Tratturi: audizione Anci e lavori Commissione
BARI. Slitta in II commissione l’approvazione del “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di demanio armentizio e beni della soppressa Opera Nazionale Combattenti". Dopo aver ascoltato i rappresentanti dell’Anci regionale e alcuni dei sindaci dei Comuni interessati dal provvedimento (Grottaglie, Monteleone di Puglia e Anzano) intervenuti oggi alla seduta, il presidente Giovanni Brigante ha avviato la discussione generale e successivamente incardinato il primo articolo del disegno di legge.
Sulla scia delle osservazioni e delle proposte emendative già presentate in Commissione dal Comune di Foggia, la vice presidente Anci, Maria Cristina Rizzo, e il sindaco di Monteleone di Puglia, sen. Carmelo Morra, hanno ribadito la loro contrarietà all’impostazione del provvedimento che "estrometterebbe di fatto le amministrazioni locali dalla disciplina e dalla regolamentazione dei tratturi".
“No” dunque al Quadro di assetto regionale che, attribuendo alla Regione la definizione delle destinazioni d’uso dei tratturi, "annullerebbe l’opera dei Comuni che si sono provvisti dei Piani comunali, relegandoli ad un ruolo di marginalità. Il tutto non nell’ottica di una valorizzazione del patrimonio armentizio, bensì dettato dall’esigenza della Regione di “far cassa”.
Una lettura del provvedimento non condivisa dall’assessore al Territorio Angela Barbanente che ha riconosciuto “il valore e l’importanza dei Piani elaborati dalle amministrazioni locali per l’aderenza degli interventi alle specificità dei territori”, sottolineando come, nella formulazione del testo, “si sia tenuto conto degli emendamenti finalizzati a dare maggior forza e rilevanza ai piani di valorizzazione di carattere intercomunale”.
Anche l’assessore al Demanio Michele Pelillo ha ribadito "l’apertura del provvedimento a qualsiasi contributo", chiarendo che la Regione "non ha la necessità politica di approvare la legge, ma che piuttosto si tratta di una necessità amministrativa. "Da una parte si consentirebbe la valorizzazione dei territori (un’opportunità di auto-finanziamento per interventi che altrimenti non potrebbero essere possibili) - ha spiegato Pelillo - e dall'altra si permetterebbe ai cittadini (per quanto riguarda le aree prive di interesse storico-archelogico e pertanto alienabili in favore dei possessori) di regolarizzare la propria posizione dal punto di vista giuridico e patrimoniale".
In riferimento poi alla destinazione delle risorse derivanti dall’alienazione dei beni - punto sul quale i Comuni spingono affinché il 50% sia messo a disposizione dei Comuni da cui le suddette risorse provengono – Pelillo ha invitato la Commissione a considerare quanto disposto nel provvedimento “nell’ottica di una valorizzazione generale del territorio”.
Posizioni condivise dal consigliere SeL, Arcangelo Sannicandro, per il quale la legge “non estromette affatto i Comuni, ma si limita a recepire norme che già esistono, sistemalizzandole in modo da sanare situazioni di irregolarità”.
L’opportunità di riconoscere una premialità ai Comuni che hanno già provveduto all’approvazione dei Piani comunali è stata sostenuta dai consiglieri Anna Nuzziello (PpV) e Leonardo di Gioia (PdL), mentre il capogruppo PdL Rocco Palese ha annunciato di aver sottoscritto le osservazioni presentate dall’Anci, riservandosi comunque di approfondire ulteriormente gli aspetti relativi alla programmazione, alle risorse e ai diritti soggettivi.
Sulla scia delle osservazioni e delle proposte emendative già presentate in Commissione dal Comune di Foggia, la vice presidente Anci, Maria Cristina Rizzo, e il sindaco di Monteleone di Puglia, sen. Carmelo Morra, hanno ribadito la loro contrarietà all’impostazione del provvedimento che "estrometterebbe di fatto le amministrazioni locali dalla disciplina e dalla regolamentazione dei tratturi".
“No” dunque al Quadro di assetto regionale che, attribuendo alla Regione la definizione delle destinazioni d’uso dei tratturi, "annullerebbe l’opera dei Comuni che si sono provvisti dei Piani comunali, relegandoli ad un ruolo di marginalità. Il tutto non nell’ottica di una valorizzazione del patrimonio armentizio, bensì dettato dall’esigenza della Regione di “far cassa”.
Una lettura del provvedimento non condivisa dall’assessore al Territorio Angela Barbanente che ha riconosciuto “il valore e l’importanza dei Piani elaborati dalle amministrazioni locali per l’aderenza degli interventi alle specificità dei territori”, sottolineando come, nella formulazione del testo, “si sia tenuto conto degli emendamenti finalizzati a dare maggior forza e rilevanza ai piani di valorizzazione di carattere intercomunale”.
Anche l’assessore al Demanio Michele Pelillo ha ribadito "l’apertura del provvedimento a qualsiasi contributo", chiarendo che la Regione "non ha la necessità politica di approvare la legge, ma che piuttosto si tratta di una necessità amministrativa. "Da una parte si consentirebbe la valorizzazione dei territori (un’opportunità di auto-finanziamento per interventi che altrimenti non potrebbero essere possibili) - ha spiegato Pelillo - e dall'altra si permetterebbe ai cittadini (per quanto riguarda le aree prive di interesse storico-archelogico e pertanto alienabili in favore dei possessori) di regolarizzare la propria posizione dal punto di vista giuridico e patrimoniale".
In riferimento poi alla destinazione delle risorse derivanti dall’alienazione dei beni - punto sul quale i Comuni spingono affinché il 50% sia messo a disposizione dei Comuni da cui le suddette risorse provengono – Pelillo ha invitato la Commissione a considerare quanto disposto nel provvedimento “nell’ottica di una valorizzazione generale del territorio”.
Posizioni condivise dal consigliere SeL, Arcangelo Sannicandro, per il quale la legge “non estromette affatto i Comuni, ma si limita a recepire norme che già esistono, sistemalizzandole in modo da sanare situazioni di irregolarità”.
L’opportunità di riconoscere una premialità ai Comuni che hanno già provveduto all’approvazione dei Piani comunali è stata sostenuta dai consiglieri Anna Nuzziello (PpV) e Leonardo di Gioia (PdL), mentre il capogruppo PdL Rocco Palese ha annunciato di aver sottoscritto le osservazioni presentate dall’Anci, riservandosi comunque di approfondire ulteriormente gli aspetti relativi alla programmazione, alle risorse e ai diritti soggettivi.
