Artusi, quando la cucina era Arte e Scienza
di Francesco Greco - Se non agonizza, l'ebook attraversa sicuramente un momento di stasi. In Italia, poi, non è mai decollato. E siccome il vuoto non esiste, ecco recuperare il libro di carta, ma soprattutto emerge l'audiolibro trovando lettori curiosi e amanti delle nuove sfide.
E spinte da un vento nuovo, le proposte fanno più edizioni. E' il caso de “La Scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene”, di Pellegrino Artusi, letto da Paolo Poli, emons:audiolibri, Roma 2014, 2 cd (totale 24 h e 1/2) e un opuscolo illustrativo, euro 19.90 (col patrocinio di CasArtusi), collana (AudioCook) diretta da Luisanna Messeri, regia Flavia Gentili, suono e montaggio di Andrea Giuseppini, studio di registrazione Studio 24 Roma, progetto grafico di Leonardo Magrelli.
La casa editrice ha trovato una nicchia di mercato intonsa, lettori attenti a qualità e innovazione, e il successo di questa ma anche delle uscite successive incoraggia a proseguire. Affidandosi a professionisti veri, dalla Messeri, artusiana doc molto amata dal pubblico televisivo (“La prova del cuoco”), a Poli, fiorentino, la cui prestigiosa carriera in teatro sin dagli anni Cinquanta, con una cifra originale, un cluster sospeso fra ironia e perfidia, non ha bisogno di essere rimarcata. Ma anche di Fulvio Pierangelini a dire del francese Le Figaro “il miglior cuoco del mondo”.
La lunga vita del toscano Artusi (91 anni), si trasfigura nella testimonianza live che ciò che mettiamo in padella, poi in tavola e infine nello stomaco, determina la longevità, ma anche la buona salute, la serenità d'animo e in definitiva la qualità della vita.
Nacque a Forlimpopoli nel 1820, visse a Firenze dove si dedicò a varie attività commerciali. Autore di testi letterari, partecipò alla vita culturale del suo tempo e le ricette qui proposte gli danno fama imperitura. Accudito da Marietta, la fedele cuoca, se n'andò – pensiamo felice - nel 1911.
La voce suadente di Poli è densa di mille chiaroscuri e fa venire, come si dice, l'acquolina in bocca sin dalle inaspettate maiuscole di “Scienze” e “Arte”. La “u” di fagiuoli (“Zuppa di fagiuoli”), “siroppo” senza la “c” e “sparagi” senza la “a” fanno il resto, in un fascinoso dejà-vu, riportano la memoria al tempo andato, quando cucinare era, oltre che un'Arte di cui pochi possedevano la password, un rituale pregno di significati, mangiare non era semplicemente nutrirsi, ma fare convivio, filosofare sulla caducità della vita e i suoi sottili piaceri e i cibi erano dei capolavori d'arte pregni di un patrimonio di valori relativizzati che oggi si tenta - anche con belle iniziative editoriali come questa – di recuperare alla svelta per ritrovare l'armonia con noi stessi e gli altri.
In tempi di sperimentazioni folli e di cucina molecolare blasfema, di cucina-spettacolo e cibi taroccati, del profitto unica divinità, ma anche di terrorismo (l'Oms sulle carni rosse), i lumi della tradizione sono la sola rivoluzione possibile, un sorso d'aria pura nella babele semantica che ci avvolge e ci confonde riducendoci a consumatori di surrogati e di luoghi comuni. Non resta allora che mettersi a tavola facendosi guidare da un maestro come Artusi, con l'animo franco, la mente netta di stereotipi e curiosità alla Peter Pan e... buon appetito!
E spinte da un vento nuovo, le proposte fanno più edizioni. E' il caso de “La Scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene”, di Pellegrino Artusi, letto da Paolo Poli, emons:audiolibri, Roma 2014, 2 cd (totale 24 h e 1/2) e un opuscolo illustrativo, euro 19.90 (col patrocinio di CasArtusi), collana (AudioCook) diretta da Luisanna Messeri, regia Flavia Gentili, suono e montaggio di Andrea Giuseppini, studio di registrazione Studio 24 Roma, progetto grafico di Leonardo Magrelli.
La casa editrice ha trovato una nicchia di mercato intonsa, lettori attenti a qualità e innovazione, e il successo di questa ma anche delle uscite successive incoraggia a proseguire. Affidandosi a professionisti veri, dalla Messeri, artusiana doc molto amata dal pubblico televisivo (“La prova del cuoco”), a Poli, fiorentino, la cui prestigiosa carriera in teatro sin dagli anni Cinquanta, con una cifra originale, un cluster sospeso fra ironia e perfidia, non ha bisogno di essere rimarcata. Ma anche di Fulvio Pierangelini a dire del francese Le Figaro “il miglior cuoco del mondo”.
La lunga vita del toscano Artusi (91 anni), si trasfigura nella testimonianza live che ciò che mettiamo in padella, poi in tavola e infine nello stomaco, determina la longevità, ma anche la buona salute, la serenità d'animo e in definitiva la qualità della vita.
Nacque a Forlimpopoli nel 1820, visse a Firenze dove si dedicò a varie attività commerciali. Autore di testi letterari, partecipò alla vita culturale del suo tempo e le ricette qui proposte gli danno fama imperitura. Accudito da Marietta, la fedele cuoca, se n'andò – pensiamo felice - nel 1911.
La voce suadente di Poli è densa di mille chiaroscuri e fa venire, come si dice, l'acquolina in bocca sin dalle inaspettate maiuscole di “Scienze” e “Arte”. La “u” di fagiuoli (“Zuppa di fagiuoli”), “siroppo” senza la “c” e “sparagi” senza la “a” fanno il resto, in un fascinoso dejà-vu, riportano la memoria al tempo andato, quando cucinare era, oltre che un'Arte di cui pochi possedevano la password, un rituale pregno di significati, mangiare non era semplicemente nutrirsi, ma fare convivio, filosofare sulla caducità della vita e i suoi sottili piaceri e i cibi erano dei capolavori d'arte pregni di un patrimonio di valori relativizzati che oggi si tenta - anche con belle iniziative editoriali come questa – di recuperare alla svelta per ritrovare l'armonia con noi stessi e gli altri.
In tempi di sperimentazioni folli e di cucina molecolare blasfema, di cucina-spettacolo e cibi taroccati, del profitto unica divinità, ma anche di terrorismo (l'Oms sulle carni rosse), i lumi della tradizione sono la sola rivoluzione possibile, un sorso d'aria pura nella babele semantica che ci avvolge e ci confonde riducendoci a consumatori di surrogati e di luoghi comuni. Non resta allora che mettersi a tavola facendosi guidare da un maestro come Artusi, con l'animo franco, la mente netta di stereotipi e curiosità alla Peter Pan e... buon appetito!
