Intervista del Giornale di Puglia al grande Roy Paci


di Daniele Martini - Intervista esclusiva del Giornale di Puglia al grande musicista e trombettista Roy Paci.

D. Ciao Roy, come nasce l'idea del progetto "Corleone" e come mai è stato scelto questo nome?

R. Il progetto, innanzitutto, nasce nel 2004 da un'esigenza di mettere su un organico che fosse vicino a quelle che erano le musiche che da sempre ho coltivato, cercando di portare avanti, sperimentato che, parallelamente a tutto il discorso degli Aretuska che è il main project di tutta questa baracca indipendente di Ettore Gigante. Quindi Corleone nasce anche appunto così per dare sfogo a quelle che sono le creatività diverse di musicisti che hanno come comune denominatore l'area dell'improvvisazione e dell'avanguardia sonora.

Ho messo il nome "Corleone" primo per un riscatto di quel paese che tutti conoscono in maniera anche negativa proprio per cercare di ribaltare anche quello che erano i luoghi comuni su Corleone, visto che esistono un sacco di associazioni antimafia, io sono da sempre vicino a quel mondo. Da vent'anni, ormai, che affianco le varie battaglie antimafia. Corleone assume quasi la porta della mia terra, la porta d'ingresso che mi permette così di riscattare un po’ tutti quelli che sono i pregiudizi. Poi mi piaceva l'idea proprio del nome perché è un nome che si sposa col fatto che, sul palcoscenico, ci sono dei veri e propri leoni ruggenti. Un cuore di leone che si manifesta durante le nostre esibizioni sonore. E poi, non per ultimo, c'è anche la radice core che ci accomuna dal punto di vista dell'attitudine che abbiamo musicale nel proporci al pubblico. Quindi la radice core che si sposa con il jazz, il jazz-core, hard-core insomma. Un suffisso che sta ad indicare proprio l'organizzazione dei suoni che avvengono poi durante le nostre performances.

D. "Corleone" è un progetto di libertà musicale: quanto la musica ti aiuta ad essere libero?

R. La musica mi ha sempre dato la forza e l'energia vitale per considerarmi un uomo libero. Questo è sicuro. E' una caratteristica predominante su tutto quello che faccio. Io mi augurerei che lo sia anche per tutto il resto del mondo però, ahimè, visto come va l'andazzo dal punto di vista umano tra la gente, non credo proprio che la musica sia considerata, anche perché la musica raffina gli animi, la musica eleva, armonizza le emozioni, i sentimenti. La musica è il primo seme di chi ha originato tutto l'Universo, quindi mi sembra quasi lapalissiale il fatto che comunque mi renda, oltre che libero, anche in piena armonia con tutto quello che mi circonda. La musica non è solamente una scappatoia di libertà per andarsi a rifugiare ma, se uno la vive come la vivo io costantemente vibrando dietro le cose, dietro le persone, le parole delle persone, dietro gli sguardi delle persone soprattutto che magari sono meno abbienti, le persone che hanno più bisogno di essere confortate, di essere supportate. Lì c'è tanta musica, veramente, che si esprime in maniera naturale.

D. Quanto conta per te l'improvvisazione sul palcoscenico?

R. L'improvvisazione è importante, anche perché le composizioni di "Corleone" nascono da una serie di lunghe sedute di improvvisazione che faccio all'interno dei miei studi, o i Posada Negros Studios. E lì, in pratica, appunto facendo delle sedute di improvvisazioni faccio una sorta di lavoro di taglia-e-cuci creando delle composizioni. Quindi sono delle composizioni che nascono già all'interno di un'improvvisazione. L'improvvisazione, allo stesso momento chi la segue, soprattutto se a campo aperto di 360 gradi, si attinge un po’ alle sonorità di tutto il mondo. Quindi i viaggi sono il repertorio di quello che è la forma musicale che viene esternata attraverso la musica. E, una volta stabilito quello che è una composizione musicale, creo dei varchi affinché i musicisti, i miei cari colleghi di Corleone possono, a loro volta, sentirsi di nuovo liberi a seconda di quello che è, al momento, la loro ispirazione improvvisativa perché ognuno di noi ha al più l'estrazione identitaria, cioè non è necessario, come molti erroneamente fanno, cioè abbinare la parola "improvvisazione" come quasi sinonimo di jazz. L'improvvisazione è una forma musicale universale, la si prende da quelli che sono i profumi, le suggestioni, le musiche di tradizione dei popoli o il lavoro che si fa attraverso un percorso di ricerca.

