Vaccini: sì o no? Risponde il pediatra


di Pierpaolo De Natale - C'è un tema che negli ultimi giorni si è fatto largo tra le notizie di cronaca di tutti i quotidiani nazionali, dividendo sia l'opinione pubblica che quella scientifica. Vaccinazioni sì o no? Un preoccupante dato diffuso dall'Agenzia italiana del farmaco rende noto che la percentuale di popolazione vaccinata contro patologie eradicate (come morbillo, epatite B, tetano e poliomelite) è scesa sotto il 95%, una soglia di sicurezza necessaria per garantire l'immunità di gregge. Ma di cosa si tratta? È detta immunità di gregge quella situazione in cui una persona non immune risulta comunque tutelata dalla malattia, perchè i soggetti vaccinati riducono la circolazione dei virus e dei batteri responsabili della patologia. La rapida circolazione di sedicenti ricerche scientifiche e la disinformazione dei diretti interessati hanno però provocato un vero scetticismo dei genitori che, diffidenti, hanno smesso di vaccinare i propri figli.

Risale a inizio ottobre l'esperienza di Alice Pignatti, madre di una bimba che a quaranta giorni dalla nascita si è ammalata di pertosse. "Subito sembrava un raffreddore. Poi sono iniziati i primi colpi di tosse, sembrava ululasse. E poi soprattutto le mancava il respiro. Ci siamo spaventati tantissimo e siamo andati in pronto soccorso. Qui non ci sono stati più dubbi, era pertosse. Ed era drammatico perché non si poteva fare nulla. L’antibiotico serviva solo ad evitare che contagiasse altre persone. Ma per lei non c’era una cura. Solo, potevamo aiutarla a respirare meglio tenendola sollevata, mettendoci in una posizione precisa. Ma la realtà è che eravamo impotenti. Anche quando siamo tornati a casa è stato difficile. E non nascondo che ancora oggi ho una gran paura ogni volta che tossisce”. Con queste parole Alice ha raccontato la propria vicenda all'Huffington Post e, dopo aver vissuto il drammatico momento, ha lanciato una petizione. "Chiediamo che i vaccini diventino obbligatori per l'accesso alle strutture scolastiche come avviene in altri paesi, per garantire ai nostri figli un futuro migliore" - scrive su Change.org, dove la sua iniziativa ha raccolto quasi trentamila firme.


La mobilitazione dei genitori non finisce qui. Miriam Maurantonio, madre bolognese, ha lanciato l'hashtag #iovaccino, per promuovere una campagna contro la disinformazione. La sua idea è subito diventata - ed è il caso di dirlo - "virale". Nella sua regione è sorta la pagina Facebook "Consigli da mamma a mamma", un'iniziativa che si è presto diffusa in altre regioni italiane e che riunisce gruppi di migliaia di genitori. 

Per far chiarezza sul tema, oggi incontriamo il dott. Danilo Falciatore, medico pediatra di libera scelta presso l'Asl di Bari.

dott. Danilo Falciatore

Vaccinarsi o ammalarsi? Quali i rischi e quali i benefici?
Gli studi epidemiologici condotti ormai da decenni hanno evidenziato come il rischio delle complicanze da vaccino sia di gran lunga inferiore rispetto al rischio di complicanze da malattia prevenibile da vaccino. Non solo, ma anche il tipo di “complicanze” e la loro intensità sono senz’altro più lievi in conseguenza delle vaccinazioni rispetto alla malattia naturale. Un esempio per tutti quello del morbillo: i dati del Centers for disease control and prevention di Atlanta (USA) evidenziano ad esempio un rischio di encefalite o reazione allergica severa da vaccino stimato in 1 caso su 1 milione di dosi, viceversa il rischio di encefalite da malattia risulta essere di 1 su 2000 casi di morbillo ed il rischio di morte di 1 su 3000 casi della stessa malattia. Questo dato sul morbillo è esattamente riproponibile per tutte le altre vaccinazioni comparate alla corrispondente malattia. Dunque i rischi da vaccino, comunque modesti, devono sempre essere confrontati con i loro benefici.


