ESCLUSIVO GDP. “Chi verrà dopo continui il mio lavoro...”. Parla Marino
di Francesco Greco - ROMA - “Spero che il mio successore prosegua l'opera da me iniziata, nell'interesse di Roma, capitale del G7...”. In esclusiva per il GDP l'uomo del giorno, il chirurgo genovese-siciliano prestato alla politica: il prof. Ignazio Marino. E' amareggiato ma non vinto: gli eventi da quando tornò da Filadelfia (“imbucato”), sino alle dimissioni cartacee di domani, a effetto-domino, lo hanno segnato. La tempra però è tenace, battagliera: sarà il dna mediterraneo?
Storie e leggende metropolitane di scontrini da baretto sotto casa, il conto della spesa della sora Lella in un paese di moralisti, di corruzione politica patologica, “ambientale” direbbe Di Pietro, di evasione a gogò, soldi nei paradisi fiscali. Aneddoti di Pande e multe (Panda rossa, non la Ferrari Testarossa di Cirino Pomicino che, prima Repubblica, andava in Rai a vedere il Napoli in bassa frequenza). Di viaggi per trovare sponsor per il fondo “Roma Heritage” (non profit specializzata in fund raising) e vacanze meritate: come se una macchina amministrativa non potesse marciare anche senza il suo massimo referente: siamo e saremo sempre il paese della mamma, la balia, la badante.
Manca solo “la cocaina in tasca” al sindaco che ha dato dimissioni “irrevocabili”, che a fine 2014 volevano inguaiare col vaso di Pandora di Mafia Capitale, prassi corruttive cristallizzate in “cultura” da anni-luce prima di lui, alla “a Frà, che te serve?”, amara eredità che, tracciando una discontinuità, ha combattuto con tutte le sue forze e di cui è vittima (infatti al processo fra qualche settimana pensa di costituirsi parte civile).
In parole povere: il cardiochirurgo è stato immolato dal Pd romano (chez-Orfini) e nazionale, perché non è un politico di professione, viene dalla cosiddetta società civile, riserva di caccia dei partiti senza più onore né immagine. Il Pd prima li cerca, li trova, li coccola, li mitizza, poi vuole condizionarli in tutto e per tutto, detta loro l'agenda e quando derogano dall'ortodossia, nel bene e nel male, soprattutto il male (pizzini collection), li sacrifica alla usa e getta.
Come fosse un giardiniere tamil, anche a Marino il Pd ha dato i 15 giorni, e così un elemento estraneo del paesaggio politico, il marziano a Roma, è stato rimosso, normalizzato, asfaltato. E invece di scaricare i Buzzi e i Carminati, e magari spiegare foto imbarazzanti di ministri pappa e ciccia con Renzi, fa dimettere un uomo per bene, onesto, amato dai romani. Che in queste ore – mentre Sel pensa a un Marino-bis anche in chiave anti-Grillo e i sindaci di Parigi (Anne Hidalgo) e New York (Bill Di Blasio) manifestano solidarietà – come se si sentissero derubati, sul web gli mostrano il loro affetto, firmano petizioni, lo invitano a ripensarci, stracciano le tessere Pd, buttano la scheda elettorale nel water e postano tutto su YouTube.
Marino soccombe momentaneamente nello scontro con i poteri forti dell'Urbe e ad limina. Ci è cascato anche Papa Francesco col suo “chiaro?” sillabato di ritorno dal viaggio negli Usa, a fine settembre. Alla “Eight World Meeting of Families” non lo aveva invitato il Vaticano, ma il sindaco di Filadelfia Michael Nutter, l'arcivescovo Charles Chaput e la Temple University: e tuttavia misericordiosamente gli dà dell'”imbucato” perché ha messo la fascia tricolore e si è fatto vedere. Pregni di pregiudizio, lo hanno scambiato per una dodicenne che al concerto di Madonna sgomita per un selfie con la rockstar.
