Marò, presentata istanza contro Nia. "No a processo in India"

NEW DELHI - "Stiamo facendo il possibile per fermare il processo in India" ai due marò, "di cui non riconosciamo la giurisdizione". Lo ha detto il ministro degli Esteri Federica Mogherini al Tg1 riferendo della telefonata di stamani con il collega indiano Khurshid.

Intanto si apre un nuovo capitolo nella vicenda dei marò. Questa volta proprio su iniziativa di due fucilieri di Marina: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno chiesto formalmente alla Corte Suprema indiana di allontanare da loro qualsiasi equivoco che l'incidente in cui sono rimasti coinvolti due anni fa, con la morte di due pescatori, possa essere trattato come un caso di terrorismo. I due marò hanno presentato ieri ai giudici del massimo tribunale indiano, che sta esaminando un ricorso italiano, una 'petition' (istanza) in cui si oppongono fermamente all'utilizzazione della polizia antiterrorismo Nia per le indagini sul loro caso.

Sul piano diplomatico, invece, il ministro degli Esteri Federica Mogherini ha chiamato il collega indiano Salman Khurshid perché - ha spiegato - "stiamo facendo il possibile per fermare il processo in India di cui non riconosciamo la giurisdizione".

Intanto Latorre e Girone hanno presentato alla Corte Suprema indiana una 'petition' (istanza) in cui si oppongono all'utilizzazione della polizia antiterrorismo Nia per le indagini sul loro caso.

La presentazione, ha precisato una fonte, è avvenuta ieri. Nel documento, di una cinquantina di pagine, si sostiene che per la sua stessa natura di polizia antiterrorismo, la Nia non può agire senza la presenza di leggi speciali.