Salve, un’altare di pietra unisce Oriente e Occidente
di Francesco Greco - La pietra di scarto è diventata testata d’angolo. Dormiva quieta da millenni nel cuore dell’antica Messapia dall’ultima glaciazione, quando fu ingoiata dal mare di Pescoluse (Salve), che l’ha bucherellata coi suoi datteri, poi spariti a causa di un evento naturale: oggi è divenuta un’altare scavato nella roccia viva e troneggia al centro della chiesa dedicata a San Giovanni XXIII (lo è dal 27 aprile scorso).
Come negli antichi templi della Turchia: i monaci della Cappadocia avevano cercato, e trovato, nella pietra le loro case e i loro luoghi di culto, ma anche i Sassi di Matera (da poco capitale europea della cultura), patrimonio dell’umanità. Sotto il segno dell’umanesimo della pietra, che con le sue venature barocche racconta il suo passato, ma dona anche metafore e alchimie per il nostro futuro. E dunque un “ponte” ideale che unisce l’Oriente all’Occidente, due mondi che si sfiorano, dialogano, si intrecciano, si arricchiscono reciprocamente. Non poteva essere altrimenti in una terra contaminata dai tanti popoli che l’hanno attraversata, le loro culture, storie, koinè. Un affollamento semantico intriso di affabulazioni, di spiritualità, che si fa metafora del reale, del tempo, della Storia. Vito Russo è un artista che da sempre sà domare il legno, il metallo e soprattutto la pietra intorno a sè, nella campagna ricca di odori e colori, scavare la sua anima fino a denudarla infondendole l’afflato della vita, la luce calda dell’amore, l’energia primitiva che vi regna. E’ uno dei più grandi del nostro tempo.
Negli anni Novanta entusiasmò il mondo scolpendo il ghiaccio alle Olimpiadi di Nagano (Giappone). Un vecchio contadino del luogo, commosso, si sdebitò per la grande emozione provata dinanzi alla sua opera (che giunse seconda) regalandogli una mela enorme che colse dal suo orto. Altare e tutte le altre opere sono state benedette da Monsignor Vito Angiuli, Vescovo dalla Diocesi di Ugento-S. Maria di Leuca. E’ l’attrazione della chiesa sussidiaria dinanzi alle stupende spiagge dello Jonio, durante l’estate frequentate da migliaia di turisti da ogni parte del mondo. La chiesa è stata realizzata con l’8 x 1000 e le offerte dei fedeli da don Lorenzo Profico, parroco di Salve; progettisti: l’arch. Antonio Legittimo e l’ing. Vincenzo Passaseo; impresa edile Martella. Ci sono voluti 5 anni di lavoro: 1999-2004. Fu inaugurata il 4 luglio 2004 dal Vescovo Monsignor Vito De Grisantis. Oltre al bellissimo altare, lavorando per ben 8 anni, l’artista (che ha insegnato per una vita all’Accademia di Belle Arti di Lecce) ha ideato e firmato le porte di bronzo, le vetrate (poi realizzate dagli artigiani Biagio Ciardo e Nicola Passaseo), il tabernacolo e l’opera in bronzo “La Croce e il Cristo” (foto: Dario Russo e Giorgio Serafino).
“Ci siamo staccati da una visione antropocentrica della rappresentazione sacra – osserva Russo – riprendendo il discorso di San Francesco e sottolineando la presenza del Creatore in tutti gli elementi della natura. Rispetto dunque per i materiali: i massi estratti dal sottosuolo rimangono massi e la rappresentazione sacra è trovata dentro come una possibile anima”. La pietra di Pescoluse è un conglomerato di ghiaia cementata dalla calcite, il materiale delle stalattiti nelle grotte, una pietra cristallina che l’acqua deposita nelle cavità sotterranee sciogliendo il calcare delle rocce sovrastanti. Il masso scelto per l’altare è stato estratto dal sottosuolo dove è sorto il sacro edificio ed è stato conservato nel suo aspetto originario. Di fronte e di lato ci sono delle figure sedute intorno a un tavolo, e fra l’una e l’altra, scavando, si è trovata una scena in cui appare il Cristo.< Ora la chiesa, oltre che luogo di silenzio e meditazione, con le sue opere d’arte sarà anche un richiamo per chi – forestiero o indigeno - ama la bellezza e il mistero che le antiche pietre lavorate con amore da Vito Russo sanno comunicare.
Negli anni Novanta entusiasmò il mondo scolpendo il ghiaccio alle Olimpiadi di Nagano (Giappone). Un vecchio contadino del luogo, commosso, si sdebitò per la grande emozione provata dinanzi alla sua opera (che giunse seconda) regalandogli una mela enorme che colse dal suo orto. Altare e tutte le altre opere sono state benedette da Monsignor Vito Angiuli, Vescovo dalla Diocesi di Ugento-S. Maria di Leuca. E’ l’attrazione della chiesa sussidiaria dinanzi alle stupende spiagge dello Jonio, durante l’estate frequentate da migliaia di turisti da ogni parte del mondo. La chiesa è stata realizzata con l’8 x 1000 e le offerte dei fedeli da don Lorenzo Profico, parroco di Salve; progettisti: l’arch. Antonio Legittimo e l’ing. Vincenzo Passaseo; impresa edile Martella. Ci sono voluti 5 anni di lavoro: 1999-2004. Fu inaugurata il 4 luglio 2004 dal Vescovo Monsignor Vito De Grisantis. Oltre al bellissimo altare, lavorando per ben 8 anni, l’artista (che ha insegnato per una vita all’Accademia di Belle Arti di Lecce) ha ideato e firmato le porte di bronzo, le vetrate (poi realizzate dagli artigiani Biagio Ciardo e Nicola Passaseo), il tabernacolo e l’opera in bronzo “La Croce e il Cristo” (foto: Dario Russo e Giorgio Serafino).
“Ci siamo staccati da una visione antropocentrica della rappresentazione sacra – osserva Russo – riprendendo il discorso di San Francesco e sottolineando la presenza del Creatore in tutti gli elementi della natura. Rispetto dunque per i materiali: i massi estratti dal sottosuolo rimangono massi e la rappresentazione sacra è trovata dentro come una possibile anima”. La pietra di Pescoluse è un conglomerato di ghiaia cementata dalla calcite, il materiale delle stalattiti nelle grotte, una pietra cristallina che l’acqua deposita nelle cavità sotterranee sciogliendo il calcare delle rocce sovrastanti. Il masso scelto per l’altare è stato estratto dal sottosuolo dove è sorto il sacro edificio ed è stato conservato nel suo aspetto originario. Di fronte e di lato ci sono delle figure sedute intorno a un tavolo, e fra l’una e l’altra, scavando, si è trovata una scena in cui appare il Cristo.< Ora la chiesa, oltre che luogo di silenzio e meditazione, con le sue opere d’arte sarà anche un richiamo per chi – forestiero o indigeno - ama la bellezza e il mistero che le antiche pietre lavorate con amore da Vito Russo sanno comunicare.


