“Così brucia la Puglia dal Gargano al Salento”

BARI. “Brucia la Puglia, dal Gargano al Salento ettari di boschi e macchia mediterranea stanno andando in fumo, come del resto hanno ‘candidamente’ ammesso l'assessore regionale alla Protezione civile, Fabiano Amati e il presidente Nichi Vendola, quasi a voler involontariamente sottolineare il fallimento anche delle politiche a tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. I dati sono da far rabbrividire: nel 2012 c'è stato un sensibile incremento in Puglia del numero di incendi rispetto a quelli registrati negli anni precedenti".
A riferirlo il Consigliere regionale e vicecapogruppo Pdl, Massimo Cassano.

"Il numero dei roghi - prosegue - risulta, fino ad oggi, quasi sempre superiore rispetto ai valori medi del 2009, 2010 e 2011, nel periodo compreso tra il 15 giugno e il 22 luglio. Per ben dieci volte, è stato superato il dato sporadico degli ultimi anni di 100 incendi giornalieri. Anche dal numero delle richieste d’intervento aereo a supporto delle squadre a terra nel 2012, si nota l’incremento delle operazioni che ad oggi si attestano a circa 100, superando, in un mese, la quota degli interventi aerei totali del 2009 (50), 2010 (86) e 2011 (96).
Sott'accusa i lunghi periodi di scarsa piovosità e l'azione di piromani che ormai dovrebbero essere considerati alla stregue di veri e propri ecocriminali.
Eppure Vendola e Amati riescono pure in questo caso a cantar vittoria sottolineando come da una prima analisi, risulta leggermente diminuita l’estensione media di ciascun incendio (pari a circa 5,23 ettari), ad esclusione dei dati relativi ai 6 grandi incendi, con superfici percorse dal fuoco per oltre cento ettari, quali quelli di Gravina (bosco Difesa Grande), Minervino - Spinazzola (Acquatetta), Palagiano (Pineta Chiatona), Ginosa (Pineta Regina), Vieste e San Marco in Lamis. Ed evitando accuratamente di notare come alcuni dei più grandi roghi siano avvenuti in aree protette. Probabilmente oltre a far salire sul banco degli imputati il gran caldo e le mani criminali degli incendiari, avrebbero fatto bene a metterci anche la totale mancanza di azioni di prevenzione e bonifica unite alla totale assenza di repressione. I piromani da noi hanno purtroppo vita facile sia per le condizioni disastrose e di abbandono in cui versano le nostre campagne, sia perché ormai ‘tradizionalmente’ riescono a farla franca.

E invece di far festa, Amati e Vendola dovrebbero magari giustificare il mare di fondi pubblici destinati per esempio all'Arif, l'Agenzia attività irrigue e forestali: 1.300 dipendenti, quasi come una piccola Regione nella Regione, e spese per 50 milioni di euro l’anno, competenze confuse che in un passato recente hanno indotto lo stesso direttore – ed ex consigliere regionale Pd - Taurino a non sapere con certezza come, se e in quali ambiti tocca all’agenzia intervenire”, conclude Cassano.