L'Italia e i giovani: qualcosa si è rotto


di Vincenzo Fiore

Che l'Italia non sia un Paese per giovani, questo ormai lo sanno anche i sassi. Ma il bello è che quando crediamo di aver raggiunto il fondo, veniamo puntualmente smentiti. Sembra tanto di essere nel film “Le Comiche” con il mitico duo Villaggio-Pozzetto, ma purtroppo non c'è nulla da ridere, perchè non siamo al cinema ma nella vita reale. L'attuale classe politica ha dato prova ancora una volta in questi giorni che l'andazzo è sempre lo stesso, anzi peggiora a vista d'occhio. Si mantengono le caste, i privilegi, si infilano le mani nelle tasche della classe media lasciando le tasse alte, nessuno pensa alle future generazioni. Forse è bene ricordare che la tanto amata (lo è ancora?) Italia detiene il record negativo in Europa per la disoccupazione giovanile secondo gli studi effettuati da Confartigianato. Sono 1.138.000 i giovani sotto i 35 anni senza lavoro e la situazione peggiora se si guardano i ragazzi fino a 24 anni, infatti il tasso di disoccupazione in questa fascia d’età è del 29,6% rispetto al 21% della media europea. E per cambiare la situazione il governo che fa? Prova a posticipare l'età pensionabile, così non si liberano nuovi posti di lavoro e i giovani intanto diventano vecchi, tenta di annullare il riscatto del militare e degli anni di laurea. Anzi no, tutte queste belle idee se le sono rimangiate dopo un paio di giorni. Il Paese di Pulcinella come al solito. Tuttavia, il semplice fatto che queste proposte allucinanti siano state pensate e messe su carta sapete come si traduce? Che nel futuro più prossimo, la pensione sarà solo un bel ricordo e sicuramente tra 30 anni non esisterà più, quindi cominciate da subito a mettere da parte i vostri soldi. Di fronte a tutto ciò non può nascere che sgomento, frustrazione, un autentico senso di schifo. Ma c'è dell'altro: tanta, tanta rabbia. Un sentimento molto forte che si sta insinuando, anzi si è già insinuato nelle nuove generazioni. Eppure abbiamo visto a cosa porta l'esasperazione in altre nazioni. Quando un giovane di 30 anni, con titoli e titoli di studio, specializzazioni, master e competenze è costretto a lavorare per 400 euro al mese, come può mai sentirsi quando vede un parlamentare, spesso ignorante e incapace di esprimersi correttamente in italiano, che prende sui 14mila euro al mese (per di più con i rimborsi)? Viene ancor più da ridere quando si legge: proposta di dimezzamento del numero dei parlamentari. Questa è davvero fantastica. Dovremmo credere che dei politici facciano una legge che vada contro i loro stessi interessi? Sarebbe come dire ad un calciatore di segnare nella propria porta. Ah a proposito di calciatori, davvero incommentabili. Provassero a tirare calci ad un pallone per 1000 euro al mese invece di frignare per qualche milione in meno di euro sul conto. Ci si lamenta, o meglio ci si riempie la bocca di fuga dei cervelli e si fa finta di cercare un modo affinchè questo fenomeno si arresti. Ma di concreto cosa si è fatto finora per offrire condizioni lavorative al pari di altri paesi? Un bel niente. Solo tagli e ancora tagli, ma mai sui costi della politica. Impossibile andare avanti così. Morale della favola, in Italia se non siete figli o parenti di politici, è inutile restare ad aspettare le giuste leggi o riforme. Andare all'estero? E perchè no, la vita è una soltanto, tanto vale abbandonare la barca che affonda. La vera domanda è: motivi per restare?