FEDE. 'Cinque minuti con Cristo', e con noi

di FRANCESCO GRECO - “Salvaci, siamo perduti!... Perchè avete paura, uomini di poca fede?”. Ho ricevuto “Cinque minuti con Cristo” (commento al Vangelo quotidiano 2016), di Gianfranco Ravasi, Edizioni San Paolo, Milano 2015, pp. 270, euro 14,00, pochi minuti dopo aver letto su un giornale una lettera di don Mario Foradini: “Andando a benedire le famiglie, trovo sempre più giovani che si dichiarano non credenti, atei. Ciò che è triste, è che sono tutti dei battezzati, sovente ragazzi che hanno frequentato per anni gli ambienti cattolici. L'ateismo è un bene o un male per la società? Credere solo in se stessi e non in Dio è meglio o peggio? Su quali basi questi ragazzi fondano il concetto di bene e di male? Ma soprattutto chi riempie la loro solitudine?”.
 
E mi sono chiesto se fra questo libro e la realtà della lettera ci sono delle relazioni carsiche, o anche di superficie. Chi, cosa riempie il vuoto interiore di quei ragazzi, posto che essi lo avvertano e lo legittimino a se stessi, il che non è certo.
 
In tempi in cui i mezzi sono diventati fini e le icone, i feticci della modernità trasfigurati in nuove divinità, o decodificate e vissute come tali, affollati di una semantica posticcia, distante, alienante, solipsistica, feticista. I social, per dire, il dio-pixel.
 
“Per dare un'anima alle nostre giornate”, un significato alle parole derubate del loro etimo primitivo, e in definitiva alle nostre esili, caduche vite, cerchiamo – fa trend - lontano da noi formule alchemiche barocche, esotiche, improbabili elisir, ci illudono, e ci illudiamo di averlo trovato, da eterni Peter Pan, con l'ultimo gadget della tecnica e della scienza con cui stare sempre connessi con il mondo e gli altri, ma sconnessi da noi stessi. E se invece cercassimo – credenti e non – più vicino?
 
Questo libro contiene “153 grossi pesci”, gocce d'acqua fresca nell'arsura del nostro deserto quotidiano, dei valori relativizzati, della perfida secolarizzazione (ci sono chiese senza messa, perchè non c'è nessuno che ascolta).
 
“Abbiate la carità, conservate l'umiltà, accumulate i tesori della santa povertà”, (San Domenico Guzman).
 
Ravasi porge concetti alti e pregni col garbo e la modestia del divulgatore nato che abbiamo imparato a conoscere in questi tempi volgari in cui la bellezza è stata quasi formattata e la tenace gramigna ha preso possesso dei cuori. Questo libro offre un'occasione per sradicarla.   

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