Avrà urtato sensibilità, “sdrumato” (come dicono a viale Togliatti) interessi particolari, irritato nervi scoperti. Magari nel conto ci avranno messo anche i matrimoni fra omosessuali trascritti da Marino in Campidoglio, l'incursione al Gay Pride e, buon peso, un malposto moralismo da etica luterana utile alla bisogna (scontrini per una “fojetta” dei Castelli e il gelatino al bambino). Le buche nelle vie? Ci sono dal tempo dei centurioni di Scipione nella Cinecittà del Duce e anche del sindaco-cineasta “I care”. I mezzi che scioperano d'improvviso, ogni santo venerdì? I turisti lo scambiano per un divertente atout offerto da astuti tour-operator invidiato a Berlino. Le periferie degradate? Furono la poetica di Pasolini e Mamma Roma, ma Argan, Petroselli, Vetere, Carraro e il sindaco col motorino le ammirarono come monumenti unici al mondo.
Solo che Veltroni & Rutelli sono furbi, avevano, e hanno, buona stampa e sono lodati, direbbe Totò, a prescindere, anche dopo anni, alla “Venite, adoremus!”, applauditi come il Nerone di Petrolini. Marino invece è il Candido di Voltaire, Parsifal magnogreco. E le “macerie” che, sempre in nome della “misericordia”, il Papa-Re scaglia da Oltretevere? Diversivi per non parlare di cose più serie (Mons. Charamsa?).
Marino (lo spiegherà fra poco) ha avviato un processo virtuoso, una coraggiosa rivoluzione di piccoli passi, che richiedeva tempo per maturare i frutti (“Natura non fecit saltus”). Al capolinea della Metro a Conca d'Oro e al Laurentino dicono che per questo è stato fatto fuori e che quindi è un'operazione arruffatamente di destra.
“I nemici che ci sono famigliari sono la malattia più pericolosa...” (Federico di Svevia). L'ingenuo chirurgo non lo aveva previsto. Così ora la stagione del Rinascimento di Roma rischia di interrompersi bruscamente, il Giubileo straordinario “della misericordia” derubricato a evento minore con prevedibile volo di stracci e schizzi di veleno e, come al gioco dell'oca, ricominciare daccapo chissà quando.
Domanda: Prof. Marino, qual è il suo stato d'animo?
Risposta: E' un momento che porta amarezza e dolore, soprattutto legati ai progetti e alla massiccia opera di risanamento avviata dalla mia Giunta in tanti settori, che spero non vadano perdute da chi verrà dopo di me.
D. Vuole parlarne scendendo nello specifico?
R. Penso alla chiusura della discarica di Malagrotta dopo 50 anni, all'apertura della Metro C (avvenuta nel 2014, ma originalmente programmata per l'anno 2000), all'avvio della sostituzione di 192mila lampadine LED nei lampioni della città, alle migliaia di gare che hanno fatto risparmiare centinaia di milioni, alle decisioni prese sul merito delle persone con il loro CV, invece che alla scelta degli amici con cui si prendono gli aperitivi sulle terrazze romane...
D. Cosa resterà di questi due anni vissuti così intensamente e anche pericolosamente?
R. Resterà sempre il ricordo di un'esperienza unica – umanamente e professionalmente – al di là di un epilogo di progressiva strumentalizzazione e di accuse infondate, lascio ai cittadini di Roma tanti tangibili segni di un cambiamento che mi auguro di cuore possa proseguire e fare di questa straordinaria città la capitale del G7 che può e deve diventare.
D. La sua parabola è chiusa o a primavera 2016 magari accarezza l'ipotesi di una sua lista con la meglio gioventù della città, seria, pulita, colta, disinteressata, tipo “Roma per bene”, la rivincita della società civile sulla politica in cancrena, comatosa dei professionisti?
