“Essere comunità”: nascono le reti solidali per l’inclusione sociale
di Luigi Laguaragnella - Dopo l’appello lanciato da papa Francesco rivolto alle parrocchie e alle famiglie di accogliere almeno un immigrato o un nucleo familiare, in questo periodo di costanti flussi migratori, nel giro di un mese, è nato a Bari “Essere comunità, rete solidale per l’inclusione”, un programma di inclusione, di dialogo, di intercultura promosso dall’assessorato al Welfare del Comune.
L’assessora Bottalico, pochi giorni dopo l’appello del pontefice, in cui l’opinione pubblica veniva invasa dalle notizie di sbarchi e nuovi arrivi di immigrati, lanciò la proposta alle famiglie, alle associazioni, ai movimenti, per aderire a questo programma. Una piccola sfida in cui ha vinto, in pochissimo tempo, il senso della solidarietà e della collaborazione dei cittadini e delle realtà locali. Si è creata, così, una banca dati del volontariato, in cui hanno aderito oltre 70 famiglie, 100 migranti e tantissime associazioni ed enti del capoluogo pugliese che offrono le loro competenze ad una serie di attività che partiranno la prossima settimana.
Oltre 300 persone daranno vita alla “peereducation”, ossia una forma di mutuo aiuto tra persone di culture diverse. “Essere comunità”, quindi, è un vero e proprio esempio di cittadinanza attiva, in cui l’intercultura rende realmente orizzontali le relazioni, ponendo al centro lo scambio di saperi per conoscere e confrontarsi. Le attività sono tantissime e ognuna di esse è frutto della passione e della disponibilità di molti cittadini non solo baresi, di offrire del tempo al prossimo, nell’ottica dell’interscambio. In una sola parola: partecipare.
Il programma delle attività è ricco e variegato: dai quattro orti urbani ai corsi di alfabetizzazione informatica, dalle attività di arte terapia e narrazione ai laboratori di conversazione in lingua, dai laboratori di scrittura e lettura a quelli del riciclo.
In questa prima fase di formazione e promozione del percorso da intraprendere è fondamentale la conoscenza dei partecipanti che entreranno in contatto con equipe socio-pedagogiche e interculturali di sostegno, il coinvolgimento di mediatori culturali e tutor sociali, l’ufficio Migrazioni del Comune di Bari, gli operatori e gli psicologi dei servizi del welfare.
Grazie a “Essere comunità”, quindi, dovrebbe essere facilitata l’offerta di orientamento, supporto e segretariato sociale. E’ uno strumento informale che mette insieme e sullo stesso livello professionisti, cittadini, volontari e persone che usufruiscono dei servizi, ma ognuna di queste figure è coinvolta attivamente, appunto, è “alla pari” delle altre.
Il programma di iniziative, alcune delle quali già avviate, rientrano nel programma iniziato dall’assessora Bottalico di “realizzare occasioni concrete di confronto, conoscenza e scambio al fine di favorire esperienze di cittadinanza attiva e solidale, lavorare fianco a fianco in una dimensione paritaria in cui ciascuno impara dall’altro e, nel farlo, ha l’occasione di superare paure e diffidenze”.
Il percorso delle attività e dei laboratori, consultabile sul sito del Comune di Bari, (http://www.comune.bari.it/portal/page/portal/bari/novitaPortale/notizie?idn=12446), avrà una durata di sei mesi, prorogabile per altri sei e ogni cittadino o migrante potrà partecipare al laboratorio di interesse, contattando le sedi ospitanti.
L’assessora Bottalico, pochi giorni dopo l’appello del pontefice, in cui l’opinione pubblica veniva invasa dalle notizie di sbarchi e nuovi arrivi di immigrati, lanciò la proposta alle famiglie, alle associazioni, ai movimenti, per aderire a questo programma. Una piccola sfida in cui ha vinto, in pochissimo tempo, il senso della solidarietà e della collaborazione dei cittadini e delle realtà locali. Si è creata, così, una banca dati del volontariato, in cui hanno aderito oltre 70 famiglie, 100 migranti e tantissime associazioni ed enti del capoluogo pugliese che offrono le loro competenze ad una serie di attività che partiranno la prossima settimana.
Oltre 300 persone daranno vita alla “peereducation”, ossia una forma di mutuo aiuto tra persone di culture diverse. “Essere comunità”, quindi, è un vero e proprio esempio di cittadinanza attiva, in cui l’intercultura rende realmente orizzontali le relazioni, ponendo al centro lo scambio di saperi per conoscere e confrontarsi. Le attività sono tantissime e ognuna di esse è frutto della passione e della disponibilità di molti cittadini non solo baresi, di offrire del tempo al prossimo, nell’ottica dell’interscambio. In una sola parola: partecipare.
Il programma delle attività è ricco e variegato: dai quattro orti urbani ai corsi di alfabetizzazione informatica, dalle attività di arte terapia e narrazione ai laboratori di conversazione in lingua, dai laboratori di scrittura e lettura a quelli del riciclo.
In questa prima fase di formazione e promozione del percorso da intraprendere è fondamentale la conoscenza dei partecipanti che entreranno in contatto con equipe socio-pedagogiche e interculturali di sostegno, il coinvolgimento di mediatori culturali e tutor sociali, l’ufficio Migrazioni del Comune di Bari, gli operatori e gli psicologi dei servizi del welfare.
Grazie a “Essere comunità”, quindi, dovrebbe essere facilitata l’offerta di orientamento, supporto e segretariato sociale. E’ uno strumento informale che mette insieme e sullo stesso livello professionisti, cittadini, volontari e persone che usufruiscono dei servizi, ma ognuna di queste figure è coinvolta attivamente, appunto, è “alla pari” delle altre.
Il programma di iniziative, alcune delle quali già avviate, rientrano nel programma iniziato dall’assessora Bottalico di “realizzare occasioni concrete di confronto, conoscenza e scambio al fine di favorire esperienze di cittadinanza attiva e solidale, lavorare fianco a fianco in una dimensione paritaria in cui ciascuno impara dall’altro e, nel farlo, ha l’occasione di superare paure e diffidenze”.
Il percorso delle attività e dei laboratori, consultabile sul sito del Comune di Bari, (http://www.comune.bari.it/portal/page/portal/bari/novitaPortale/notizie?idn=12446), avrà una durata di sei mesi, prorogabile per altri sei e ogni cittadino o migrante potrà partecipare al laboratorio di interesse, contattando le sedi ospitanti.
