Libia: rapiti 4 cronisti italiani
TRIPOLI. Sulla testa di Muammar Gheddafi pende ora una taglia di 2 milioni di dinari (1,2 milioni di euro) mentre quattro giornalisti italiani sono stati rapiti in Libia.
La taglia e' stata offerta da un uomo d'affari di Bengasi, di cui non ha voluto diffondere il nome e l'iniziativa e' sostenuta dai Consiglio nazionale transitorio. Ma nelle ultime ore la situazione per i giornalisti sul campo e' diventata difficile. Claudio Monici di Avvenire, Domenico Quirico della Stampa, e due inviati del Corriere della Sera, Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina. Sono stati rapidi a Zawiya, lungo la costa a 40 km da Tripoli si trovano ora in una casa a Tripoli, tra il bunker di Gheddafi a Bab al Aziziya e l'hotel Rixos, dove si trovavano fino ad oggi i giornalisti stranieri. Lo rivela Guido de Sanctis, il console italiano a Bengasi, riuscito a mettersi in contatto con uno dei reporter sequestrati che ha confermato che "stanno bene". Non solo. Al termine del digiuno imposto dal mese del Ramadn sono "stati rifocillati". De Sanctis ha precisato che tentato in continuazione di chiamare i telefoni dei 4 che al momento risultano occupati
Una breve telefonata, due minuti. Con voce ferma Claudio Monici, l'inviato di 'Avvenire' rapito a 80 chilometri da Tripoli con altri tre giornalisti italiani, ha detto ai colleghi della redazione esteri di Milano di avvertire la Farnesina e le famiglie. In poche parole, senza concitazione, ha raccontato quello che era successo a lui e a Domenico Quirico de 'la Stampa', e ai due cronisti del 'Corriere della Sera', Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina. Ha detto che mentre erano in macchina alla volta di Tripoli, riferiscono i giornalisti dalla redazione di Milano, sono stati fermati da un gruppo di civili che li hanno malmenati e rapinati di tutto: computer, soldi e telefoni satellitari. Dopo il sequestro e l'omicidio dell'autista i civili hanno consegnato i giornalisti a un gruppo di militari, probabilmente lealisti.
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