“Commissione sanità, il mio no al piano di riordino ospedaliero”


BARI. "La critica è stata pressoché unanime, salvo alcune eccezioni del partito La Puglia per Vendola e di Giuseppe Romano, consigliere del PD, soprattutto rivolta all’operato del Governo che non ha informato anticipatamente e ha scelto di deliberare senza stabilire una linea condivisa, senza consultare la maggioranza; pertanto si è cristallizzato in commissione un risultato abbastanza controverso visto che 7 voti erano a favore, 6 i voti contrari, ed il resto dei presenti si sono astenuti". Così il consigliere regionale IdV, Patrizio Mazza.

"Il sottoscritto - aggiunge Mazza - ha votato contro non solo per l’assenza del percorso condiviso con tutte le parti in gioco, ma soprattutto per il fatto che la Deliberazione della Giunta Regionale n.1110, di modifica ed integrazione al Regolamento Regionale n.18 del 16 dicembre 2010 di riordino della rete ospedaliera, manca di un criterio ”unico”, “certo” e “adottato indistintamente per tutti gli ospedali”, al fine di definire quali siano da chiudere oppure da difendere.
Personalmente ho presentato un emendamento alla predetta Deliberazione di Giunta, che prevedeva come azioni da intraprendere entro il 31/12/2012, in coda alla lettera “a) Disattivazione di 370 posti letto nelle Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Regionale e di 130 posti letto negli enti ecclesiastici e IRCCS privati. Le azioni programmate in relazione ai posti letto delle case di cura private accreditate saranno oggetto di un successivo provvedimento regolamentare” una ulteriore puntualizzazione normativa che avrebbe garantito una equità di gestione.
La precisazione, che auspicavo venisse accolta in commissione, consisteva nella possibilità di “disattivare sulla base dei valori di DRG incongrui, ovvero con valore inferiore al punto 1.2, quindi disattivare nelle situazioni in cui il numero di ricoveri con DRG incongrui sia superiore al 20%, applicando le seguenti decurtazione di posti letto: decurtazione del 40% per coloro che arrivano al 30% di ricoveri incongrui; decurtazione del 50% per coloro che arrivano al 40% di ricoveri incongrui; decurtazione del 60% per coloro che superano la percentuale del 40% di ricoveri impropri”, tenendo presente che per ricoveri incongrui s’intendono prestazioni che potrebbero essere effettuate in modo diverso dal ricovero ospedaliero e che potrebbero essere esaudite anche su base ambulatoriale, ad esempio.
Non si può pensare che siccome ci sono strutture tutelate e rappresentate dal politico “santo protettore” queste strutture abbiano in modo indiscutibile i criteri per funzionare a scapito di strutture che dovrebbero godere effettivamente di premialità grazie al rispetto di valori di qualità sanitaria.
Bisognerebbe adottare un criterio vero ed equo di “qualità ospedaliera” e non criteri insostenibili, ed anacronistici come ad esempio quello della ubicazione geografica nel territorio della struttura, la centralità dell’ospedale rispetto al centro abitato ed alla provincia, etc., perché la gente opera una scelta sulla scorta del beneficio sanitario che reputa di poter conseguire e non dei km in più o in meno da percorrere. La gente ambisce a risultati di qualità, a risultati assistenziali positivi ed esaustivi per i propri problemi, ed è disposta a spostarsi anche per chilometri pur di avere garanzie di benefici; del resto è risaputo che c’è chi affronta viaggi lunghissimi anche fuori della regione Puglia per mete ove si sente più garantito. Evviva quindi la qualità degli ospedali!", conclude Mazza.