riesce a tornare a casa, a chiudere gli occhi dei suoi bimbi morti di fame e poi preparare un pò di carne per la moglie che stanca si è addormentata e le struggenti poesie di Marianne Moore. I lazzi di Epicuro: “Liberiamoci dal carcere degli affari e della politica”, i sogni di Borges e i tormenti di Petronio, forse il primo dandy, consigliere di stile del raffinato Nerone, che poi lo condanna a morte e se ne va allegro e ironico scrivendo la sua opera immortale. Aristotele lo aveva preceduto: dandy, ritenuto frivolo per la mania di riempirsi le mani di anelli e il curioso taglio di capelli, gambe sottili, un po' sovrappeso. Accusato di eresia, muore a 62 anni (scrisse, fra l'altro, di cosmogonia, etica,  zoologia, biologia, economia, politica, ecc.).
 
“Bisanzio discute del sesso degli angeli mentre i Turchi stanno già spaccando le mura...”, dice Céline. Corsi e ricorsi, forse viviamo lo stesso tempo, per cui questa saggezza universale che proviene da “poeti, scrittori, pensatori, musicisti, artisti, scienziati” può aiutarci a uscire dal guado infido immergendoci nella “solitudine in cui ci attira quella sorta di stregoneria che è la lettura”.
 
Par di sentire Krisha (“bisogna essere degni dei padri”), il lirico greco Mimnermo: “Il dio la fece sporca la vecchiaia”. E il saggio Sima Qian (145-87 a. C.): “la ragione umana traversa in lungo e in largo i diecimila principi: non c'è niente che il compasso e la squadra della mente non possano penetrare...”.

Non abbiamo più alibi. Chissà, forse come Budda, in una notte di plenilunio del 531 a. C., anche noi vedremo “l'essenza del mondo”. E di noi stessi.
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