Intervista a Manuel Foresta: per me la musica è comunicare

di Alex Nardelli - Manuel Foresta, un emergente giovane cantante campano, si racconta per il Giornale di Puglia. Manuel, dopo il successo del 2012, quando partecipa alla prima edizione del talent show di Rai 2 “The Voice of Italy”, in cui arriva, grazie al televoto, alla soglia della finale, collabora anche con grandi cantanti quali Malika Ayane, Alex Britti, Raphael Gualazzi, Simona Molinari.

Con il pezzo“Quello che sono” entra a far parte dei 60 finalisti tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2014, arrivando ad un soffio dal palco dell’Ariston. Attualmente ha appena terminato il suo album “Colori Primari”.

D: Come nasce la tua passione per la musica?
R: Questa passione nasce un po’ per gioco, un po’ perché sono cresciuto in un ambiente veramente fertile sotto questo punto di vista. Mia madre faceva teatro e quindi sono cresciuto in realtà tra le tavole del palcoscenico e li ho provato a rimanere affascinato ogni volta da quell’ambiente, pensando che quel palcoscenico avrei voluto calcarlo, però non sapevo ancora in che modo e in che misura. Poi crescendo mi sono avvicinato alla musica, ho capito che era il mio canale di comunicazione e ho iniziato a lavorare in quella direzione.

D: Come inizia la tua carriera artistica?
R: Inizia con dei saggi scolastici e continua con un gruppo che era la mia band con la quale giravo tutti i locali della zona, facevamo veramente tutto. Poi in parallelo sempre con il teatro, finché poi ovviamente le cose non sono un po’ cambiate. Nel momento in cui si è prospettata l’avventura di tipo televisivo.

D: Cosa rappresenta per te la musica?
R: Per me è un mezzo di comunicazione. Io con grande rispetto ho capito che bisogna usare le parole nel momento in cui si utilizza la musica con grande consapevolezza. Secondo me chi la utilizza come un mezzo di comunicazione è importante in quanto crea un rapporto molto diretto con chi ti ascolta, quindi esprimo quelle cose che da altri punti di vista non riuscirei ad esprimere in altro modo.

D: A quale cantante ti ispiri e con il quale magari vorresti duettare?
R: Son cresciuto con vari punti di riferimento, però sicuramente nella formazione ha contato molto Carmen Consoli, come lei scrivesse, approcciasse ai testi, al cantautorato, a tutto quello che era la comunicazione cantautorale, così come lei la vive. Quindi nella mia adolescenza c’è stata la musica di questa artista, e sarebbe veramente un sogno poter affiancarla in qualche modo, però ovviamente sono quei sogni che uno ha nel cassetto, ma si sa che non è detto che si avverino.

D: Parlaci un po’ del tuo album “Colori Primari”.
R: Quest’album è il concretizzarsi di un percorso molto lungo, perché effettivamente uno all’inizio non immagina mai che la passione possa diventare proprio qualcosa di concreto. Io invece ho lottato affinché potesse succedere. Questo album ha questo titolo perché per me è l’opportunità di dare degli input, dei primi input, i primi colori, quelli essenziali, poi questi mescolati tra di loro possono dare tutte le sfumature più disparate, quindi mi piaceva l’idea, con questo primo lavoro, dare degli input principali, che poi potessero essere dalle persone che lo ascoltano, interpretati personalmente, vedendoci la propria storia e non soltanto la mia personale.

D: Cosa ne pensi dei talent show?
R: Per me sono un’opportunità oggigiorno, e sono uguali a tutto ciò che succedeva in passato ma che aveva un altro nome. Per esempio il Festivalbar, tutte le trasmissioni che musicalmente accompagnavano il percorso musicale degli artisti. Solo che adesso si chiamano talent, e si è imparato spesso a portare il vestito. Io non sono così estremista, per me è veramente un’opportunità di mettersi alla prova e di iniziare, però va preso come un inizio e non come un punto di arrivo, perché la rovina del talent è nel momento in cui chi lo fa pensa di essere arrivato al culmine del proprio percorso. Secondo me nel momento in cui si pensa che è un inizio e non la fine di tutto, può essere un’esperienza molto utile.

D: Un tuo giudizio sull’ultimo Sanremo. Speri magari un giorno di arrivarci?
R: Sicuramente è stato un anno positivo ed anche gli ascolti hanno suggellato questa tappa. Però effettivamente è anche un festival della canzone, io avevo ovviamente le mie preferite, Malika fra tutte. Ho avuto l‘opportunità di conoscerla personalmente e la stimo molto. Per quanto riguarda l’arrivarci, in realtà, è un sogno che io ho, ma io non ho questo fanatismo, io lavoro sodo e se dovesse arrivare quel palco ne sarei molto contento, ma se non dovesse arrivare ne arriveranno degli altri. Sono molto fatalista, però mi auguro che possa arrivare.

D: Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
R: Sicuramente portare in giro questo album, farlo conoscere a più persone possibili, e continuare a scrivere, perché in questo album io mi metto alla prova anche come autore di alcuni dei brani di questa raccolta ed effettivamente ho capito che è una strada che voglio continuare a battere, perché non c’è cosa più bella che interpretare le proprie parole, i propri pensieri e poterli condividere con gli altri. Quindi non nascondo che è una cosa che fin dal giorno dopo che avevo chiuso l’album, in stanza continuavo già a scrivere altre cose perché ho capito essere linfa vitale.