Patto di Stabilità sforato: “Il metodo è criticabile”
BARI. Il Consigliere regionale del Gruppo Misto-Psi, Franco Pastore ha diffuso la seguente dichiarazione:
“Coerenza vorrebbe che, adottato un principio, lo si seguisse e applicasse in ogni occasione. Il presidente Nichi Vendola e la Giunta regionale, invece, decidendo per lo sforamento del Patto di Stabilità, hanno evidentemente scelto di operare secondo eccezioni.
La mia critica, più che nel merito, è nel metodo. È giusto, o comunque plausibile, affermare di violarlo per ‘amore nei confronti delle nostre imprese, del nostro mondo del lavoro ed è un atto consapevole di ribellione politica contro le ricette monetariste e liberiste che stanno spingendo l’Europa verso una bufera recessiva…’. Così lo ha spiegato Vendola.
Forse questo non è nelle sue intenzioni ma il sospetto – che un leader che oggi corre per governare il Paese – questo deve metterlo nel conto: il sospetto cioè che si voglia usare questa occasione – e nel pieno di una campagna elettorale – a mero scopo propagandistico e senza aver effettuato una preventiva verifica di comparazione degli interessi in campo: una valutazione di equilibrio fra la stabilità dello stato-nazione nel suo contesto internazionale al cui interno sia puro in un posto privilegiato si colloca la politica degli investimenti in funzione del lavoro e della crescita
Insomma operando scelte che siano nella direzione del riformismo vero che con si prestino, ancorché inconsciamente, al sospetto e dunque all’accusa di populismo, che del riformismo è il peggior antagonista.
Oggi dunque, mi chiedo, andando a cuor leggero a compiere questa azione di disobbedienza, quanto stiamo ipotecando il futuro?
Quali saranno le conseguenze? È l’interrogativo che non può non porsi chi governa una Istituzione, e lo fa non per il presente ma pensando al futuro proprio di quelle generazioni che oggi si vorrebbero tutelare.
È compito difficile governare ed è ancora più difficile farlo quando pensando al futuro occorre fare rinunce per l’oggi: ciò che non hanno fatto coloro che in questi ultimi cinquant’anni di storia nazionale hanno usato in maniera dissennata la spesa pubblica senza un equilibrio con le entrate consentendo un tasso di evasione ed elusione che non ha uguali nei paesi sviluppati, talvolta presi a modello per alcuni aspetti e non per altri.
Sicché sorge spontanea la domanda perché non lo abbiamo fatto anche per la Sanità?
Forse perché i tagli e le chiusure e i blocchi dei turn over che la Regione ha applicato li ha dovuti adottare proprio per avere già sforato una volta quella disposizione europea?
Ma c’è una questione politica che attiene ai rapporti fra le forze che concorrono sia pure da ruolo differenti a governare questa Regione e che riguarda i Socialisti che non sono nella Giunta regionale, non abbiamo un nostro rappresentante nell’esecutivo pugliese, eppure siamo forza di maggioranza.
Chiediamo a Vendola con chi ha discusso, concordato e deciso, con chi ha condiviso questa decisione, che ripetiamo è destinata a produrre effetti non per l’oggi, nei pochi mesi che ancora restano al Governo Vendola, ma al futuro, nei decenni futuri?
Bisogna decidere e scegliere se, pur non condividendo sempre e comune i dettami istituzionali, che arrivino dal Governo centrale o dalla UE, che direzione seguire, se stare con l’Istituzione o disattendere le sue indicazioni e prescrizioni e se, facendolo, con quali conseguenze per i cittadini e per la Regione.
Questa non è una scelta demandata al solo Presidente ma è una scelta che la maggioranza, forse addirittura l’intero Consiglio dovrebbe condividere, perché la nostra convinzione è che la Regione non ha – e non ha bisogno meno che mai in questo momento particolare, di un uomo solo al comando; perché la storia ci insegna che l’ ‘uomo solo’ quasi sempre è stata la negazione della Democrazia.
E perché la scelta non è fra liberismo monetarista e radicalismo ma al suo interno sarebbe doveroso ricercare la terza via, quella più sofferta ma più efficace e duratura del riformismo, purché non solo declamato con le parole ma praticato nel quotidiano metodo di governo”.
