Scuola: "Basta voti!"
di Maurizio Parodi - Basta voti!
La scuola “fa male” quando esige dallo studente l’“impossibile” e punisce il
fallimento (inevitabile); quando indulge a forme di valutazione offensive della
dignità o della diversità del singolo, quelle che esprimono, più o meno
esplicitamente, più o meno subdolamente, giudizi sulla persona attraverso la
pubblica riprovazione, i commenti irrispettosi o l’uso terroristico del voto;
quando ricorre a forme di correzione degradanti, a partire da certi “segnacci”
carichi di violenza simbolica, fino alla ripetizione punitiva della formula
esatta.La scuola deve “disarmarsi” soprattutto rispetto alla valutazione, smettere di usare il voto, alla stregua di un’“arma” (spesso “impropria” e non di rado letale, nel senso della mortalità scolastica), contro gli studenti, emendandone la pratica, laddove sia necessaria, dagli elementi di arbitrio che ne fanno lo strumento principe di un potere esercitato anche abusivamente, con chiaro intento vessatorio, e persino accompagnato dalla compiaciuta ostentazione della lesiva discrezionalità. L'appello degli intellettuali francesi - tra cui spicca il nome di Daniel Pennac.
«La cultura del voto è ancora molto presente nella scuola francese, storicamente orientata alla selezione. Se questo modello rispondeva alle esigenze di un sistema elitario prima della scuola di massa, risulta oggi in contraddizione con l'obiettivo di un innalzamento generalizzato del livello di istruzione. L'assillo della classificazione, al quale risponde, crea, nella scuola elementare, un forte stress e stigmatizza gli studenti, danneggiandoli progressivamente in una spirale di insuccessi.
Deprimenti, i brutti voti sono vissuti come una punizione e non contribuiscono per nulla al miglioramento delle prestazioni scolastiche. Considerato che l'autostima è indispensabile per il successo scolastico, le conseguenze di questo sistema sugli studenti in difficoltà sono disastrose: insicurezza, svalutazione, disconoscimento delle competenze, deterioramento delle relazioni familiari, e, finalmente, disagio, sofferenza. La pressione scolastica precoce non può che nuocere all'efficacia del sistema educativo: oggi quattro studenti su dieci escono dalla scuola primaria con gravi lacune. La scuola trarrebbe profitto da una logica diversa da quella della competizione. Bisogna che diventi per tutti i bambini una tappa positiva della loro crescita, della loro affermazione, dello sviluppo dell'autostima e della maturazione di un rapporto sano con l'apprendimento.
Altri modelli educativi si sono dimostrati più efficaci. In Finlandia – Paese ai vertici delle classifiche internazionali in materia di educazione -, gli studenti sono valutati per la prima volta a 9 anni, ma i voti sono assegnati solo a partire dagli 11 anni. In Francia, le leggi in materia sono molto avanzate e non fanno più esplicito riferimento al voto come modalità di valutazione. Ma di fronte all'urgenza di dare risposte concrete alla sofferenza scolastica, dobbiamo fare di più. Perciò chiediamo di abolire il voto alla scuola elementare che deve trasformarsi in scuola della cooperazione e non più della competizione.» Il "maestro" Manzi riportava nella scheda di valutazione di tutti gli studenti la stessa formula: "Ha fatto quel che può, quel che non può non fa".