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Tricase, 'bruciati' 2500 posti di lavoro


di FRANCESCO GRECO - TRICASE (LE). “Bruciati” 2500 posti di lavoro. Dalla burocrazia. Anche per questo poi la gente vota Lega e i giovani se ne scappano, desertificando il territorio. La storia la racconta l’imprenditore Italo Alfarano. “In questi anni ci siamo abituati a un rapporto poco snello e privo di comunicazione fra imprese e Pubblica Amministrazione – premette - che ha portato a numerosi e consistenti contenziosi”.

La crisi “morde” il sistema imprenditoriale italiano, specie al Sud. Lo Sblocca Italia ieri e lo Sblocca cantieri oggi non riescono a far ripartire il Paese: il quadro è desolante, la recessione è sempre più profonda, tutto il sistema si è impoverito. Le buone intenzioni dei politici si scontrano con un apparato burocratico inadeguato, spesso corrotto: basta andare in un ufficio pubblico e vedere quello che batte sulla tastiera del pc con un dito.  
   
In questo desolante contesto si inserisce la vicenda di cui è protagonista l’imprenditore, che vede sulla scena il Comune di Tricase e una società di servizi, l'AWL srl (con sede in loco). Proprio nelle scorse settimane è stato notificato al Comune un atto di citazione riguardante un risarcimento per danni subiti, e subendi, per la mancata realizzazione di una struttura turistico-ricettiva: la cifra è cospicua: circa 40 mln di euro. 

I fatti partono nel lontano 2005, durante il mandato del sindaco Antonio Coppola e la supervisione dell'ufficio tecnico comunale guidato dall'ing. Luisella Guerrieri. Presso tale ufficio venne fatta istanza alla conferenza dei servizi per la creazione di una struttura ricettiva sulla direttrice Tricase-Tricase Porto.    
   
“Durante l'iter procedurale – prosegue Alfarano - col Comune impegnato a promuovere tale iniziativa con la relativa approvazione della Regione Puglia, il progetto subì un’improvvisa battuta di arresto nelle fasi finali. In tale circostanza, Palazzo Gallone, con un’improvvisa retromarcia fuori dai canoni previsti dalla legge, ritornò sui suoi passi, fino a quando intervenne l'approvazione del Parco Otranto-S. Maria di Leuca-Bosco Tricase, che portò l'inclusione all'interno del medesimo dell'area che ovviamente era stata inevitabilmente modificata da una variante al piano di fabbricazione, così come evidenziato dagli atti processuali”. 
  
L'AWL srl voleva destinare la struttura anche alla fruibilità dei pazienti degenti di una R.S.S.A. (residenza socio-sanitaria assistenziale) da 60 posti-letto, che di lì a poco sarebbe poi sorta in viale Stazione, sempre a Tricase: e anche quest'ultima, tanto per cambiare, finita nelle maglie della burocrazia e da lì nel libro dei progetti mai realizzati e di posti di lavoro in progress. 
  
Intanto il contenzioso della AWL srl è giunto in Cassazione, e vede sempre l’azienda impegnata stavolta contro il Consorzio ASI di Lecce per una cittadella della salute che doveva sorgere nella zona industriale di Tricase e che comprendeva un eliporto destinato al soccorso aereo, una seconda R.S.S.A. da 120 posti-letto, la neuroriabilitazione infantile, un hotel per i parenti dei degenti e altre strutture clinico-ambulatoriali. 
  
“Tutto ciò – conclude Alfarano - se da un lato alla nostra società ha causato un danno considerevole, dall'altro alla collettività è costato 2500 posti di lavoro, calcolando anche l’indotto, senza considerare la ricaduta su tutta l’economia della zona”.        
  
Finale della favola amara: a pagare per la mancata realizzazione dei progetti è sempre la collettività. Anche per questo negli ultimi anni dal Sud sono andati via 1 milione e 200mila giovani, di cui molti con laurea e master. I burocrati però sono sempre là, a far danni al territorio e all’economia. E chi li muove?