Rientro sanitario, Introna: sulle internalizzazioni deciderà Consulta. Palese: Giunta Vendola rispetti le leggi
BARI. ''Sulle internalizzazioni e' stata condivisa la posizione della Puglia e si attendera' il pronunciamento della Corte Costituzionale sul ricorso governativo contro le norme regionali''. Lo dichiara il presidente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna, che prosegue ''la firma del piano di rientro: bene per la Puglia, per la salute dei pugliesi e per i precari della sanita', in attesa della sentenza della Consulta.
Soprattutto non e' sconfessata la politica della Puglia contro la precarieta' del lavoro'. L'auspicio e' che la collaborazione tra il Governo centrale e quello regionale non debba restare un fatto episodico''.
Per Introna ''la Puglia ha dimostrato di avere i conti della sanita' in ordine e che non poteva essere trascinata nel girone dantesco delle regioni canaglia.''. Ora l'attenzione si sposta ai provvedimenti. Soprattutto al piano per il Sud: ''attendiamo di leggere meglio l'annunciato programma, nei particolari''.
''Non hanno preteso che venissero cancellate le assunzioni - ha concluso il presidente Introna - un risultato importante per la Puglia, che si e' ispirata nelle sue scelte alla sconfessione del precariato nella sanita' e non solo, per garantire fiducia nel futuro e certezze ai lavoratori sottopagati''.
E non tarda ad arrivare a stretto giro di posta la replica del capogruppo del Pdl Rocco Palese. ''Il giorno dopo la firma del Piano di Rientro risulta evidente - afferma Palese - dalle dichiarazioni dei consiglieri della maggioranza, che qualcuno avrebbe forse preferito non firmare quel Piano perche' ora la Giunta sara' costretta a dare esecuzione non solo alle prescrizioni del Governo, ma soprattutto a quello che la Giunta stessa ha previsto per rientrare nei parametri di spesa, di rispetto delle Leggi e delle intese tra Stato e Regioni''.
''Concordiamo col Presidente Introna - prosegue Palese - sul fatto che la firma sia un bene per la Puglia.
Ma da Losappio a Gianfreda e chi piu' ne ha piu' ne metta, si confonde, forse artatamente, tra Piano di Rientro, Piano di Riordino e Piano Sanitario.
Quello firmato ieri e' il Piano di Rientro, frutto di recepimento di Leggi nazionali approvate da Governi di centrosinistra per consentire alle Regioni variamente inadempienti sulle intese tra Stato e Regione e sul mancato rispetto del Patto di Stabilita', di mettersi in pari e accedere cosi' alla quota integrativa del Fondo Sanitario Nazionale (per la nostra Regione sono i famosi 500 milioni di euro) che la Puglia tiene bloccata a Roma da ben due anni per non aver rispettato il Patto di Stabilita' nel 2006, 2008 e 2009 e non aver recepito le due intese tra Stato e Regioni (Patti per la Salute) del 2005 e del 2009. Fatto questo, che io personalmente ho denunciato come minimo 80 volte negli ultimi due anni con altrettanti comunicati stampa e/o interventi in Commissione e in Consiglio, dicendo alla Giunta Vendola che per ottenere quei 500 milioni di euro avrebbe potuto e dovuto presentare il Piano a partire dal 1* gennaio 2008, come prevedeva la Legge Finanziaria di Prodi approvata a dicembre del 2007.
La Giunta Vendola ha preferito farsi tutte le campagne elettorali dal 2008 ad oggi, senza procedere alle riorganizzazioni dei posti letto previste dalle intese con lo Stato (regolarmente firmate a suo tempo anche dalla Regione Puglia) e senza contenere la spesa sanitaria, continuando invece con sprechi, clientele e acquisti ingiustificati di beni e servizi, ammessi dalla stessa Giunta Vendola nel Piano della Salute. Consigliamo ai consiglieri di maggioranza di leggere il testo del Piano di Rientro firmato ieri a Roma. Scopriranno che, mentre il Governo nazionale chiede alla Puglia solo di rispettare la Costituzione, le sentenze della Corte Costituzionale e le Leggi nazionali, e' la Giunta Vendola a decidere come e dove tagliare per rispettare gli obiettivi di finanza pubblica e, precisamente, e' la Giunta Vendola a decidere di tagliare servizi e chiudere ospedali per risparmiare, piuttosto che tagliare sprechi, clientele, spese inutili che invece restano intatti.
