Riforma elettorale: di tutto, di più
di Nicola Zuccaro. Primarie sì, primarie no. E' questa la divergenza emersa durante la tavola rotonda "La Riforma elettorale. Per un rinnovato Patto fra gli elettori e gli eletti" organizzata dalla Fondazione "A Levante", promossa dall'On. Dario Ginefra e tenutasi a Palazzo di Città nella serata di Lunedì 16 Luglio. Il recupero del rapporto fra votati e votanti passa, per Angelo Sanza (Udc) e Francesco Boccia (Pd) attraverso le primarie. Secondo il coordinatore regionale dello Scudo Crociato bisogna puntare su esse ma recuperando per "il giorno del giudizio" il sistema fondato sulla scelta delle preferenze e con un occhio particolare alle rappresentanze femminili.
Netta ma a favore delle primarie è invece la posizione espressa da Francesco Boccia che con " .. servono e sempre" va oltre proponendo una data storica nella quale di comune accordo sia il centro-sinistra che il centro-destra scelgano il proprio candidato premier.
Ma chi dovrà sceglierlo? E' la domanda posta da Luciano Violante. L'ex Presidente della Camera, a chiusura del convegno, non ha nascosto il suo scarso entusiasmo verso le primarie ma da democratico convinto consiglia di limitarle ai soli iscritti al partito o ai partiti della coalizione suggerendo e promuovendo il modello tedesco.
Quest'ultimo essendo già "legalizzato" nel sistema elettorale teutonico prevede lo scrutinio segreto. In Italia - ha proseguito Violante - bisogna varare una legge sulle primarie.
Freddo il Pdl che per voce di Raffaele Fitto non si è pronunciato puntando direttamente alla riforma del meccanismo di preferenza. Uninominale o proporzionale con lo sbarramento al 5% con l'interegrazione del premio di maggioranza.
Divisi sui meccanismi di selezione elettiva Udc, Pd e Pdl fanno fronte comune sull'antipolitica che altro non è che la negazione della ragionevolezza che in questo periodo delicato per la vita italiana è la base per rilanciare il sistema politico nostrano attraverso quel confronto che dovrà tradursi nelle competenti sedi istituzionali.
Il rischio - come ha sottolineato Violante - è che si torni con un salto nel buio del 1994, anno nel quale la deriva populistica, cancellò il sistema dei partiti e con essa la Prima Repubblica dando vita alla "Seconda". L'auspicio è che dalle parole e/o buone intenzioni si passi ai fatti.
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