"Nel posto sbagliato, nel momento sbagliato": Bosusco racconta i suoi 28 giorni di prigionia
ROMA. "Siamo finiti nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Pensavano fossimo informatori della polizia. Quando ci hanno catturati, li ho sentiti discutere se era il caso di ammazzarci o no". Paolo Bosusco, la guida turistica liberata ieri in India dopo esser stata sequestrata 28 giorni dai guerriglieri maoisti di Sabyasachi Panda, racconta in un'intervista a Repubblica la sua prigionia. L'obiettivo dei rapitori, dice Bosusco, è sempre stato quello dello scambio di prigionieri. "Panda - racconta - sfruttava qualsiasi cosa dicessi riportandola come voleva lui. Manipolava ogni mia frase, aggiungendo il suo commento prima di riferirla ai ragazzi che sono con lui e lo adorano". Prima di partire, Bosusco gli ha detto: "Peccato, mi hai distrutto la vita: in un'altra occasione saresti potuto essere un amico".
"Purtroppo il cibo era quello che era, ma hanno fatto il possibile per farmi stare bene. E poi ho avuto i due attacchi di malaria, non è stato facile. E' stata un'esperienza incredibile. Ci sono stati anche momenti di poesia: un giorno hanno ucciso un cobra a tre metri dalla mia tenda. E poi le scimmi, gli uccelli più strani...". Come l'hanno trattata? "Bene, però hanno commesso un reato enorme, hanno buttato via i miei 22 anni di lavoro, di trekking nella giungla. Probabilmente in Orissa sono l'uomo che la conosce meglio di tutti. Ma ormai è finito, è tutto proibito: non potrò mai più lavorare qui, non sono uno che fa le gite nei parchi. In Italia mi dovrò cercare un lavoro. Magari scriverò un libro".
"Purtroppo il cibo era quello che era, ma hanno fatto il possibile per farmi stare bene. E poi ho avuto i due attacchi di malaria, non è stato facile. E' stata un'esperienza incredibile. Ci sono stati anche momenti di poesia: un giorno hanno ucciso un cobra a tre metri dalla mia tenda. E poi le scimmi, gli uccelli più strani...". Come l'hanno trattata? "Bene, però hanno commesso un reato enorme, hanno buttato via i miei 22 anni di lavoro, di trekking nella giungla. Probabilmente in Orissa sono l'uomo che la conosce meglio di tutti. Ma ormai è finito, è tutto proibito: non potrò mai più lavorare qui, non sono uno che fa le gite nei parchi. In Italia mi dovrò cercare un lavoro. Magari scriverò un libro".
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