Uno sguardo sociologico alla tutela della salute


di Vittorio Polito - Dopo la pubblicazione del volume del sociologo Giuseppe Tribuzio “In nome del padre” (Levante Editori), nel quale veniva affrontato il tema  della carenza  di autorità, non  solo all’interno della famiglia, ma anche  nelle istituzioni  educative, a distanza di circa tre anni, Tribuzio ha pubblicato con Anna Addabbo, per la Collana “Ethos” dello stesso editore,  il volume “Camice bianco in cerca di colori”  al quale ha collaborato anche Vincenzo Crosio (pagine 339 - € 25).

Il volume è dedicato a tutti coloro che sanno offrire aiuto, un attimo prima  che venga loro chiesto e propone uno sguardo  sociologico su  un  tema  tanto attuale quanto problematico come quello della tutela della salute.

Il testo cerca di chiarire, secondo Eide Spedicato Iengo, professore Associato di Sociologia presso l’Università degli studi di Chieti-Pescara, che firma la prefazione, «[…] se la medicina contemporanea sia in grado di curare l’uomo nella sua totalità somatica e psichica e nella sua integrazione con l’ambiente di vita; e se gli operatori sanitari vogliano, oltre che aggiornarsi e specializzarsi, fare anche il tentativo di riappropriarsi della cultura ippocratica per la quale l’arte della cura è il mezzo, ma l’uomo è il fine. […] Di qui - prosegue Spedicato - l’attenzione, nel testo, al tema della prevenzione, all’educazione alla salute, alla gestione degli urti che la condizione di malattia provoca, alla valutazione corretta dello stato di infermità che aiuta a capire meglio il proprio ruolo, quello del medico e quello dell’infermiere nel percorso terapeutico. Educare alla malattia, si sostiene, significa anche, e non secondariamente, affrontare la vita con un atteggiamento più adulto e realistico, più attento alla condizione di precarietà dell’esistenza (la cui consapevolezza - per inciso - rende migliori e più umani) e “meno orientato all’ossessiva affermazione del benessere illimitato nel tempo, alla bellezza per sempre, all’efficienza in ogni momento. […] È all’interno di questa lettura che viene precisato il ruolo dinamico del soggetto malato come polo di reciprocità attiva rispetto alle istituzioni e ai ruoli medico-sanitari; che viene promossa la lettura del paziente non solo come oggetto di trattamento terapeutico ma come soggetto di vita; che vengono disegnate nuove punteggiature alla realtà della malattia. […]. Dunque, questo interessante volume, ricco di richiami umanistici, di implicazioni didattiche, di problemi etici, che si apre anche allo sguardo verso l’Oriente per una lettura trans-culturale della salute e della malattia, colma un vuoto importante sui temi della prevenzione, della terapia e dell’assistenza medica. L’augurio è che possa dar luogo a una nuova identità dei “camici bianchi”; ma, se ciò non fosse possibile, l’auspicio è che possa indurre i tecnici della salute almeno a un’onesta riflessione su sé stessi e sulla scena della cura»

«Questo nostro lavoro - scrivono gli autori nella introduzione - non vuole entrare nel merito della gestione del servizio sanitario, ma ha l’intento di mettere a tema alcune problematiche che riguardano la salute, la malattia e le sofferenze che essa causa, all’interno di una comunità che non può più immaginarsi composta da tanti individui senza vincoli di appartenenza. Parlare di salute e di malattia vuol dire interessarsi anche dei risvolti sociali ad essa connessi, che non sono affatto problemi astratti, sono invece tematiche che riguardano persone e famiglie, che necessitano spesso non solo di cure mediche, ma di attenzione e considerazione umana.

Per queste ragioni il camice bianco non può  e non deve rappresentare il “sanitario”, come colui che si occupa della diagnosi e della cura della malattia, fine a se stessa; né deve essere considerato come  un diaframma che tende a dividere la realtà dei pazienti da quella dei sani che li curano. Il camice bianco non  può nemmeno essere il velo dietro il quale nascondere le proprie incertezze.

Il testo si avvale della presentazione del prof. Carmine Clemente  dell’Università degli Studi di Bari e attuale presidente della S.I.S.S. (Società Italiana Sociologi della Salute).