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Nico Papa racconta il suo libro “Principianti assoluti”, il romanzo di una o più generazioni

di Luigi Laguaragnella - La letteratura che prende spunto dal quotidiano, intrisa dal contesto e dalle relazioni che si vivono nella società odierna, imbrigliata dal senso del precario, pone lo sguardo sulle generazioni mai come oggi, rese così fluide e allungate proprio dagli stili di vita, delle volte imposti. Soprattutto nel sud e nella nostra città è frequente imbattersi in “giovani quarantenni precari” che nonostante le difficoltà progettuali di vita e le etichette con cui vengono giudicati, percorrono un cammino estremamente individuale per arrivare a compiere delle scelte di vita nonostante le incertezze. Apparentemente sembra lungo il tempo che si prende per decidere cosa essere o fare definitivamente della propria vita, ma rientra nei tempi “allungati” della società. Alcuni libri si possono definire “romanzi di formazione contemporanei” in cui è descritta la quotidianità di un giovane o giovane-adulto che vive numerose esperienze utili nel cammino di scelta. Prendere una scelta, di questi tempi, è atto di coraggio e serve grande maturità. E probabilmente, oggi più che mai, vale il detto “meglio tardi che mai”. Uno scrittore barese che con una scrittura fluida e diretta ed estremamente incisiva nell’intimità del lettore, cui è data la possibilità di immedesimarsi, è Nico Papa che recentemente ha pubblicato il suo secondo romanzo dal titolo “Principianti assoluti”, edito da Adda e disponibile nelle maggiori librerie di Bari.

Colloquiare con l’autore si è rivelata occasione di confronto sfiorando argomenti attuali che vive sulla propria pelle il protagonista del romanzo Stefano Calisi.

Incontrando Nico Papa, per prima cosa, è opportuno chiedergli un breve riassunto del suo romanzo.
Il romanzo presenta tre ragazzi ultratrentenni amici per la pelle, uniti dalla sindrome di Peter Pan, ognuno di loro chiuso nelle sue abitudini e fanno fatica a crescere. Il protagonista Stefano ha una storia d’amore, ma vive ancora a casa con i suoi; la vicenda scatenante dell’evolversi del romanzo è la sua decisione di andare vivere con la sua ragazza e quindi la volontà di abbandonare il nido.Inevitabilmente si ritrova ad affrontare situazioni e problemi della nuova quotidianità, con episodi anche tragicomici, dovuti alla paura di crescere unita al desiderio di trovare la sua strada,una sua collocazione nel mondo. Gli amici, invece, si ritrovano a vivere in modo diverso la situazione di crisi, in cui questi ultraquarantenni vivono.

Elemento di movimento interiore, quindi, è la crisi e all’autore di Principianti assoluti viene chiesto quanto abbia influito nella stesura del romanzo la situazione di crisi generale che da mesi occupa i titoli dei giornali.
Fa da sfondo alla storia. Il romanzo è ambientato alla fine del governo Berlusconi eall’alba del governo tecnico Monti, nel momento di grande incertezza che colpisce la gente. Stefano, nel romanzo, subisce direttamente e indirettamente gli effetti della crisi, risentendone nell’ambito lavorativo.

Reagisce? Come si pone davanti alle situazioni che fanno sentire insoddisfatto in relazione alle persone, perché si conserva un desiderio, ma si fa fatica a realizzarlo, proprio per influenze esterne?
All’inizio subisce i momenti di difficoltà, anche se lui appartiene alla categoria dei fortunati avendo un lavoro stabile, poi viene a contatto con la crisi ed è obbligato a rimboccarsi le maniche a darsi da fare nelle ricerca della sua dimensione, del suo baricentro. La crisi, poi, si riflette sugli amici e sull’amore, ma scatena in lui una reazione: è opportunità di crescita. Stefano capisce che la crisi è momento di passaggio e perciò sente di fare esperienze. Nelle difficoltà trova la sua dimensione.

In questo momento di passaggio esiste un momento in cui nel protagonista scatta una molla che gli permette di reagire alla crisi. Puoi segnalare quando è presente questa molla nel romanzo?
Stefano sente di vivere il fondo quando gli vengono toccati i rapporti sentimentali e lavorativi; quando avverte i limiti in questi due ambiti decide di dover fare qualcosa. Si rialza e, anche se con difficoltà, cerca di togliere di dosso le maschere di cui si è servito. Stefano è una persona che non vuol deludere gli altri e li vuol compiacere in cui cerca la propria identità. Solo dopo, spogliandosi di alcune maschere si sente trasformato e prende consapevolezza di un nuovo io.

Conseguentemente alla crisi, il rischio di molti giovani è di ripiegarsi in loro stessi, sentendosi soli. A Nico gli si chiede, se Stefano, tra le esperienze che vive nel romanzo, è colpito un momento di solitudine. Quale relazione ha con l’essere solo?
Stefano fondamentalmente è sempre stata attorniato dagli amici;non è abituato alla solitudine, perciò la vive con difficoltà non essendo abituato a guardarsi dentro è disorientato. Per fare introspezione e reagire dialoga con il poster David Bowie, appeso nella sua camera: immaginando di parlare con il suo idolo fa chiarezza nella sua coscienza e riesce a dire cose al cantante che ha difficoltà a dire a se stesso. Grazie a questo “transfer” trova le istruzioni per reagire.