Il silenzio del sindaco non è decodificabile. D'altronde, il 64% delle primarie e 614mila voti personali nel 2013 sono un patrimonio di sostanza che non si dissolve come neve al sole. Marino potrebbe anche emergere come leader nazionale, dando voce alla società civile soffocata dalle caste fameliche dei politici di professione, ma, dati i risultati, evidentemente non di vocazione.
Storie e leggende metropolitane di scontrini da baretto sotto casa, il conto della spesa della sora Lella in un paese di moralisti, di corruzione politica patologica, “ambientale” direbbe Di Pietro, di evasione a gogò, soldi nei paradisi fiscali. Aneddoti di Pande e multe (Panda rossa, non la Ferrari Testarossa di Cirino Pomicino che, prima Repubblica, andava in Rai a vedere il Napoli in bassa frequenza). Di viaggi per trovare sponsor per il fondo “Roma Heritage” (non profit specializzata in fund raising) e vacanze meritate: come se una macchina amministrativa non potesse marciare anche senza il suo massimo referente: siamo e saremo sempre il paese della mamma, la balia, la badante.
Manca solo “la cocaina in tasca” al sindaco che ha dato dimissioni “irrevocabili”, che a fine 2014 volevano inguaiare col vaso di Pandora di Mafia Capitale, prassi corruttive cristallizzate in “cultura” da anni-luce prima di lui, alla “a Frà, che te serve?”, amara eredità che, tracciando una discontinuità, ha combattuto con tutte le sue forze e di cui è vittima (infatti al processo fra qualche settimana pensa di costituirsi parte civile).
In parole povere: il cardiochirurgo è stato immolato dal Pd romano (chez-Orfini) e nazionale, perché non è un politico di professione, viene dalla cosiddetta società civile, riserva di caccia dei partiti senza più onore né immagine. Il Pd prima li cerca, li trova, li coccola, li mitizza, poi vuole condizionarli in tutto e per tutto, detta loro l'agenda e quando derogano dall'ortodossia, nel bene e nel male, soprattutto il male (pizzini collection), li sacrifica alla usa e getta.
Come fosse un giardiniere tamil, anche a Marino il Pd ha dato i 15 giorni, e così un elemento estraneo del paesaggio politico, il marziano a Roma, è stato rimosso, normalizzato, asfaltato. E invece di scaricare i Buzzi e i Carminati, e magari spiegare foto imbarazzanti di ministri pappa e ciccia con Renzi, fa dimettere un uomo per bene, onesto, amato dai romani. Che in queste ore – mentre Sel pensa a un Marino-bis anche in chiave anti-Grillo e i sindaci di Parigi (Anne Hidalgo) e New York (Bill Di Blasio) manifestano solidarietà – come se si sentissero derubati, sul web gli mostrano il loro affetto, firmano petizioni, lo invitano a ripensarci, stracciano le tessere Pd, buttano la scheda elettorale nel water e postano tutto su YouTube.
Marino soccombe momentaneamente nello scontro con i poteri forti dell'Urbe e ad limina. Ci è cascato anche Papa Francesco col suo “chiaro?” sillabato di ritorno dal viaggio negli Usa, a fine settembre. Alla “Eight World Meeting of Families” non lo aveva invitato il Vaticano, ma il sindaco di Filadelfia Michael Nutter, l'arcivescovo Charles Chaput e la Temple University: e tuttavia misericordiosamente gli dà dell'”imbucato” perché ha messo la fascia tricolore e si è fatto vedere. Pregni di pregiudizio, lo hanno scambiato per una dodicenne che al concerto di Madonna sgomita per un selfie con la rockstar.
