OPINIONE. Il sindaco? Deve avere la “patente”

di FRANCESCO GRECO - C'era da prevederlo, ma l'acredine che circonda Virginia Raggi in queste prime settimane di governo della Capitale, svela pregiudizi antichi un sacco turgidi. Alla povera sindaca viene addebitato di tutto, di più. Anche la pioggia. Forse che ai tempi di Petroselli, Argan, Vetere, Carraro, Veltroni, Rutelli, Alemanno, Marino non pioveva mai e Roma era arsa e sitibonda, come dice il poeta?

E Oltretevere solo ora si accorgono della pioggia che blocca la città? Cosa doveva fare la Raggi, raccoglierla col cucchiaino come il bambino della favola di Sant'Agostino? Sembra quasi che le critiche il Vaticano ce l'avesse in stand-bye da decenni, risparmiandole ai sindaci di prima (magari perché indolenti sull'Imu al patrimonio immobiliare ecclesiastico) per scagliarle su una ragazza ai primi passi. Che comunica per tempo l'indisponibilità a un incontro con l'Azione Cattolica, ma è lo stesso “macellata” per non esserci andata, come se le fosse arrivata la cartolina-precetto e non valesse il principio della libera Chiesa in libero Stato.

Appaiono perciò frettolose, oltre che ingiuste e ingenerose, le critiche di stampa e tg al completo. Ciò smaschera due elementi: il degrado della politica, la vera antipolitica, e anche di chi la racconta, che fa pendant spazzando la polvere sotto al tappeto, poiché i media “coprono” i politici che hanno ridotto Roma in questo stato per ragioni di militanza, di ideologia, di contiguità ideale. Per i loro “referenti” minimizzano tutto, per i “nemici” enfatizzano all'ennesima potenza.

Secondo: l'impossibilità ontologica di un rinnovamento serio, vero, reale, di darsi altre prospettive di governo e di civiltà, per cui si rema contro per pregiudizio, per interesse, del proprio partito o dei propri editori. E si ostacola ogni vento nuovo. E il “nuovo” è anche la fine dei rapporti morbosi tra media che spiano dal buco della serratura violando ogni etica. Così sparisce il diritto alla privacy di ogni persona.

Che l'impresa del M5S e della Raggi fosse disperata lo si era capito sin da subito. Tali e tanti sono gli interessi di lobby e logge varie, gruppi di potere e di sottopotere che rischiano di restare senza greppia e di cui Mafia Capitale era solo l'iceberg.

Però i romani intelligentemente avevano deciso di tagliare i viveri a tutti dando un plebiscito alla sindaca, intuendo che era fuori e anzi contro queste logiche che avevano condotto al dissesto (13 mld di passivo) e al degrado, materiale e morale.

La parabola della Raggi comunque impone al M5S una profonda riflessione: amministratori non ci si improvvisa, e essere nuovi, freschi, puliti e animati dalle migliori intenzioni, può essere solo un punto di partenza. Poi occorre avere, oltre che un programma chiaro e innovatore, anche una cultura amministrativa specifica della macchina che manda avanti un Comune, Provincia, Regione.

Urge pertanto – e vale per tutti - una scuola di formazione per aspiranti amministratori che insegni i rudimenti a chi si approssima a governare gli enti locali. Per candidarsi occorrerà esibire una sorta di “patente” che metta al sicuro i cittadini da persone che si improvvisano amministratori, ma anche demagoghi abili nel manipolare il consenso e sfruttare la buona fede dei cittadini e che, avendo estorto il consenso con ogni sorta di menzogna e lusinga, oltre che col voto di scambio, poi governeranno proni ai poteri forti e talvolta oscuri, contro gli interessi dei cittadini chiamati poi a saldare il conto dei “buffi”.