Governo ci ascolti: imprese indotto Ilva in rivolta a Roma

ROMA - Si è tenuto l'incontro tra il ministro dello sviluppo economico Federica Guidi ed i rappresentanti delle aziende dell'indotto Ilva che hanno manifestato davanti a Montecitorio. Le 250 imprese dell'indotto temono il blocco dei pagamenti che seguirà al passaggio di Ilva in Amministrazione Straordinaria. L'Ilva è esposta con le aziende di Taranto per 200 mln (150 dei quali scaduti). Per Confindustria, "sono a rischio 5.000 famiglie e il sistema industriale della città".
La Fiom Cgil si schiera contro la messa in liberta' dei dipendenti da parte delle imprese associate a Confindustria. "I tempi di avvio dell'amministrazione straordinaria sono imminenti e, a meno di garanzie dirette da parte del Governo che segue la delicata questione dell'indotto con grande attenzione, la gran parte di quest'enorme platea di aziende, grandi e piccole, impegnate da diversi anni al servizio della grande fabbrica, rischia di scomparire, sommersa da un'esposizione debitoria senza precedenti", dice il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, motivando le preoccupazioni delle imprese. Col sit in di oggi, Confindustria, precisa ancora il presidente Cesareo, "portera' al Governo tutte le istanze gia' ampiamente manifestate in questi ultimi mesi" a partire dalle "garanzie sulla copertura dei crediti maturati, le sole che possano consentire alle aziende la continuita' lavorativa ora bruscamente interrotta con la messa in liberta' dei dipendenti".

Contro quest'ultima decisione si schiera la Fiom Cgil di Taranto. "Chi semina vento raccoglie tempesta - dichiara Donato Stefanelli, segretario della Fiom di Taranto - ma non e' di questo che Taranto ha bisogno. Rivolgo al presidente di Confindustria di Taranto l'invito ad intervenire affinche' agli annunci non faccia seguito alcun atto unilaterale da parte dei datori di lavoro degli appalti". "Si torni immediatamente e responsabilmente a riporre la situazione nel confronto fra le parti, e ovunque sia necessario, per individuare gli strumenti utili a gestire una fase tanto delicata e difficile". La Fiom Cgil definisce la messa in liberta' del personale dell'indotto una "protesta sbagliata e autolesionista che puo' portare allo spegnimento degli impianti dando cosi' il colpo di grazia a tutto e a tutti, irresponsabile perche' soffia sul fuoco della paura e della rabbia, e che qualora venisse assunta davvero - sottolinea la Fiom - ci indurrebbe ad attivare tutte le azioni, anche di natura giudiziaria, a tutela dei lavoratori coinvolti, anche perche' per la messa in liberta' non vi e' alcun presupposto, tantomeno di natura giuridica". E oggi, infine, l'Ilva ferma la zincatura 2 dopo aver fermato nelle scorse ore la zincatura 1. Tra zincature e impianti collegati, sono 345 i lavoratori inattivi tra ferie arretrate e "solidarieta'".
La fermata, cosi' come per tre altiforni e altrettante colate continue, il cui stop e' scattato nei giorni precedenti, e' dovuto alla scarsita' di materie prime. Una serie di fornitori dell'Ilva si sono infatti fermati nelle consegne per evitare di non essere pagati nella fase di passaggio dell'azienda dalla gestione commissariale straordinaria all'amministrazione straordinaria con la legge Marzano.

DARIO STEFANO, NON E' STRADA GIUSTA PER TARANTO - "Gli imprenditori che oggi sono scesi in piazza a Roma, hanno tutta la mia solidarietà. Da tempo auspico e invoco una soluzione in grado di evitare un disastro che troppo facilmente avevo già annunciato". E' il commento del Senatore Dario Stefàno alla notizia della manifestazione in mattinata nei pressi di Montecitorio degli oltre 200 imprenditori dell'indotto metalmeccanico e edile di Taranto. "Con il ricorso all'amministrazione straordinaria per l'Ilva, previsto dall'ultimo decreto legge del Governo, i crediti che le aziende dell'indotto vantano nei confronti del colosso siderurgico tarantino rischiano di essere di colpo azzerati. Non serve una laurea speciale per capire che ciò avrà risvolti più che negativi per quanto riguarda la vita e le attività delle imprese con insopportabili ripercussioni sui livelli occupazionali. Uno scenario che, proprio ora, non ci possiamo permettere".