Peraltro nelle note di qualche consigliere di maggioranza notiamo oggi piu' di qualche dubbio anche sul fatto che il Governo Vendola sia andato avanti nel processo di internalizzazione del personale senza aspettare il pronunciamento della Corte Costituzionale.
Soprattutto non e' sconfessata la politica della Puglia contro la precarieta' del lavoro'. L'auspicio e' che la collaborazione tra il Governo centrale e quello regionale non debba restare un fatto episodico''.
Per Introna ''la Puglia ha dimostrato di avere i conti della sanita' in ordine e che non poteva essere trascinata nel girone dantesco delle regioni canaglia.''. Ora l'attenzione si sposta ai provvedimenti. Soprattutto al piano per il Sud: ''attendiamo di leggere meglio l'annunciato programma, nei particolari''.
''Non hanno preteso che venissero cancellate le assunzioni - ha concluso il presidente Introna - un risultato importante per la Puglia, che si e' ispirata nelle sue scelte alla sconfessione del precariato nella sanita' e non solo, per garantire fiducia nel futuro e certezze ai lavoratori sottopagati''.
E non tarda ad arrivare a stretto giro di posta la replica del capogruppo del Pdl Rocco Palese. ''Il giorno dopo la firma del Piano di Rientro risulta evidente - afferma Palese - dalle dichiarazioni dei consiglieri della maggioranza, che qualcuno avrebbe forse preferito non firmare quel Piano perche' ora la Giunta sara' costretta a dare esecuzione non solo alle prescrizioni del Governo, ma soprattutto a quello che la Giunta stessa ha previsto per rientrare nei parametri di spesa, di rispetto delle Leggi e delle intese tra Stato e Regioni''.
''Concordiamo col Presidente Introna - prosegue Palese - sul fatto che la firma sia un bene per la Puglia.
Ma da Losappio a Gianfreda e chi piu' ne ha piu' ne metta, si confonde, forse artatamente, tra Piano di Rientro, Piano di Riordino e Piano Sanitario.
Quello firmato ieri e' il Piano di Rientro, frutto di recepimento di Leggi nazionali approvate da Governi di centrosinistra per consentire alle Regioni variamente inadempienti sulle intese tra Stato e Regione e sul mancato rispetto del Patto di Stabilita', di mettersi in pari e accedere cosi' alla quota integrativa del Fondo Sanitario Nazionale (per la nostra Regione sono i famosi 500 milioni di euro) che la Puglia tiene bloccata a Roma da ben due anni per non aver rispettato il Patto di Stabilita' nel 2006, 2008 e 2009 e non aver recepito le due intese tra Stato e Regioni (Patti per la Salute) del 2005 e del 2009. Fatto questo, che io personalmente ho denunciato come minimo 80 volte negli ultimi due anni con altrettanti comunicati stampa e/o interventi in Commissione e in Consiglio, dicendo alla Giunta Vendola che per ottenere quei 500 milioni di euro avrebbe potuto e dovuto presentare il Piano a partire dal 1* gennaio 2008, come prevedeva la Legge Finanziaria di Prodi approvata a dicembre del 2007.
La Giunta Vendola ha preferito farsi tutte le campagne elettorali dal 2008 ad oggi, senza procedere alle riorganizzazioni dei posti letto previste dalle intese con lo Stato (regolarmente firmate a suo tempo anche dalla Regione Puglia) e senza contenere la spesa sanitaria, continuando invece con sprechi, clientele e acquisti ingiustificati di beni e servizi, ammessi dalla stessa Giunta Vendola nel Piano della Salute. Consigliamo ai consiglieri di maggioranza di leggere il testo del Piano di Rientro firmato ieri a Roma. Scopriranno che, mentre il Governo nazionale chiede alla Puglia solo di rispettare la Costituzione, le sentenze della Corte Costituzionale e le Leggi nazionali, e' la Giunta Vendola a decidere come e dove tagliare per rispettare gli obiettivi di finanza pubblica e, precisamente, e' la Giunta Vendola a decidere di tagliare servizi e chiudere ospedali per risparmiare, piuttosto che tagliare sprechi, clientele, spese inutili che invece restano intatti.
Peraltro nelle note di qualche consigliere di maggioranza notiamo oggi piu' di qualche dubbio anche sul fatto che il Governo Vendola sia andato avanti nel processo di internalizzazione del personale senza aspettare il pronunciamento della Corte Costituzionale.

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