Avrà urtato sensibilità, “sdrumato” (come dicono a viale Togliatti) interessi particolari, irritato nervi scoperti. Magari nel conto ci avranno messo anche i matrimoni fra omosessuali trascritti da Marino in Campidoglio, l'incursione al Gay Pride e, buon peso, un malposto moralismo da etica luterana utile alla bisogna (scontrini per una “fojetta” dei Castelli e il gelatino al bambino). Le buche nelle vie? Ci sono dal tempo dei centurioni di Scipione nella Cinecittà del Duce e anche del sindaco-cineasta “I care”. I mezzi che scioperano d'improvviso, ogni santo venerdì? I turisti lo scambiano per un divertente atout offerto da astuti tour-operator invidiato a Berlino. Le periferie degradate? Furono la poetica di Pasolini e Mamma Roma, ma Argan, Petroselli, Vetere, Carraro e il sindaco col motorino le ammirarono come monumenti unici al mondo.
Solo che Veltroni & Rutelli sono furbi, avevano, e hanno, buona stampa e sono lodati, direbbe Totò, a prescindere, anche dopo anni, alla “Venite, adoremus!”, applauditi come il Nerone di Petrolini. Marino invece è il Candido di Voltaire, Parsifal magnogreco. E le “macerie” che, sempre in nome della “misericordia”, il Papa-Re scaglia da Oltretevere? Diversivi per non parlare di cose più serie (Mons. Charamsa?).
Marino (lo spiegherà fra poco) ha avviato un processo virtuoso, una coraggiosa rivoluzione di piccoli passi, che richiedeva tempo per maturare i frutti (“Natura non fecit saltus”). Al capolinea della Metro a Conca d'Oro e al Laurentino dicono che per questo è stato fatto fuori e che quindi è un'operazione arruffatamente di destra.
“I nemici che ci sono famigliari sono la malattia più pericolosa...” (Federico di Svevia). L'ingenuo chirurgo non lo aveva previsto. Così ora la stagione del Rinascimento di Roma rischia di interrompersi bruscamente, il Giubileo straordinario “della misericordia” derubricato a evento minore con prevedibile volo di stracci e schizzi di veleno e, come al gioco dell'oca, ricominciare daccapo chissà quando.
Domanda: Prof. Marino, qual è il suo stato d'animo?
Risposta: E' un momento che porta amarezza e dolore, soprattutto legati ai progetti e alla massiccia opera di risanamento avviata dalla mia Giunta in tanti settori, che spero non vadano perdute da chi verrà dopo di me.
D. Vuole parlarne scendendo nello specifico?
R. Penso alla chiusura della discarica di Malagrotta dopo 50 anni, all'apertura della Metro C (avvenuta nel 2014, ma originalmente programmata per l'anno 2000), all'avvio della sostituzione di 192mila lampadine LED nei lampioni della città, alle migliaia di gare che hanno fatto risparmiare centinaia di milioni, alle decisioni prese sul merito delle persone con il loro CV, invece che alla scelta degli amici con cui si prendono gli aperitivi sulle terrazze romane...
D. Cosa resterà di questi due anni vissuti così intensamente e anche pericolosamente?
R. Resterà sempre il ricordo di un'esperienza unica – umanamente e professionalmente – al di là di un epilogo di progressiva strumentalizzazione e di accuse infondate, lascio ai cittadini di Roma tanti tangibili segni di un cambiamento che mi auguro di cuore possa proseguire e fare di questa straordinaria città la capitale del G7 che può e deve diventare.
D. La sua parabola è chiusa o a primavera 2016 magari accarezza l'ipotesi di una sua lista con la meglio gioventù della città, seria, pulita, colta, disinteressata, tipo “Roma per bene”, la rivincita della società civile sulla politica in cancrena, comatosa dei professionisti?
Il silenzio del sindaco non è decodificabile. D'altronde, il 64% delle primarie e 614mila voti personali nel 2013 sono un patrimonio di sostanza che non si dissolve come neve al sole. Marino potrebbe anche emergere come leader nazionale, dando voce alla società civile soffocata dalle caste fameliche dei politici di professione, ma, dati i risultati, evidentemente non di vocazione.
