Caos Poste Italiane a Lecce: Rotundo, servizio che va rivisto
di Dany Martini. Si continua a parlare nella provincia di Lecce del disservizio causato da Poste Italiane, soprattutto dopo la scoperta dei 29 quintali di posta non recapitata e destinata al macero. Nei cittadini cresce infatti l’indignazione per un disservizio che colpisce il sacrosanto diritto costituzionale alla corrispondenza. In molti centri la posta arriva in ritardo o non arriva proprio, se a questo si aggiungono le azioni di addetti al recapito infedeli la situazione diventa insostenibile. Il responsabile di Poste Italiane, Giuseppe Mazzardo, chiede di avere pazienza, di aspettare l’esito delle indagini, perché di quei 29 quintali scoperti non tutto doveva essere recapitato. Probabilmente il fiorire degli operatori che si occupano della distribuzione non ha fatto bene a Poste Italiane: il vecchio metodo, con il postino che conosceva il territorio e che aveva un rapporto diretto con le persone, funzionava meglio. Oggi c’è il C.P.O.(Centro Postale Operativo), come quello di Lecce in Via Lequile. Due divisioni, dunque, gli uffici postali e la distribuzione logistica con una serie di appalti alle agenzie private. Ecco perché spesso, quando si vogliono trovare i responsabili dei ritardi, si usa il solito metodo scaricabarile, all’italiana: c’è chi dà la colpa al Cpo, chi agli addetti infedeli, chi agli appalti esterni.
Per quanto riguarda, infine, le chiusure degli uffici nelle marine, il responsabile di Poste Italiane dice di essere stato costretto a chiudere numerosi uffici tra cui San Cataldo e San Foca perché non c’era domanda e offerta: si facevano 3 conti correnti al giorno. La politica non la pensa allo stesso modo: sui disservizi e sulla chiusure spesso si sono fatti sentire i politici salentini, con interrogazioni parlamentari e altro. Oggi, Rotundo torna a criticare questo “servizio che va rivisto”.
Per quanto riguarda, infine, le chiusure degli uffici nelle marine, il responsabile di Poste Italiane dice di essere stato costretto a chiudere numerosi uffici tra cui San Cataldo e San Foca perché non c’era domanda e offerta: si facevano 3 conti correnti al giorno. La politica non la pensa allo stesso modo: sui disservizi e sulla chiusure spesso si sono fatti sentire i politici salentini, con interrogazioni parlamentari e altro. Oggi, Rotundo torna a criticare questo “servizio che va rivisto”.