Il vissuto di Stefano è importante per la sua reazione, gli dà una spinta positiva. Amicizia e amore, quindi, sono la base per la sua ricerca.
Certamente: sono le due forze di Stefano che lo sostengono. Non si tira indietro per gli altri, è proiettato verso l’altro, anzi questo sua inclinazione di sguardo verso gli amici, provoca in lui il desiderio di aiutarsi e di guardarsi dentro. Manca in lui il coraggio di guardarsi dentro.

Riguardo al coraggio di aiutarsi, riesce a chiedere alle persone che ha attorno un modo?
Lui è sempre presente negli altri, va incontro agli amici e non si fa mai indietro, e nel romanzo emerge anche in modo comico, ma non riesce a chiedere un aiuto anche perché non è consapevole della sua identità, è in fase di conoscenza. E poi pensa alla relazione con gli altri come un equo scambio “dare-ricevere” e non serve chiedere.L’atto del chiedere, fa parte del percorso di crescita di Stefano, che può applicare solo dopo aver preso maggior coscienza di sé.

Principianti assoluti descrive le generazioni. Oggi, infatti, il significato di generazione si è ampliato e interessa diversi giovani di differenti età, fino a non riuscire a definire i confini. E’ un periodo in cui i nati dagli anni 70 ai 90 facciano parte di un’unica generazione. Tutto questo, un po’ disorienta, anche perché non permette di percepire come e quando raggiungere un grado di maturità.

Ho avuto riscontri di ventenni, trentenni e quarantenni e molti dubbi e paure li accomunano e sono trasversali. Le generazione confluiscono l’una nell’altra. Sono liquide. E’ un problema del nostro tempo dovuto, forse, alla situazione economica e dal sistema sociale che obbliga, quasi, a restare a casa. Ecco che il titolo “Principianti assoluti” è la situazione di molte persone che, anziché essere già “realizzate”,vivono costantemente da principianti la vita.

Sono molte le sfumature delle generazioni: dai diciottenni di oggi che hanno atteggiamenti infantili, pur volendosi mostrare adulti ai ventenni-venticinquenni che, grazie alle esperienze di viaggi e di studio, hanno in qualche modo già abbandonato la casa d’origine e sembrano più maturi. E poi ci sono i ragazzi che magari per valori tradizionali, avendo un po’ più di razionalità e i “piedi per terra” si sentono in continua ricerca di qualcosa che li soddisfi.

Infatti, questa ricerca è proprio il desiderio di essere collocati nel mondo.

Tornando al libro c’è un momento in cui da “principiante” il protagonista si sente arrivato?
Il libro è un percorso: è un percorso l’essere principiante che permane nel protagonista, ma cambia la mentalità. Stefano capisce che deve far cadere dei legami, delle maschere e ricostruirsi. “Principiante” ha anche un significato positivo: è una persona che comincia una cosa nuova, che vede speranza e energie positive. E’ l’ansia di novità che spinge ad andare avanti e mettersi in gioco. Si può dire che il titolo ha una doppia interpretazione.

Principianti assoluti è la continuazione del tuo primo romanzo “I bravi ragazzi finiscono ultimi” (ed. Insieme)?
E’ un arco narrativo successivo al primo romanzo, il quale riguarda personaggi poco più che ventenni che vivono l’esperienza del servizio civile, negli anni universitarie fanno i conti con realtà diverse da quella conoscono. Invece “Principianti assoluti” anche se i personaggi sono diversi, affronta tematiche diverse come per esempio la ricerca di lavoro. C’è un filo ideale che accomuna i libri, nonostante. Essendo le generazioni confluenti, quindi, è inevitabile trovare connessioni, continuità tra i romanzi.

Si possono definire dei romanzi di formazione, nel senso che descrivono le situazioni di crescita di un uomo.
Esattamente. Forse dal punto di vista anagrafico si allontana dal quel filone, ma come detto prima, le generazioni non hanno più confini.

Il romanzo di ambienta a Bari. Il luogo della storia è indifferente all’evolversi della vicenda oppure tenta di valorizzare la città?
Si ambienta totalmente a Bari, rispetto al primo romanzo che si alterna tra il capoluogo pugliese e Bologna.Ho inserito alcune pagine che rispecchiano un rapporto amore-odio che si ha della nostra città; altre la descrivono in maniera ammirata.

Sembra emerger comunque la possibilità di rinnovamento e di forza a partire dall’amicizia e dall’amore che, nonostante la situazione di “principiante”, sono valori che aiutano a sentirsi in cammino nella propria vita. Amicizia e amore riguardano tutti, quindi, a chi consiglieresti di leggere Principianti assoluti?
Ai ragazzi che si pongono domande, che si chiedono quale sia il loro posto nel mondo, ma anche ultraquarantenni che possono rivedersinel vissuto dei personaggi.

Principianti assoluti può trasmettere il sogno di un ragazzo a vivere la sua realtà nella sua dimensione che ha nella mente?
Sì, è la possibilità di intraprendere cammino interno che porta alla conoscenza di sè e verso l’esterno entro cui ci si deve collocare nel mondo. Stefano odia la definizione di generazione X, termine molto usato ed è limitante, assomiglia ad un’etichetta anonima che associa la società. Quando capisce chi è infatti, sostituisce alla fastidiosa X il suo nome e cognome. Il cammino versol’esterno rivendica, quindi, il nome all’interno della società come qualcuno che sa chi è.