"Anche il Porto sotto attacco. Taranto condannata a morire di fame?"

BARI - “E’ una pessima notizia per Taranto la mancata intesa tra Autorità Portuale e tutti gli altri soggetti che ne hanno sottoscritto la bozza (Regione Puglia, Comune di Taranto, Cementir ed Ilva) da un lato e Terminal Rinfuse dall’altro per il superamento del contenzioso in corso che rischia di far perdere al Porto di Taranto 200 milioni di finanziamenti ed alla comunità tarantina circa 550 posti di lavoro a seguito del conseguente abbandono del Porto stesso, a partire già dal prossimo mese,  da parte di Tct ed Hutchinson, e cioè dei più grandi mondiali nel settore cruciale della movimentazione dei containers.
Per una economia già pesantissima provata da altre note vicende sarebbe il colpo di grazia finale, con l’azzeramento di fatto anche del fattore-Porto, con la sua assoluta rilevanza e con le sue pur ancor grandi potenzialità future in termini di produzione di reddito e di lavoro.
Pur nel rispetto dei diritti e degli interessi dei ricorrenti che hanno allo stato bloccato i progetti di sviluppo in questione, non si può non rilevare che i provvedimenti impugnati sono  mere attuazioni di antichi e sempre validi impegni e di un Accordo sancito dal Governo nazionale,  al quale ultimo pertanto non potremo non rivolgerci perché utilizzi tutti gli strumenti, anche legislativi, utili a renderlo concretamente operativo, anche eventualmente utilizzando il veicolo dell’ultimo decreto-ILVA.
Certo è che non si può continuare ad assistere inerti ad una sorta di sistematica ‘cupio dissolvi’ che sta privando Taranto di qualsiasi prospettiva di sviluppo e di lavoro, su cui è tempo di chiamare a raccolta chiunque non voglia veder trasformare la nostra città ed il suo territorio in una sorta di museo di occasioni perdute, da cui chiunque abbia bisogno di lavorare debba fuggire il più lontano possibile.
Sembra che qualcuno stia alacremente operando perché Taranto muoia di fame. Non possiamo consentirlo”. A riferirlo in una nota il Consigliere regionale PdL, Pietro Lospinuso.