“Tutti possiamo volteggiare”: la giovane Caterina Bottalico lo spiega nel suo libro

di LUIGI LAGUARAGNELLA - Tutto il vissuto di una giovane ragazza non è semplice racchiuderlo in un libro. Nonostante la giovinezza, infatti, gli avvenimenti, le scoperte, le avventure o le disavventure non sono semplici da racchiudere in un proprio ordine di senso e di logica in modo da poter trasmettere messaggi di, speranza, coraggio, un pizzico di spensieratezza a partire proprio dalla vita.

Caterina Bottalico, classe 1989, dopo aver terminato il percorso universitario in Giurisprudenza, prima sua passione, si è iscritta alla facoltà di Psicologia, altra sua materia preferita, presso l’Università di Chieti. Ma Caterina non fa dei suoi studi qualcosa di astratto, anzi è impegnata nella vita sociale, ricca di relazioni e amicizie, seppur limitata fisicamente da una paralisi cerebrale che la costringe su una sedia a rotelle, ma non le vieta di “volteggiare” verso un senso di vita pieno. Ispirata dal calore dell’estate e dalle onde marine ha recentemente pubblicato il suo libro “Tutti possiamo volteggiare” che può rientrare nella sua missione di vita, cioè, come lei dice, dopo esser stato accolto gentilmente a casa sua “cercare di fare sensibilizzazione sociale”. Caterina, infatti, è spesso impegnata nelle scuole dando una vera e propria testimonianza di vita e anche con Telethon e quello che tiene a sottolineare è la “voglia di impegnarmi e far prevalere e trasmettere la felicità, che non è utopia”.

Ha scritto “Tutti possiamo volteggiare” un piccolo volume che partendo dagli argomenti di studio della scrittrice fino alle sue inclinazioni artistiche o intellettuali che, da un capitolo all’altro, sono legati, senza dubbio da una forza vitale e creativa. Nel libro si parla della giurisprudenza, della filosofia, della fotografia, della psicologia, della poesia, di tutti quegli elementi che hanno formato anima e conoscenze di Caterina ed è nato nella ragazza “un bisogno di mettere ordine al percorso spirituale, filosofico, o delle cose studiate a scuola o all’Università per capitalizzare e mettere insieme le conoscenzee offrire concetti, linee guida che non vogliono essere insegnamento, ma vogliono far emergere l’affettività e la sensibilità”. La scrittura del libro per Caterina si è rivelata quello strumento efficace e di sintesi. Lei dice, infatti: “Mi è servito per rendermi conto, essere consapevole”. Nasce, quindi, dalla scrittura, quella sfida nella ricerca personale che come dice con convinzione “non è certamente come parlare con gli amici”. Anche se di relazioni e amicizia Caterina ne è piena.

Il libro volteggia tra una materia, una scienza e l’altra, mostrando in alcune pagine un senso di ringraziamento, in altre elementi di benessere legati soprattutto all’animo, in altre la voglia di esprimere la propria esperienza perché in fondo quello che ognuno può comunicare all’altro è ciò che vive o ha vissuto. Interessante è la parte della giurisprudenza perché parla di diritti e doveri dei genitori verso i figli e viceversa ed esamina molto chiaramente le leggi che esistono per tutelare una miglior vita delle persone disabili e la loro famiglia. Sono descritti elementi interessanti che nella loro semplicità di scrittura chiarificano e ribadiscono alcuni concetti.

“Molta gente crede che queste leggi siano solo a vantaggi di chi ha problemi. Credo che le leggi siano l’unico strumento reale e concreto che la società possiede per agevolare soprattutto la vita di queste  persone e i loro familiari. Purtroppo non sempre sono messe in pratica. Esistono leggi che dovrebbero aiutare anche la scuola che, se ben supportata può rendere la persona con situazioni gravi davvero libera di esprimere i propri pensieri e capacità.”Questa parte del libro si sofferma a lungo sulle relazioni familiari e sul tema della responsabilità. Sollecitata ad approfondire questo argomento, Caterina risponde: “Il rapporto tra genitori e figli non deve essere di subordinazione, ma di rispetto reciproco. Deve essere fatto un passo in avanti anche a livello giuridico sotto questo aspetto. Sono proprio le leggi che aiutano Spesso si perde il ruolo, invece le leggi aiutano a far capire le dignità di questi due ruoli, genitori e figli senza che uno prevarichi sull’altro”. Continua a parlare della famiglia, anche perché sollecitata: “Parte tutto da lì ed è il primo nucleo attraverso cui ogni persona debba affermarsi per quello che è.” Non manca in Tutti possiamo volteggiare i riferimenti di come la famiglia può reagire alla diverse situazioni.

