Brexit, si riaccende dibattito. Juncker avverte, "Voto fuori è fuori"

Giorno cruciale per il destino dell'Inghilterra e dell'Ue. Aperti stamani i seggi nel Regno Unito dalle 7.00 ora locale (le 8.00 in Italia) e fino alle 22.00 per il referendum sulla Brexit, destinato a decidere della permanenza o meno di Londra nell'Ue. Chiamati al voto circa 46,5 milioni di elettori.

Il quesito e' secco: "Il Regno Unito deve rimanere un membro dell'Unione Europea o uscire dall'Unione Europea?". E le alternative sono due: "Remain" o "Leave", dentro o fuori. Gli ultimi sondaggi indicano un testa a testa.

Il premier britannico David Cameron ha votato poco prima delle 09:00 locali, a Londra.

ULTIMI SONDAGGI: 'BREMAIN' IN TESTA - Gli ultimi sondaggi danno i 'Remain' a 55%, mentre i 'Leave' sembrano al 45%. Sono i dati che Bloomberg riporta in questo momento.

Quindi Bremain leggermente avanti. E anche il Poll of Polls del FT (che sintetizza tutti i vari sondaggi) riporta un risultato molto simile.

Chi fa la differenza, ovviamente, sarà la percentuale degli indecisi che, alla fine, secondo molti, preferiranno il “non cambiamento”.
Intanto due sondaggi dell'ultim'ora, diffusi nell'imminenza dell'apertura dei seggi per il referendum britannico sulla Brexit, danno il fronte del si' all'Ue (Remain) in vantaggio su quello del no (Leave): Yougov di un soffio, con il 51% contro il 49, mentre Comres piu' nettamente, 54% a 46. Poche ore fa altri due istituti avevano invece dato leggermente in testa Leave. I dati di un'ultima rilevazione, di Ipsos-Mori, completata oggi come impone la legge, sono attesi in mattinata.

Durissimo il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, che avverte senza se e senza ma: un voto "fuori è fuori" dall'Ue, quindi "voglio dire agli elettori britannici che non ci sarà nessun altro tipo di negoziato" dopo quello già concluso a febbraio con l'Ue dove il premier David "Cameron ha ottenuto il massimo di quello che poteva avere e noi abbiamo concesso il massimo di quello che potevamo dare". "E' dall'inizio della campagna elettorale che difendo il punto di vista che abbiamo bisogno di un accordo giusto ed equo con la Gran Bretagna, ed è quello che abbiamo fatto" al vertice Ue di febbraio, ha sottolineato Juncker. La Commissione Ue "non gioca un ruolo" nel voto di domani ma, ha ribadito, "è una cosa buona che la Gran Bretagna resti nell'Ue". "Bisogna però vedere il risultato delle urne", ha aggiunto cauto, rifiutandosi di aggiungere altro alle domande in caso di voto finale a favore della Brexit.

Intanto l'indipendentista Nigel Farage lancia il suo assalto finale alla vigilia del referendum sulla Brexit e afferma che domani sarà un "independence day" per i britannici. In un acceso intervento nel centro di Londra, il leader euroscettico ha puntato il dito contro l'Unione europea, definendola come un "cartello del grande business" che tarpa le ali all'economia del Regno Unito. E sostiene che il processo di dissoluzione dell'Unione è inarrestabile: "Anche se noi scegliamo Remain saranno la Danimarca o l'Olanda che voteranno per uscire". Contrattacca David Cameron, leader non ufficiale dei Remain: E' una ''assurdità'' parlare di ''independence day''.

Cameron ha criticato Farage e l'ex sindaco di Londra, il conservatore Boris Johnson, che nei loro ultimi comizi in favore del divorzio da Bruxelles hanno evocato per domani un giorno dell'indipendenza per il Regno Unito dall'Europa. Cameron ha affermato che il Paese è pienamente sovrano e questa consultazione popolare ne è la riprova.