"Ilva a rischio fallimento"
di Mauro Guitto - Il presidente di Federacciai Antonio Gozzi si dice addolorato per la morte di Emilio Riva e afferma che la siderurgia italiana non può andare avanti così.
Gozzi sostiene «l’ILVA è a un passo dal fallimento e chi lo nega non sta dicendo la verità. Il rischio può essere evitato limitando l’eccesso di capacità produttiva di zincati e preverniciati e riorganizzando con maggiore attenzione il comparto dei prodotti piani».
Dal punto di vista ambientale «la mancata messa a norma degli impianti è dovuta all’impossibilità di trovare il miliardo e mezzo necessari per il risanamento e questo può essere risolto solo grazie all’intervento di un gruppo di imprenditori (magari stranieri) che, insieme ai Riva, oltre alla faccia e alla seria volontà di rispettare l’AIA, ci metta il denaro».
Gozzi sottolinea inoltre che i Riva «hanno investito oltre 4 miliardi di euro in 16 anni al contrario di quanto fatto in precedenza dallo Stato che in 30 anni ne aveva sperperati 12 miliardi».
Critica inoltre la metodologia delle perizie affermando che «l’operato del collegio di difesa dei Riva avrebbe dovuto presentare una controperizia nell’incidente probatorio così il procuratore di Taranto Franco Sebastio ha acquisito come prova la perizia dei tecnici del GIP Todisco.
Così non si può andare avanti, per questo sto preparando una proposta perché si crei una procura nazionale ambientale che dia indicazioni di standard metodologici a tutte le procure».
Gozzi conclude dicendo «l’ILVA, rispettando le norme dell’UE, può continuare a produrre come accade per altre realtà siderurgiche presenti in Belgio, Olanda, Spagna, Germania e Francia dove i parchi minerari sono scoperti e vicini al centro abitato ma non causano problemi».
A Taranto i dati sull’inquinamento, sulla mortalità e sugli ammalati con esenzione cod. 048 risultano al momento ancora altissimi.
Gozzi sostiene «l’ILVA è a un passo dal fallimento e chi lo nega non sta dicendo la verità. Il rischio può essere evitato limitando l’eccesso di capacità produttiva di zincati e preverniciati e riorganizzando con maggiore attenzione il comparto dei prodotti piani».
Dal punto di vista ambientale «la mancata messa a norma degli impianti è dovuta all’impossibilità di trovare il miliardo e mezzo necessari per il risanamento e questo può essere risolto solo grazie all’intervento di un gruppo di imprenditori (magari stranieri) che, insieme ai Riva, oltre alla faccia e alla seria volontà di rispettare l’AIA, ci metta il denaro».
Gozzi sottolinea inoltre che i Riva «hanno investito oltre 4 miliardi di euro in 16 anni al contrario di quanto fatto in precedenza dallo Stato che in 30 anni ne aveva sperperati 12 miliardi».
Critica inoltre la metodologia delle perizie affermando che «l’operato del collegio di difesa dei Riva avrebbe dovuto presentare una controperizia nell’incidente probatorio così il procuratore di Taranto Franco Sebastio ha acquisito come prova la perizia dei tecnici del GIP Todisco.
Così non si può andare avanti, per questo sto preparando una proposta perché si crei una procura nazionale ambientale che dia indicazioni di standard metodologici a tutte le procure».
Gozzi conclude dicendo «l’ILVA, rispettando le norme dell’UE, può continuare a produrre come accade per altre realtà siderurgiche presenti in Belgio, Olanda, Spagna, Germania e Francia dove i parchi minerari sono scoperti e vicini al centro abitato ma non causano problemi».
A Taranto i dati sull’inquinamento, sulla mortalità e sugli ammalati con esenzione cod. 048 risultano al momento ancora altissimi.
