Tocca il numero 50 la Rivista dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, tutti con Levante
di Vittorio Polito - La rivista dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, che sotto la guida del prof. Giuseppe Poli ha raggiunto notevoli vette qualitative e di diffusione nei circuiti culturali, perviene al numero 49/50.
Sfidando l’usura del tempo la rassegna di studi storici fondata da Matteo Fantasia, il noto professore animatore politico e culturale per oltre mezzo secolo della nostra regione, continua il suo splendido percorso di coerenza e impegno non solo storico. Mi piace ricordare che il prof. Fantasia è uno dei 23 protagonisti dell’ultimo libro di Rino Bizzarro, “BARI così”, recentemente pubblicato da Levante Editori, lo stesso editore da sempre della rivista del Risorgimento, a testimonianza che la storia della nostra Terra vanta illustri personalità e aziende che hanno prodotto qualcosa di cui andar fieri.
Spero che Gianni Cavalli non mi richiami, ma la mia età mi mette al riparo da ogni evenienza, all’ordine perché continua a ritenere l’azienda di cui fa parte di respiro internazionale… ma io non sono ancor famoso nel circuito estero.
Notevole mi sembra il saggio di Massimiliano Pezzi su ‘Gli affari d’Oriente nella corrispondenza di un diplomatico borbonico a San Pietroburgo (1824-1826)’. Nell’articolo, a dimostrazione che mondo era e mondo sarà, l’inviato straordinario a San Pietroburgo dimostrava ansietà non sapendo quale accoglienza dovesse ricevere : dimenticando che lo ‘zar’ stesso avesse proposto il suo nome. Per la serie so, ma fingo di non sapere. Molto intrigante anche il modo in cui l’episodio viene narrato dal professore nato a Pedace (CZ) e ormai pugliese acquisito, da me conosciuto fin da quando era assistente del prof.Pedio.
Interessante ed esauriente l’intervento di Ennio Corvaglia su GIUSEPPE DI VAGNO, perdonatemi il maiuscolo, che restituisce dignità ad una parola, socialista, troppo coinvolta in cose e situazioni che hanno provato a scalfirne la purezza.
L’articolo di Giuseppe Clemente sul maggiore Martini e il brigantaggio nel Gargano è puntiglioso e preciso in ogni riferimento storico ricostruito. Farà senz’altro piacere al mio amico on. Michele Galante attento studioso di tutto ciò che riguarda la ‘montagna sacra’.
Commovente e pur lucido il ricordo di Ernesto Bosna ad opera del Magnifico Giovanni Girone, esempio lampante di come si possa ricordare un amico senza retorica, ma con sensibilità e riconoscendogli i giusti meriti.
Tutti i contributi, anche se non citati, sono stimolanti e abbracciano temi di grande interesse. L’ottimo studioso Nicola Roncone, direttore responsabile della rivista, ha stilato un editoriale che merita di essere letto con attenzione e serietà, non solo dagli studiosi, ma da tutti coloro che amano non la parola pace, ma la PACE che è cosa diversa.
Ad un secolo dalla prima guerra mondiale ricordare il contributo di uomini catapultati in qualcosa di cui non capivano chiaramente i contorni, ma che li fece diventare protagonisti di una tragedia non ancora rimarginata, è un dovere di tutte le persone che operano per il bene della propria famiglia e degli interessi comuni.
‘Conservare il ricordo alle giovani generazioni per dimostrare l’assurdità della guerra è un compito da non sottovalutare da parte di chi si richiama agli ideali autentici del Risorgimento’. Con queste parole chiude il suo intervento il direttore Roncone e non possiamo che unirci a lui, in un momento in cui nel mondo i focolai di guerra continuano ad opprimere gli essere umani.
Sfidando l’usura del tempo la rassegna di studi storici fondata da Matteo Fantasia, il noto professore animatore politico e culturale per oltre mezzo secolo della nostra regione, continua il suo splendido percorso di coerenza e impegno non solo storico. Mi piace ricordare che il prof. Fantasia è uno dei 23 protagonisti dell’ultimo libro di Rino Bizzarro, “BARI così”, recentemente pubblicato da Levante Editori, lo stesso editore da sempre della rivista del Risorgimento, a testimonianza che la storia della nostra Terra vanta illustri personalità e aziende che hanno prodotto qualcosa di cui andar fieri.
Spero che Gianni Cavalli non mi richiami, ma la mia età mi mette al riparo da ogni evenienza, all’ordine perché continua a ritenere l’azienda di cui fa parte di respiro internazionale… ma io non sono ancor famoso nel circuito estero.
Notevole mi sembra il saggio di Massimiliano Pezzi su ‘Gli affari d’Oriente nella corrispondenza di un diplomatico borbonico a San Pietroburgo (1824-1826)’. Nell’articolo, a dimostrazione che mondo era e mondo sarà, l’inviato straordinario a San Pietroburgo dimostrava ansietà non sapendo quale accoglienza dovesse ricevere : dimenticando che lo ‘zar’ stesso avesse proposto il suo nome. Per la serie so, ma fingo di non sapere. Molto intrigante anche il modo in cui l’episodio viene narrato dal professore nato a Pedace (CZ) e ormai pugliese acquisito, da me conosciuto fin da quando era assistente del prof.Pedio.
Interessante ed esauriente l’intervento di Ennio Corvaglia su GIUSEPPE DI VAGNO, perdonatemi il maiuscolo, che restituisce dignità ad una parola, socialista, troppo coinvolta in cose e situazioni che hanno provato a scalfirne la purezza.
L’articolo di Giuseppe Clemente sul maggiore Martini e il brigantaggio nel Gargano è puntiglioso e preciso in ogni riferimento storico ricostruito. Farà senz’altro piacere al mio amico on. Michele Galante attento studioso di tutto ciò che riguarda la ‘montagna sacra’.
Commovente e pur lucido il ricordo di Ernesto Bosna ad opera del Magnifico Giovanni Girone, esempio lampante di come si possa ricordare un amico senza retorica, ma con sensibilità e riconoscendogli i giusti meriti.
Tutti i contributi, anche se non citati, sono stimolanti e abbracciano temi di grande interesse. L’ottimo studioso Nicola Roncone, direttore responsabile della rivista, ha stilato un editoriale che merita di essere letto con attenzione e serietà, non solo dagli studiosi, ma da tutti coloro che amano non la parola pace, ma la PACE che è cosa diversa.
Ad un secolo dalla prima guerra mondiale ricordare il contributo di uomini catapultati in qualcosa di cui non capivano chiaramente i contorni, ma che li fece diventare protagonisti di una tragedia non ancora rimarginata, è un dovere di tutte le persone che operano per il bene della propria famiglia e degli interessi comuni.
‘Conservare il ricordo alle giovani generazioni per dimostrare l’assurdità della guerra è un compito da non sottovalutare da parte di chi si richiama agli ideali autentici del Risorgimento’. Con queste parole chiude il suo intervento il direttore Roncone e non possiamo che unirci a lui, in un momento in cui nel mondo i focolai di guerra continuano ad opprimere gli essere umani.