“Coerenza vorrebbe che, adottato un principio, lo si seguisse e applicasse in ogni occasione. Il presidente Nichi Vendola e la Giunta regionale, invece, decidendo per lo sforamento del Patto di Stabilità, hanno evidentemente scelto di operare secondo eccezioni.
La mia critica, più che nel merito, è nel metodo. È giusto, o comunque plausibile, affermare di violarlo per ‘amore nei confronti delle nostre imprese, del nostro mondo del lavoro ed è un atto consapevole di ribellione politica contro le ricette monetariste e liberiste che stanno spingendo l’Europa verso una bufera recessiva…’. Così lo ha spiegato Vendola.
Forse questo non è nelle sue intenzioni ma il sospetto – che un leader che oggi corre per governare il Paese – questo deve metterlo nel conto: il sospetto cioè che si voglia usare questa occasione – e nel pieno di una campagna elettorale – a mero scopo propagandistico e senza aver effettuato una preventiva verifica di comparazione degli interessi in campo: una valutazione di equilibrio fra la stabilità dello stato-nazione nel suo contesto internazionale al cui interno sia puro in un posto privilegiato si colloca la politica degli investimenti in funzione del lavoro e della crescita
Insomma operando scelte che siano nella direzione del riformismo vero che con si prestino, ancorché inconsciamente, al sospetto e dunque all’accusa di populismo, che del riformismo è il peggior antagonista.
Oggi dunque, mi chiedo, andando a cuor leggero a compiere questa azione di disobbedienza, quanto stiamo ipotecando il futuro?
Quali saranno le conseguenze? È l’interrogativo che non può non porsi chi governa una Istituzione, e lo fa non per il presente ma pensando al futuro proprio di quelle generazioni che oggi si vorrebbero tutelare.
È compito difficile governare ed è ancora più difficile farlo quando pensando al futuro occorre fare rinunce per l’oggi: ciò che non hanno fatto coloro che in questi ultimi cinquant’anni di storia nazionale hanno usato in maniera dissennata la spesa pubblica senza un equilibrio con le entrate consentendo un tasso di evasione ed elusione che non ha uguali nei paesi sviluppati, talvolta presi a modello per alcuni aspetti e non per altri.
Sicché sorge spontanea la domanda perché non lo abbiamo fatto anche per la Sanità?
Forse perché i tagli e le chiusure e i blocchi dei turn over che la Regione ha applicato li ha dovuti adottare proprio per avere già sforato una volta quella disposizione europea?
Ma c’è una questione politica che attiene ai rapporti fra le forze che concorrono sia pure da ruolo differenti a governare questa Regione e che riguarda i Socialisti che non sono nella Giunta regionale, non abbiamo un nostro rappresentante nell’esecutivo pugliese, eppure siamo forza di maggioranza.
Chiediamo a Vendola con chi ha discusso, concordato e deciso, con chi ha condiviso questa decisione, che ripetiamo è destinata a produrre effetti non per l’oggi, nei pochi mesi che ancora restano al Governo Vendola, ma al futuro, nei decenni futuri?
Bisogna decidere e scegliere se, pur non condividendo sempre e comune i dettami istituzionali, che arrivino dal Governo centrale o dalla UE, che direzione seguire, se stare con l’Istituzione o disattendere le sue indicazioni e prescrizioni e se, facendolo, con quali conseguenze per i cittadini e per la Regione.
Questa non è una scelta demandata al solo Presidente ma è una scelta che la maggioranza, forse addirittura l’intero Consiglio dovrebbe condividere, perché la nostra convinzione è che la Regione non ha – e non ha bisogno meno che mai in questo momento particolare, di un uomo solo al comando; perché la storia ci insegna che l’ ‘uomo solo’ quasi sempre è stata la negazione della Democrazia.
E perché la scelta non è fra liberismo monetarista e radicalismo ma al suo interno sarebbe doveroso ricercare la terza via, quella più sofferta ma più efficace e duratura del riformismo, purché non solo declamato con le parole ma praticato nel quotidiano metodo di governo”.
