Cassano: Sanità, quella Puglia bocciata in democrazia
BARI. Il “no” alle associazioni di volontariato, ai gruppi che rappresentano gli ammalati, alle organizzazioni sindacali dei medici e degli infermieri, agli organi professionali, la dice lunga sul livello zero di democrazia che sta vivendo la Puglia in questi anni. Vendola e i suoi “sellini” fanno e disfano la tela del piano di riordino ospedaliero, aggiungendo disastri ai guai già combinati finora". A riferirlo il vicecapogruppo del Pdl Massimo Cassano.
"Il Poeta d'Adriatico - prosegue Cassano - lancia accuse, sfide, anatemi, però fugge sistematicamente il confronto con il territorio, ben sapendo come ne uscirebbe. E alle aperture per la audizioni con i cittadini e i professionisti della sanità – beninteso quelli che ci mettono la faccia e il proprio lavoro – fatte trapelare dall'assessore alle politiche della salute, Ettore Attolini, in sempre più evidente difficoltà, fanno seguito i divieti del “capopopolo senza popolo” che decide di decidere da solo, al massimo confortato dai pochi “operai dalle mani curate” delle sue fabbriche.
Forse Vendola dovrebbe calare il ponte levatoio del castello dorato in cui s'è rifugiato, ammettere una volta per tutte i dieci anni di ritardo rispetto a quanto fatto con i piani di riordino in altre regioni del Centro Nord, riconoscere il fallimento delle sue politiche, chiedere scusa ai pugliesi.
Infine togliere il disturbo. Noi preferiremmo - spiega Cassano - quest'ultima conclusione a “coronamento” di otto anni di sciagure sociali, politiche ed economiche alle quali re Nichi ci ha condannato. Oppure, più semplicemente, prima di chiudere il cerchio disastroso del piano di riordino, potrebbe ascoltare il territorio, ammesso ne abbia voglia o tempo, per evitare – cogliendo le proposte che pure fioccano – tutte le conseguenze che saranno pagate a caro prezzo dalla popolazione. Vada negli ospedali Vendola, o nelle case della salute. Bussi alla porta di un poliambulatorio o di un posto di primo soccorso. Affronti una coda davanti ad un Cup. Si confronti con gli eroi che prestano la propria opera sulle ambulanze del “118”: siamo certi che comincerà a conoscere un mondo di cui probabilmente finora ha ignorato del tutto l'esistenza", conclude il consigliere.
"Il Poeta d'Adriatico - prosegue Cassano - lancia accuse, sfide, anatemi, però fugge sistematicamente il confronto con il territorio, ben sapendo come ne uscirebbe. E alle aperture per la audizioni con i cittadini e i professionisti della sanità – beninteso quelli che ci mettono la faccia e il proprio lavoro – fatte trapelare dall'assessore alle politiche della salute, Ettore Attolini, in sempre più evidente difficoltà, fanno seguito i divieti del “capopopolo senza popolo” che decide di decidere da solo, al massimo confortato dai pochi “operai dalle mani curate” delle sue fabbriche.
Forse Vendola dovrebbe calare il ponte levatoio del castello dorato in cui s'è rifugiato, ammettere una volta per tutte i dieci anni di ritardo rispetto a quanto fatto con i piani di riordino in altre regioni del Centro Nord, riconoscere il fallimento delle sue politiche, chiedere scusa ai pugliesi.
Infine togliere il disturbo. Noi preferiremmo - spiega Cassano - quest'ultima conclusione a “coronamento” di otto anni di sciagure sociali, politiche ed economiche alle quali re Nichi ci ha condannato. Oppure, più semplicemente, prima di chiudere il cerchio disastroso del piano di riordino, potrebbe ascoltare il territorio, ammesso ne abbia voglia o tempo, per evitare – cogliendo le proposte che pure fioccano – tutte le conseguenze che saranno pagate a caro prezzo dalla popolazione. Vada negli ospedali Vendola, o nelle case della salute. Bussi alla porta di un poliambulatorio o di un posto di primo soccorso. Affronti una coda davanti ad un Cup. Si confronti con gli eroi che prestano la propria opera sulle ambulanze del “118”: siamo certi che comincerà a conoscere un mondo di cui probabilmente finora ha ignorato del tutto l'esistenza", conclude il consigliere.