“Belluscone - una storia siciliana”: la recensione

di Frédéric Pascali - Parlare dell’ultimo film di Franco Maresco è come decidere di guardare la realtà facendo finta che essa sia un falso molto ben riuscito.

Il messaggio che si consuma in questo suo ultimo lavoro è un’alchimia di punti di vista più volte shakerati e rielaborati, ma originati da un’unica matrice, quella collegata all’impegno civile e alla scarnificazione dei costumi sociali. Maresco fa questo restando fedele al suo stile, un marchio di fabbrica indelebile che, in coppia con il suo ex socio Daniele Ciprì, gli ha fruttato la notorietà di “Cinico tv” e di lungometraggi come “Lo zio di Brooklyn” e “Il ritorno di Cagliostro”.

In apprensione per la misteriosa sparizione dell’amico regista giunge a Palermo il noto critico cinematografico Tatti Sanguineti.

Seguendo il filo ordinato delle testimonianze ripercorre i momenti salienti della lavorazione del film, a cominciare dal ruolo del suo vero protagonista, Ciccio Mira. Un impresario musicale con il monopolio dell’organizzazione delle feste popolari di piazza che da anni si occupa delle carriere dei cosiddetti cantanti neomelodici. Ogni suo spettacolo, televisivo e non, si conclude con le letture dei “pizzini” dedicati agli “ospiti dello Stato”. Una peculiarità che sembra relegare in secondo piano la storia siciliana di Berlusconi,le ipotesi di collusione con il defunto boss Bontade e le amicizie pericolose di Dell’Utri.

Il film di Maresco è un’opera che intinge in una teatralità al limite del grottesco, come l’intervista a Dell’Utri persa, per un improvviso problema tecnico all’audio, proprio nel momento dell’annuncio di eclatanti rivelazioni su Berlusconi o il presunto litigio fra Erik e Vittorio Ricciardi, i due cantanti neo melodici riappacificati da Ficarra e Picone dopo la contesa per una canzone scritta in omaggio all’ex cavaliere.

Infine una citazione per Luca Bigazzi che confeziona al meglio la fotografia di questo originalissimo mockumentary all’italiana, con le difficoltà produttive trasformate in efficace mezzo di narrazione di un mondo dove i “gattopardi” e gli “uomini d’onore” non tramontano mai.