Consiglio comunale di Lecce, 150 anni a suon di musica

Uno dei momenti della cerimonia a Palazzo Carafa
LECCE - Il Consiglio comunale di Lecce ha festeggiato oggi i suoi 150 anni di vita con l’esecuzione di alcuni brani proposti nell’aula consiliare di Palazzo Carafa dai quaranta componenti dell’Orchestra Giovanile del Conservatorio Tito Schipa diretta dal maestro Paolo Ferulli.
Prima dell’apertura dei lavori del Consiglio sono stati eseguite musiche di Strauss (Persian March), Shostakovich (Valzer from suit n. 2 for jazz-Orchestra), Verdi (dal Nabucco, Coro di schiavi ebrei), Williams (Theme from Schindler’s list; violinista solista Rebecca Bove) e l’Inno nazionale di Novaro.

“L’aula consiliare – ha sottolineato il presidente del Consiglio comunale di Lecce, Alfredo Pagliaro - è luogo privilegiato di democrazia, ambiente naturale in cui attraverso il dialogo ed il confronto si può e si deve contribuire al progredire della nostra comunità. In questa occasione voglio rivolgere un ringraziamento ai Sindaci  e agli Amministratori  tutti che si sono avvicendati negli anni per l’impegno profuso nell’interesse della città. Ai colleghi Consiglieri, al Sindaco e alla Giunta, nella sua composizione odierna, auguro un  proficuo lavoro supportato dall’aiuto dei dipendenti tutti che con grande preparazione e professionalità collaborano ogni giorno nell’interesse della collettività”.
“Certamente – ha assicurato il sindaco Paolo Perrone - lungo il corso dell’anno (come peraltro facemmo nel 2011 per i 150 anni dell’Unità d’Italia) , avremo diverse occasioni per approfondire alcuni temi legati alla normativa regia che già un secolo e mezzo fa contemplava la semplificazione della Pubblica Amministrazione. E ciò può servire anche da stimolo alle nuove generazioni per avvicinarsi alla nostra storia, in particolare ai giovani che oggi vivono un momento di smarrimento e rischiano di allontanarsi inesorabilmente dalle Istituzioni.

I comuni hanno vissuto tra luci ed ombre e tra alterne vicende, esaltanti e tristi, ma oggi l’orizzonte appare fosco. Abbiamo la sensazione che si vadano delineando veri e propri arretramenti. Assistiamo infatti, ad un graduale svuotamento dei Comuni dimenticando troppo spesso che i sindaci più di altri agiscono lungo la frontiera del rapporto immediato con i cittadini. Di contro, il ripetuto taglio e la limitazione delle risorse destinate ai Municipi assume il segno dell’inevitabile compressione dei servizi di welfare sociale, fondamentali per la vita quotidiana della comunità.
Penalizzare i Comuni in termini di risorse finanziare e di autonomia nella loro gestione significa di fatto colpire direttamente le fasce più svantaggiate della popolazione. Un quadro che assume contorni quasi drammatici per i comuni del Sud alle prese con problemi atavici e di difficile soluzione. Sarebbe auspicabile, dunque, una ricomposizione degli equilibri tra i poteri pubblici a favore dei livelli di governo più vicini ai cittadini”.