Governo, sarà di scopo con un Gentiloni bis?

di NICOLA ZUCCARO - Terzo giro, terza corsa (contro il tempo) per individuare delle prospettive di maggioranza funzionali alla nascita di un Governo "politico" che possa dare un nuovo esecutivo all'Italia, 63 giorni dopo il voto per il rinnovo del parlamento nazionale.

E in attesa di conoscere le posizioni delle varie forze politiche che saliranno per la terza volta sul Quirinale, il capo dello Stato sarebbe pronto (il condizionale è obbligatorio, nel caso di un'intesa politica dell'ultim'ora fra Lega e Movimento 5 Stelle sulla proposta a Sergio Mattarella di un premier terzo) per uscire dal cassetto della sua scrivania la proposta sulla formazione di un Governo di tregua e/o cosiddetto del Presidente, che abbia lo scopo di mettere al sicuro il varo della Legge Finanziaria (evitando così l'applicazione delle clausole di salvaguardia, con l'IVA che salirebbe al 25%), di presentarsi pronto all'appuntamento del 28-29 giugno al Consiglio d'Europa e di correggere l'attuale Legge elettorale, con l'introduzione del premio di maggioranza da attribuire alla coalizione più votata.

(ANSA)
I due provvedimenti legislativi menzionati, che prevedono tempi lunghi per la rispettiva esecuzione, consentirebbero un ritorno degli italiani alle urne nei primi mesi del 2019. E se la proposta che, con molta probabilità, il presidente della Repubblica presenterà alle rappresentanze politiche sarà respinta dalle stesse, non è da escludere un voto anticipato in tempi stretti (fra settembre e ottobre), preceduto dallo scioglimento entro luglio delle Camere, accompagnato dalla permanenza di Gentiloni a Palazzo Chigi per l'ordinaria amministrazione. Ipotesi, quest'ultima, che per quanto surreale, in relazione alle abitudini italiche, potrebbe tradursi in realtà.

AL VIA VERTICE C.DESTRA A PALAZZO GRAZIOLI - Al via a Palazzo Grazioli il vertice del centrodestra per tentare una soluzione alla mancanza di un Governo nella diciottesima legislatura. Presenti Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Giancarlo Giorgetti e Ignazio la Russa.