Sodo: "A che servono tutti questi Santi"?

di Francesco Greco - Domenica 20 ottobre, in mondovisione da Piazza San Pietro, l’evento: Karol Wojtyla e Papa Roncalli saranno proclamati Santi. La Chiesa avrà così altre due icone da proporre a oltre un miliardo di credenti, mentre in Occidente le vocazioni calano vertiginosamente, i sacerdoti sono costretti al celibato, le donne continuano a essere tenute distanti dal sacerdozio e il Vaticano, in modo soft ma deciso, affronta le spinose questioni degli scandali a sfondo sessuale e finanziario.
L’artista leccese Antonio Sodo (foto), figlio d’arte, da oltre dieci anni sviluppa, con sculture e dipinti, una tematica legata alla fede, la religione, la Chiesa. Proprio in queste settimane è passato a spiegare la critica lavorando a un libro che dovrebbe uscire entro l’anno. Significativo il titolo: “Il mio Vangelo”. Una delle sue opere più note è “La fabbrica dei Santi”: un numero abbondante di cardinali tutti uguali riuniti in conclave, si presume, a discutere vivacemente su chi elevare agli onori degli altari.
Evidente la critica all’eccesso di santificazioni, anche se, c’è da obiettare, la Chiesa, miracoli o no, ha bisogno di figure popolari che conquistino la mente, penetrino i cuori e s’imprimano nell’immaginario collettivo dei credenti del pianeta. L’artista, che ha insegnato al liceo artistico di Busto Arsizio (Varese), ha donato un’opera all’ospedale di San Giovanni Rotondo e un’altra al San Raffaele di Milano, oltre ad aver esposto in alcune città tra le più importanti di Italia, spiega perché non condivide, e non da oggi, questa “politica” del Vaticano e rinnova la sua “provocazione”.




Domanda: Maestro, altri due Santi in arrivo: lei pensa sempre che si santifica con troppa generosità e fretta?

Risposta: “La santificazione di Wojtyla è il punto finale di un processo inutile, tenendo conto che il Papa polacco ha semplicemente esercitato la sua funzione di Pontefice, di rappresentante di Cristo in terra. Il suo mandato è stato quello di aver mantenuto fede al ruolo della massima gerarchia della Chiesa. Non gli riconosco altri meriti se non quello di averlo ben recitato”.



D. Eppure, stando agli studiosi, ha modificato il percorso della Storia, di quella dei popoli dell’Est europeo e dei regimi comunisti…

R. “Nulla però a mio modo di vedere che possa giustificare una santificazione. Su quali elementi si basa la volontà di proclamare Santo a tutti i costi un Papa? La Chiesa da tempo è alla ricerca di una santificazione papale. L’idea di fare Santo Roncalli, per esempio, in un primo momento fu discussa, poi fu abbandonata e il sogno svanì, così si pensò a Paolo VI, ma anche in quel caso non si riuscì a trovare motivazioni adeguate. Anche Giovanni XXIII e Paolo VI sono stati ottimi Pontefici, ma quali meriti può avere Wojtyla? Forse la grave malattia o l’attentato di Alì Agca, fatti gravi che hanno colpito un personaggio da comprendere dal punto di vista umano? Se parliamo però di miracoli, quali sono stati i suoi? Già l’8 dicembre 2001, sul quotidiano Puglia, sollevavo delle perplessità sostenendo che nella mia opera il Papa aveva chiamato a raccolta i cardinali coperti d’oro e fra di loro c’era il futuro Papa che lo avrebbe beatificato”.



D. Troppi Santi, e lei si chiede: a che servono?

R. “La Chiesa cattolica ha come seguito centinaia di Santi, che non hanno dato e non daranno mai sollievo alle sofferenze dell’umanità, che invece ha bisogno di eroi silenziosi che ogni giorno si adoperano per aiutare coloro che hanno bisogno. Medici, specialisti, uomini delle Forze dell’Ordine che contribuiscono, nei vari scomparti della società, al bene comune, senza per questo chiedere d’essere beatificati. I Santi saranno state pure brave persone in vita, ma qual’è la necessità di continuare a proclamarne altri? Perché queste continue beatificazioni e santificazioni?”.



D. Lei dice: a chi servono tutte queste santificazioni?

R. “E mi rispondo: a nessuno, sono fini a se stesse. Servono però alla Chiesa e forse all’arte, essendo oggetto di studio da parte degli artisti. La Chiesa se ne avvantaggia perché sono anche un business che, tra feste e manifestazioni religiose, contribuisce ad arricchirla. Padre Pio è stato sfruttato dalla Chiesa. Basti pensare all’apporto economico che dà. Quando Cristo raccomandava ai discepoli di predicare, il solo scopo era di contribuire ad aiutare il prossimo, non di costruire un impero con un eccesso di beatificazioni”.



D. Lei propone un ritorno alla Chiesa delle origini?

R. “Torniamo agli esempi dettati da Cristo, che avrebbe utilizzato ogni sua risorsa per alleviare le sofferenze dei popoli. Cristo non sarebbe mai andato vestito d’oro a visitare i lebbrosi e i bimbi africani rosicchiati dalle mosche… Padre Pio non aveva bisogno di essere santificato, perché il suo vero miracolo fu quello di essere cosciente di non essere in grado di miracolare nessuno, e comunque lo ha realizzato costruendo il famoso ospedale”.



D. Eppure Papa Francesco pareva aver cambiato strada anche rispetto al tema che lei porta avanti da tempo…

R. “Non è assolutamente così, ha ripreso a beatificare e fabbricare inutilmente Santi consapevole dell’inutilità di questo esercito”.



D. Ma la Chiesa ha bisogno di simboli forti per diffondere il Vangelo in tempi secolarizzati, anche per fare proselitismo…

R. “Al contrario, avrebbe bisogno di cacciare fuori dalle chiese i falsi preti che dovrebbero avere un compito ben definito: esercitare l’attività religiosa con la diffusione del messaggio cristiano, rispettando le regole che Cristo ha dettato, i famosi comandamenti e il Papa ha il dovere di sovrintendere, controllare, dirigere per ridare credibilità alla Chiesa. I Santi non danno credibilità, ma è la Chiesa che deve riacquistare la credibilità perduta non con le beatificazioni ma col comportamento coerente del clero”.



D. La lotta di Papa Bergoglio contro gli affarismi, gli abusi sessuali e altre sconcezze va anche in quella direzione?

R. “Fa bene a ridiscutere il sacerdozio dal punto di vista della moralità, cercando di far riacquistare dignità alla figura del rappresentante di Cristo in terra. Rivolgo un appello a Papa Francesco: rinunci alle santificazioni inutili e dedichi il suo tempo a ripristinare un patrimonio di valori di cui la società universale ha urgente necessità: non sono i Santi che potranno determinare il cambiamento di cui nel mondo c’è assoluto bisogno…”.