Il consiglio comunale di Lecce compie 150 anni: il discorso di Perrone

Palazzo Carafa
LECCE - Centocinquant’anni sono trascorsi da quel 20 marzo del 1865, giorno in cui Vittorio Emanuele II promulgò la legge 2248 per l’unificazione amministrativa del Regno d’Italia, approvata dal Senato e dalla Camera dei Deputati, meglio nota come legge Lanza da nome del Ministro degli Interni dell’epoca che l’aveva proposta.
Essa dava facoltà al Governo di introdurre nelle circoscrizioni territoriali delle Province e dei Circondari quei mutamenti dettati dalle necessità del momento, allo scopo di semplificare la Pubblica Amministrazione e diminuirne le spese. Con tale norma furono istituite le Province, i Circondari, aree territoriali in cui si suddividevano le Province (ad esempio, nella Provincia di Terra d’Otranto vi erano i quattro circondari di Lecce (capoluogo), Brindisi, Taranto e Gallipoli), i Mandamenti (distretti giudiziari con il pretore) ed i Comuni.
Ed è significativo che questa importante data venga da noi ricordata all’inizio del nuovo anno nella prima seduta dell’assemblea civica, espressione più alta della volontà e della dignità del popolo di Lecce. Di ciò ringrazio il presidente Pagliaro che sollecitamente ha inteso segnalarci tale ricorrenza.
La norma sostanzialmente replicò la disciplina di tutta una serie di aspetti amministrativi del Regno di Sardegna nel nuovo Regno d’Italia - dalle attribuzioni fondamentali dei Comuni che svolgevano per delega dello Stato compiti relativi ad attività di interesse nazionale (stato civile, censimento, elezioni, servizio militare), a disposizioni riguardanti sanità, ordine pubblico e viabilità - e l’introduzione della suddivisione a livello amministrativo in Province e Mandamenti dello Stato Sabaudo.
Dal punto di vista istituzionale, le novità apportate furono il raddoppio della durata dei deputati provinciali e degli assessori comunali e l’incremento del numero degli amministratori dei comuni oltre i 250.000 abitanti a 80 consiglieri e 10 assessori e dei deputati di tutte le Province di due unità.
Ma certamente lungo il corso dell’anno (come peraltro facemmo nel 2011 per i 150 anni dell’Unità d’Italia), avremo diverse occasioni per approfondire alcuni temi legati alla normativa regia che già un secolo e mezzo fa contemplava la semplificazione della Pubblica Amministrazione.
Ciò può servire anche da stimolo alle nuove generazioni per avvicinarsi alla nostra storia, in particolare ai giovani che oggi vivono un momento di smarrimento e rischiano di allontanarsi inesorabilmente dalle Istituzioni.
Penso, in questo momento, a quanti nel tempo ci hanno preceduti sugli scranni di quest’aula, protagonisti in infuocati consigli comunali, tra opposte fazioni, ma pur sempre impegnati, al di là delle loro convinzioni politiche, a far uscire la nostra Città da un isolamento antico.
I comuni hanno vissuto tra luci ed ombre e tra alterne vicende, esaltanti e tristi, ma oggi l’orizzonte appare fosco. Abbiamo la sensazione che si vadano delineando veri e propri arretramenti. Assistiamo infatti, ad un graduale svuotamento dei Comuni dimenticando troppo spesso che i sindaci più di altri agiscono lungo la frontiera del rapporto immediato con i cittadini. Di contro, il ripetuto taglio e la limitazione delle risorse destinate ai Municipi assume il segno dell’inevitabile compressione dei servizi di welfare sociale, fondamentali per la vita quotidiana della comunità.
Penalizzare i Comuni in termini di risorse finanziare e di autonomia nella loro gestione significa di fatto colpire direttamente le fasce più svantaggiate della popolazione. Un quadro che assume contorni quasi drammatici per i comuni del Sud alle prese con problemi atavici e di difficile soluzione. Sarebbe auspicabile, dunque, una ricomposizione degli equilibri tra i poteri pubblici a favore dei livelli di governo più vicini ai cittadini.