È corretto somministrare vaccini già dai tre mesi o il neonato è ancora piccolo per essere esposto agli antigeni della malattia?
Il sistema immunitario dell’uomo nel corso del tempo si è evoluto per difendersi dai microbi che ci circondano. Il neonato presenta questa capacità di difendersi dalle infezioni con una autonoma produzione anticorpale sin dai primi mesi di vita, altrimenti non basterebbero gli anticorpi trasmessi dalla mamma durante la gravidanza per poter sopravvivere a microbi potenzialmente mortali. Ovviamente il sistema immunitario del bambino piccolo non è ancora completo, ma è comunque in grado di rispondere in maniera adeguata ai vaccini anche combinati così da produrre anticorpi difensivi nei confronti delle malattie. In più, l’introduzione di vaccini “coniugati” (ovvero vaccini in cui un polisaccaride viene legato chimicamente ad una proteina carrier) ha consentito di rendere tali vaccini ancora più “immunogeni” e quindi di consentire la risposta immunitaria anche a bambini molto piccoli: un esempio di vaccino coniugato è il vaccino contro la meningite.


Bisogna diffidare dai vaccini combinati?
Assolutamente no. I vaccini combinati non solo sono sicuri come i vaccini presi singolarmente, anzi la metodica della combinazione ne aumenta le capacità immunogene con un rischio di effetti collaterali sovrapponibile a quello riportato per i singoli vaccini. Solo l’introduzione del vaccino combinato per morbillo-rosolia-parotite-varicella (in passato si faceva separatamente quello per morbillo-rosolia-parotite e quello della varicella) aveva, in una prima fase, evidenziato una maggiore possibilità di febbre elevata e a volte di convulsioni febbrili: queste ultime conseguenza della febbre elevata, ovviamente, e non del vaccino. Ma via via che il vaccino combinato MPRV è stato più largamente usato, si è visto che anche questa evenienza risultava essere poco probabile e comunque non statisticamente rilevante rispetto alle somministrazioni separate dei due vaccini. Infine, dato non trascurabile, l’introduzione dei vaccini combinati ha consentito di snellire il calendario vaccinale evitando continui accessi dei genitori ai centri vaccinali e, soprattutto, una minore quantità di iniezioni a cui sottoporre il bambino.


Nei vaccini sono presenti sostanze cancerogene?
Nella maniera più categorica no! I vaccini sono costituiti da agenti microbici interi vivi e attenuati o inattivati o uccisi, oppure da componenti del microbo o sostanze da esso prodotte o proteine ottenute da sintesi, oppure da antigeni polisaccaridici coniugati con proteine “veicolanti” tali da aumentarne l’immunogenicità. Null’altro. In passato era presente in alcuni vaccini un derivato mercuriale che è stato ormai da anni completamente eliminato dalla produzione dei vaccini. Ma anche quando era presente era senz’altro in quantità tali da non arrecare alcun danno al bambino. Purtroppo c’è la tendenza tra i genitori a cercare il “demone” nel vaccino senza sapere (o facendo finta di non sapere) che nella innocente e prelibata soglioletta che diamo ai nostri bambini c’è più mercurio e più metalli pesanti di quanto ce ne fosse in passato in alcuni vaccini. E la recentissima storia delle sostanze cancerogene riscontrate nelle carni lavorate viene scotomizzata da quei genitori che magari non vaccinano i loro figli ma li rimpinzano di wurstel ed altri alimenti e bevande davvero dannose per il nostro organismo.



Il vaccino può causare autismo. Verità o falso mito?
È storia ormai morta e sepolta. Ci sono montagne di studi scientifici condotti in ogni parte del mondo con assoluto rigore scientifico che dimostrano con assoluta certezza e senza ombra di smentite che le vaccinazioni non possono causare in alcun modo l’autismo. Sono ormai passati quasi vent’anni da quando Andrew Jeremy Wakefield fraudolentemente alterò i dati di uno studio sulla correlazione tra vaccini ed autismo al fine di sostenere cause giudiziarie da parte di un avvocato nei confronti delle aziende produttrici di vaccini. Il problema reale fu che tale lavoro venne pubblicato su una delle maggiori riviste mondiali di medicina il Lancet. Il Wakefield poi, reo confesso, venne radiato dalla professione di medico e il Lancet dovette scusarsi pubblicamente con l’opinione pubblica scientifica per aver pubblicato un lavoro “non verificato”. Purtroppo siamo ancora lontani dalla definizione eziologica dell’autismo: alcuni studi invocherebbero alterazioni genetiche a carico del cromosoma 11 o di altri cromosomi, ma comunque vi è ormai la certezza che si tatti di una malattia “multifattoriale”. I riscontri autoptici su soggetti autistici comparati con soggetti normali hanno mostrato che alcune strutture cerebrali presentano aumentata densità delle cellule nervose e ridotte dimensioni delle stesse oltre ad altre alterazioni morfologiche del cervello. Queste evidenze suggeriscono che difetti molto precoci (primo trimestre di gravidanza!) nell’organizzazione del cervello siano in parte responsabili delle alterazioni comportamentali e neurologiche delle sindromi dello spettro autistico.

