Ricordando Mario Monicelli

di Daniele Martini
Anch'io posso dire di aver avuto la fortuna di conoscere il maestro. A Macerata, qualche anno fa, esattamente nel periodo in cui ero un giovane studente, venne conferita a Mario Monicelli la laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione, perché “nel corso della sua lunga carriera – si legge nella motivazione di allora – ha saputo cogliere, come pochi, gli elementi salienti della società italiana, disegnandone e rappresentandone i tipici caratteri attraverso un linguaggio cinematografico dotato di profonda comprensione e grande partecipazione emotiva unita ad ironico distacco, e ha contribuito così in modo decisivo a creare quale che viene oggi indicata come “commedia all’italiana”, una forma di espressione artistica che ha assunto un posto di autonomo e originale rilievo nella storia del cinema per la sua indiscussa capacità di comunicare al mondo intero, al di là di steccati ideologici, politici o religiosi, lezioni di autentica universale umanità”. Quel giorno ebbi modo di stringergli la mano, quella mano che non volli lavare per un po’: la gioia era stata immensa. Poi, una serie di incontri con la visione dei suoi films più importanti. E mi piace ricordarlo proprio con uno dei suoi film, "L'armata Brancaleone" del 1966, uno tra i più importanti del dopoguerra in cui anche i meno abbienti riuscivano a trovare una posizione onorevole nella vita. Nel film vi è una frase pronunciata proprio da Brancaleone il quale diceva "Amiamo e perdoniamo nell'ora nel trapasso". Ed è con questa frase che voglio ricordare Monicelli, un maestro del cinema che tutta l'Italia ed il mondo intero ha amato come non mai e noi, proprio come l'armata Brancaleone, andremo avanti nella vita senza abbatterci.