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Oscar 2020: neri e donne a bocca asciutta

(Getty)
di VALTER CANNELLONI - ROMA - Si è svolta a Los Angeles la cerimonia di premiazione degli Oscar 2020. A fare la parte del leone nella gara la pellicola sucoreana “Parasite” di Bong Joon Ho, che si è aggiudicata la statuetta come miglior film (è la prima volta che un'opera non in lingua inglese trionfa), miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior film internazionale (come recita la nuova dicitura che sostituisce il vetusto “miglior film straniero”).

Migliore attore Joaquin Phoenix per “Joker”, migliore attrice Renèe Zellweger per “Judy”, migliore attore non protagonista Brad Pitt per “C'era una volta a Hollywood”, migliore attrice non protagonista Laura Dern per “Storia di un matrimonio”.

Anche quest'anno, ma in misura maggiore, non sono mancate le polemiche: l'esclusione dalla selezione finale di pellicole dirette da registe donne e la mancata premiazione di attori o registi neri hanno suscitato un vespaio di malumori.

La bellissima attrice Nathalie Portman si è presentata al galà d'onore indossando un abito su cui erano incisi i nomi di tutte le registe donne escluse dalla premiazione, mentre Joaquin Phoenix ha voluto dedicare il suo Oscar a tutti coloro che lottano contro le disuguaglianze in ogni campo.

Non vogliamo affermare che l'atmosfera “trumpiana” che aleggia sugli Stati Uniti abbia influenzato il giudizio dei giurati che hanno assegnato le prestigiose statuette, ma è certo che in questa edizione Hollywood ha mostrato di sé il lato meno “liberal” e meno progressista.   

A salvare in corner la Mecca del Cinema è stato l'Oscar assegnato come miglior documentario a una pellicola prodotta dalla coppia Michelle e Barack Obama. Ma è una magra consolazione...