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Caso Ruby: le notti del bunga bunga e i regali da 187mila euro

di Roberta Calò
"Non ti preoccupare, dei documenti me ne occuperò io...". Questo è quanto avrebbe riferito Berlusconi a Ruby dopo aver appreso che la ragazza era minorenne ed era sprovvista di documenti.
Emilio Fede ha saputo della sua età in occasione del conorso "Una ragazza per il cinema", evento confermato anche dalle registrazioni video della serata: "Sottolineo che c'è una ragazza di 13 anni, se non sbaglio egiziana: mi sono commosso, ho solidarizzato, ma non soltanto a parole perché poi bisogna seguire con i fatti. Questa ragazza non ha più i suoi genitori, tenta una via e allora mi sono impegnato per aiutarla ". In un secondo momento, l'avrebbe presentata a Lele Mora.
Circa Nicole Minetti, Ruby riferisce: "Ho conosciuto Nicole Minetti e Michelle Coinceicao al ristorante Armani di via Manzoni, che frequentavo. Io a Milano giravo molto la notte. Oltre ad Armani ci si incontrava spesso tra ristoranti, bar alla moda e hotel di lusso, come il ristorante Marchesino, l'Open Cafè, il Diana, il Gattopardo Cafè, una chiesa sconsacrata, la discoteca Hollywood, il disco bar Loolapaloosa, l'Old fashion, il Just Cavalli, il Gasoline, il disco club Peter Pan. Nicole sapeva fin dall'inizio che ero minorenne. Era consapevole della mia minore età prima del mio ingresso ad Arcore, il giorno di San Valentino"; una clamorosa smentita delle affermazioni del consigliere regionale, che aveva invece riferito: "Fu quella notte in questura che scoprii che Ruby era minorenne. Ci aveva detto che aveva 24 anni ed era facile crederle, visto che dimostra più anni della sua vera età".

DENTRO ARCORE - Il verbale dell'interrogatorio prende atto delle modalità come delineate dalla giovane necessarie per accedere ad Arcore: "Un controllo, il primo e il solo, deriva dal fatto di essere invitati da Nicole o da Emilio Fede. La garanzia è che loro ti accompagnano o ti chiamano. Dopo non c'è alcun controllo. Dentro si può portare di tutto: senza problemi i telefoni cellulari. Ho sentito io stessa come due ragazze, Barbara Guerra e Marianne Puglia, fossero invidiose dei vantaggi di Nicole, della sua fortuna, della sua vicinanza al presidente. Barbara e Marianne si dicevano che, se fosse stato necessario, potevano sempre vendere al miglior offerente le immagini che avevano già scattato".

IL BUNGA BUNGA - Poi Ruby spiega dettagliatamente come prendeva vita l'ormai noto Bunga Bunga in un caotico voleteggiare di corpi femminili che si struscivano tra loro per ammaliare e attirare le attenzioni del padrone di casa e di altri esponenti importanti della politica e dello sport.
Da qui si avvia un meccanismo di "beneficienza" che il Cavaliere attua nei suoi "rapporti di politica esterna" con le ragazze per ingraziarle e per comprare il loro silenzio: "Hanno il loro tornaconto come peraltro l'ho avuto anch'io. Nei tre mesi che ho frequentato Berlusconi ho ricevuto da lui, esclusi i regali e i gioielli, 187 mila euro. In parte li ho dati ai miei, in parte li ho spesi senza misura. Confermo parola per parola quello che vi ho detto questa mattina, perché sono cosciente di aver vissuto questi fatti in prima persona". Ma a queste spontanee elargizioni noi eravamo già abituati; da non dimenticare i numerosi bonifici per un ammontare complessivo di 115 mila euro emessi dal Premier in favore della ex meteorina Alessandra Sorcinelli.