D. Il Jazz ha sempre fatto parte della tua vita. Se si, chi è stato il tuo ispiratore?

R. Il jazz è stato fondamentale però, vorrei dire, che è stato ancora più fondamentale la banda del paese perché la banda del paese è uno dei collettivi dove si può innanzitutto crescere, si crea un suono, si cresce. Chi sta a contatto con la gente è a pari livello, non servono i palcoscenici effimeri o le altezze effimere. Quindi la banda è proprio stato il principio che ha generato tutto questo mio interesse musicale nei confronti anche di quello che era la radice della musica stessa. Poi il jazz, diciamo, come forma improvvisativa l'ho affrontato e ovviamente ho avuto anche i miei miti che andavano presi in considerazione, che hanno istruito per quanto riguarda l'evoluzione stessa del mio suono in maniera positiva.

D. Tempo fa hai fatto un rifacimento di "Nuntereggaepiù" di Rino Gaetano. Cosa non reggi più, attualmente, della società italiana?

R. Non reggo sicuramente la rassegnazione di certe forme dove poi ci si sente tutti quanto grandi leoni del web e un po’ coglioni dove c'è l'aperto (scusate la parola un po’ forte). E' proprio la verità. Non reggo la rassegnazione, ma non reggo neanche l'indifferenza fin quando è proprio tipica dell'italiano che, fino a quando non si tocca il proprio orticello, uno se ne sbatte altamente di quello che accade intorno, anche se può manifestare un disappunto. Ma non c'è una presa di posizione sicura. E soprattutto, in molti colleghi, non c'è una presa di posizione su quelle che sono le problematiche reali della gente. Il social è una cosa che è molto più importante di vendere quattro dischi in croce o di vestirsi griffati grazie ai brand che ti danno la roba all'ingrosso. Cioè l'impatto sulla realtà di tutti i giorni è un impatto vero e non solo come canzonette o con le rime rappate a chi fa il più figo, cioè per intenderci. E' quello che io non reggo, il fatto che c'è un'indifferenza, il fatto che non si vada a manifestare accanto agli operai, ai contadini, accanto a coloro che hanno in effetti poi veramente bisogno di noi, hanno bisogno dei palcoscenici nostri che fungono da amplificatori anche. E probabilmente c'è molta paura, per questo parlo di rassegnazione. C'è molta paura a schierarsi. Ma, io mi chiedo, qual è la paura ora, in questi giorni, quando ormai chi si schiera non deve avere neanche la paura di essere assoggettato di un pensiero politico. Ma ce ne siamo accorti cosa significa adesso politica per qualcuno, cioè per molti che gestiscono questo Paese? Ha un significato talmente effimero per i nostri parlamentari che, in effetti, forse la politica è quella che facciamo veramente tutti i giorni, cioè ritorniamo veramente al principio etimologico della parola, la polis  

D. Per i giovani, qual è il consiglio che tu dai per coloro che vorrebbero affacciarsi al mondo della musica?

R. Io non sono nessuno, non mi sono mai considerato il maestro di nessuno. Ho sempre trasmesso la mia arte in maniera del tutto gratuita come forma quasi di baratto. Non mi sono mai permesso di dire "sono un didatta", anzi, non lo sono per niente, anche perché sono un musicista libero, selvaggio, girovago e vagabondo. Quindi, alla fine, l'unica cosa che posso dire ai ragazzi: innanzitutto la cosa principale è quella di andare via dall'Italia, cioè di emigrare, di andare fuori se sono veramente giovani come ho fatto io devono veramente un po’ per cercare fortuna ma per scoprire quello che veramente è il mondo reale, attraverso almeno una serie di posti. Ma anche andare in autostop: non è necessario per forza avere il portafoglio pieno, cioè anche vivendo la vita come l'ho vissuta io ogni giorno. Quindi, quello che consiglio, è di andarsi a confrontare con quello che, in effetti, è la realtà perché qui stiamo vivendo, in questo momento, nella nostra povera Italietta una irrealtà che veramente non trova mai la forza nei libri di fantascienza.

D. Un tuo saluto ai lettori del Giornale di Puglia?

R. Faccio un saluto di vero cuore ai lettori del "Giornale di Puglia" e auguro veramente che possano avere le migliori felicità, le migliori serenità, quello che auguro sempre alla gente. Quindi, tanto Sole nel cuore a tutti.