Pensa che sia giusto introdurre l'obbligo di vaccinazione come requisito di ammissione alla scuola primaria?
Penso che non debba essere necessario un obbligo per far fronte al pericolo del ripresentarsi di malattie ormai scomparse grazie ai vaccini come il vaiolo, la poliomielite ecc. Ritengo che l’opinione pubblica, sostenuta dal consiglio e dalle sollecitazioni di medici adeguatamente preparati in ambito vaccinale (e mi permetto di dire che gli specialisti in Pediatria ed in Igiene sono quelli sicuramente più addentro all’argomento), prenda coscienza del reale rischio di un calo delle coperture vaccinali. Il rischio creato dalle famiglie che non vaccinano i loro bambini, non ricade solo sui loro figli ma sull’intera popolazione perché il muro erto dalle vaccinazioni nei confronti di malattie epidemiche inizia a presentare falle attraverso le quali i virus ed i batteri ricominciano a circolare ed a riprodursi. In tal modo il problema diventa di sanità pubblica perché viene messa a repentaglio anche la salute dell’intera popolazione. In questo caso l’unico modo di arginare il problema diventa l’obbligo vaccinale.


Negli ultimi tempi l'opinione pubblica sta rivalutando il ruolo che una corretta alimentazione può ricoprire nell'avere una vita lunga e sana. Mangiare i cibi giusti offre al bambino un sufficiente scudo immunitario o serve altro?
Sicuramente una sana alimentazione ed uno stile di vita corretto (dicasi attività motoria adeguata e vita all’aria aperta) offrono al bambino, ed in genere all’uomo, una condizione ottimale per il proprio organismo e quindi per il sistema immunitario. Ma questo non può bastare a contrastare la moltitudine di malattie infettive veicolate da virus e batteri. Basti pensare che in epoca prevaccinale (quella dei nostri nonni e bisnonni) la qualità di vita intesa come genuinità dei cibi e dell’ambiente era senz’altro migliore rispetto ad oggi, ma le cause di decesso da infezioni all’epoca erano di gran lunga superiori a quelle attuali dove, nonostante inquinamento urbano, pesticidi e quant’altro, il tasso di mortalità da infezioni virali e batteriche è davvero bassissimo.

Inoltre si apre un altro interrogativo dalla sua domanda: ma siamo davvero sicuri che le famiglie di oggi siano davvero attente alla sana alimentazione ed ad uno stile di vita corretto per i loro bambini? I dati epidemiologici sull’incidenza dell’obesità infantile, per esempio, sembrerebbero contraddire questa ipotesi.

Infine, come convincerebbe un genitore che non intende vaccinare il proprio figlio?
Ritengo che quanto fin qui ci siamo detti sia il miglior strumento per chiarire (più che convincere) i genitori a vaccinare i loro figli. È fondamentale che il Pediatra e l’Igienista incaricato ad un centro vaccinale abbiano la capacità e la pazienza di essere a completa disposizione delle famiglie per chiarire i dubbi e le perplessità che quotidianamente le assillano e che sono frutto di una campagna di diffamazione e di disinformazione messa in atto soprattutto sui social a cui, purtroppo, sempre più spesso la gente si affida. La mancanza del dialogo tra medico e famiglia è foriera di falsi convincimenti e pregiudizi: in questo la pediatria di famiglia ha un ruolo fondamentale essendo il pediatra il medico a cui i genitori si rivolgono con fiducia sin dai primi giorni della nascita del loro piccolo e a cui affidano la salute dello stesso.

Concludo con una frase di Georg Cristoph Lichtenberg fisico e scrittore tedesco vissuto nella metà del settecento che diceva “Il dubbio non deve essere niente più che vigilanza altrimenti può diventare pericoloso”.