Domani si celebra San Biagio, protettore della gola e degli otorinolaringoiatri

di VITTORIO POLITO – Domani 3 febbraio il calendario liturgico ricorda san Biagio, il Santo vescovo e martire di Sebaste, l’unico santo “armeno” ad avere una memoria liturgica nel calendario latino, se pur nella forma minimale di “memoria facoltativa”.

“Tra i Santi di più antica devozione che l’Oriente ha trasmesso all’Occidente tramite i documenti provenienti da Bisanzio nel periodo dell’Iconoclasmo, emerge la figura di san Biagio, ritenuto martire in Armenia al tempo dell’imperatore Licinio durante l’ultima, violenta ondata di persecuzioni contro i cristiani, accusati di contrastare la restaurazione dei culti tradizionali e di rifiutare la divinizzazione dell’imperatore” (Stefania Colafranceschi, San Biagio di Cento, Minerva Edizioni).

San Biagio, martire e vescovo di Sebaste (Armenia), indicato in alcuni atti, non si sa in base a quale fondamento, come medico. Il suo martirio sarebbe avvenuto sotto Diocleziano o Licinio, ma l’opinione preferibile è per l’epoca di Licinio (Vito Lozito, “Agiografia, magia, superstizione”, Levante Editori).

Scoppiata la persecuzione, Biagio si allontanò dalla sua sede vescovile e andò a vivere in una caverna, dove guariva con un segno di croce gli animali sofferenti. Scoperto da alcuni cacciatori in mezzo ad un branco di bestie e denunciato al magistrato, venne catturato e rinchiuso in prigione.

Un giorno si recò da lui una donna, il cui figlio era sul punto di morire a causa di una lisca di pesce che si era conficcata in gola. La benedizione del Santo con due ceri incrociati lo risanò immediatamente. Fra tanti miracoli, operati anche durante le torture, merita particolare ricordo quello della vedova, alla quale un lupo aveva portato via un maialino. La donna, riavuta la sua bestia per intercessione di Biagio, in segno di riconoscenza portò cibi e candele al Santo che, commosso, le disse: «Offri ogni anno una candela alla chiesa che sarà innalzata al mio nome ed avrai molto bene e nulla ti mancherà».

San Biagio subì la decapitazione (probabilmente il 3 febbraio del 316). Il suo culto è tra i più diffusi in Oriente e in Occidente, sebbene, sembra, non si affermò immediatamente dopo la sua morte. La festa è celebrata dagli orientali l’11 febbraio, dagli occidentali, invece, il 3 o anche il 15 dello stesso mese.

Numerose le chiese e gli oratori a lui dedicati in ogni parte del mondo cristiano: nella nostra Regione San Biagio è protettore di Ruvo di Puglia (BA), dal momento che nel 1857 in occasione di una grave epidemia che colpì la gola di molti bambini, fu esposta la reliquia del Santo che compì il prodigio di far scomparire il morbo e da quel momento San Biagio fu eletto protettore della città. I devoti invocano il Santo e presentano per la benedizione piccoli pani detti “frecedduzze” realizzati nelle forme di mitria, pastorale, anello, mano benedicente, piedi. Mangiandoli esprimono la condivisione con la vita del Santo fino a farne nutrimento di vita spirituale. Un pane è confezionato anche a forma di “nodo” perché il Santo sciolga dai mali di gola tutti i sofferenti. Inoltre ai fedeli viene posto alla gola, come segno di protezione un nastro generalmente rosso, detto “misura”, a ricordo del martirio del Santo.

Tra il patrimonio artistico della Cattedrale di Ruvo, si annovera la statua in legno intagliato del Santo, risalente al XVI secolo. Numerose sono anche le opere in cui gli artisti vollero mettere in luce soprattutto la grandezza del Santo, raffigurandolo seduto in trono, vestito di sontuosi paramenti sacri, le mani levate in alto con gesto benedicente, la croce episcopale e le insegne del martirio

Le raffigurazioni relative al Santo, alla sua vita e al suo martirio sono numerose, forse perché alcune leggende ne avvicinarono il culto al gusto ed alla sensibilità popolari. Suo attributo comune è, oltre alle costanti insegne episcopali, il pettine di ferro da cardatore - infatti è assunto anche come patrono dei cardatori – strumento della tortura subita. Ma l’attributo iconografico che appare più frequentemente sono due ceri incrociati per la benedizione della gola.

Numerose sono anche le opere in cui gli artisti vollero mettere in luce soprattutto la grandezza della figura del Santo, raffigurandolo seduto in trono, vestito di sontuosi paramenti sacri, le mani levate in alto con gesto benedicente, la croce episcopale e le insegne del martirio. Nel giorno della sua festa, in Spagna, Francia e Germania, vengono distribuiti speciali piccoli pani, che nella forma ricordano le parti malate. Anche a Roma, nella Chiesa di San Biagio della Pagnotta, tale tradizione sopravvive, mentre a Milano, e pian piano anche nel resto d’Italia, si mangia una fetta di “Panettone di San Biagio” che sarebbe poi quello avanzato durante le festività natalizie.

Anche in Albania si festeggia San Biagio, dove da una roccia trasuda un olio molto curativo e che ancor oggi è meta di fedeli cristiani che festeggiano il protettore della gola il 3 febbraio mentre i musulmani festeggiano l’11 febbraio. Alcuni tra loro... amano festeggiare in entrambe le date.

Il potere taumaturgico del Santo si estese, oltre alle malattie della gola anche a numerose altre patologie: in particolare, in Germania, è invocato anche contro i mali della vescica, per l’affinità fra il suo nome e il termine tedesco “blase” che indica appunto quell’organo.

In occasione della sua festa, vengono celebrate messe e festeggiamenti nei reparti di otorinolaringoiatria, dal momento che San Biagio è considerato protettore della gola e degli otorinolaringoiatri.

Il 3 febbraio si celebra anche la 41ª Giornata Nazionale per la Vita, che sarà ricordata in tutte le diocesi.

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