Barletta, al teatro “G.Curci” il senso della vita in attesa della “Dipartita finale”

di NICOLA RICCHITELLI – Disquisire del senso della vita in attesa che arrivi la morte: la si potrebbe riassumere così la commedia scritta, diretta e interpretata da Franco Branciaroli, andata di scena quest’ultimo week end di febbraio al teatro “G.Curci” di Barletta.

Sul palco circa trecento anni di tre grande teatro -Gianrico Tedeschi ha 96 anni, Ugo Pagliai ne ha 78, lo stesso Branciaroli è a quota 68, e il più relativamente giovane Maurizio Donadoni ha 58 primavere - tre generazioni di attori chiamati a raccolta che appartengono alla storia del teatro italiano per raccontare un mondo affossato nell’assenza di valori.

Il tutto si svolge lungo il Tevere in un spazio indefinito, Pol sonnecchia in un letto sfatto e ciò nonostante riesce a farsi obbedire da Pot che subisce ogni tipo di vessazione perché non ha il coraggio di abbandonarlo. Il Supino, che crede di essere immortale, parla solo con Pot, bisbigliando. Forse Pot è l’unico che lo capisce. Pol e Pot si agitano per cercare una “Fine” desiderata con timore, mentre il Supino immobile pensa e ripensa al senso della sua esistenza. Un essere appartenente alle file degli eterni, gli immortali, che non ha voluto seguire verso l’Olimpo, luogo della non-fine, non desiderando “finire di finire”. La ragione di questa scelta verrà svelata per ultima, con un messaggio di Supino ai suoi simili che, pur nella loro posizione privilegiata, bramano di conoscere le sue conclusioni agli interrogativi dei mortali. Nel frattempo Supino se ne sta sdraiato ad ascoltare i discorsi dei due morituri Pol e Pot, condividendone il destino esiziale. A quella dimora malconcia appare all’improvviso un figuro losco, la cui mano cinge una falce e dal cui abito corvino emergono due cornetti rossi: la Morte (Franco Branciaroli). Essa avanza e, privata della sua solennità, si intrattiene con Pol, prendendo a prestito il napoletano di Totò, e gioca a carte. Risvegliatosi dal sonno, Supino si accorge della presenza della Morte, impugna una mazza e la colpisce ripetutamente con vigore.

Nonostante lo spessore interpretativo degli attori presenti sul palco bisogna dire che la commedia pur offendo spunti interessanti – affrontando temi che possono apparire a tratti profondi a tratti meno – nel complesso si è rivelata assai noiosa, privo di un ritmo capace di coinvolgere il pubblico presente in platea.

(FOTO DI ROSALBA PARADISO)