IL RITO IMMEDIATO - Il gip in persona, Cristina Di Censo, nelle 27 pagine in cui motiva il giudizio immediato per Berlusconi, fa riferimento alla "disponibilità di ingenti somme di denaro da parte di Ruby" e all' "indebito intervento"che il Cavaliere fece la notte tra il 27 e il 28 maggio sui funzionari di polizia per ottenere il rilascio della giovane fermata per furto agendo "sicuramente con abuso della qualità di presidente del Consiglio".
In tale occasione, peraltro, la ragazza, diversamente da i canonici iter di tutela dei minori: "non fu affidata a una qualsivoglia delegazione diplomatica, ma consegnata alle cure del consigliere regionale Nicole Minetti".
Gli avvocati difensori di Berlusconi, Ghedini e Longo, hanno sostenuto che l'intervento mirava a "salvaguardare le relazioni internazionali con l'Egitto"; una tesi, secondo il gip, "apertamente contraddetta dalla logica degli accadimenti", in quanto il premier nel suo intervento "fece riferimento in termini generici e dubitativi all'illustre consanguineità della minorenne" con il presidente egiziano e non contattò "le autorità di quello stato per la verifica della nazionalità e dell'identità".

LA FUGA DI NOTIZIE - Il dilagare di questa fuga di notizie inquieta l'ex Presidente della Camera Violante, il quale reputa necessaria l'introduzione di una legge che disciplini l'informazione. "E' importante - afferma Violante - che i cittadini sappiano quello che succede, ma ci sono anche la tutela della riservatezza del processo e delle persone".

CASO AL TRIBUNALE DEI MINISTRI? - Intanto sull'ipotesi di passare il caso Ruby dalle mani del tribunale di Milano a quello di ministri, l'ultima parola spetterebbe alla Cassazione e non alla Corte Costituzionale, come spiegato dall'art.37, secondo comma, della legge 87 del 1953 sul funzionamento della Consulta.
Come cita tale norma, il conflitto tra poteri dello Stato viene risolto dalla Corte Costituzionale "se insorge tra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartengono e per la delimitazione della sfera di attribuzioni determinata per i vari poteri da norme costituzionali", ma "restano ferme le norme vigenti per le questioni di giurisdizione". In ogni caso, se mai il conflitto dovesse essere sollevato, questo non determinerà la sospensione dei processi in corso. Un problema che non scomoda il collegio difensivo del Presidente dle Consiglio il quale ha dichiarato: "Il Parlamento ha gia' detto che la competenza e' del tribunale dei ministri".

I PROBLEMI DI FLI - Fini, dal canto suo, non nasconde la tragica realtà che sta vivendo il suo partito: "Sarebbe davvero inutile negare l'evidenza: il progetto di Futuro e Libertà vive un momento difficile, sta attraversando la fase più negativa da quando, con la manifestazione di Mirabello, ha mosso i primi passi", ma non si lascia certo scappare l'occasione di sferrare un attacco contro chi ha causato tutto ciò facendo leva sulle "tante armi seduttive di cui gode chi governa e dispone di un potere mediatico e finanziario che è prudente non avversare direttamente".
Un giudizio accolto malamente dal Pdl che ha contorbbattuto: "Per l'ennesima volta leggiamo con sconcerto giudizi e insinuazioni sulla libera determinazione di membri del parlamento che il presidente della camera non dovrebbe permettersi per alcuna ragione".
Come strategia consolidata, anche il Presidente della Camera si rivolge più "agli elettori più che agli eletti", e sostiene a gran voce: "Solo quando si apriranno le urne, tra poche settimane o tra due anni, sapremo se avremo vinto la nostra battaglia".

IL PUNTO DI VISTA DELLA CHIESA - La Chiesa, nella sua modica diplomazia convenientistica, senza lanciarsi in attacchi mirati, palesa il suo punto di vista attraverso il giornale dei vescovi in cui il giurista Francesco D'Agostino è del parere che "'L'appello all'etica pubblica non ci salvera' se non sara' radicato in una severa presa di coscienza dei guasti che il relativismo etico libertario ha prodotto nel nostro Paese: guasti che sono stati sintetizzati nella durissima espressione 'disastro antropologico', usata dal cardinal Bagnasco e ripresa da monsignor Crociata per descrivere il momento presente che vive l'Italia".
Uno scenario frammentato che altalena tra libertà di informazione e tutela del diritto sulla privacy, in cui un punto fermo sarebbe un'ottima risposta a quanto affermato da D'Agostino: "'l'etica pubblica pretende 'verita'".