Tralasciando la parte giuridica c’è una parte del libro a cui ti senti legata? 
La parte in cui descrivo tutti i miei sentimenti che si esprimono con la fotografia, con la poesia. Nella parte “dipingere un amore” spiego il mio modo di amare,l’amore verso gli altri e la vita. Qui c’è la vera essenza di ciò che penso dell’amore, che continua nella parte in cui accenno alla filosofia di Aristotele.

Hai avuto difficoltà nella stesura? 
Come nella mia vita, ho trovato difficoltà, ma ho sempre avuto la forza di trovare il lato positivo e questo un po’ emerge nel libro. Volendo tutti i giorni ho difficoltà, ma l’essenziale e fare strumento positivo di ciò che è negativo.

Le viene poi chiesto di spiegare il titolo “Tutti possiamo volteggiare”.
“E’ un senso figurato che aiuta a pensare ad andare oltre non solo a livello fisico, ma volteggiare tra i pensieri e poi metterli in pratica in un susseguirsi di azioni. I pensieri, infatti, portano, velocemente o lentamente a qualcosa”.

In poche pagine sono descritti concetti di diversi argomenti, ma qual è la tua materia preferita?
Vedendo la vitalità di Caterina è inevitabile chiederle se oltre la famiglia, anche l’amicizia abbia giocato un ruolo fondamentale. “Certo. Le relazioni aiutano a migliorare ad avere uno scambio con gli altri”.

E invece vuoi parlare dell’aspetto dell’interiorità che si legge tra le righe del tuo libro?
E’ vero, nonostante sia estroversa, proprio dal libro si vede che c’è de dell’isolamento. Solitamente agisco così: verso la gente mostro il lato positivo, nella solitudine celo i lati negativi.

Hai in testa altri progetti? Hai in testa di scrivere altro?
Ho mille pensieri, vorrei scrivere altro, ma intanto partendo da questo libro voglio continuare a sensibilizzare. Su molti argomenti la gente, non sempre è predisposta. Se avessi scritto la mia storia magari suscitando pietà, sarei stata più popolare, avrei raggiunto più persone. Però, per scelta ho voluto far vedere la diversità in sè non con una storia strappalacrime che sarebbe stata più commerciale. Credo di essere una persona come tutti e non ho voluto strumentalizzare anche  per non infrangere la mia intimità.

Caterina sta promuovendo Tutti possiamo volteggiare in vari locali di Bari, parlando in radio e rilasciando interviste come queste. Grazie a questa sua esperienza di promozione sta incontrando ancora una volta tanta gente. Come pensi che la gente recepisca il messaggio del tuo libro?
Alcuni dicono sia bello, altri dicono che faccia commuovere. Parla di diverse cose e quindi diversi sono i pareri di chi già l’ha letto, ma c’è un filo conduttore in tutto. Contiene elementi e contenuti di diverso settore. So che molti si sono commossi, forse perché la gente è abituata a vedermi positiva e quindi hanno notato un elemento nuovo. Un professore, invecemi ha detto che emerge una dolce malinconia, ossia una voglia di fare le cose, e riflettere su quelle che sono le situazioni.”
Tutti possiamo volteggiare, quindi è la testimonianza che tutti possono e devono fare qualcosa, sentirsi protagonisti della loro vita, trovare delle linee, dei fili che permettono di aggrapparsi e volare oltre gli ostacoli che spesso sono solo nella testa. E scoprire che nella normalità della vita, c’è proprio la vitalità che si cerca.
Caterina probabilmente si incontrerà in giro per Bari a promuovere la sua opera, ma Tutti possiamo volteggiare si può acquistare contattandola direttamente su Facebook alla pagina del gruppo “Tutti per Caterina Bottalico”.